Amatrice (anche con l'articolo: l'Amatrice; L'Amatrici in dialetto sabino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti, nel Lazio.

Situata nell'Appennino centrale, nell'alta valle del Tronto, ai piedi dei Monti della Laga, Amatrice costituisce uno dei principali centri dell'area montana nord-orientale della provincia di Rieti. Il vasto territorio comunale, esteso per oltre , comprende numerosi nuclei e frazioni distribuiti nella cosiddetta conca di Amatrice.

Il centro, di origine medievale, appartenne storicamente all'Abruzzo Ultra e, dopo l'Unità d'Italia, alla provincia dell'Aquila, venendo aggregato alla nuova provincia di Rieti nel 1927. Il territorio è caratterizzato da un'elevata sismicità ed è stato più volte interessato da terremoti distruttivi. Il 24 agosto 2016 Amatrice fu uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, che provocò la quasi completa distruzione del centro storico e gravissimi danni in numerose frazioni.

La località è inoltre nota per avere dato il nome all'amatriciana, preparazione della cucina laziale diffusasi successivamente anche a Roma e divenuta uno dei piatti più conosciuti della cucina italiana.

Geografia fisica

Territorio

Amatrice sorge a s.l.m. al centro della cosiddetta conca di Amatrice, nell'alta valle del Tronto, in prossimità del confine tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Il territorio comunale occupa il settore nord-orientale della provincia di Rieti e si estende tra l'altopiano amatriciano e il versante occidentale dei Monti della Laga, in un'area di collegamento naturale tra il versante adriatico e quello tirrenico dell'Appennino centrale.

La parte centrale del territorio è costituita da un ampio altopiano posto prevalentemente tra i 900 e i di quota, sul quale sono distribuiti il capoluogo e numerose frazioni. Nel settore sud-occidentale della conca si trova il lago di Scandarello, bacino artificiale formato dallo sbarramento del torrente Scandarello e destinato principalmente alla produzione idroelettrica.

La conca è delimitata a est dalla dorsale principale dei Monti della Laga, il cui crinale supera per lunghi tratti i . Nel territorio comunale ricade il Monte Gorzano, che con i suoi costituisce la cima più elevata dei Monti della Laga e la vetta più alta del Lazio. Lungo la medesima dorsale si innalzano inoltre Cima Lepri (), Pizzo di Sevo () e Pizzo di Moscio (). A occidente il territorio è chiuso da rilievi meno elevati, tra i quali il Monte Pozzoni, che raggiunge quote prossime ai .

Dal punto di vista geologico, i Monti della Laga differiscono dai principali massicci carbonatici dell'Appennino centrale. La dorsale è costituita prevalentemente dalla cosiddetta Formazione della Laga, una successione sedimentaria di età miocenica formatasi in un bacino di avanfossa e composta soprattutto da alternanze di arenarie e livelli pelitici e argillosi, deposti in ambiente marino attraverso correnti di torbida.

La minore permeabilità di tali terreni rispetto alle vicine successioni calcaree limita l'infiltrazione profonda delle acque meteoriche e favorisce una fitta rete di ruscellamento superficiale, alimentata da numerose sorgenti e corsi d'acqua. L'alternanza tra banchi arenacei più resistenti e livelli pelitici maggiormente erodibili determina inoltre una morfologia articolata, caratterizzata da valloni profondamente incisi, gradini rocciosi e numerosi salti d'acqua.

La vegetazione varia sensibilmente con l'altitudine. Nella conca e sui versanti inferiori prevalgono coltivi, pascoli e formazioni boschive con cerro, castagno e altre latifoglie; alle quote superiori si estendono ampie faggete, che raggiungono approssimativamente i . Al di sopra del limite del bosco predominano le praterie d'altitudine, caratterizzate durante la stagione estiva da una ricca fioritura.

