I boschi xerofili montani del Sahara occidentale sono un'ecoregione terrestre dell'ecozona paleartica appartenente al bioma dei deserti e arbusteti xerici. Identificata dal WWF con il codice PA1332, comprende una serie discontinua di altopiani e massicci montuosi che emergono dalle pianure desertiche del Sahara occidentale e centrale, formando vere e proprie isole climatiche e biologiche caratterizzate da temperature leggermente inferiori e da una maggiore disponibilità d'acqua rispetto alle regioni circostanti. L'ecoregione interessa Algeria, Niger, Mali, Mauritania e marginalmente Libia e occupa complessivamente circa 258.000 km².

Territorio

L'ecoregione è costituita da diversi nuclei montani separati dalle vastissime distese iperaride del Sahara. Il settore maggiore comprende il massiccio dell'Ahaggar e il Tassili n'Ajjer nell'Algeria meridionale, con propaggini verso Libia e Niger. Più a sud e a ovest appartengono all'ecoregione il massiccio dell'Aïr nel Niger settentrionale, l'Adrar degli Ifoghas tra Mali e Algeria e alcuni rilievi dell'Adrar mauritano. La delimitazione comprende prevalentemente le zone poste sopra i 1.000 m nell'Ahaggar e nel Tassili e sopra circa 500 m nei massicci più meridionali.

I rilievi presentano origini geologiche differenti. L'Ahaggar e l'Aïr comprendono estesi complessi vulcanici, mentre il Tassili n'Ajjer è formato soprattutto da arenarie, scolpite dall'erosione in gole, archi, pinnacoli e spettacolari «foreste di roccia». Il Tassili occupa circa 72.000 km² nell'Algeria sud-orientale ed è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio mondiale per il suo eccezionale valore sia geologico sia archeologico.

Il Tibesti, altro grande rifugio montano del Sahara, appartiene invece all'ecoregione distinta dei boschi xerofili montani del Tibesti e del Jebel Uweinat.

L'altitudine rende il clima meno estremo di quello delle pianure desertiche circostanti, pur mantenendo condizioni fortemente aride. Le precipitazioni sono scarse, estremamente irregolari e spesso concentrate in episodi temporaleschi; nelle zone elevate, tuttavia, sono relativamente più frequenti e alimentano torrenti temporanei, sorgenti e guelta, pozze permanenti o semipermanenti incassate nelle gole. Questi piccoli ambienti umidi costituiscono rifugi fondamentali per piante e animali.

Le escursioni termiche giornaliere possono superare i 20 °C. Durante l'inverno le giornate possono essere relativamente miti, mentre di notte sono possibili gelate, soprattutto alle quote maggiori; le estati rimangono molto calde, anche se generalmente meno torride rispetto alle pianure sahariane sottostanti.

Flora

La vegetazione è rada e fortemente condizionata dall'altitudine, dall'esposizione, dalla natura del substrato e soprattutto dalla disponibilità locale di acqua. Il paesaggio prevalente è costituito da boscaglie e arbusteti xerofili, intervallati da superfici rocciose o quasi prive di vegetazione. Nei wadi, presso le sorgenti e attorno alle guelta possono invece svilupparsi comunità vegetali relativamente ricche.

Uno degli aspetti biogeografici più caratteristici dell'ecoregione è la presenza di relitti della flora saharo-mediterranea, sopravvissuti sui massicci montuosi dopo la progressiva aridificazione del Sahara durante l'Olocene. Fra questi figurano l'olivo di Laperrine (Olea europaea subsp. laperrinei) e il mirto del Sahara (Myrtus nivellei), che persistono soprattutto nelle vallate rocciose, presso le guelta e in altri microhabitat relativamente umidi. L'olivo di Laperrine è distribuito in diversi massicci sahariani, mentre Myrtus nivellei è caratteristico soprattutto delle montagne del Sahara centrale.

