Origine Giacomo era figlio del re d'Aragona e conte di Barcellona, Gerona, Osona, Besalú, Cerdagna e di Rossiglione, Pietro II il Cattolico e della signora di Montpellier, Maria, sia secondo la Cronaca piniatenseLa Cronaca piniatense è una cronaca storiografica, voluta dal re d'Aragona, Pietro IV, del regno di Aragona, dalle sue origini comitali sino alla Corona d'Aragona (1336, morte di Alfonso IV di Aragona), che secondo Alberico delle Tre Fontane. Secondo il Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia e per la Gran enciclopedia catalana Maria era figlia del signore di Montpellier Guglielmo VIII e di Eudocia Comnena, figlia dell'imperatore Manuele Comneno,, quindi nipote dell'imperatore di Costantinopoli come confermano anche la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium e la Cronaca Piniatense, Secondo le "Corónicas" NavarrasLe Crónicas navarras sono un insieme di narrazioni storiche, scritte in parte in latino e in parte in una lingua romanza, aragonese, inerente alla regione navarro-aragonese, a partire dal primo secolo, sino al 1186; le cronache sono divise in 6 parti, la prima riguarda i re di Aragona dal regno di Ramiro I di Aragona a quello di Alfonso il Casto o il Trovatore, mentre la seconda è dedicata alla dinastia di Rodrigo Diaz (el Cid), Pietro era figlio di Alfonso II (detto il Casto), re d'Aragona e conte di Barcellona, Gerona, Osona, Besalú, Cerdagna e di Rossiglione, e di Sancha di Castiglia (1154-1208).

Biografia Sia secondo il Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia, che La web de las biografias e la Gran enciclopedia catalana Giacomo nacque a Montpellier tra il 1° e il 2 febbraio 1208. Secondo una leggenda riportata dalla Gran enciclopedia catalana sua madre, Maria, per poter restare incinta dovette introdursi, nell'oscurità, nel letto del marito, al posto di una sua amante; ed il frutto di questo incontro fu la nascita del principe Giacomo. Suo padre, Pietro, visse sempre lontano dal figlio.

Nel 1209 suo padre Pietro II era entrato in possesso della contea di Urgell, dopo la morte del conte Ermengol VIII di Urgell (1158-1209) senza eredi maschi, a nome di Giacomo, fidanzato con la figlia di Ermengol, la contessa d'Urgell, Aurembiaix di Urgell, come riporta Salazar y Acha, nel suo La casa del Rey de Castilla y León en la Edad Media (non consultato). Il fidanzamento venne annullato, nel 1212, quando Aurembiaix sposò Álvaro Pérez de Castro, figlio di Pedro Fernández de Castro el Castellano, signore della Casa di Castro. Aurembiaix de Urgell (1192/1196-1231), dopo la separazione da Alvaro (1228), fece un accordo di concubinaggio con Giacomo I per poter assicurare un erede alla contea di Urgell, e, nel 1229 sposò in seconde nozze Pietro del Portogallo, come riportato nel documento delle Pruebas de la historia de la Casa de Lara.

All'età di tre anni, Giacomo fu allontanato dalla madre e, in quanto promesso ad una di lui figlia, consegnato a Simone di Montfort, che governava Carcassonne.

All'età di circa cinque anni, Giacomo rimase orfano di entrambi i genitori: sua madre, Maria, si era recata a Roma per opporsi alla richiesta di divorzio presentata da suo padre, Pietro II, e, poco dopo aver ottenuto da papa Innocenzo III il rifiuto a concedere il divorzio, il 21 aprile del 1213 morì e fu inumata nella cappella di santa Petronilla (in seguito distrutta) in San Pietro a Roma. suo padre, Pietro II, dopo che la (crociata albigese), indetta dal papa Innocenzo III nell'agosto del 1209, aveva ripreso vigore, si schierò apertamente con il conte di Tolosa, Raimondo VI e affrontò i crociati, nel tentativo di conquistare il paese di Muret, dove però morì, il 14 settembre 1213, durante la battaglia che si accese a seguito della controffensiva delle truppe francesi comandate da Simone IV di Montfort, Conte di LeicesterE.F. Jacob, Innocenzo III, vol. V, 1999, pagg. 34 e 35; la morte di Pietro II viene riportata anche dagli Annales Compostellani (Petrus Rex Aragoniæ fuit interfectus a Gallis apud Castrum quod dicitur Muret, II Idus Septembris Era MCCLI).

