La Hispano-Suiza (che in spagnolo significa "Ispano-Svizzera") è stata una delle più note aziende automobilistiche spagnole, attiva in tale campo dal 1904 al 1938. Ha prodotto anche motori aeronautici, campo nel quale è ancora attiva. Il nome dell'azienda fu dovuto all'origine mista dell'azienda stessa, vedendo personalità spagnole tra i finanziatori e un ingegnere svizzero come mente operativa.

Storia Le origini

Nell'agosto del 1899, il giovane ventunenne svizzero Marc Birkigt, fresco di studi presso l'École des Arts et Metiers di Ginevra e con alle spalle già diverse esperienze nel campo della meccanica, avendo lavorato in madrepatria nel campo degli orologi, lasciò la patria natìa per dirigersi a Barcellona, dove avrebbe raggiunto due ex-compagni di studi, impegnati nella progettazione di un omnibus elettrico e per il cui progetto ricevettero il finanziamento da un uomo d'affari locale, Emilio de la Cuadra. In realtà, pur avendo raggiunto un buon risultato qualitativo per l'epoca, l'omnibus si rivelò un fiasco totale, anche nel momento in cui Marc Birkigt tentò di apportarvi migliorie, come ad esempio montandovi un motore a combustione interna atto all'azionamento del generatore (e di fatto realizzando una delle prime vetture ibride con range extender della storia, se non la prima in assoluto).

Ben presto Birkigt, che di fatto era la mente della piccola azienda, si orientò verso i motori a petrolio, ritenuti più idonei per un'autovettura. Sempre finanziato da Emilio de la Cuadra, progettò due autovetture ispirate alle contemporanee Panhard & Levassor: una di queste vetture montava un motore monocilindrico da 4,5 CV, mentre l'altra era equipaggiata con un bicilindrico da 7 CV. Entrambi questi motori montavano valvole di aspirazione a comando automatico e la trasmissione era a catena. Ma le vendite stentarono a decollare e alla fine del 1901, la piccola azienda De La Cuadra si trovò costretta a dichiarare fallimento.

La ex-azienda di Emilio de la Cuadra venne così rilevata da un altro imprenditore locale, José María Castro Fernández, il quale fondò la J. Castro, Sociedad en Comandita, Fábrica Hispano-Suiza de Automóviles. Da notare il nome Hispano-Suiza già contenuto nella ragione sociale, anche se le vetture prodotte in quel periodo verranno sempre identificate come vetture a marchio Castro. Nulla cambiò per Birkigt e per i suoi collaboratori, salvo l'arrivo di capitali freschi per poter proseguire con la progettazione di vetture. Fu così che fra il 1902 e il 1903 vennero progettate altre due vetture, questa volta ispirate alle Mercedes 35PS che in quel periodo stavano rivoluzionando il concetto di automobile. Uno di questi modelli montava un bicilindrico da 1885 cm³, mentre l'altro montava un quadricilindrico da 2545 cm³. Questi due modelli, caratterizzati fra l'altro dalla trasmissione a giunto cardanico, andarono ad occupare rispettivamente le fasce fiscali da 10 e da 14 CV. Erano più moderni e con maggiori potenzialità commerciali. Tuttavia, una serie di scioperi mise in serie difficoltà finanziarie l'azienda e già nel maggio del 1904, José María Castro Fernández decise di abbandonare la partecipazione all'attività.

