Con l'espressione "filosofie femministe" si fa riferimento a diversi contributi alla filosofia moderna e alla filosofia contemporanea, promossi per lo più da parte di filosofe, che riguardano la costruzione della differenza naturale e socio-culturale dei sessi sia nel passato che nel presente e il loro conseguente impatto sulla filosofia, sull'arte, sulla scienza e sulla letteratura; o trattano della condizione delle donne in un mondo dominato dagli uomini, offrendo in tal senso modelli culturali di resistenza al fine di eliminare tale subordinazione«The fundamental distinction between feminist philosophy and mainstream philosophy is that feminist philosophy does not claim to search for knowledge for its own sake, but rather for the sake of a political goal: resistance to, and elimination of, the subordination of women.» Catherine Villanueva Gardner, Historical Dictionary of Feminist Philosophy, p. XXIII..

Fondamentale per questo ambito filosofico è lo studio critico delle nozioni storiche e filosofiche di "femminilità" e "mascolinità".

Storia del pensiero femminista Precedenti del pensiero femminista

L'umanista francese di origini italiane Christine de Pizan (1365-1430) è generalmente considerata una femminista ante litteramCfr. a titolo esemplificativo: . La de Pizan denuncia infatti, nelle sue opere, la misoginia del suo ambiente sociale. Nel 1402 la de Pizan si inserisce nella Querelle du Roman de la Rose avviata da un trattato di Jean de Montreuil, poi andato perduto, il quale difendeva il Roman de la Rose opera di Jean de Meun. Per la de Pizan, letterata appartenente all'ambiente della Corte francese, così come per Jean Gerson, cancelliere dell’università di Parigi, l'opera di Jean de Meun non è altro che uno scritto osceno, immorale e misogino. A tal proposito la de Pizan compone Le dit de la Rose, una poesia che richiama un sogno dell'autrice dove affronta gli aspetti misogini del Roman de la Rose, invocando la fondazione di un ordine di cavalieri in difesa dellhonneur féminin (Ordine della Rosa). Nel 1404 pubblica Il libro di tre virtù in materia di istruzione delle donne (Le Livre des trois vertus à l'enseignement des dames) con lo scopo di educare le donne "di tutti gli stati". Poco tempo dopo, nel 1405, segue il libro La città delle dame (La Cité des dames), in cui descrive l'utopia della fondazione di una città in cui le donne possono trovare un rifugio sicuro.

La filosofa inglese Mary Astell (1666 - 1731) ha denunciato l'oppressione delle donne e criticato il matrimonio "forzato" allora in voga. Di questa autrice è celebre la domanda:

Tale domanda riprende molto probabilmente il Secondo trattato sul governo (Second Tract of Government, 1662) di John Locke dove in numerose sezioni (cfr. ad esempio, 4, 22, 87, 95 e 113) viene ripetutamente asserito che "tutti gli uomini sono nati liberi"..

Mary Wollstonecraft e la nascita del pensiero femminista

Le origini del pensiero femminista moderno vengono generalmente fatte risalire all'opera della filosofa britannica Mary Wollstonecraft. (1759-1797). Nata in una famiglia che soffriva di gravi difficoltà economiche, la Wollstonecraft riesce comunque a studiare, cercando in questo modo di rendersi indipendente. Il suo scopo iniziale è quello di creare una scuola dedicata alle sole ragazze, iniziativa che tuttavia fallisce. L'incontro con l'editore londinese Joseph Johnson le consente, nel 1787, di dare alle stampe la sua prima opera Thoughts on the Education of Daughters (Pensieri sulla educazione delle ragazze).

È il periodo della "Rivoluzione francese", avvenimento che anima i dibattiti culturali e politici dei salotti inglesi. Il 4 novembre 1789 il reverendo inglese Richard Price pubblica un sermone, On the Love of Our Country, in difesa dei principi liberali propugnati dai rivoluzionari francesi. Un anno dopo, il 1º novembre 1790, il filosofo Edmund Burke dà alle stampe Reflections on the revolution in France dove, rispondendo al sermone di Price, critica duramente invece tali principi.

