La questione socratica è un dibattito critico che riguarda l'interpretazione autentica del pensiero di Socrate.

Il filosofo ateniese, infatti, aveva deciso di non scrivere nulla della sua dottrina, convinto che non sia possibile dare risposte definitive al sapere, ma che questo sia sempre connesso a una ricerca incessante da condurre attraverso il dialogo con vari interlocutori. Socrate pensava che la parola scritta fosse come il bronzo che, percosso, dà sempre lo stesso suono: un testo scritto non risponde alle domande e alle obiezioni dell'interlocutore, ma interrogato dà sempre la stessa risposta. Per questo, probabilmente, i dialoghi tra Socrate e i suoi discepoli apparivano spesso "inconcludenti", non nel senso che girassero a vuoto, ma piuttosto che non "chiudevano" la discussione, proprio perché la conclusione rimane sempre aperta, pronta a essere rimessa nuovamente in discussione tramite domande e obiezioni.

Un'eco del motivo per cui Socrate non scrisse nulla si può trovare nel Fedro di Platone, nelle parole che il re egiziano Thamus rivolge a Theuth, inventore della scrittura:

Il problema delle fonti La problematicità di quale sia il "vero" Socrate nasce in particolare dal fatto che, nonostante vi siano numerose e dettagliate testimonianze, sia coeve che successive alla sua morte, queste non concordano cosicché, a seconda di quale si privilegi, appare un personaggio molto diverso. Senofonte e Platone

La questione socratica viene trattata per la prima volta nel 1818 in uno scritto del filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher che evidenziò la contraddizione tra la figura di Socrate riportata da Senofonte e quella rappresentata da Platone:

Da questo momento gli storici della filosofia hanno identificato un metodo per stabilire la figura autentica di Socrate: confrontare le fonti alla ricerca di quelle testimonianze che appaiano convergenti; inserire storicamente Socrate nell'Atene del suo tempo per evidenziare le differenze tra la cultura ateniese prima di Socrate e dopo Socrate e setacciarle per far emergere quelli che sono stati i reali contributi di Socrate.

Si potrebbe ricavare, quindi, il pensiero di Socrate dalle opere dei suoi discepoli, tra cui spicca soprattutto Platone che fu per lungo tempo uno di essi e che condivise, negli scritti giovanili, il pensiero del maestro, a tal punto che risulta difficile distinguere il pensiero socratico da quello platonico, che acquisì poi una maggiore originalità solo nella maturità e nella vecchiaiaGabriele Giannantoni, intervento contenuto in Le radici del pensiero filosofico VI puntata: Socrate (Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche) .

Un'altra fonte della vita e della filosofia socratica è rappresentata dalle opere cosiddette socratiche Apologia di Socrate (Aπολογία Σωκράτους), Simposio (Συμπόσιον), Detti memorabili di Socrate (Άπομνευμονεύματα Σωκράτους) dello storico Senofonte, discepolo di Socrate che la storiografia ottocentesca ha apprezzato per le notizie sulla vita del maestro mentre quella novecentesca le ha considerate di scarso interesse soprattutto se confrontate alle opere platoniche. Dalle opere di Senofonte dedicate al maestro l'immagine di Socrate che complessivamente emerge sarebbe quella di un uomo virtuoso e morigerato, cittadino modello, timorato degli dei, instancabile nel predicare la virtù e nell'esortare i giovani all'obbedienza verso i genitori e alle leggi dello StatoAnna Santoni, Introduzione a: Senofonte, Memorabili, a cura di A. Santoni, Milano 1997.

