La storia di Legnano nel XIX secolo è stata caratterizzata dagli eventi che hanno portato alla trasformazione dell'antico borgo agricolo legnanese in moderna città industriale. La nascita dell'industria a Legnano, comune italiano della città metropolitana di Milano, in Lombardia, ha trovato un decisivo aiuto, per il suo sviluppo, nell'antica tradizione artigianale domestica della zona, nella presenza di antiche e rilevanti vie di comunicazione, nella successiva costruzione di nuove strade e ferrovie, nella presenza di personalità che possedevano cospicui capitali da investire e nella presenza dell'acqua dell'Olona, fondamentale per alcuni processi industriali, nonché di mulini lungo il fiume, la cui forza motrice passò dall'essere utilizzata per fini agricoli a venire impiegata nella movimentazione dei macchinari industriali.
La prima fase di industrializzazione di Legnano, che è avvenuta nella parte iniziale del XIX secolo e che è stata caratterizzata da un sistema produttivo pre-capitalistico, è stata poi seguita da una modernizzazione dei processi di produzione. Negli anni cinquanta e sessanta del XIX secolo si ebbe infatti la transizione tra un sistema produttivo protoindustriale a uno industriale. Ciò ha dato inizio a Legnano, dalla seconda metà del secolo, alla seconda fase della rivoluzione industriale, che ha portato alla nascita di vere e proprie fabbriche tessili e meccaniche nel senso moderno del termine.
Le prime attività capitalistiche che gradualmente si sono costituite sono state le filature, che hanno tratto origine dalle attività protoindustriali nate nei primi decenni del XIX secolo; alcune di esse sono cresciute notevolmente fino a essere annoverate tra i principali cotonifici lombardi. Al termine del processo di trasformazione dell'antico borgo agricolo in moderna città industriale, Legnano ha assunto il soprannome di "piccola Manchester" d'Italia, titolo conteso in zona con la confinante e altrettanto industrializzata Busto Arsizio. Il ritmo e la portata di questa trasformazione hanno avuto pochi altri esempi paragonabili nel continente europeo.
Le premesse all'industrializzazione
L'economia della Legnano preottocentesca... era prettamente agricola con colture intensive che fornivano vari prodotti, tra cui granoturco, frumento, riso, segale, avena, miglio, orzo, legumi, vino, fieno, lino e canapa, mentre i boschi, che erano formati principalmente da querce e pini, rifornivano i legnanesi di legna da ardere. Il granoturco era la coltivazione più diffusa (superava la seconda coltura, quella del frumento, quattro a uno), tant'è che il centro storico della città era conosciuto, in dialetto legnanese, come "ul burgu di maragasc", ovvero "il borgo del granoturco.
Oltre alla coltura di cereali, l'economia legnanese si basava anche sull'allevamento del bestiame. Nelle stalle legnanesi erano principalmente presenti mucche, da cui si ricavava il latte per il formaggio e per il burro, oltre che per il consumo domestico diretto, e alcuni tipi di animali da tiro, quali i buoi per i lavori nelle campagne, nonché i cavalli per trainare i carri e le carrozze: erano anche presenti, in piccola parte, anche alcuni asini. Essendo il granoturco la coltivazione più diffusa, l'alimentazione dei legnanesi era perlopiù basata sulla polenta e sul pane giallo, mentre il condimento più diffuso era l'olio di ravizzone. La raccolta di fieno era concentrata i due mesi all'anno, a maggio (la cosiddetta "maggese") e ad agosto (l'"agostana"): questa doppia mietitura era la prova che l'irrigazione, che era fornita da un fiume docile come l'Olona, avesse raggiunto un buon livello di efficienza e che i terreni del legnanese fossero fertili.
L'agricoltura di Legnano era relativamente povera, perlomeno rispetto a quella della bassa pianura padana, essendo di sussistenza, ovvero sufficiente al consumo diretto delle famiglie contadine con una piccola parte di surplus da poter essere scambiata o venduta.. Questo aspetto dell'economia agricola legnanese è spiegabile considerando le caratteristiche del terreno della zona, che è molto permeabile all'acqua, dato che è costituito in gran parte da ghiaia alluvionale: in questo modo le radici dei vegetali assorbono con difficoltà l'acqua, e quindi il suolo legnanese, in origine, prima dell'opera dei contadini che lo hanno reso coltivabile, era ricoperto in gran parte da brughiera. L'acqua, dopo essere velocemente penetrata nel terreno, quando incontra infatti ancora oggi uno strato di argilla per poi incanalarsi in falde freatiche che più a valle, verso il fiume Po, possono dare origine a fontanili..
Le colture erano irrigate dalle acque dell'Olona grazie alle acque prelevate e distribuite dalle ramificazioni e dalle molteplici rogge originate dal fiume. Nel 1772 erano dodici i mulini sull'Olona che impiegavano la forza motrice del fiume per far muovere le macine.. Gli impianti molinatori lungo l'Olona sono menzionati nel distico realizzato da Gian Alberto Bossi nel 1518 (lat. , ovvero "l'abbondanza di acque") scolpendo un architrave di pietra, che si trova ancora oggi sopra la porta dei resti del campanile dell'antica chiesa di San Salvatore., che sono stati in seguito inglobati nella basilica di San Magno:
I legnanesi, che abitavano in cortili o case di ringhiera, facevano parte di gruppi che discendevano da diverse famiglie patriarcali. Essi erano sottoposti a mezzadria, chiamata anche "colonia lombarda", sotto la supervisione del patriarca; in particolare, lavoravano i terreni coltivati che si sviluppavano dal centro del borgo alle case coloniche di periferia. La figura sociale del patriarca, in dialetto legnanese, era conosciuta come ragiò, mentre in dialetto milanese, a testimoniare la presenza di questa organizzazione sociale anche altrove, era chiamata con il termine regiù.. Il termine ragiò è stato poi usato anche in tempi moderni per definire la carica che affianca quella di presidente della Famiglia Legnanese, storica associazione culturale senza fini di lucro con sede a Legnano
I rilievi collinari soprastanti l'Olona erano coltivati a frutteti e vigneti. I territori lungo le rogge originate dal fiume, le zone ai lati dei viottoli e i terreni al centro delle case coloniche erano invece destinati alla coltivazione di gelsi (i murùni, in dialetto legnanese), che erano alla base della produzione della seta. e che vennero introdotti nell'Alto Milanese nel Medioevo.. L'attività economica più redditizia era però quella di produzione del vino.. Il più famoso vino prodotto a Legnano era il rinomato vino dei Colli di Sant'Erasmo, il cui vitigno era coltivato su tutti gli omonimi colli, che erano di proprietà dell'ospizio Sant'Erasmo, e sulle zone collinari del quartiere legnanese Costa San Giorgio..
