La chiesa di San Giovanni Battista è la chiesa parrocchiale di Induno Olona, in provincia di Varese, Lombardia.

Storia Eretta tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI, probabilmente costruita sui resti di una chiesa più antica. L'atto di costruzione della nuova parrocchia, si può affermare che coincida con l'anno 1564 poiché, a partire da questa data, ha inizio la registrazione dei battesimi e dei matrimoni nella parrocchia, nonostante la maggior parte dei matrimoni venissero celebrati ancora nelle altre chiese di Induno. Questo dato ci porta ad affermare che, fino al 1569-70, la chiesa di S. Giovanni fosse ancora in costruzione. Quindi, la chiesa di S. Pietro in Silvis continuava ad assolvere la funzione di parrocchiale, che manteneva fin dal Medioevo. Nel 1574, tra il 26 e il 27 agosto, S. Carlo vista la Pieve di Arcisate, della quale Induno faceva parte e dalla relazione si può riscontrare che la nuova chiesa di S. Giovanni è terminata.

Il Seicento si apre con la visita di S. Carlo, avvenuta nel 1606, durante la quale vengono menzionati, oltre all’altare maggiore, non ancora consacrato, anche l’altare della parete destra, dedicato alla Beata Vergine del Rosario, nella quale si trovava una statua della Vergine (probabilmente si tratta della stessa statua lignea che ancora oggi si trova nello stesso luogo) e la cappella di S. Antonio (oggi dedicata al Sacro Cuore). Inoltre, nel 1619 viene realizzato il disegno della pianta e della facciata, nel quale si riscontra che la chiesa terminava in corrispondenza degli affreschi (ancora visibili) raffiguranti i SS. Pietro e Paolo, realizzati nel XVIII secolo. Ancora, nel 1655, l’attuale cappella del Sacro Cuore, viene dedicata, dalla famiglia Buzzi, a S. Carlo e S. Giuseppe, e dotata di una statua lignea di S. Carlo (riportata recentemente nella cappella).

Il Settecento, come si vedrà, fu il secolo che sotto il profilo artistico portò ad arricchire e a completare la chiesa. Tra il 1740 e il 1744 la parrocchia si dota di un organo e di una cantoria, danneggiati nel 1896 a causa di un incendio. Nel 1746 vengono commissionate al maestro scalpellino di Viggiù Carlo Gerolamo Buzzi le nuove balaustre della cappella della Beata Vergine. Nello stesso anno, si situa l’intervento pittorico dei fratelli Baroffio insieme a Giovan Battista Ronchelli, che realizzarono l’affresco della volta maggiore con la Gloria di S. Giovanni Battista. L’evento più importante è, nel 1751, la vista pastorale del Card. Pozzobonelli, durante la quale viene proposta una visione rinnovata della chiesa di S. Giovanni. Per quanto concerne l’interno, oltre al rinnovamento dell’altare maggiore e dell’abside circolare, è bene ricordare l’intervento del Morazzone nella cappella della Beata Vergine con i quindici tondi raffiguranti i Misteri del Rosario. Nella parte esterna, la chiesa viene dotata di un porticato, sotto il quale si trova un’immagine affrescata di S. Giovanni Battista (tuttora visibile, anche se più volte restaurato). Infine, tra il 1769-70 viene costruito il nuovo altare, opera di Stefano Giudice e Giuseppe Buzzi, figlio del Carlo Gerolamo Buzzi che in precedenza aveva lavorato all’altare delle Beata Vergine.

L’Ottocento è il secolo nel quale avvengono le trasformazioni radicali che ancora oggi determinano l’aspetto della chiesa. Nel 1880 l’edificio è interessato dai lavori di ampliamento realizzati dall’architetto indunese Carlo Maciachini (1819-1899) e dalla costruzione del nuovo campanile, progettato dall’architetto Arosio, sfruttando le strutture murarie costruite precedentemente tra il XVII e il XVIII secolo. Gli interventi più importanti sono: il prolungamento della navata centrale, ai cui lati si apre un transetto che termina con l’abside semicircolare, davanti al quale è posto l’attuale altare maggiore; e lo smantellamento dell’altare maggiore costruito in precedenza, il quale viene venduto alla chiesa parrocchiale di Cocquio S. Andrea, dove tutt’ora è conservato.

