Il Dirigente di comunità è un professionista polivalente che, in seguito a una specifica formazione a carattere teorico e tecnico-pratico concernente la direzione e la vita delle comunità, opera in qualità di dirigente o specialista dei servizi assistenziali socio-sanitari e educativi collettivi realizzando attività professionali di natura direttiva, assistenziale, educativa e relazionale.
In particolare, nell'ambito dei titoli professionali italiani, con l'appellativo di dirigente di comunità (talvolta nelle istituzioni pubbliche con la specificazione di "educative" o "infantili", a seconda del contesto operativo) si suole riferirsi specificamente alla persona in possesso del diploma di specializzazione avente valore legale di "abilitazione all'esercizio dell'attività professionale",Decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 1963, numero 1500, articolo 4 conclusivo del corso di studio vigente in Italia dal 1964 fino al 2015.I corsi di studio tacciono definitivamente nel 2014, tuttavia nel 2015, in via eccezionale, si è tenuta una sessione straordinaria d'esame di Stato (Nota MIUR del 25 novembre 2014, n. 7316; Nota MIUR del 5 dicembre 2014, n. 7692).
Tale specializzazione ha contribuito, in Italia e nella Svizzera italiana, alla preparazione professionale di personale dirigente, educativo e assistenziale destinato ad operare nei servizi alla persona e alle comunità.
Profilo professionale Descrizione funzionale ll profilo professionale del dirigente di comunità è istituito in Italia, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 1963, numero 1500, con il Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 14 gennaio 1967 che stabilisce quanto segue:
«Un dirigente può prestare la sua opera nei vari tipi di comunità – asili nido, case per gestanti, soggiorni estivi, istituzioni permanenti e specializzate, convitti, pensionati, case di riposo, refettori scolastici, mense aziendali etc. – cioè in tutte quelle numerose istituzioni a carattere formativo, educativo, medico sociale, assistenziale che, specie nel campo pediatrico, della riabilitazione, della geriatria, vanno sempre più aumentando in uno Stato moderno che vuole risolvere i delicati problemi dell’assistenza sociale.
Per comunità si intende un gruppo di persone (bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti e anziani), provenienti da varie condizioni sociali e familiari, che si prefigge di giovare alla salute fisica, mentale, sociale e morale dei suoi componenti. Essa opera, attraverso la partecipazione di ognuno al processo di questa esperienza, un arricchimento della persona medesima che, così cresciuta, apprende a rendersi conto dei valori fondamentali della vita sua e degli altri e a essi indirizzare la propria attività.
Il dirigente di comunità deve saper dirigere, cioè orientare, organizzare, coordinare e controllare, ed essere quindi dotato di particolari attitudini e precisamente: di qualità fisiche (salute, forza, resistenza); di qualità intellettuali (capacità di intuire, comprendere ed apprendere, giudicare rettamente); di qualità morali (energia, fermezza, onestà, comprensione, spirito di sopportazione, cortesia, iniziativa, imparzialità, sensibilità, coraggio di fronte alle responsabilità)».
Contesto operativo
Il dirigente di comunità svolge l'attività professionale in qualità di dirigente o specialista di aziende pubbliche o private che organizzano, gestiscono e erogano servizi residenziali e non residenziali, organizzati in Italia ai sensi della Legge quadro dell'8 novembre 2000, numero 328, riguardanti minori, madri vulnerabili, anziani, detenuti, profughi e migranti, disabili, nomadi, famiglie, senzatetto, vittime di calamità:
servizi sociali e socio-sanitari residenziali che includono vitto, alloggio e assistenza nella vita quotidiana (centri di accoglienza per minori; ricoveri temporanei per senzatetto, vittime di calamità e profughi e immigrati; istituti di assistenza a favore di madri vulnerabili e dei loro figli; orfanotrofiIn Italia, la legge 28 marzo 2001, numero 149 stabilì che il ricovero dei minori in orfanotrofi fosse superaro entro il 31 dicembre 2006, mediante l'affidamento a una famiglia e, ove ciò non fosse possibile, mediante inserimento in comunità caratterizzate da organizzazione e da relazioni interpersonali analoghi a quelli di una famiglia (cosiddette comunità familiari). o comunità familiari, case albergo, case di riposo, case protette, comunità alloggio per anziani e disabili; centri di reinserimento sociale per persone con problemi personali o sociali); servizi sociali e socio-sanitari di consulenza, assistenza, tutela e orientamento erogati presso organizzazioni pubbliche e private, gruppi di auto-aiuto, consultori e segretariati o centri diversamente denominati nonché presso il domicilio (visite e supporto nella vita quotidiana); servizi educativi per l'infanzia nei nidi e nelle comunità infantili e per la prima e la seconda adolescenza nelle strutture prescolastiche, scolastiche ed extrascolastiche; servizi formativi, educativi e informativi di sostegno alla genitorialità (alla paternità e, con particolare riguardo, alla maternità), fra questi, in particolare, i consultori familiari; servizi di istruzione e formazione professionale; servizi animativo-ricreativi e culturali (centri di aggregazione giovanile, ludoteche, musei, biblioteche, mediateche ecc.).
Il professionista svolge la sua attività in collaborazione con altri operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria, psicologica e sociale e all'educazione, secondo il criterio del lavoro multi-professionale.
