Con ammutinamento del Mar Nero si intende una serie di disordini e agitazioni che colpirono nell'aprile 1919 le navi della Marina militare francese stanziate nelle acque del Mar Nero, durante i più ampi eventi dell'intervento alleato nella rivoluzione russa.
La decisione del governo di Georges Clemenceau di appoggiare direttamente la lotta delle forze dell'Armata Bianca contro-rivoluzionaria nella loro sanguinosa guerra civile con i bolscevichi portò, alla fine del 1918, allo sbarco di truppe francesi in varie località della costa meridionale dell'Ucraina; in un'operazione mal progettata e con risorse insufficienti, le forze francesi si ritrovarono ben presto a mal partito sotto le offensive dell'Armata Rossa, e tra il marzo e l'aprile 1919 dovettero essere frettolosamente evacuate con il concorso della flotta. Fu in questo scenario che, alla fine di aprile, a bordo delle navi francesi ancorate a Sebastopoli e Odessa si verificarono svariati episodi di insubordinazione sfociati in agitazioni e ammutinamenti su diverse unità: le agitazioni rientrarono solo dopo alcuni giorni grazie all'opera dialogante degli ufficiali superiori, non prima però che una manifestazione di marinai francesi e civili russi nelle strade di Sebastopoli fosse stata repressa nel sangue dalle truppe alleate. Gli eventi del Mar Nero furono poi di ispirazione per una seconda e più estesa serie di ammutinamenti che interessò l'intera flotta francese nei mesi seguenti.
Benché gli ambienti della sinistra francese abbiano nel tempo mitizzato questi eventi, più che dagli ideali della rivoluzione d'ottobre propagandati dai bolscevichi gli ammutinati furono mossi da esigenze molto più contingenti, legate alle pessime condizioni di vita a bordo delle vetuste unità francesi, al generale senso di stanchezza seguente la conclusione della prima guerra mondiale e all'incomprensione dei motivi posti alla base dell'intervento della Francia nelle questioni della rivoluzione russa; conseguentemente, le condanne inflitte dalle corti marziali francesi furono relativamente contenute tanto nell'ampiezza delle pene quanto nel numero dei condannati, tutti del resto amnistiati nei primi anni 1920.
Antefatti La spedizione francese nel Mar Nero
La sconfitta degli Imperi centrali sancita dalla firma dell'armistizio di Compiègne l'11 novembre 1918 pose il problema agli Alleati vittoriosi di che cosa fare con la Russia, paese ormai in preda a una violenta rivoluzione. Le potenze alleate consideravano il nuovo governo bolscevico, insediatosi in Russia a seguito degli eventi della rivoluzione d'ottobre, come un avversario da abbattere: la firma del trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918 tra il governo bolscevico di Lenin e gli Imperi centrali fu vissuta dagli Alleati come un tradimento che quasi costò loro la guerra, visto che l'accordo liberò le truppe tedesche dal gravoso impegno del fronte orientale e consentì loro di concentrarsi a ovest per lanciare una serie di violente offensive sul fronte occidentale da marzo a luglio 1918; il massacro della famiglia imperiale russa, lo scoppio della violenta guerra civile russa e le uccisioni imperanti nel corso del cosiddetto "terrore rosso" portarono i governi occidentali a considerare i bolscevichi come dei "barbari". Tra il 27 ottobre e il 21 novembre 1918, prima ancora che l'armistizio con la Germania fosse siglato, il presidente del consiglio francese Georges Clemenceau emise una serie di ordini che portarono infine all'intervento delle forze francesi nella Russia meridionale; la decisione di intervenire fu presa senza consultare gli alleati, a seguito di una certa rivalità sorta in particolare con il Regno Unito circa la spartizione dei territori del morente Impero ottomano: con la fine della Grande Guerra, la tradizionale rivalità anglo-francese tornava a prendere vigore..
La spedizione francese nella Russia meridionale si andava a inserire in un più ampio intervento alleato nella rivoluzione russa, volto a contenere se non arrestare l'espansione delle idee del bolscevismo in Europa: reparti alleati sbarcarono nella Russia settentrionale a Murmansk e Arcangelo, la Royal Navy britannica inviò squadre navali nel mar Baltico e nel Mar Nero, forze turche penetrarono nel Caucaso mentre truppe statunitensi e giapponesi occupavano Vladivostok.. Questi interventi si rivelarono comunque abbastanza contenuti, visto che le forze impiegate erano limitate e generalmente impiegate per dare supporto alle "Armate Bianche" dei nazionalisti russi anti-bolscevichi che circondavano da tutti i lati il territorio controllato dai rivoluzionari; Clemenceau, al contrario, puntò ad andare oltre elaborando una gigantesca operazione di supporto indiretto ai "bianchi".: il piano francese prevedeva di occupare i principali porti della Russia meridionale e quindi di penetrare nell'interno del paese per prendere il controllo del bacino carbonifero del Donec.. Clemenceau voleva anche inviare dei tecnici la cui missione fosse quella di «contribuire alla ricostruzione economica del paese, estendendo le sue attività nel campo industriale e commerciale»..
Per questa grande operazione furono mobilitate, oltre alle navi della 2ª Squadra del viceammiraglio Jean-François-Charles Amet, le divisioni francesi dell'Armata alleata in Oriente prima di stanza nei Balcani.; si faceva poi affidamento sui circa 500.000 soldati tedeschi stanziati in Ucraina dopo la pace di Brest-Litovsk al fine di mantenervi l'ordine, i quali, in ossequio alle clausole dell'armistizio di Compiègne, attendevano di essere rilevati dai francesi..