Del tutto scettico che si possa delineare il Socrate storico è il critico Olof Gigon (1912-1988) il quale sostiene che i discepoli di Socrate non hanno analizzato documenti storici ma ci hanno riportato un personaggio ormai entrato nel mito:

Aristofane Un'altra testimonianza la troviamo ne Le nuvole, commedia di Aristofane dove Socrate viene rappresentato come veniva visto da alcuni ad Atene e cioè come un pedante seccatore perso nelle sue discussioni astratte e campate in aria. Aristofane infatti mostra Socrate dentro una cesta che cala dalle nuvole mentre è tutto intento a delle ricerche strambe e ridicole, come calcolare quanto è lungo il salto della pulce, o quale sia l'origine del ronzio delle zanzare. Secondo alcuni critici, tra cui Olof Gigon, Aristofane vuole evidentemente fare una caricatura di queste ricerche naturalistiche che egli impropriamente attribuisce a Socrate, e anche avvertire che chi si dedica allo studio della natura in genere è un ateo, che rigetta la religione tradizionale ridicolmente sostituita dal culto delle Nuvole.Olof Gigon, Sokrates, op.cit., p.19

Aristotele A fare quasi da mediatore tra Platone e Senofonte è stata avanzata l'interpretazione che di Socrate dà Aristotele che però non ebbe una conoscenza diretta di Socrate. Tuttavia la fonte aristotelica in passato fu molto apprezzataTh.Deman, Le témoigne d'Aristote sur Socrate, Parigi, 1942 per la conoscenza della vita e del pensiero socratico. La testimonianza aristotelica è stata però in seguito rifiutataMagalhaes-Vilhena, Le problème de Socrate, Parigi 1952, pp.231-302O.Gigon, Die sokratische Doxographie bei Aristoteles in Museum Helveticum (16), I959 pp.174-212 in base al principio metodologico dichiarato da Taylor in base al quale:

Aristotele inoltre sull'interpretazione del pensiero socratico risulta poco attendibile poiché egli tende a esporre il pensiero dei filosofi precedenti interpretandolo secondo il suo personale punto di vista, operando distorsioni e fraintendimenti sui concetti originali. Aristotele infatti, presenta la dottrina socratica come incentrata, in un primo tentativo fallito, nell'individuare la definizione del concetto. A questo, secondo Aristotele, mirava la ricerca che si esprimeva nel continuo interrogare (ti estì, "che cos'è?") che Socrate effettuava nel dialogo: a ottenere, cioè, la definizione precisa della cosa di cui si stava parlando.

In particolare, Aristotele attribuiva a Socrate la scoperta del metodo della definizione e induzione, che lo Stagirita considerava costituisse l'essenza del metodo scientifico. Aristotele affermava pure che tale metodo non fosse adatto all'etica mentre Socrate lo avrebbe erroneamente applicato all'esame dei concetti morali fondamentali:

L'anima Socrate inventa il concetto di anima Un aspetto del pensiero socratico su cui la critica filosofica si è divisa è la scoperta del concetto di anima.

Secondo le interpretazioni di John Burnet (1863-1928), Alfred Edward Taylor (1869-1945), Werner Jaeger (1888-1961)Werner Jaeger. Paideia II,60 e segg., Socrate fu di fatto il primo filosofo occidentale a porre in risalto il carattere personale dell'anima umana:

È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (anima) per designare il mondo interiore dell'uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità.Francesco Sarri, Socrate e la genesi storica dell'idea occidentale di anima, Abete, 1975.

Sebbene la tradizione orfica e pitagorica avessero già identificato l'uomo con la sua anima, in Socrate questa parola risuona in forma del tutto nuova e si carica di significati antropologici ed etici:

Non solo Platone poi in diversi passi dei suoi dialoghi, ma anche la cosiddetta tradizione "indiretta" testimoniano come Socrate, al contrario dei sofisti, riconducesse la cura dell'anima alla conoscenza dell'intima natura umanaF. Sarri, Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima, Vita e Pensiero, Milano 1997..

Altri argomenti decisivi a sostegno di questa tesi sarebbe poi il principio metodologico secondo il quale:

In Socrate anima "immortale"? Sino a Socrate l'anima veniva assimilata a un'immagine evanescente del corpo:

Con la scoperta di Socrate, secondo gli autori citati, avviene un mutamento di prospettiva:

Che la concezione dell'anima immortale sia da riferirsi esclusivamente a Platone e non a Socrate è stato contestato anche da chi ha documentato come i riferimenti nei dialoghi, specie nel Fedro e nel Timeo, indicano come l'anima cui si riferisce Socrate non si possa ridurre ad una semplice sintesi di anima e corpo, bensì da concepire in opposizione dualistica con quest'ultimo.

