I Rom di Romania (in romeno: țigani) costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici in Romania. Secondo il censimento del 2011, il numero di persone autodichiaratesi rom era di 621 573 (circa il 3% della popolazione romena), terzo gruppo etnico preceduto dai Magiari di Romania. Dei 621 573 individui il 62% vive in ambiente rurale (390 903). Esiste l'opinione per cui il numero dei dichiarati non corrisponda al vero, in quanto tanti non si dichiarano di etnia rom. Ad esempio, il Consiglio d'Europa stima che in Romania vivano circa 2 500 000 rom (il 12% della popolazione romena). In Transilvania, Crișana, Muntenia e Oltenia vi è la concentrazione maggiore.

Demografia Numero ufficiale di rom (secondo censimento): 1886: 200.000 (3,2%) in Vecchio Regno (stima) 1930: 242.656 (1,6%) in Grande Romania 1956: 104.216 (0,6%) 1966: 64.197 (0,3%) 1977: 227.398 (1,05%) 1992: 409.723 (1,8%) 2002: 535.250 (2,5%) 2011: 621.573 (3,0%)

Storia e integrazione Origini Il popolo rom proviene dall'India settentrionale,Current Biology. presumibilmente dalle regioni del Rajasthan e del Punjab.

L'evidenza linguistica ha indiscutibilmente dimostrato che le radici della lingua rom si trovano in India: la lingua romaní ha caratteristiche grammaticali simili a quelle delle lingue indiane e condivide con loro una grande parte del lessico di base. Più precisamente, il romaní condivide il lessico di base con l'hindi e il punjabi. Ha in comune molte caratteristiche fonetiche con il marwari, mentre la sua grammatica è più vicina al bengalese.

I risultati di una ricerca del 2012 sui dati genetici suggeriscono che i rom trovano le loro origini nell'India nordoccidentale e che in un determinato momento della storia, al momento sconosciuto, si sono spostati. Secondo uno studio genetico, le popolazioni dell'India settentrionale tradizionalmente indicate come Ḍom, sono le probabili popolazioni ancestrali dei moderni rom europei.

Nel febbraio 2016, durante la Conferenza internazionale sui rom, il ministro degli affari esteri indiano ha dichiarato che la popolazione rom era figlia dell'India. La conferenza si è conclusa con una raccomandazione al governo indiano di riconoscere la comunità rom diffusa in 30 paesi come parte della diaspora indiana.

Medioevo ed Età Moderna Si presume che i primi rom siano arrivati sul territorio romeno verso il 1241, in corrispondenza con l'invasione dei mongoli dell'Europa orientale.Achim, pp. 27-28 Jonathan Fox sostiene che le fonti storiche facciano risalire tale evento al secolo XI. Un altro studioso, Bogdan Petriceicu Hasdeu, è risalito a un documento di Mircea il Vecchio che suggerisce la venuta al secolo precedente.

In un documento del 1385 il voivoda Dan I di Valacchia dona i possedimenti del monastero Tismana al monastero Vodița di Drobeta-Turnu Severin, posseduto da suo zio Vladislav I di Valacchia, e che presentava al suo interno 40 "ațigani".

Dopo la venuta in Romania, vennero presto resi schiavi dai boiardi e dai monasteri ortodossi del luogo. Spesso le condizioni di schiavitù erano disumane, e i rom molte volte non potevano lasciare le proprietà dei loro padroni. I costumi tradizionali dei rom vennero proibiti in molte parti. Ad esempio in Transilvania, se un rom parlava la lingua romaní veniva punito con venticinque frustate. La maggior parte dei rom erano maestri di legno, allevatori di cavalli e musicisti.

Durante il XIV e il XV secolo c'erano pochissimi schiavi nelle città. Solo dall'inizio del XVI secolo, quando i monasteri cominciarono ad aprirsi anche nelle città, i monaci portarono con loro i rom e presto persino i cittadini borghesi iniziarono a impiegarli per vari compiti.Laurenţiu Rădvan, At Europe's Borders: Medieval Towns in the Romanian Principalities, Brill, 2010, p.213 I rom vivevano in insediamenti costituiti da sălaşe, abitazioni rudimentali, stabilite in alcune periferie, che vennero poi chiamate țigănie (da țigan che in romeno significa zingaro) e presto, in quasi tutte le città spuntarono tali distretti, specialmente nelle città più grandi come Târgoviște, Râmnic e Bucarest.