Il vino prende infatti il nome dai "Colli di sant'Erasmo", anche chiamati "Ronchi di Sant'Erasmo", ovvero dalle alture moreniche presenti a Legnano e corrispondenti a un grande pianalto morenico che si estende su un ampio territorio formatosi grazie ai depositi accumulati nel corso dei secoli dal fiume Olona; tale deposito geologico naturale è chiamato dai legnanesi con l'appellativo di "Ronco" (da cui il nome di un'area verde urbana che si trova compresa tra i confini della Contrada Legnarello: il "Parco Bosco dei Ronchi"). In particolare, all'altezza del Ronco, l'Olona formava anticamente un'ansa verso sinistra che ha portato a un accumulo eccezionale di detriti e alla conseguente nascita del pianalto.
Dai documenti in nostro possesso sappiamo anche i tipi di vitigni coltivati a Legnano: lo Schiava, che è a bacca rossa e che in questa zona è conosciuto come "Botascera" (da cui si ricavava il vino Colli di Sant'Erasmo), il Vernazzola, che è a bacca bianca, e il Moscatella, che è anch'esso a bacca bianca, ma dal gusto piuttosto dolce.. L'attività vinicola dell'Alto Milanese era così redditizia che il parroco di Bernate Ticino, l'abate Rinaldo Anelli, a tal proposito, scrisse:
Altra attività redditizia era quella molinatoria. I mulini presenti lungo l'Olona erano di proprietà di nobili oppure di enti religiosi. Per quanto riguarda i casati nobiliari, la famiglia che ne possedeva il numero maggiore era quella dei Vismara, con ben tre mulini. Dato che la loro costruzione era molto complicata e costosa, i mulini erano ad appannaggio delle classi più abbienti, che ne facevano un simbolo di ricchezza e di prestigio sociale. Anche la loro gestione era onerosa, sia in termini di manutenzione che di manodopera specializzata. Erano anche complessi i rapporti con gli altri utilizzatori delle acque dell'Olona, con cui spesso nascevano diatribe. Era quindi costoso acquistare un mulino e ancora di più costruirlo.
Grazie ai mulini, in seguito trasformati in moderne ruote idrauliche che sfruttavano la forza motrice originata dall'acqua per far muovere i macchinari delle fabbriche industriali, la Valle Olona, di cui il Legnanese fa parte, è stata una delle culle dell'industrializzazione italiana.. Nei secoli successivi i mulini furono gradualmente abbandonati e gli ultimi sette presenti a Legnano vennero demoliti tra il XIX e il XX secolo dalle grandi industrie cotoniere legnanesi per venire sostituiti da impianti più moderni che utilizzavano la corrente del fiume con maggior efficienza.
L'economia dell'antico borgo legnanese si basava anche sull'artigianato. I bassi redditi che erano offerti dall'economia agricola incoraggiavano a integrare l'attività dei campi con altre mansioni alle quali si avvicendavano, durante la giornata, le donne. Alla sera gli agricoltori legnanesi diventavano infatti filatori e tessitori di seta, di cotone, di lana, oppure tintori. Le stoffe erano tinte in calderoni di rame con il colorante stemperato in acqua bollente. Dopo che i tessuti avevano assimilato il colorante, venivano sciacquati nelle acque dell'Olona, in corrispondenza del quale erano montate adeguate strutture in legno. In origine i coloranti erano di origine vegetale mentre più tardi, verso la fine del XIX secolo, furono introdotti i pigmenti artificiali.
Queste attività furono la premessa per la nascita dell'industria, che trovò poi un decisivo aiuto, per il suo sviluppo, nella secolare tradizione artigianale domestica della zona, nella presenza di antiche e rilevanti vie di comunicazione, nella successiva costruzione di nuove strade e ferrovie, nella presenza di personalità che possedevano cospicui capitali da investire e nella presenza dell'acqua dell'Olona, fondamentale per alcuni processi industriali, nonché di mulini lungo il fiume, la cui forza motrice passò, dall'essere utilizzata per fini agricoli a venire usata nella movimentazione dei macchinari industriali....
L'Alto Milanese è poi uno degli accessi dell'Italia all'Europa centrale: questo ruolo ha favorito, fin dai tempi più antichi, la realizzazione di vie di comunicazione, strade che poi sono state fondamentali per lo sviluppo economico, dato che favoriscono lo scambio e l'ampliamento del mercato delle aziende.. Un altro fattore fu la presenza di un clima favorevole: l'elevata umidità, che è caratteristica del clima legnanese, è infatti un parametro importante per la tessitura e per la filatura dei tessuti..
Epoca napoleonica La Legnano napoleonica