Secondo il Fedone di Platone, inoltre, Socrate afferma che solo con la morte egli potrà raggiungere la piena autenticità del proprio essere, prescindendo quindi dal corpo e sottintendendo l'immortalità dell'anima,Fedone, 67 d-e. e così anche nell'Alcibiade Maggiore egli intesse un dialogo volto a distinguere nettamente l'anima dal corpo: «Socrate: L'uomo non si serve di tutto il corpo? Alcibiade: Senz'altro. Socrate: Ma, a questo eravamo pervenuti, chi si serve di qualcosa è diverso da questa cosa di cui si serve. Alcibiade: Sì. Socrate: Allora l'uomo è diverso dal suo corpo? Alcibiade: È chiaro. Socrate: Che cos'è dunque l'uomo? Alcibiade: Non saprei risponderti. Socrate: Questo però lo sai, è colui che si serve del suo corpo. Alcibiade: Sì. Socrate: E chi altri, se non l'anima, si serve del corpo? Alcibiade: Nient'altro.Alcibiade Maggiore, 128 e - 130 e. Appare evidente come Platone qui riproduca quel dialogare di Socrate «quel reinterrogare senza posa, con tutte le impennate di dubbio, con gli improvvisi squarci che maieuticamente tendono alla verità, non rivelandola ma sollecitando l'anima dell'ascoltatore a trovarla [...]» di modo che «in lui solo è riconoscibile l'autentica cifra del filosofare socratico»G. Reale, I problemi del pensiero antico dalle origini a Platone, Milano 1972, p. 347).»

Al di là del fatto quindi che la paternità dell'Alcibiade Maggiore possa essere attribuita o meno a Platone per via di alcune somiglianze con l'opera di Senofonte e Aristotele,La paternità era stata contestata dalla critica ottocecentesca e in particolare da Friedrich Schleiermacher, ma approvata in seguito da diversi interpreti quali M. Croiset, P. Friedlander, M.C. Vink e Francesco Sarri. esso rimane comunque una valida testimonianza su Socrate.F. Sarri, Socrate e la genesi storica dell'idea occidentale di anima, Volume 1, Abete, 1975, p.159 e seguenti. Sulla stessa linea l'interpretazione di Giovanni Reale:

Anche lApologia di Socrate è, secondo Giovanni Reale, la testimonianza più attendibile in favore della tesi che vede Socrate come lo scopritore del concetto occidentale di anima:

Infatti se si raffrontano la filosofia antica greca prima e dopo Socrate si evidenzia l'interesse rivolto nella Apologia alla dimensione interiore della persona, mentre prima la ricerca filosofica era rivolta esclusivamente allo studio della natura e a stabilire i principi primi del cosmo (archè)Giovanni Reale, Socrate, Rizzoli, Milano, 2001 Non tutti però concordano sull'impronta socratica prevalente nellApologia: secondo Mario Montuori si tratterebbe di un

Per quanto riguarda il "Fedone", ultimo dialogo della prima tetralogia di Trasillo, che tratta del contesto in cui si svolge la morte di Socrate, lo studio stilistico dell'opera, più narrativa che dialogica, pur motivando alcuni studiosi ad assegnare l'opera al periodo della maturità della filosofia platonicaL. Brandwood, Stylometry and chronology, in The Cambridge Companion to Plato, edited by R. Kraut, Cambridge 1992, p. 109, 115. anziché a quello giovanile come sostenuto da altri, avvalora, se non la dottrina, l'autenticità delle vicende relative alla vita di Socrate.W.K.C. Guthrie, Socrate, trad. it., Bologna 1986.

Oltre alla dottrina delle idee e alla concezione della natura, infatti, un importante argomento di cui tratta il Fedone è, come dice lo stesso Platone, «il discorso di Socrate intorno all'anima».Platone, Lettera XIII, 363. Secondo alcuni interpreti:

Platone e non Socrate l'autore del concetto di anima Tra i primi a contestare questa interpretazione del pensiero socratico è Guido Calogero che recensendo la monografia di Taylor a proposito di Socrate come scopritore dell'idea occidentale di anima, osserva: