Minucciano è un comune italiano di abitanti della provincia di Lucca in Toscana, nella storica regione della Garfagnana, alle sue estremità nord-occidentali ai confini con la Lunigiana. Il borgo, di origine antichissima, è un interessante esempio di presidio difensivo medioevale, con le case arroccate sulla sommità di uno sperone roccioso che sovrasta la profonda gola montana circostante.

Geografia fisica Il territorio del comune di Minucciano è racchiuso, ad ovest, tra le cime più alte delle Alpi Apuane: il monte Pisanino, il Pizzo d'Uccello, il Tambura e il monte Grondilice, dalle cui vette si gode un incomparabile panorama sulla Versilia ed il promontorio delle Cinque Terre che lambisce il golfo della Spezia. Verso est è invece cinto dall'Appennino Tosco-Emiliano.

La superficie è prevalentemente coperta da rigogliose foreste e boschi delle tipologie più varie, dagli arbusti della macchia mediterranea ai boschi di quercia e carpino nero, dalla faggeta alla prateria d'alta quota, dai secolari castagni da frutto alle più diverse specie di fiori, che danno ai boschi minuccianesi un'ampia gamma di colori diversi in ogni periodo dell'anno.

Gran parte del territorio comunale è ricompreso entro i confini del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane.

La fauna è estremamente variegata e vede distribuirsi sul territorio molte specie animali, tra le quali:

Uccelli stanziali o nidificanti: l'aquila reale, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, l'astore, il gufo, il gufo reale, il barbagianni, la civetta, l'allocco, il corvo imperiale, il gracchio alpino, il raro gracchio corallino, il sordone, il codirosso spazzacamino, la pernice rossa, il torcicollo, il cuculo, il picchio muraiolo, la rondine montana, il balestruccio, i fringillidi, le cince, il picchio verde e rosso maggiore, oltre agli uccelli tipici del Lago di Gramolazzo come l'airone bianco maggiore, l'airone cenerino, il germano reale, la garzetta, la gallinella d'acqua, il cormorano, la nitticora, il martin pescatore, il gabbiano reale, il cavaliere d'Italia, lo svasso maggiore ed altri. Uccelli migratori con passaggio stagionale: il biancone, il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il nibbio reale, varie specie di anatre e rondini. Mammiferi: alcune specie di pipistrelli come l'orecchione comune ed il ferro di cavallo maggiore, il ghiro, lo scoiattolo, il moscardino, la lepre, il coniglio selvatico europeo, il capriolo, il cinghiale, la volpe, la faina, la donnola, il furetto europeo, la martora, il tasso, il daino, il cervo, l'istrice, il riccio, il lupo appenninico (recentemente ricomparso grazie all'abbondanza di prede come caprioli e cinghiali), il camoscio alpino, l'arvicola campestre e l'arvicola delle nevi. Rettili: la vipera, il biacco, la biscia dal collare, il colubro di Esculapio, la biscia tassellata. Pesci e anfibi: la trota, la carpa a specchio, la trota fario, la salamandra pezzata, il tritone alpestre apuano, la salamandrina dagli occhiali, che popolano i torrenti della zona, oltre alle altre specie di pesci presenti nel Lago di Gramolazzo.

Storia

Minucciano è di origini antichissime, come testimoniato anche da reperti archeologici e statue stele risalenti all'età del bronzo, ritrovate nelle vicinanze dell'eremo della Beata Vergine del Soccorso. In queste terre si collocarono per primi gli apuani, assoggettati e poi cacciati dai romani, che fondarono il castrum.Il paese pare prendere il nome dal console romano Quinto Minucio Termo, ma in precedenza il luogo si chiamava Saltus ("bosco") Testimonianza degli insediamenti d'epoca romana sono alcuni reperti archeologici ed il toponimo che deriva da un Fundus Minuccianus.