Liberazione dei rom dalla schiavitù Alla fine degli anni trenta dell'Ottocento, i boiardi liberali e radicali, molti dei quali studiarono nell'Europa occidentale, in particolare a Parigi, avevano fatto i primi passi verso l'obiettivo verso l'abolizione della schiavitù. Durante quel periodo, Ion Câmpineanu, come i fratelli proprietari terrieri Nicolae e Ştefan Golescu, emancipò tutto il suo seguito di schiavi,Djuvara, p. 275 mentre il boiardo Emanoil Bălăceanu oltre a liberare i suoi schiavi e organizzò per loro il Falansterio Scăieni, un'utopica comunità socialista.Marushiakova and Vesselin, p. 22 Nel 1836, il principe valacco Alexandru II Ghica liberò 4 000 schiavi rom ed ebbe un gruppo di proprietari terrieri che fece iscrivere i rom liberati come forza lavoro retribuita, mentre promuoveva una politica attraverso la quale lo stato acquistava schiavi di proprietà privata e li liberava.

L'emancipazione degli schiavi di proprietà dello stato e dei monasteri ortodossi e greco-ortodossi romeni è stata menzionata nel programma della cospirazione confederativa del 1839 di Leonte Radu in Moldavia, dando loro gli stessi diritti dei romeni. In Valacchia, un memorandum scritto da Mitică Filipescu proponeva di porre fine alla schiavitù consentendo agli schiavi di acquistare la propria libertà. La generazione del 1848, che studiò nell'Europa occidentale, in particolare a Parigi, tornò con idee progressiste e il desiderio di modernizzare il paese seguendo l'Occidente come esempio. La schiavitù era stata abolita nella maggior parte del "mondo civilizzato" e, come tale, la classe intellettuale liberale rumena considerava la sua schiavitù una pratica barbara, con un senso di vergogna.Achim (2004), pp. 99-100

Nel 1837, Mihail Kogălniceanu pubblicò un libro sul popolo rom, in cui esprimeva la speranza per l'abolizionismo. Durante gli anni Quaranta, gli intellettuali iniziarono una campagna volta a convincere gli schiavisti a liberare i loro schiavi. Il valacco Cezar Bolliac pubblicò nel suo Foaie pentru Minte, Inimă şi Literatură un appello agli intellettuali per sostenere la causa del movimento abolizionista. Da poche voci a favore dell'abolizionismo negli anni Trenta, negli anni Quaranta dell'Ottocento divenne un argomento di grande dibattito nella società rumena. Il potere politico era nelle mani dei boiardi conservatori, che erano anche proprietari di un gran numero di schiavi rom e in quanto tali non erano d'accordo con le riforme che li avrebbero influenzarli.

Secondo il Neueste Erdbeschreibung und Staatenkunde. Zweiter Band von Dr. F.H.Ungewitter (Dresden, 1848) in Romania risiedevano circa 90.000 rom che rappresentavano il 4% della popolazione, in Moldavia 12.000 (0,8%). Il censimento della Transilvania del 1850 registrava il 2,2% di rom sulla popolazione totale. Nel XIX secolo con l'avvento degli ideali liberali di metà Ottocento, cambiò l'idea sulla schiavitù e dopo le rivoluzioni del 1848 tutti gli schiavi vennero rilasciati e la schiavitù abolita nel 1856. In Moldavia e Valacchia la dichiarazione dell'abolizione della schiavitù avvenne nel 1855 e 1856 rispettivamente. Solo nel 1864 con Ioan Cuza, vennero liberati tutti i rom dalla schiavitù. Dopo la loro liberazione, molti lasciarono la Romania per il resto d'Europa o l'America.