Il Novecento prende avvio, nel 1905, con la costruzione di un nuovo organo della ditta Marzoli e Rossi di Varese. Nel 1926 viene realizzata la facciata in cemento armato, che è quella ancora visibile oggi, mentre all’interno, nel catino absidale, viene eseguito un grande affresco dal pittore Angelo Comolli. Successivamente, tra il 1929 e il 1940, vengono realizzati diversi interventi decorativi nella prima parte dell’ingresso e nelle cappelle laterali, opera di diversi pittori, tra cui l’indunese Carlo CassaniNel 1929 ridipinge le decorazioni architettoniche della cappella della Beata vergine, mentre nel 1934 realizza gli affreschi nella cappella di San Carlo, i milanesi Mario Grandi e Angelo GalloniNel 1970 completa gli affreschi raffiguranti S. Caterina e S. Francesco d'Assisi, all'inizio della navata centrale e il monzese Ettore GrandiNel 1940 completa gli affreschi e la decorazione del pronao della chiesa con i Santi Ambrogio e Carlo nelle lunette, al di sopra del portale centrale. Gli anni ’40 vedono anche la realizzazione, nel 1944, del nuovo altare maggiore (quello attuale), costruito dai fratelli Dansi di Viggiù e Caverzasi di Induno, su progetto dell’architetto milanese Ugo Zanchetta e inaugurato dal Card. Ildefonso Schuster il 12 ottobre 1945. Di notevole interesse sono le parti in rilievo con i quattro Evangelisti e l’angelo che sorreggeva il leggio, in marmo di Carrara, realizzato dallo scultore Conti di Viggiù. Oltre ai rilievi, ricordiamo il pulpito, che era posto su una delle colonne di sinistra del transetto, il quale fu smontato (nel 1970) e in parte riutilizzato (i quattro Evangelisti, l’angelo e altre decorazioni) per l’allestimento della nuova mensa rivolta ai fedeli e dei nuovi amboni, in seguito al Concilio Vaticano II. Infine, negli anni ’60, la cappella laterale, in precedenza dedicata a S. Carlo, venne ristrutturata e nel 1962 riceve l’attuale consacrazione al Sacro Cuore.

Opere d'arte Affresco con San Giovanni Battista

L’affresco si trova nel portico in facciata, al di sopra del portale principale della chiesa. L’opera risale alla fase settecentesca di decorazione della parrocchiale, anche se lo stato attuale è il risultato di numerosi interventi successivi, soprattutto durante il Novecento. Della fase originale del ‘700 rimangono in evidenza le gambe del santo, mentre il volto, le braccia e il tronco sono stati ridipinti nel ‘900. Quello che colpisce di più della figura di S. Giovanni Battista è la sua iconografia poiché non si tratta della tradizionale figura del santo barbuto in atto di predicare o in relazione a Cristo nel Battesimo, ma è una persona dai tratti delicati e quasi femminei.

Affresco con la Gloria di San Giovanni Battista

L’affresco si trova nella volta maggiore e fu realizzata tra il 1746 e il 1760 da due artisti varesini: Giovan Battista Ronchelli (la scena centrale) e Giulio Baroffio (le finte architetture, dette “quadrature”). L’opera rappresenta la Gloria di San Giovanni Battista. Il Santo titolare della chiesa è posto al centro, in atteggiamento di invocazione, con il braccio alzato verso l’alto, circondato da due figure che reggono i suoi attributi: il pastorale e delle rose. San Giovanni, inoltre, è posto in dialogo con la figura Dio Padre, assiso su un trono di nubi, nella parte alta. Nella fascia sottostante al nucleo centrale, sono rappresentati alcuni angeli musicanti con trombe e tamburelli. In basso a destra, è raffigurato un personaggio sdraiato sulla finta balconata che guarda verso l’alto. Alla destra di Dio Padre, si ritrova la figura di San Giovanni, ormai giunto nella gloria del Paradiso. Alla sinistra di Dio, si notano due figure di angeli che guardano rispettivamente verso il basso e verso lo spettatore. Questi personaggi colpiscono per la raffinatezza e la dolcezza dei visi, oltre che per l’eleganza del panneggio. In generale, tutti i personaggi rappresentati mostrano un forte dinamismo e un movimento vorticoso che li attira verso l’alto, nella fascia in cui si sta svolgendo la glorificazione del Santo dedicatario della chiesa. Inoltre, l’intero dipinto è disposto in maniera tale da essere osservato seguendo un percorso unitario. Il fedele è costretto a partire dall’entrata della chiesa, per procedere verso l’altare. Quindi, possiamo supporre che la composizione del dipinto sia stata studiata appositamente per essere letta dai fedeli e non dal sacerdote. L’intero affresco, come tutta la decorazione della chiesa risalente al ‘700, è stata pesantemente restaurata nel rifacimento ottocentesco. Gli interventi di ridipintura degli affreschi hanno inevitabilmente alterato la lettura del dipinto originale, così come le decorazioni posteriori ai bordi della volta, che “soffocano” il ben più ampio affresco centrale.