Giovinezza e inizio del Regno Dopo la morte del padre, Giacomo, che era a Carcassonne, venne trattenuto nella contea occitana (di fatto Giacomo era prigioniero) da Simone IV di Montfort, leader della crociata contro i Catari e nemico giurato degli Occitani. Giacomo venne riconsegnato agli Aragonesi, nel 1214, solo dopo varie pressioni del papa Innocenzo III. Rientrato in Aragona, Giacomo, come da espresso desiderio della madre, rimase sotto la tutela dei Cavalieri templari, il cui gran Maestro era Guglielmo di Montredò, nel castello di Monzón, ed ebbe come reggente il Conte di Rossiglione, Sancho Raimúndez, prozio di Giacomo e figlio del Conte di Barcellona, Ramón Berenguer IV.

Aveva ereditato la Signoria di Montpellier alla morte della madre e a sei anni prestò giuramento alla Corte di Lleida nel 1214. Nel settembre del 1218 si celebrò per la prima volta a Lleida una Corte Generale tra Aragonesi e Catalani, nella quale venne dichiarato già maggiorenne, e la partenza del reggente, Sancho Raimúndez, per la sua terra stimolò Giacomo, che aveva un partito che lo sosteneva, a regnare sul regno d'Aragona, che era diviso e governato dall'indisciplina feudale, e nel mezzo di queste lotte egli fu coinvolto per diversi anni: dal 1216 al 1227Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248) in Storia del mondo medievale, vol. V, pag. 887).

Il 6 febbraio del 1221, ad Ágreda (Soria), si era sposato con Eleonora di Castiglia (1202-1244), figlia del re di Castiglia Alfonso VIII e di Eleonora Plantageneta (seconda figlia femmina legittima di Enrico II Plantageneto re d'Inghilterra e della duchessa Eleonora d'Aquitania), quindi sorella di Berenguela e zia di Ferdinando III di Castiglia. Il matrimonio fu annullato, nel 1229, per consanguineità.

Durante i primi quindici anni del suo regno, turbato dalle mire ambiziose di molti nobili (desiderosi di affermare la propria indipendenza) e di membri della famiglia reale (desiderosi di impadronirsi della corona), Giacomo combatté diverse lotte contro la nobiltà aragonese che lo fece addirittura prigioniero nel 1224. Nel 1227 affrontò una nuova rivolta nobiliare degli Aragonesi, diretta contro l'infante Ferdinando (o Ferrante, che si ritirò nel Monastero di Santa Maria di Poblet), zio del re, che finì grazie all'intervento del papa attraverso l'arcivescovo di Tortosa, con la firma del concordato di Alcalá nel marzo del 1227. Questo trattato segnò il trionfo della monarchia sui nobili ribelli, dando la stabilità necessaria per cominciare le campagne contro i musulmani. Questa stabilità pose fine alle lotte intestine della nobiltà aragonese.

Nel 1231 Giacomo I firmò il trattato di Tudela con il re di Navarra, Sancho VII che prevedeva che colui che fosse sopravvissuto avrebbe occupato il regno dell'altro re. Ma quando, nel 1234, il re Sancho VII morì, Giacomo I non pretese l'applicazione del trattatoRafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pag. 891 e non avendo Sancho VII discendenti maschi legittimi, il regno venne assunto da Tebaldo I di Navarra, che era figlio di Bianca di Navarra, (sorella di Sancho VII) e di Tebaldo, conte di Champagne e BrieRafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pag. 893.

La Conquista di Maiorca Per porre fine alla minaccia dei pirati di Maiorca i mercanti di Barcellona, Tarragona e Tortosa chiesero aiuto a Giacomo I. In una riunione delle cortes a Barcellona nel dicembre del 1228 i catalani gli offrirono le proprie navi, mentre i nobili si accordarono per partecipare all'impresa in cambio di parte del bottino e dei domini territoriali da conquistare. In un'altra riunione a Lleida i nobili aragonesi accettarono le stesse condizioni, ma consigliarono al sovrano di dare la precedenza alla lotta contro i musulmani di Valencia, questo fece sì che la loro partecipazione alla battaglia contro i maiorchini non fosse significativaRafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pag. 889.