Wollstonecraft si inserisce direttamente in questo dibattito, pubblicando due settimane dopo l'uscita del duro pamphlet di Burke, A Vindication of the Rights of Men, dove polemizza con il filosofo inglese per essersi preoccupato e commosso di fronte all'amaro destino della regina Maria Antonietta (1755-1793), ignorando quello ben più grave delle donne sfruttate.

Nel 1792 la Wollstonecraft pubblica la sua opera più importante, A Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna) dove già delinea il futuro pensiero femminista:

Tale opera viene diffusa, nello stesso anno, anche negli Stati Uniti e in Francia. L'opera della Wollstonecraft è rivolta a un pubblico prevalentemente femminile della classe colta e di tendenza liberale, a costoro la filosofa britannica indirizza la sua denuncia.

Olympe de Gouges e la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne del 1791

La filosofa Wollstonecraft si trasferisce in Francia alla fine dello stesso anno. La sua permanenza sul suolo francese è di due anni ma non abbiamo contezza se abbia o meno lì incontrato delle donne repubblicane., come Marie Gouze, meglio conosciuta con il nome d'arte Olympe de Gouges (1748-1793), la drammaturga e scrittrice rivoluzionaria francese compilatrice, nel 1791, della Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina), sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 nel cui preambolo viene affermato:

Marie Gouze è una attivista per i diritti delle donne nel secolo dei lumi. Arrivata a Parigi da un piccolo paese, diventa, da autodidatta, una conoscitrice della lingua e della cultura francese. Nel 1786, usando uno pseudonimo, indirizza a sé stessa, un romanzo epistolare contro la discriminazione delle madri di figli illegittimi. Ha propugnato l'introduzione di una legge sul divorzio e un contratto firmato tra concubini. Ha sostenuto, inoltre, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.

Harriet Hardy Taylor e John Stuart Mill: il femminismo liberale

Il confronto sul riformismo politico, bloccatosi in Inghilterra a partire dal 1794 a seguito delle guerre contro la Francia rivoluzionaria, e quindi napoleonica, riprende a partire dalla prima metà del XIX secolo. In questo contesto di dibattito e di riforme, che coinvolge ampie fasce di cittadini (si ricorda in tal senso il Reform Act del 1832), si incontrano, nel 1830, Harriet Hardy Taylor (1808-1858) e John Stuart Mill (1806-1873). Lei, una donna sposata, è già sensibile alle battaglie a favore della emancipazione femminile, lui è un attivista, fin dall'adolescenza, per i diritti civili, compresi quelli delle donne, per i quali era già stato interessato da procedimenti di polizia per aver promosso, e quindi diffuso, l'uso delle spugne vaginali (sistemi contraccettivi) fra le operaie. Hardy Taylor e Stuart Mill si sposeranno nel 1849 dopo la scomparsa del marito di lei. Lo scopo delle loro battaglie, e delle loro opere, è quello di portare a compimento l'iniziativa avviata da Mary Wollstonecraft: il superamento del pregiudizio, largamente diffuso all'epoca in tutte le classi sociali, sulla "inferiorità della donna". A tal proposito vanno sostanzialmente segnalate due opere critiche di questi autori: The Enfranchisement of Women del 1851 (L'emancipazione delle donne; attribuibile alla Hardy Taylor). e The Subjection of Women del 1869 (L'asservimento delle donne, firmata dal solo Stuart Mill in quanto, peraltro, la Hardy Taylor era scomparsa undici anni prima).

