Mariano Comense (semplicemente Mariano fino al 1862; Mariàn in dialetto brianzolo, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia. Importante centro industriale brianzolo, ha una superficie territoriale con un'altimetria che varia dai s.l.m. ai s.l.m..
Geografia fisica Mariano si trova in una posizione strategica, al limite tra l'alta pianura e la collina comasca, tra il torrente Seveso e il fiume Lambro, a metà strada tra Como e Milano e nella parte settentrionale della Brianza. La città è attraversata da numerosi torrenti (il principale dei quali è il torrente Terrò), che tuttavia, a causa della siccità e dello sfruttamento sempre più intensivo delle falde acquifere da parte degli acquedotti della zona, sono andati con il tempo in secca per un lungo tratto. Nel territorio comunale sono presenti tre laghi tutti creati artificialmente: i primi due si trovano su uno dei colli di Mariano e risalgono alla fine del 1800, creati per contenere le acque utilizzate per l'irrigazione dei campi dalle cascine Belvedere e Mordina, e da quest'ultima prendono il nome. Questi due laghi fanno parte del parco della Brughiera Briantea: il più piccolo, ricchissimo di flora e fauna, è una delle riserve più ricche del territorio Comasco-Brianzolo; il più grande è percorso da una passeggiata sulle sue sponde ed è ammessa la pesca. Il terzo lago si trova nel parco dei Vivai.
Nel territorio boschivo tra Lentate, Novedrate, Meda, Seveso, Figino e Mariano sono presenti molte altre pozze d'acqua: la zoca dei Pirutit (nel territorio di Meda), il lago Azzurro (nel territorio di Lentate) e il laghetto dell'Imperatore (nel territorio di Novedrate).
La geologia del sottosuolo è di tipo fluvioglaciale recente con pietre e detriti alluvionali; verso nord invece presenta un terrazzamento argilloso-ferritico che in passato e nell'epoca romana ha fornito argilla per vasellame e laterizi. La vegetazione tipica della zona è la brughiera in concomitanza al bosco di latifoglie, che però è praticamente scomparsa in quanto rimpiazzata, a partire dalla fine dell'Ottocento, da piante non endemiche come l'acacia.
Origini del nome Sulle origini del nome "Mariano" sono state formulate diverse teorie: una prima è che derivi dal console romano Manlio Teodoro, che ha vissuto nella città; un'altra è che sia una latinizzazione dei toponimi liguri Marra o Marna, con il significato di terra ricca d’acqua o terra di confine. Altra ipotesi ancora è che discenda dalla radice "MAR", che in celtico significa palude. È ormai accertato che, prima di essere abitata, l’area di Mariano era una palude. Nel Medioevo, comunque, il comune era già chiamato Mariano.
Nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il toponimo compare nella forma Marliano.
L'aggettivo "Comense" è stato aggiunto nel 1863, dopo l'Unità, per differenziarla dagli omonimi nel resto d'Italia..
Storia Dalle origini all'Impero Romano I primi abitanti di Mariano molto probabilmente, anche se le prove sono esigue, furono uomini del paleolitico, fatto testimoniato dai rari ritrovamenti effettuati da un ricercatore locale, Renato Bellotti, che ha rinvenuto a nord della città frammenti di selce, alcune accette, punte di freccia e un lisciatoio in pietra levigata riconducibili all'VIII millennio a.C..
Successivamente si hanno tracce sporadiche di ritrovamenti risalenti all'età del rame e a quella del ferro che, correlati con quelli delle località vicine, permettono di ipotizzare una costante presenza umana nella zona. La città incominciò a suscitare interesse quando diversi gruppi di coloni si installarono nella zona, molto probabilmente perché fertile e riparata. I primi interventi effettuati dai coloni sono stati quelli di centuriazione e sono in parte visibili ancora oggi.; in seguito venne edificato un villaggio le cui tracce sono state trovate, sotto forma di mura perimetrali, in località Fontanone nel 1990, grazie alla costante attenzione di Bellotti che informò prontamente la sovraintendenza di Como. Lo scavo, condotto dall'associazione Unarlo di M. Marcias con la collaborazione di Paul Blockley della dottoressa Silvana Mauri, portò alla luce diversi muri di fondazione di edifici e numerosi ciottoli e vasi risalenti alla prima metà del I secolo a.C.