La specie più straordinaria è probabilmente il cipresso del Sahara (Cupressus dupreziana), conifera endemica del Tassili n'Ajjer e classificata come in pericolo. La popolazione naturale superstite è ridotta a circa 233 alberi, concentrati soprattutto nell'area di Tamrit. Molti esemplari sono estremamente vecchi e la rigenerazione spontanea è quasi assente, nonostante gli alberi producano ancora semi fertili. Programmi di propagazione in vivaio hanno tuttavia dimostrato che la specie può germinare e crescere con successo fuori dai popolamenti relitti.

Altri elementi vegetali comprendono Zaleya pentandra, Lupinus tassilicus, Convolvulus fatmensis, Silene lynesii, Ficus ingens e Anticharis glandulosa. Tra gli alberi e arbusti delle vallate figurano inoltre Senegalia laeta e Vachellia nilotica.

La flora dei massicci sahariani comprende elementi di diversa origine biogeografica: accanto alle specie mediterranee sopravvivono componenti sahariane, saheliane, subsahariane e arabo-africane. Questa compresenza testimonia le profonde oscillazioni climatiche che hanno interessato il Sahara durante il Quaternario.

Fauna

I massicci montuosi costituiscono importanti rifugi faunistici all'interno del Sahara. Le sorgenti, le guelta, le gole e le vallate vegetate offrono acqua e riparo permanenti o stagionali e consentono la sopravvivenza di animali che nelle pianure circostanti sono molto più rari. Il massiccio dell'Aïr, in particolare, costituisce anche un'importante zona di transito per numerosi uccelli migratori paleartici e afrotropicali.

Fra gli ungulati più caratteristici figura la gazzella dorcade (Gazella dorcas), ancora presente in varie zone dell'ecoregione. Molto più rara è la gazzella dama (Nanger dama), oggi ridotta a pochissime popolazioni frammentate nel Sahara e nel Sahel e ancora presente nel Niger settentrionale. La gazzella dalle corna sottili (Gazella leptoceros) è anch'essa associata agli ambienti desertici e semidesertici della regione.

L'ammotrago (Ammotragus lervia) è uno dei grandi mammiferi meglio adattati agli ambienti rocciosi dei massicci sahariani e sopravvive soprattutto nelle montagne più impervie. Tra i carnivori figurano il caracal (Caracal caracal), il fennec (Vulpes zerda), il lupo africano (Canis lupaster) e varie piccole volpi desertiche.

Particolarmente importante è il ghepardo (Acinonyx jubatus). Le popolazioni sahariane nord-occidentali sono estremamente rare e frammentate. Nell'Ahaggar la presenza della specie è stata confermata nel 2020 da una campagna di fototrappolaggio condotta nell'Atakor.

L'addax (Addax nasomaculatus), un tempo diffuso in gran parte del Sahara, è ormai scomparso da gran parte del suo areale storico e non mantiene popolazioni stabili conosciute nei principali massicci dell'ecoregione. L'orice dalle corna a scimitarra (Oryx dammah) scomparve dalla regione nel corso del XX secolo. Programmi di reintroduzione condotti in Ciad hanno successivamente consentito la formazione di una nuova popolazione libera e la specie è oggi classificata come in pericolo.

Tra i mammiferi rupicoli figurano la procavia del Capo (Procavia capensis) e il gundi Ctenodactylus vali. È inoltre presente il piccolo gliride Graphiurus kelleni, dalla distribuzione più ampia nell'Africa subsahariana.

L'avifauna comprende sia specie residenti sia migratori transahariani. Gole, guelta e zone umide montane possono essere utilizzate durante la migrazione da cicogne, aironi, rapaci e passeriformi. Tra le specie residenti o nidificanti negli ambienti più favorevoli figurano la gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), la folaga (Fulica atra) e popolazioni sahariane della pernice sarda (Alectoris barbara). Il massiccio dell'Aïr rappresenta inoltre un importante rifugio e corridoio migratorio per numerose specie di uccelli.