Un'operazione mal progettata
L'operazione francese necessitava di grossi movimenti logistici. La smobilitazione della flotta mercantile nazionale era già in atto, fatto che limitava la disponibilità di navi trasporto truppe per le esigenze delle forze armate, e gli ammiragli francesi furono obbligati a fare ricorso alle navi mercantili russe reperibili nel Mar Nero, per un totale di appena 125.000 tonnellate di stazza; queste navi dovettero essere equipaggiate con uomini presi dalle unità da guerra francesi, visto che a volte si trovavano con solo i due terzi del loro equipaggio regolamentare: addestrati a operare nel Mediterraneo, i marinai francesi ebbero molto a soffrire per il clima che trovarono nei Balcani, stante l'inverno molto freddo che si sviluppò a cavallo tra il 1918 e il 1919. Il viceammiraglio Amlet fu costretto a chiedere supporto logistico allo squadrone britannico presente nel bacino, in particolare per i rifornimenti di carbone.
La politica interventista di Clemenceau si dimostrò, alla prova dei fatti, velleitaria, basata come era in parte su un obiettivo ideologico "a priori" (distruggere il bolscevismo) e in parte su una grave mancanza di informazioni. Il fallimento dei servizi d'intelligence francesi in Russia fu quasi completo: a Parigi si pensava che la popolazione locale avrebbe bene accolto l'arrivo delle truppe francesi, senza considerare il risentimento che covava dopo i quattro anni di blocco dati dalla guerra. Clemenceau aveva in odio i turchi e conduceva di conseguenza una politica filo-ellenica, ma ciò rendeva difficile operare nel Mar Nero: l'ammiraglio Ferdinand-Jean-Jacques de Bon, presente a Costantinopoli per sorvegliare l'applicazione delle clausole dell'armistizio con l'Impero ottomano e fine osservatore politico, auspicava un accordo con i turchi ma non trovò ascolto nel governo francese. Il generale Louis Franchet d'Espèrey, comandante dell'Armata d'Oriente, incitava alla prudenza: egli fece osservare che i soldati della sua armata erano galvanizzati dalle vittorie ottenute nei Balcani durante la Grande Guerra, ma non erano assolutamente entusiasti di dover proseguire le operazioni in Ucraina e paventava già l'influenza sulle truppe della propaganda bolscevica; per quanto riguardava poi i soldati delle truppe coloniali, una grossa percentuale dell'Armata d'Oriente, li si riteneva inadatti a operare in Russia per via del clima..
Nella sua spedizione la Francia si ritrovò a fianco solo un pugno di truppe greche, un appoggio fornito dalla Grecia come garanzia per ottenere l'annessione della Tracia e di parte della Macedonia all'imminente conferenza di pace. Per quanto riguardava i reparti francesi, il loro numero continuò a diminuire a causa della smobilitazione postbellica e dell'epidemia di influenza spagnola, e delle dodici divisioni inizialmente previste per l'operazione solo tre, poi ridotte a due, furono in realtà rese disponibili.; lo spostamento di queste forze si svolse lentamente a causa della mancanza di navi da trasporto, mentre l'improvvisazione era tale che il comando della spedizione era frammentato tra Parigi, Atene, la Romania, l'ammiragliato e varie sedi diplomatiche, con conseguente susseguirsi di ordini e contrordini in mezzo a una forte rivalità tra comandi dell'esercito e della marina.
Era in queste circostanze che i primi reparti francesi sbarcarono a Odessa il 18 dicembre 1918 e a Sebastopoli il 26 dicembre seguente; uno squadrone navale britannico partecipava alla spedizione così come truppe polacche, ceche e romene, dando un carattere "alleato" a tutta l'operazione.. Non fu fino al gennaio 1919 che i reparti francesi andarono a occupare Cherson, per poi raggiungere il 31 gennaio Nikolaev (sede di importanti cantieri navali russi) e Kerč'. Come prima sgradita sorpresa, i reparti scoprirono che le popolazioni locali erano offese nella loro suscettibilità nazionale da questa spedizione, e sotto l'opera della propaganda bolscevica si dimostrarono subito ostili verso gli occupanti; i lavoratori portuali, in preda alla miseria più profonda, accusarono il blocco navale alleato, ancora in vigore anche dopo la firma dell'armistizio con l'Impero ottomano, di aver gravemente compromesso le attività industriali e commerciali locali (in particolare la redistribuzione del carbone del bacino del Donec, da cui dipendeva gran parte dell'industria della zona): di conseguenza, i portuali boicottarono le navi francesi obbligando gli stessi equipaggi dei bastimenti a farsi carico, oltre che delle loro normali spettanze, di tutto il lavoro di scarico e immagazzinamento dei materiali. Altra sgradita sorpresa fu la scoperta che la gran parte dei 500.000 soldati tedeschi dislocati in Ucraina per mantenervi l'ordine si era volatilizzata dopo la notizia della firma dell'armistizio, facendo spontaneamente marcia verso casa e lasciando dietro di sé solo poche migliaia di sbandati senza valore militare.; i tedeschi abbandonarono anche grossi quantitativi di materiali bellici, di cui approfittarono le varie bande armate che imperversavano in lungo e in largo per la regione. Infine, i francesi scoprirono che le truppe "bianche" erano guidate da signori della guerra incapaci, volubili e molto ostili a un intervento straniero che pure veniva in loro aiuto; come osservò il generale d'Espèrey: «l'armata di Denikin [principale comandante "bianco" della regione] è un fastidio più che un aiuto [...] ha tutti i difetti del vecchio esercito russo e nessuna delle sue qualità»..