Sempre a quel periodo si fa risalire la necropoli di via Tommaso Grossi, una delle più grandi della Lombardia e forse uno dei più importanti ritrovamenti archeologici della zona, scoperta nel maggio del 1977 dai signori Alessandro e Mario Secchi in seguito a uno scavo stradale sotto la loro abitazione; essi, alla comparsa di una cassetta quadrangolare di terracotta, fermarono il manovratore della scavatrice e rinvennero nella stessa uno specchio d'argento e vari vasetti in vetro assieme alle ceneri del defunto. Resisi conto dell'importanza del ritrovamento informarono immediatamente la sovraintendenza archeologica della Regione Lombardia che, con due campagne di scavo, una nel 1977 e una nel 1978, rinvenne un numero complessivo di 130 tombe. Il sito rimase sotto osservazione e nel 1996, in seguito ad alcuni sondaggi, vennero rinvenute altre cinque sepolture. Successivamente, nel 1997, in seguito alla demolizione del capannone della ditta Giussani, vennero rinvenute 34 sepolture e, infine, nell'ultima campagna effettuata nel 1998, si concluse il lavoro di scavo con il rinvenimento di altre 54 sepolture e, a circa due metri di profondità, di un tratto intatto di strada lastricata con dei sassi bianchi rotondeggianti. Il numero complessivo delle sepolture ammonta a 220 e la grandissima quantità di oggetti rinvenuti ci restituisce un'immagine molto fiorente della Mariano del tempo, popolata da gente della fascia borghese e nobile e centro di importanti commerci e scambi..
In questa cittadina, inoltre, visse per molti anni Manlio Teodoro, importante consigliere dell'imperatore Teodosio I ma soprattutto console nell'anno 399, a cui oggi è dedicata la piazza centrale, dove trova ubicazione il municipio. I Romani, infatti, si insediarono a Mariano Comense nel secondo secolo dell'era cristiana, in una comunità di origine ligure-celtica dedita ad artigianato, agricoltura e allevamento. A prova di ciò, sono state rinvenute tracce di una necropoli romana nei pressi di Via Grandi e ben centoundici tombe risalenti al I secolo a.C., in ottimo stato di conservazione, lungo il corso della Roggia Borromea.
L'alto Medioevo La diffusione del cristianesimo, invece, avvenne solamente nel V secolo. Infatti, nel 386, Agostino d'Ippona, in un suo scritto, non accennò alla presenza di cristiani nei dintorni di Cassago Brianza, dove egli si trovava in quel momento. Tuttavia, nell'alto Medioevo, la diocesi di Milano venne suddivisa in 14 plebanie, tra le quali troviamo anche quella di Mariano., comprendente anche Cabiate, Carugo, Brenna, Arosio, Olgelasca, Inverigo, Gattedo, Paina e Bigoncio. Alla fine dell'età romana, dopo le invasioni barbariche, la storia del borgo si sviluppa attraverso l'età longobarda e franco-carolingia (VI secolo – X secolo), evolvendo la sua importanza fino ad arrivare a essere, nell'XI secolo, una delle più ricche pievi di tutta la Lombardia.
Al VII secolo risale una pergamena in cui la zona viene identificata con la dicitura fundus Marlianus.
Il basso Medioevo Nel basso Medioevo, la città era molto importante sia dal punto di vista religioso (contava ben ventiquattro chiese in tutta la pieve), sia da quello politico e civile. Non per altro il borgo di Mariano, circondato da un profondo fossato, possedeva anche un castello, oggi distrutto, ed era a capo di una pieve dello Stato milanese. Inoltre, in epoca comunale, le città di Mariano e di Cantù furono alleate di Milano dapprima nella guerra contro Como (1118-1127) - durante la quale la città venne saccheggiata dai comaschi. ma anche attaccata dai milanesi, a causa di un cambio di parte - e poi nella guerra contro l'imperatore Federico Barbarossa condotta dalla Lega Lombarda. In questo periodo, grazie alla nascita di un importante mercato, il borgo conosce anche un periodo di fioritura economica.