L'erpetofauna comprende numerose specie adattate all'aridità. Fra i serpenti figurano Telescopus obtusus, Psammophis sibilans ed Echis leucogaster. Fra gli anfibi capaci di sfruttare le rare raccolte d'acqua figura il rospo verde nordafricano (Bufotes boulengeri). Le guelta ospitano inoltre una fauna acquatica e semiacquatica insolitamente ricca per il Sahara e rappresentano piccoli rifugi biogeografici di notevole interesse.

Popolazione La densità umana è generalmente molto bassa, inferiore a cinque abitanti per km² nella maggior parte dell'ecoregione. Gli insediamenti permanenti sono concentrati soprattutto presso oasi, vallate e punti d'acqua, mentre vaste aree montuose sono quasi disabitate. Una parte della popolazione mantiene forme di allevamento pastorale nomade o seminomade, sebbene la sedentarizzazione sia aumentata nel corso del XX e XXI secolo.

La presenza umana nei massicci sahariani è tuttavia antichissima. Le migliaia di incisioni e pitture rupestri del Tassili n'Ajjer documentano non soltanto l'evoluzione delle società umane, ma anche i grandi cambiamenti climatici e faunistici che trasformarono progressivamente una regione un tempo molto più umida nell'attuale Sahara.

Conservazione

I boschi xerofili montani del Sahara occidentale conservano vaste superfici di habitat poco trasformato grazie soprattutto alla bassissima densità umana, all'inaccessibilità di molte zone e alla ridotta conversione agricola del territorio. Una valutazione del 2017 stimava che circa 107.600 km², equivalenti a circa il 42% dell'ecoregione, ricadessero all'interno di aree protette.

La vegetazione naturale si conserva su superfici molto vaste, ma la composizione e la biomassa delle comunità vegetali sono state modificate localmente da secoli di pascolo e raccolta di legna. I popolamenti relitti di specie come Cupressus dupreziana, Olea europaea subsp. laperrinei e Myrtus nivellei sono inoltre estremamente vulnerabili alla siccità, al cambiamento climatico, al pascolo e alla scarsa rigenerazione.

Ancora più profonda è stata la trasformazione della fauna. La caccia e il bracconaggio hanno provocato la scomparsa locale di grandi ungulati e la drastica riduzione di gazzelle, ammotrago e grandi carnivori. Gli habitat montani possono quindi apparire fisicamente relativamente integri pur avendo perduto una parte considerevole della loro fauna originaria.

Tra le principali aree protette figura il Tassili n'Ajjer, iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1982 e caratterizzato da un eccezionale patrimonio naturale, geologico e archeologico. Nell'Ahaggar una parte significativa degli habitat montani è compresa nel sistema dei parchi culturali algerini, nel quale vengono svolti anche programmi di monitoraggio della fauna.

Nel Niger, le riserve naturali dell'Aïr e del Ténéré coprono circa 7,74 milioni di ettari e rappresentano uno degli ultimi grandi rifugi della fauna saharo-saheliana. L'area comprende massicci montuosi, gole, pianure desertiche, dune e punti d'acqua e ospita ancora importanti popolazioni di ungulati deserticoli. La riserva è iscritta nella Lista del Patrimonio mondiale in pericolo dal 1992.

Le priorità di conservazione comprendono la lotta al bracconaggio, la protezione delle guelta e degli altri punti d'acqua permanenti, la tutela delle popolazioni relitte di alberi saharo-mediterranei, il controllo del pascolo nelle aree più sensibili e il monitoraggio delle popolazioni residue di grandi mammiferi. Particolare importanza riveste il mantenimento dei diversi massicci come rifugi bioclimatici, poiché l'isolamento di queste «isole» montane rende molte delle loro popolazioni vegetali e animali particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici e alle estinzioni locali.

Note

Voci correlate Lista delle ecoregioni terrestri

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