Alla campagna per la conquista di Maiorca partecipò così solo una piccola guarnigione di nobili aragonesi, l'impresa fu quindi merito principalmente dei catalani, che poi furono coloro che in maggioranza vi si sarebbero stabiliti. Nel 1229, le forze catalane partirono da Salou per andare contro le armate di Abū Yahya, il governatore almohade semi-indipendente dell'isola.

Le truppe aragonesi sbarcarono a Santa Ponsa e sconfissero i musulmani nella Battaglia di Portopi il 13 settembre 1229. L'isola venne conquistata in pochi mesi (Giacomo I entrò nella capitale dell'isola il 31 dicembre del 1229, dopo un prolungato assedio), solo un piccolo nucleo di resistenza musulmana permase fino al 1232. Le popolazioni musulmane dell'isola fuggirono in Africa o vennero fatti schiavi.

Dopo avere sterminato gli abitanti di Medina Mayurqa la quantità di cadaveri fu tale da produrre un'epidemia che dimezzò l'esercito di Giacomo I. Inoltre i nobili catalani tentarono di tenersi tutto il bottino, provocando una rivolta che indebolì ulteriormente il potere militare del sovrano aragonese. Il Regno di Maiorca venne annesso alla corona di Aragona sotto il nome di regnum Maioricarum et insulae adyacentes, ottenendo la carta di franchigia nel 1230, dopo avere deposto il wali Abu Yahya Hiqem.L'istituzione nel 1249 del comune di Maiorca (l'attuale Palma de Maiorca) contribuì all'istituzionalizzazione del regno.

La conquista di Minorca Il monarca aragonese si vide impossibilitato a conquistare Minorca a causa delle divisioni interne del suo esercito aragonese-catalano, per via del bottino e della riduzione delle sue forze armate. Il sovrano nonostante tutto riuscì a ottenere un vassallaggio su Minorca grazie al "Trattato di Capdepera", con il quale i musulmani minorchini accettarono la sua sovranità (1231). Dopo la morte di Giacomo I il governo vassallo di Minorca venne riunito sotto il regno di Maiorca. L'isola venne conquistata definitivamente solo dall'erede di Giacomo, Alfonso III di Aragona, dopo la capitolazione di Abū ‘Umar nel 1287.

La conquista delle isole Pitiuse, Ibiza e Formentera Le ultime isole del Mediterraneo a cedere alla sottomissione catalana furono Ibiza e Formentera, conquistate grazie al contributo determinante di Guglielmo de Montgrí, arcivescovo di Tarragona, di suo fratello Bernardo di Santa Eugenia e dell'aristocrazia catalana, che concluse l'impresa nel 1235.Nel 1236 le isole furono ripopolate da contadini provenienti dall'Empúries.

La conquista di Valencia La conquista di Valencia, a differenza di quella di Maiorca, venne compiuta con un'importante contingente di aragonesi. Nel 1231 Giacomo I si riunì, ad Alcañiz, con il nobile Blasco di Alagón e il maestro degli ospitalieri, Hugo de Folcalquer, per fissare un piano di conquista dei territori valenciani. Blasco raccomandò di assediare le città della piana ed evitare le città fortificate, tuttavia i primi luoghi a essere conquistati furono due avamposti arroccati fra le montagne. Il primo fu Morella, al nord di Castellón, conquistato da Blasco d'Alagon, nel 1232, che approfittò della debolezza del governo musulmano locale, mentre Giacomo I andò alla conquista del secondo, Ares, e da qui si recò a Morella, dove Blasco fece atto di sottomissione e ottenne la città come feudoRafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pagg. 889 e 890. Nel 1233 venne pianificata la campagna ad Alcañiz, che consistette in tre tappe: La prima tappa si diresse contro le terre di Castellón, con la presa di Burriana e di Peñíscola nel 1233;