Non tutto fu perduto, anzi: già il 14 giugno 1904 due nuovi finanziatori si offrirono di partecipare all'attività. Questi finanziatori furono Damià Mateu i Bisa e Francisco Seix, che assieme a Marc Birkigt diedero finalmente vita alla Sociedad Anonima La Hispano-Suiza, fàbrica des automoviles (sistema Birkigt). Mateu fu il presidente, Seix rivestì il ruolo di vice-presidente, mentre Birkigt conservò il ruolo di direttore tecnico già ottenuto in precedenza. Già dal nome della ragione sociale, questa nuova azienda parve stabilire dei punti fermi. Innanzitutto il marchio cambiò definitivamente in Hispano-Suiza, un nome preferito a Birkigt per la sua maggior musicalità e per la sua facilità ad essere ricordata a livello internazionale. In secondo luogo, ciò non significò un demerito per il giovane ingegnere svizzero, poiché l'azienda si trovò a sfruttare i numerosi brevetti depositati dallo stesso Birkigt, che quindi ottenne la corresponsione delle relative royalties per ogni vettura prodotta. E visto che da quel momento, gli affari per l'azienda di Barcellona parvero prendere una piega più promettente, col tempo Marc Birkigt, il cui nome figura comunque nella ragione sociale completa dell'azienda, riuscì in questo modo ad accumulare una cospicua fortuna.

I primi anni

La neonata azienda spagnola si dedicò immediatamente alla produzione di vetture di lusso, settore per il quale sarebbe rimasta famosa anche negli anni successivi alla sua chiusura, fino al giorno d'oggi. Tuttavia, mentre erano in fase di sviluppo i nuovi progetti, i primi mesi videro ancora la produzione della vecchia 14HP di origine Castro. La prima vettura prodotta con il nuovo marchio Hispano-Suiza fu la 20HP, una vettura di lusso tecnicamente impostata sulla base delle vecchie vetture De La Cuadra spinta da un motore a 4 cilindri da 3770 cm³. Un esemplare di tale vettura fu acquistato dal re di Spagna Alfonso XIII, appassionato di automobili e che diverrà uno dei migliori clienti dell'azienda di Barcellona. Solo questo aspetto costituirà un'enorme campagna pubblicitaria per la Hispano-Suiza. Assieme alla 20HP debuttò anche la 40HP con motore da 7433 cm³. Entrambi questi modelli furono presentati al Salone di Parigi del 1906, ma non avranno un seguito, non almeno nell'immediato. Intanto si pensò ad aprire nuovi siti produttivi in Francia e in Italia, più precisamente a Parigi e a Milano. La succursale parigina chiuderà entro breve tempo, mentre quella milanese rimarrà solo sulla carta. Da Milano, giungerà però un giovane meccanico e pilota italiano, ossia Paolo Zuccarelli, che nella sua breve esperienza alla Hispano-Suiza (passerà in seguito alla Peugeot) saprà imprimere alla produzione della casa spagnola una svolta evolutiva significativa sul piano tecnico.

Nel frattempo, Birgkit sperimentò anche le caratteristiche dei motori quadri, progettandone alcuni di cilindrate comprese fra i 5,4 e i 10,4 litri. Tali motori rimasero però solo allo stadio di prototipi e non raggiunsero mai la produzione e la loro applicazione su strada. In compenso, il Salone di Parigi del 1907 vide la presentazione della 60/75 HP equipaggiata con un enorme motore da 11,15 litri, il primo a 6 cilindri per la casa spagnola. Tale modello fu il primo esempio di Hispano-Suiza di gran lusso.Sempre nello stesso periodo videro la luce altri due modelli di fascia inferiore, tecnicamente derivati dalla 20HP del 1906 e con cilindrate di 2,6 e 4,1 litri. Questi modelli avrebbero fatto da base per i primi autocarri Hispano-Suiza. Questi primi modelli della produzione Hispano-Suiza erano caratterizzati da soluzioni tecniche come la struttura biblocco, la testata a T con valvole laterali, un carburatore progettato e realizzato direttamente da Marc Birkigt e l'accensione affidata ad un magnete Bosch ad alta tensione.