Tradizione vuole che, nel luogo ove oggi sorge Minucciano, nel II secolo a.C. si sia verificata la leggendaria battaglia contro i Liguri Apuani nella quale il console Quinto Minucio Termo rischiò di vedere distrutte le sue legioni. I romani ebbero comunque la meglio, al punto tale da far derivare il nome del borgo proprio dal console romano che riuscì vittorioso. Tito Livio, narra in effetti dell'episodio occorso al Console Minucio, che fu assalito dai Liguri su un passo apuano nell’anno 561 di Roma (191 a.C.) e riuscì a salvarsi anche grazie all’aiuto giuntogli da un contingente di Numidi.

Dal centro di Minucciano, e dalla frazione di Pieve San Lorenzo, passava la via Clodia Nova (o Clodia Secunda), strada romana tracciata nel II-I Secolo a.C., che collegava Pisa e Lucca alla Lunigiana, attraversando la Garfagnana anziché passando dalla costa versiliese. Da Pisa si dirigeva a Lucca, risaliva il versante destro del fiume Auser (Serchio), attraversava la Garfagnana con i centri di Gallicano, Castelnuovo Garfagnana, Piazza al Serchio e, dopo Minucciano, valicava il Passo di Tea (955 m), nei pressi del Monte Argegna, dove sono ancora visibili i resti dell'Hospitale di San Nicolao dell'XI Secolo. Da qui, attraversava Fosdinovo per concludersi all'antico porto di Luni.

All'epoca delle invasioni barbariche il territorio di Minucciano venne attraversato da goti, franchi e longobardi: a causa di questi eventi l'intera zona si spopolò.

In epoca altomedievale il borgo si consolidò e nell'anno 875 divenne feudo dei Malaspina, potenti signori della Lunigiana, che lo dominarono fino al 1270, anno in cui lo vendettero a Gerardo conte di Gragnana.

Nel 1287 il borgo entrò a far parte dei possedimenti di Lucca, attraversando la sua fase di massimo splendore e divenendo un caposaldo nel sistema difensivo lucchese nell'Alta Valle del Serchio. Nel 1447 Minucciano divenne Vicarìa e, restando fedele a Lucca, le fu concesso il potere di battere moneta: il "Barbone minuccianese". È un privilegio, questo, che venne conferito in genere a borghi e comunitates particolarmente ricche e tenute in grande considerazione dalle autorità per la loro importanza strategica ed economica. Minucciano era infatti diventato uno dei centri più importanti della zona. Il nome "barbone" derivava dalla presenza dell'immagine del Volto Santo di Lucca su una delle facce della moneta che, come nel Grosso lucchese, era rappresentato con una folta barba.

Per via della sua posizione strategica, al confine tra la Garfagnana e la Lunigiana, il borgo di Minucciano fu a lungo conteso tra Pisa, Firenze, il casato dei Visconti di Milano e gli Estensi di Ferrara.

Nei secoli, Minucciano vide quindi alternarsi al potere dapprima la Repubblica di Pisa, successivamente quella di Firenze, che vi governò per un breve periodo, quindi i Visconti che persero poi il borgo a vantaggio di Lucca. Successivamente, Minucciano venne riconquistato dai Malaspina, alleati per l'occasione con gli Estensi, prima che il borgo venisse annesso definitivamente ai possedimenti della Repubblica di Lucca.

Tra la fine del XV Secolo e la metà del XIX, Minucciano fu un'exclave lucchese circondata da ogni parte da comunità appartenenti agli Stati Estensi, ai Malaspina o al Granducato di Toscana. Proprio in virtù di questa particolare condizione, vi furono frequenti questioni di confine con gli stati vicini; ciò portò la Repubblica di Lucca a far realizzare una serie di bellissime carte del territorio di Minucciano, ancor oggi conservate presso l'Archivio di Stato di Lucca. Seguì le sorti di Lucca fino al 1847, anno dell'entrata in vigore del trattato di Firenze, che prevedeva tra le sue clausole l'annessione di Minucciano al territorio del Ducato di Modena e Reggio. La dominazione austro-estense durò tuttavia solo undici anni: nel 1859 infatti, dopo la fine della seconda guerra d'indipendenza italiana, il borgo venne incluso nel territorio delle neo-costituite Province Unite del Centro Italia e, l'anno seguente, ufficialmente annesso al Regno di Sardegna mediante un plebiscito e, successivamente, al Regno d'Italia.

Minucciano, saccheggiato nel 1745 dalle truppe spagnole condotte da Francesco III d'Este, duca di Modena, è stato nella storia colpito anche da due violenti terremoti nel 1837 e nel 1920, dai quali si è risollevato con tenacia grazie ad una solida economia rurale e al carattere forte del suo popolo. Il terremoto del 1837 determinò anche il crollo dell'antica torre difensiva che sormontava il castello e che la popolazione volle ricostruire immediatamente. Il terremoto del 1920 avvenne il 7 settembre, alle ore 8 circa. Fu molto violento, arrecò danni ingenti e fu stimato ad un'intensità pari al 9°-10° della scala Mercalli. Per tale evento calamitoso, Minucciano ebbe 16 morti. I soccorsi furono sufficientemente veloci, ma non lo stesso si può dire della ricostruzione, che si protrasse per diversi anniOscar Guidi, Dal fascismo alla resistenza, la Garfagnana tra le due guerre mondiali, Castelnuovo di Garfagnana, Comunità Montana della Garfagnana, 2004, p. 51. Il 21 giugno 2013 è la data dell'ultimo forte terremoto, con epicentro proprio nel comune di Minucciano, quando è stata rilevata una scossa di magnitudo 4,4 della scala Richter che ha causato danni limitati.

Monumenti e luoghi d'interesse Il borgo di Minucciano presenta un centro storico interamente pedonale, circondato dalla strada provinciale carrabile dotata di parcheggio a poca distanza dalla piazza Chiavacci, ove hanno sede il palazzo comunale e la seicentesca chiesa di San Michele Arcangelo. Nel punto più alto del borgo è presente l'antica torre costruita dai Malaspina, l'unica a pianta rotonda in Garfagnana (ove normalmente le torri hanno pianta quadrata), che ancor oggi batte le ore. La Torre civica è visitabile su appuntamento, con accompagnamento di una guida a cura della Cooperativa Sociale di Comunità di Minucciano. La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, situata nei pressi dell'antico ingresso al borgo, fu edificata nel Seicento su un precedente edificio risalente al 1298. Vi si trovano sei altari settecenteschi, un fonte battesimale in marmo e l’altar maggiore, circondato da un bel coro ligneo risalente alla seconda metà del Settecento.

Il centro, con strade lastricate in pietra, stesso materiale utilizzato per la gran parte delle case, offre scorci caratteristici ed affacci sui boschi e sui monti circostanti. Pur segnato dal progressivo spopolamento degli ultimi decenni, il paese di Minucciano resta un interessante esempio di borgo medioevale.

Ad 1,5 km dal centro, in direzione nord, sorge l'Eremo della Beata Vergine del Soccorso, risalente al XV secolo. Nel prato antistante al santuario sono esposte copie delle tre statue stele preistoriche, rinvenute in loco, i cui originali sono oggi conservati al Museo delle statue stele "A.C.Ambrosi" di Pontremoli. Poco oltre, in direzione di Pieve San Lorenzo, si trovano i ruderi del castello di Bèrgiola, raggiungibili a piedi dalla strada provinciale, che rappresentano i resti di un antico borgo fortificato abbandonato a seguito del terremoto del 1920. Nella frazione di Pieve San Lorenzo merita una visita l'omonima pieve romanica del XII Secolo, con il campanile in pietra a pianta ottagonale. Preseguento ancora verso nord, si entra in Lunigiana e nella provincia di Massa-Carrara, incontrando il centro di Casola in Lunigiana con la sua torre e, poco oltre, l'antica pieve di Codiponte.

Con il patrocinio della Regione Toscana, è stato istituito l'Ecomuseo dell'Alta Garfagnana, con lo scopo di valorizzare gli aspetti storici, artistici, ambientali, archeologici ed etnografici del territorio comunale di Minucciano. L'Ecomuseo è costituito da un sistema di 5 siti d'interesse: il Parco archeologico dell'Ospitale medioevale di San Nicolao al Passo di Tea; il Castello di Pugliano; le mura di Albiano; il Parco archeologico del castello medioevale di Gorfigliano e il Museo dell'Identità dell'Alta Garfagnana; il Museo-parco del marmo di Gorfigliano.