La particolare struttura geologica e l'abbondanza di acque superficiali favoriscono la formazione di numerose cascate, soprattutto lungo i valloni che incidono il versante occidentale della Laga. Alcuni salti raggiungono dislivelli considerevoli e presentano le maggiori portate in primavera, in seguito allo scioglimento delle nevi; durante gli inverni più rigidi possono invece formarsi estese colate di ghiaccio.

Gran parte del territorio montano del comune è compresa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, istituito nel 1991. L'area protetta comprende alcuni dei settori di maggiore interesse naturalistico dei Monti della Laga e tutela, nel territorio amatriciano, estese faggete, praterie d'alta quota, valloni e ambienti fluviali.

Clima

Il clima di Amatrice è tipicamente montano appenninico, con inverni freddi e nevosi ed estati generalmente miti. L'elevata altitudine e la posizione interna favoriscono marcate escursioni termiche, mentre le precipitazioni risultano distribuite durante tutto l'anno, con massimi generalmente nelle stagioni autunnale e primaverile.

Secondo la classificazione climatica dei comuni italiani, Amatrice appartiene alla zona F e registra gradi giorno; per tale zona non sono previste limitazioni ordinarie al periodo annuale di esercizio degli impianti termici.

Storia

Origini e alto Medioevo La conca di Amatrice risulta frequentata già in epoca preistorica, come attestano rinvenimenti di manufatti litici, tra cui punte di freccia, raschiatoi e bulini. In epoca preromana il territorio rientrava nell'area di insediamento dei Sabini, mentre la sua posizione lungo le direttrici di collegamento fra il bacino reatino e quello piceno ne favorì la frequentazione anche in età romana.

Un ruolo determinante nei collegamenti della zona fu svolto dalla via Salaria, l'antico itinerario che univa Roma all'Adriatico attraverso la Sabina. Nel territorio amatriciano sono stati rinvenuti resti di insediamenti, strutture murarie e sepolture di epoca romana; tra i siti ricordati dalla documentazione locale figura una villa nella zona di Torrita. La tradizione storiografica locale identifica inoltre nell'area di San Lorenzo a Flaviano l'insediamento indicato come Summata o Summa Villarum, denominazione successivamente impiegata per designare l'insieme delle ville della conca.

Dopo la conquista longobarda dell'Italia centrale, iniziata nel 568, l'area fu inserita nel Ducato di Spoleto. Il territorio risultò successivamente interessato dalle giurisdizioni ecclesiastiche di Ascoli e di Rieti e dalla crescente presenza del monachesimo benedettino, che contribuì alla formazione di numerosi insediamenti religiosi e rurali.

Nell'alto Medioevo una parte significativa dei territori della conca entrò nella sfera patrimoniale dell'Abbazia di Farfa. La più antica attestazione documentaria generalmente accolta del toponimo Matrice è contenuta nel Regesto di Farfa e risale al 1012. La documentazione farfense testimonia inoltre l'esistenza, nei secoli centrali del Medioevo, di numerosi nuclei abitati corrispondenti alle future ville del territorio amatriciano.

Secondo la ricostruzione tradizionale, la nascita del nucleo urbano unitario di Amatrice si colloca tra l'XI e soprattutto il XIII secolo, quando diversi insediamenti della conca andarono progressivamente organizzandosi attorno a un centro fortificato. L'impianto urbano medievale, caratterizzato da una trama viaria relativamente regolare, rimase leggibile fino alle distruzioni provocate dal terremoto del 2016.

Il Medioevo e la formazione dellUniversitas Nel corso del XIII secolo Amatrice fu coinvolta nelle lotte che interessavano il confine tra il Regno di Sicilia, lo Stato Pontificio e i territori comunali dell'Italia centrale. Dopo essere stata per un periodo legata alla sfera di influenza ascolana e nursina, intorno alla metà del secolo entrò nell'orbita sveva. Il Sistema Archivistico Nazionale colloca nel 1265, durante il regno di Manfredi di Svevia, l'ingresso di Amatrice nel Regno meridionale.