Nel 1460 Francesco Sforza concesse ai marianesi la facoltà di tenere un mercato ogni mercoledì.
A partire dai secoli XIV e XV il borgo seguì le vicende del Ducato di Milano. Dopo essere stato un possedimento visconteo fino al 1447, nel 1450 Mariano e la sua pieve furono affidati alla famiglia Marliani, fino a quando, nel 1476, il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza infeudò il territorio marianese alla favorita Lucia Marliani, che in seguito lo fece ereditare ai suoi figli. Nel XVI secolo ci fu dapprima una breve parentesi in cui la giurisdizione della pieve di Mariano passò nelle mani dei Giussani (1538), mentre il borgo finì in quelle dei Tolentino e dei Taverna. Si deve proprio a un Taverna (Francesco) la concessione, da parte di Carlo V d'Asburgo, di riprendere il mercato del mercoledì a partire dal 1543, dopo che lo stesso era stato sospeso a seguito a un periodo di stallo economico. Verso la fine dello stesso secolo, prima la pieve (1590) e poi anche il paese (1596) tornarono a costituire un feudo dei Marliani, che vi esercitarono i loro benefici feudali sul territorio marianese fin'oltre la fine del XVIII secolo. Durante il periodo della dominazione spagnola sul Ducato milanese, uno dei membri della famiglia Marliani, Giovanni, diventò ambasciatore del Re Filippo II di Spagna; tuttavia, in questo periodo la vita fu resa molto difficile dal malgoverno e da due epidemie di peste che uccisero moltissime persone, alla cui memoria sono stati eretti un lazzaretto ancora esistente e una croce in Piazza Roma. Inoltre, secondo il cronista trecentesco Galvano Fiamma, i Visconti, sovrani di Milano per un lungo periodo, trassero origine proprio da Mariano.
Dalla Lombardia austriaca al Regno Lombardo-Veneto Durante la dominazione austriaca, Mariano conobbe un periodo decisamente migliore, grazie a una serie di riforme che si rivelarono utili al paese, che divenne uno dei borghi principali del milanese, superiore anche a Cantù.
Da un punto di vista amministrativo, nel 1751 il comune di Mariano includeva anche i cassinaggi di Contina, Malpensata, Mordina, Mascellina, "Rogorina Sormani", Colombara, "Rogorina Ronzoni", Belvedere, "Castel Marino", Moriggiotto, Mosciellina, "De Pedroli", Pallazzetta, "Comun Borromeo" con Porada, "Comun Marliani con Sant’Alessandro e Catabrega, "Comun Casati e Consorti" con Sant’Alessandro, "Del Moiolo", "Della Vignazza" e del Cantalupo. Il "Comun Borromeo", il "Comun Marliani" e il "Comun Casati e Consorti" costituivano tre "comunetti" dotati di proprio console e di proprio cancelliere. Tra il 1755 e il 1757 il comune di Mariano vide allargarsi ulteriormente i suoi confini per via dell'annessione della Cassina del Perticato.
Nel 1774 divenne sede di pretura e nel 1775 di cancellierato per volere dell'imperatore Giuseppe II. La giurisdizione della pretura si estendeva non solo alla pieve di Mariano ma anche alla Squadra di Nibionno e alle pievi di Agliate, Galliano, Incino e Seveso. L'amministrazione della giustizia, però, venne irrigidita tanto che Mariano divenne tristemente nota, insieme a Seregno, Meda e Paina, per il banditismo. In questo periodo, vennero edificate numerose ville signorili, tuttora esistenti.
Con l'instaurarsi della Repubblica Cisalpina, Mariano fu confermata centro di pretoria con giurisdizione su una cinquantina di comuni nonché capoluogo del Circondario II del Dipartimento del Lavoro.