A tal proposito, nota Franco Restainocfr. Restaino, p. 11, anche se i due compagni di battaglie sui diritti delle donne fondano la loro critica sulla lettura liberale e illuministica per cui ogni essere umano è per natura propria autonomo e morale, e quindi va lasciato libero di esercitare i propri diritti, si marca tra i due una decisiva differenza sul ruolo ultimo della donna. Se infatti si attribuisce la stesura del testo The Enfranchisement of Women principalmente alla Hardy TaylorIl testo apparve nel 1851 firmato dal solo Stuart Mill il quale, tuttavia, nel 1859 dichiarerà che l'autrice del testo era in realtà la Hardy Taylor), qui la donna viene invitata a intraprendere le qualsivoglia attività umane ivi comprese quelle imprenditoriali, nel The Subjection of Women di Stuart Mill, la donna è invece invitata a svolgere primariamente quel ruolo specifico che la natura le avrebbe assegnato, ovvero quello di "garante della famiglia" e di "custode dei figli", anche se il filosofo inglese riconosce uguali diritti politici e civili ad ambedue i sessi, condividendo insieme medesime capacità razionali e morali.

Nonostante questa diversità Stuart Mill resta il primo filosofo maschio ad evidenziare come, se da una parte l'asservimento storico delle donne conserva dei punti comuni con la schiavitù, un elemento differenzia le due tipologie di sottomissione: alcuni uomini possono risultare schiavi di altri, mentre tutte le donne, nel privato della famiglia, sono schiave degli uomini in virtù della loro soggezione storica fondata su ragioni "affettive":

La subordinazione della donna all'uomo presente ancora nel mondo moderno, ovvero in un mondo che altrimenti predica l'uguaglianza dei diritti fondamentali di ciascun essere umano, si presenta quindi agli occhi di Stuart Mill come lo scandalo principale.:

Elizabeth Cady Stanton e la Dichiarazione dei Sentimenti del 1848

Formazione Dopo l'introduzione parziale del suffragio universale il movimento delle donne entra in una fase di stagnazione. Elisabeth Selbert, politica e avvocata tedesca, una delle quattro donne che partecipa alla scrittura della Costituzione della Repubblica federale di Germania, ha il merito dell'inclusione del diritto di uguaglianza nella parte sui diritti fondamentali della Costituzione tedesca. Lo sviluppo economico ha portato alla "seconda ondata" del movimento delle donne, alla fine degli anni sessanta. Le filosofie femministe emergono dallo sforzo di estendere la teorizzazione e la scientifizzazione della critica delle condizioni patriarcali.

Temi del pensiero femminista Le questioni della filosofia femminista comprendono non solo l'integrazione dei punti di vista femminili, delle esperienze nella filosofia e la divulgazione della misoginia e della discriminazione nella storia della filosofia, ma rappresentano l'intera auto-comprensione della filosofia come scienza di genere neutro, oggettiva e universale.

Filosofia politica femminista Nella teoria politica, sono state esaminate la struttura dello spazio in una sfera domestico-familiare e una sfera pubblica-politica, che sono rispettivamente associati con "la femminilità" e "mascolinità", e le sue conseguenze per la concezione della politica come dominio maschile e le relazioni tra le nozioni correlate alla "femminilità" e il potere.

Etica femminista L'etica femminista chiede di assumere modelli di azione tipicamente femminili per quanto riguarda le differenze specifiche tra un maschio ed una femmina.

Epistemologia femminista e la filosofia femminista della scienza L'epistemologia femminista e la filosofia femminista della scienza costituiscono due ambiti d'indagine interconnessi, sviluppatisi a partire dagli anni Settanta e Ottanta del Novecento per analizzare il ruolo del genere e dei contesti sociali nella produzione del sapere. Mentre l'epistemologia femminista affronta i nodi generali della teoria della conoscenza ridefinendo i concetti di oggettività, soggetto conoscente e giustificazione teorica, la filosofia femminista della scienza esamina in modo specifico la pratica scientifica, i metodi d'indagine, il ruolo dei valori culturali nella validazione delle ipotesi e l'impatto dei modelli androcentrici nelle discipline naturali e sociali.