Dopo la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento del 1266, il territorio passò sotto la monarchia angioina di Carlo I d'Angiò. Amatrice oppose tuttavia resistenza al nuovo dominio e fu coinvolta in ripetuti conflitti con le forze fedeli agli Angioini; la definitiva sottomissione viene tradizionalmente posta nel 1274.

Tra il XIII e il XIV secolo si consolidò l'Universitas di Amatrice, ossia la comunità cittadina dotata di propri organi amministrativi e di un certo grado di autonomia nell'ambito della monarchia napoletana. Il suo territorio comprendeva numerose ville della conca e la sua influenza si estendeva verso Campotosto, Cittareale, l'alta valle del Tronto e alcuni centri dell'attuale versante teramano.

Sotto gli Angioini Amatrice fu ricompresa nell'organizzazione amministrativa dell'Abruzzo e successivamente nella circoscrizione delle cosiddette Terre della Montagna. Secondo il Sistema Archivistico Nazionale, durante il regno di Giovanna I di Napoli Amatrice, insieme ad Accumoli, Montereale, Leonessa e in seguito Cittaducale, fu sottoposta alla giurisdizione del capitano delle Terre di Montagna, magistratura incaricata anche di contenere le frequenti controversie territoriali fra le comunità della regione.

Tra XIV e XV secolo il comune fu ripetutamente impegnato in contese di confine con Norcia, Arquata del Tronto, L'Aquila e altri centri limitrofi, mentre mantenne tradizionalmente rapporti più stretti con Ascoli Piceno. Nel 1424 contingenti amatriciani presero parte, al fianco delle truppe di Braccio da Montone, alla guerra dell'Aquila e alla battaglia conclusiva combattuta il 2 giugno, nella quale il condottiero perugino fu sconfitto dalle forze della coalizione angioino-pontificia.

L'età aragonese e la perdita dell'autonomia Nella seconda metà del XV secolo Amatrice si schierò con la dinastia aragonese durante le lotte per il controllo del Regno di Napoli. Dopo la repressione della Congiura dei baroni, Ferdinando I d'Aragona ricompensò nel 1486 la fedeltà della città concedendole il privilegio di battere moneta. Alla zecca amatriciana sono attribuiti alcuni cavalli in rame recanti il motto Fidelis Amatrix, emissioni datate alla fine del XV secolo e ai primi anni del XVI.

È in questa fase che si consolidò progressivamente la forma toponomastica Amatrice in luogo della più antica Matrice, mentre l'espressione Fidelis Amatrix divenne uno degli elementi più caratteristici della memoria civica locale.

Durante le guerre d'Italia Amatrice si schierò contro le forze imperiali di Carlo V d'Asburgo. Nel febbraio 1529 la città fu conquistata e saccheggiata dalle truppe guidate da Filiberto di Chalon, principe d'Orange; le distruzioni interessarono anche parti delle fortificazioni e il castello di Poggio a Fiume.

La sconfitta segnò la fine della lunga condizione demaniale della comunità. Nel 1538 Carlo V assegnò infatti Amatrice al condottiero Alessandro Vitelli, che ne divenne signore feudale. La trasformazione da università demaniale a feudo limitò in maniera significativa l'autonomia politica che la comunità aveva esercitato durante i secoli precedenti.

Età moderna Dai Vitelli il feudo passò nella seconda metà del XVI secolo agli Orsini, in seguito ai legami matrimoniali fra le due famiglie. Amatrice rimase quindi inserita nel sistema feudale del Regno di Napoli, pur conservando proprie magistrature e consuetudini locali.

Nel XVII secolo il territorio fu ripetutamente colpito da eventi sismici. Particolarmente distruttivo fu il terremoto del 1639, la cui scossa principale avvenne il 7 ottobre e raggiunse nell'area amatriciana intensità fino al IX-X grado della scala MCS. Il sisma causò gravi distruzioni ad Amatrice e in numerose ville della conca; altre forti scosse si verificarono il 14 e il 17 ottobre.