Nel 1909 la Hispano-Suiza cominciò a partecipare alle prime competizioni automobilistiche, agguantando nel 1910 la sua prima vittoria. Il 1911 fu anch'esso un anno importante per la casa barcellonese: Marc Birkigt, infatti, non aveva cessato per un istante di pensare ad impiantare in Francia una succursale della Hispano-Suiza, un sito produttivo in più. Avvalendosi della collaborazione del fidato Louis Pilleverdier, che si dimostrò in quegli anni anche un valente pilota e con cui Birgkit aveva già tentato nel 1906 di aprire una succursale a Parigi. Questa volta il tentativo ebbe maggior fortuna: individuato un capannone a Levallois, nel giro di pochi mesi esso venne allestito ed equipaggiato con tutti i macchinari necessari alla produzione. Tale stabilimento cominciò la sua attività nell'aprile del 1911. Già l'anno seguente, la produzione della succursale francese superò quella della sede spagnola. Ciò è il motivo per cui la Hispano-Suiza venga spesso considerata una casa franco-spagnola. Il 1911 fu anche l'anno della migrazione di alcuni valenti collaboratori della Hispano-Suiza alla Peugeot. Fra questi vi furono lo stesso Pilleverdier, ma anche Zuccarelli, la cui vittoria alla Coupe de l'Auto attirò l'interesse della casa del Leone Rampante.

E proprio a proposito della Coupe dell'Auto 1910, la vettura vincente in tale gara fece da base per la realizzazione di un nuovo modello stradale, battezzato Alfonso XIII, in onore del sovrano organizzatore. Tale modello consacrò la Hispano-Suiza come vera concorrente di marchi prestigiosi come la Rolls-Royce e la Isotta Fraschini. Nonostante il patriottismo ispanico trasudante già dal nome di questo modello, la sua produzione ebbe luogo a Levallois, mentre la presentazione si ebbe al Salone di Parigi assieme ai modelli 15/20 HP, con motore da 2,6 litri (già presente in listino da alcuni anni), e alla nuova 12/15 HP, con motore da 2,2 litri. Seguirono nel 1913 altri tre modelli con motori da 15, 18 e 30 CV fiscali, tutti caratterizzati per la prima volta dalla distribuzione ad asse a camme in testa.

In quel periodo immediatamente precedente lo scoppio della prima guerra mondiale i due stabilimenti di Barcellona e Levallois lavoravano a pieno regime e senza scompensi da una parte o dall'altra. Alcuni modelli vennero prodotti quasi esclusivamente in Francia, mentre la produzione di altri modelli veniva suddivisa fra l'uno e l'altro impianto. Altri modelli, come la nuova 8/10 HP lanciata nel 1914 e con motore da 1848 cm³, venivano prodotti esclusivamente in Spagna.

L'arrivo della Grande Guerra

Nel luglio del 1914 venne avviata l'attività di un nuovo stabilimento Hispano-Suiza, situato ancora in Francia, precisamente a Bois-Colombes. La necessità di tale stabilimento, che di fatto comportò la chiusura dell'impianto di Levallois, fu dettata dal fatto di dover trovare un sito più ampio con il quale ampliare il volume produttivo. Ma il mese di luglio del 1914 fu anche il mese in cui scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Per volontà del governo francese, lo stabilimento di Bois-Colombes venne affittato alla Gnome et Rhône per la produzione dei suoi motori aeronautici. Birkigt tornò in Spagna con la sua famiglia per dirigere la produzione dell'unico stabilimento rimasto saldamente in mano all'azienda spagnola, produzione che in ogni caso venne convertita alla causa bellica ed in particolare fu indirizzata anch'essa ai motori aeronautici. Birkigt, già proprietario dei diritti di numerosi brevetti da lui depositati negli anni passati e inerenti proprio i motori aeronautici, venne incaricato di progettare un motore aeronautico leggero ed efficiente: dopo due mesi di lavoro febbrile, venne sviluppato il motore 8, un V8 in lega leggera che verrà costruito in circa 50.000 esemplari. Negli anni a venire, la Hispano-Suiza diverrà rinomata anche nel campo dei motori aeronautici, conservando la sua ottima reputazione e proseguendo in tale campo industriale anche dopo la cessazione della produzione automobilistica. Durante la guerra venne aperto anche un altro stabilimento spagnolo situato a Guadalajara, che verrà invece destinato alla produzione di autocarri.

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