Attività professionali Il dirigente di comunità, tenendo conto della classificazione italiana delle professioni, che si raccorda alla International Standard Classification of Occupations (la classificazione internazionale delle professioni dell'ILO), afferisce alla classe delle professioni dirigenziali e delle professioni tecniche dei servizi collettivi e alle persone; questi, a seconda del contesto operativo, esercita le attività professionali che seguono: Dirigente, coordinatore o responsabile di aziende per servizi alla persona e alle collettività; Educatore d'infanzia di asilo nidoTitolo di preferenza per l’esercizio della professione di educatore di asili nido, ai sensi della Legge 19 luglio 1940, n. 1098, secondo il principio di corrispondenza dei diplomi di Stato professionali per assistente all’infanzia/assistente di comunità infantili con i diplomi di Stato tecnici per dirigenti di comunità, di cui al combinato disposto della Legge 27 ottobre 1969, n 754, articolo 3, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 197, comma 3; del Decreto del presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, articolo 15, comma 8 e della legge 10 dicembre 1997, n 425, articolo 1. e degli altri servizi per l'infanzia; Puericultore; Tecnologo sociale per i servizi di sanità e assistenza sociale, tecnico del reinserimento e dell’integrazione sociale o facilitatore sociale; Educatore sociale, di comunità, socio-assistenziale o diversamente denominato; Assistente d'infanzia e di comunità infantili; Animatore per l'infanzia, animatore per la prima e seconda adolescenza, animatore sociale o animatore socio-educativo; Tecnico di atelier creativo, atelierista, tecnico di attività ricreative, ludiche e del tempo libero o ludotecario; Esperto di assistenza agli anziani e ai disabili; Docente tecnico-pratico, formatore o maestro di economia domestica, dei servizi socio-sanitari o di tecnologie tessili; Tecnico di laboratorio didattico dell'area professionale: assistenza all'infanzia (puericultura), assistenza socio-sanitaria, economia domestica (alimentazione e ospitalità); Consulente in economia domestica familiare e puericultura; Perito di economia domestica collettiva (servizi di alimentazione e ospitalità); Operatore tecnico professionale per il commercio, la preparazione e la somministrazione degli alimenti; Assistente di pre-scuola e/o doposcuola; Operatore addetto alla sorveglianza di bambini in comunità (vigilante/vigilatrice) e famiglie (bambinaia/bambinaio).
L'attività professionale in qualità di personale educativo o direttivo degli asili nido e degli altri servizi per l'infanzia costituisce, statisticamente, la principale occupazione assunta dai dirigenti di comunità, di fatto questi tecnici esperti nei servizi di assistenza igienico-sanitaria e psico-pedagogica del bambino hanno rappresentato, sin dall'istituzione del profilo professionale, gli unici professionisti specificamente abilitati ad operare con funzioni direttive e educative nelle istituzioni educativo-assistenziali per l’infanzia (seppure nei servizi per l'infanzia operino, allo stato attuale, anche elementi provvisti di vari titoli di studio a carattere tecnico-professionale o universitario, il dirigente di comunità risulta fra i maggiormente richiesti dalle aziende per i servizi all'infanzia).
Il Diploma di specializzazione di Dirigente di comunità è corrispondente, cioè dotato di equipollenza o eguale efficacia e valore legale per effetto di norme regionali, nazionali e internazionali, ai titoli tecnico-professionali analoghi afferenti all'ambito disciplinare dei servizi socio-sanitari-assistenziali ed educativi, fra i quali il Puericultore, l'Operatore socio-sanitario,Deliberazione della Regione del Veneto del 09 agosto 2002, numero 2230; Deliberazione della Regione del Veneto del 13 dicembre 2002, numero 3973. il Tecnico dei servizi socio-sanitari, l'Assistente d'infanzia e l'Assistente di comunità infantile,In Italia, secondo il principio di corrispondenza dei diplomi di Stato professionali con quelli tecnici di cui alla normativa italiana: legge 27 ottobre 1969, numero 754, articolo 3; decreto legislativo 16 aprile 1994, numero 297, articolo 197, comma 3; decreto del presidente della Repubblica 23 luglio 1998, numero 323, articolo 15, comma 8; legge 10 dicembre 1997, numero 425, articolo 1. l'Alimentarista o Tecnico delle preparazioni alimentari e l'Operatore socio-assistenziale per l'infanzia (in Svizzera).
Inoltre, dati i peculiari contenuti teorici e tecnico-pratici nel campo igienico-sanitario, psico-pedagogico e assistenziale del corso di studi per la specializzazione di Dirigente di comunità, è stata riconosciuta la corrispondenza alla formazione per vigilatrice/vigilatore d'infanzia in ambito italiano ed europeo, il titolo professionale ante riforma delle professioni sanitarie per l'assistenza infermieristica pediatrica.
Formazione professionale Settore economico La legge italiana dell'8 luglio 1956, numero 782 nel riformare le scuole di magistero professionale, trasformandole in istituti a ordinamento generale e specializzato per la formazione delle professioni direttive e tecniche dell'assistenza e dell'educazioneLe denominazioni sono modificate ai sensi del principio costituzionale di rispetto della parità di genere richiamato dal Decreto Interministeriale (Pubblica istruzione e Tesoro, Bilancio e Programmazione economica) del 7 ottobre 1998, numero 383., istituisce una scuola unica nel suo genere in Italia, sulla scorta dell'esperienza dei paesi germanici e scandinavi, diretta specificamente alla preparazione teorica e pratica necessaria per:
l'attività professionale nelle comunità (economie domestiche collettive) a carattere educativo e assistenziale, con riferimento ai servizi di alimentazione, ospitalità e cura; l'Insegnamento tecnico-pratico dell'economia domestica e dei servizi socio-sanitari ed altresì di tecnologie tessili previo conseguimento dell'abilitazione all'esercizio alla professione docente (mediante la formazione universitaria in scienze dell'educazione e tecniche ed esercitazioni pratiche oggetto della disciplina d’insegnamento ovvero mediante superamento di un concorso pubblico per titoli ed esami).