I 15 tondi dei Misteri del Rosario

I 15 tondi si trovano intorno alla statua della Beata Vergine nella cappella del Rosario e rappresentano una delle opere più importanti a livello artistico conservato nella parrocchiale di Induno. I dipinti, realizzati ad olio su rame, sono stati attribuiti al MorazzonePer un approfondimento, si veda Catalogo della mostra del Morazzone, a cura di Mina Gregori, 1962. e alla sua bottega, grazie al confronto con un’altra serie di quindici tondi di soggetto analogo conservati nella Basilica di San Vittore a Varese, già confermati come opere certe del Morazzone. Inoltre, i tondi indunesi sono stati confrontati anche con i disegni preparatori dei tondi di Varese, realizzati sempre dal Morazzone e attualmente conservati presso il Gabinetto dei disegni e delle stampe agli Uffizi. Nonostante i tondi indunesi presentino delle anomalie, per quanto riguarda l’iconografia e lo stile, rispetto a quelli di Varese e di Firenze, possiamo concludere che i quindici tondi possono essere quanto meno ricondotti all’ambito della bottega del Morazzone. I tondi vennero posti nella cappella in un periodo di poco precedente l’anno 1751. Le scene rappresentate nei quindici tondi sono: L'annunciazione dell'angelo a Maria Vergine; La visita di Maria a Elisabetta; La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme; La presentazione di Gesù al Tempio; il ritrovamento di Gesù tra i dottori nel Tempio; l'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi; la flagellazione di Gesù alla colonna; l'incoronazione di spine; la Salita al Calvario; la crocifissione e la morte di Gesù; la risurrezione di Gesù; l'ascensione di Gesù al Cielo; la discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo; l'Assunzione della Vergine al Cielo; l'incoronazione di Maria Vergine; il battesimo di Gesù nel fiume Giordano; il primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana; l'annuncio del Regno di Dio e l'invito alla conversione; la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor e l'istituzione dell'Eucaristia.

L'Annunciazione (transetto sinistro)

Al di sopra dell’ingresso della sacrestia si trova una tela raffigurante un’Annunciazione. L’opera è di un autore ignoto e risale all’inizio del XVII secolo. Le dimensioni attuali della tela non sono quelle originali, poiché nel 1931 venne tagliata nella parte superiore e in quella inferiore, mentre ai lati furono fatte delle aggiunte che alterarono l’iconografia in alcuni punti. La tela è caratterizzata, dal punto di vista iconografico, dalla semplicità e dall’essenzialità dei protagonisti: l’angelo, la Vergine e lo Spirito Santo. È un’opera basata su un’intensa spiritualità, quasi poetica. Vediamo, infatti, un grande angelo sulla destra, nel momento solenne dell’annuncio e la Vergine, sulla sinistra, in preghiera e con umiltà accetta la volontà divina. Tutta la scena è avvolta dalla luce tenue dello Spirito Santo. Infine, da un punto di vista compositivo, la scena è costruita secondo uno schema circolare che parte da sinistra, mediante la torsione del corpo della Vergine e attraverso l’angelo, sale e si congiunge, con la luce dello Spirito Santo.

L'Adorazione dei pastori (transetto destro)