Nonostante la buona volontà di molti abolizionisti, l'integrazione sociale degli ex schiavi è stata effettuata solo per una parte di loro, mentre la maggior parte dei rom è rimasta al di fuori dell'organizzazione della società romena. Le politiche di integrazione sociale sono state generalmente lasciate all'attuazione da parte delle autorità locali. In alcune parti del paese, i rom nomadi si stabilirono in villaggi sotto la supervisione della polizia locale, ma in tutto il paese il nomadismo non fu eliminato.Achim (2010) p. 34

Nel 1886 il numero di rom era stimato in circa 200.000, pari al 3,2% della popolazione rumena. Nel censimento del 1899 vennero registrate circa 210.806 persone nella categoria "altre etnie", di cui circa la metà (o il 2% della popolazione del paese) erano rom.

In Bessarabia, annessa dall'Impero russo nel 1812, i rom furono liberati nel 1861. Molti di loro emigrarono in altre regioni dell'Impero,Ion Nistor, Istoria Basarabiei, Humanitas, Bucarest, 1991 mentre importanti comunità rimasero a Soroca, Otaci e nei dintorni di Cetatea Albă, Chișinău, e Bălți.

Deportazione e genocidio dei rom romeni in Transnistria

L'antiziganismo presente nel mondo accademico rumeno durante gli anni '30 divenne più prominente come corrente intellettuale dopo il 1940, con diversi accademici eugenetisti che avanzavano richieste sempre più radicali come la sterilizzazione degli zingari per proteggere la "purezza etnica" della Romania. L'obiettivo dichiarato del regime di Ion Antonescu era la "rumenizzazione" del paese, attraverso la pulizia etnica delle minoranze, in particolare ebrei e rom.

L'adozione di misure per la deportazione dei rom fu discussa per la prima volta nella riunione del Consiglio dei ministri il 7 febbraio 1941, quando fu sollevata la questione dell'evacuazione dei rom da Bucarest. Per la deportazione dei rom in Transnistria, il pretesto del comunismo o delle attività sovversive filo-sovietiche non fu più utilizzato come nel caso degli ebrei romeni, ma l'etichettatura dell'intera minoranza rom come "etnia non-sedentaria" e "pericolosa per l'ordine pubblico".Duțu A., Retegan M., Război și societate, vol. 1, RAO, 2000Ancel, Jean, Contribuții la Istoria României. Problema evreiască 1933-1944, vol. I, București, 2001, partea a II-a, pp. 111-142.Ioanid, Radu, Holocaustul în România. Distrugerea evreilor și romilor sub regimul Antonescu 1940-1944, București, 2006, pp. 138-166 și 263-330.Viorel Achim, Constantin Iordachi (coord.): România și Transnistria: Problema Holocaustului. Perspective istorice și comparative, Curtea Veche, 2004, București, pp. 201-233.

All'inizio Ion Antonescu aveva in mente la costruzione di 3-4 villaggi compatti nella Pianura del Bărăgan, con 5.000–6.000 famiglie ciascuno, e, dopo la bonifica degli stagni del Danubio, di spostarli in quel luogo per farli vivere di pesca.Stenogramele ședințelor Consiliului de Miniștri. Guvernarea Ion Antonescu, vol. II (ianuarie-martie 1941), București, 1998, p. 181. Tuttavia dato il precedente della deportazione di ebrei che ebbe inizio nell'autunno del 1941 e tenendo conto dell'occupazione della Transnistria da parte della Romania, c'era la possibilità di deportare gli zingari in questa regione. Sulla base della decisione presa da Ion Antonescu all'inizio di maggio 1942, fu emesso l'ordine della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 26.756/1942 al Ministero degli Affari Interni che richiedeva uno studio sulle regioni di raccolta, l'organizzazione dei convogli, gli itinerari, la gestione e la protezione dei convogli, i punti di attraversamento del Prut, Dnestr e del Bug Orientale.

La deportazione degli zingari avvenne attraverso due operazioni. In una prima fase iniziata il 1º giugno 1942, furono presi i rom nomadi, in base all'ordine dato dal Maresciallo il giorno prima.Achim, Viorel, The Antonescu Government’s Policy towards the Gypsies, în Ionescu, Mihail E. și Liviu Rotman, Liviu (eds.), The Holocaust in Romania: History and Contemporary Significance, București, 2003, pp. 55-60. Di questa categoria, 11.441 rom nomadi sono stati evacuati in Transnistria, di cui 2.352 uomini, 2.375 donne e 6.714 bambini. Questa operazione fu completata il 15 agosto 1942.