Sant'Andrea Apostolo dello Ionio è un comune italiano di abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.
Geografia fisica Sant'Andrea è situato nella parte meridionale della provincia di Catanzaro.
I confini del comune di Sant'Andrea sono a nord con il fiume Alaca. ad est con il mar Ionio, a sud con il fiume Salùbro e ad ovest con i contrafforti dell'Appenino Calabro con i monti Lancina, Mancipa, Pecoraro. Il paese sorge sui colli di Maddalena, Lipontana e Cerasia.
Territorio Il territorio del paese, attualmente, parte dal livello del mare con Sant'Andrea Marina e arriva fino all'altitudine di 1.110
Sant'Andrea Superiore, all'altezza della Casa comunale, è posto a 330
Storia I territori dello Ionio nel periodo greco-romano e nell'alto medioevo Durante il periodo della Magna Grecia la regione era ricca e prospera. I Romani, sconfitto Pirro (275 a.C.), occuparono i territori ionici e questa occupazione segnò la decadenza economica degli stessi territori. Le popolazioni ioniche, quando Annibale scese in Italia (218 a.C.), si misero dalla parte del Cartaginese. I Romani, debellato il pericolo cartaginese, infierirono contro le popolazioni che avevano aiutato Annibale. Le terre, per la dispersione della popolazione e per le cattive condizioni economiche della stessa popolazione, divennero latifondi in mano alle grandi famiglie romane.
Durante il basso Impero fu costruito un castello, il Cocinto, a difesa delle invasioni barbariche. Non si sa per certo dove sorgesse il castello. Alcuni lo localizzano nell'antica Cecina, oggi Satriano, altri sulla punta di Stilo, per altri, infine, nell'odierna Sant'Andrea e sui resti del fortilizio romano sarebbe sorto il castello del XVI secolo.
Il latifondo, frattanto, con la sua economia fondata sullo sfruttamento del territorio, determinò, nel tempo, l'abbandono di molti villaggi da parte delle popolazioni locali e conseguentemente le terre finirono per essere progressivamente coperte di vegetazione spontanea. La zona tra i fiumi Alaca e Salubro fino al IX secolo si presentava, pertanto, incolta e selvatica. I monti erano ricoperti da foreste ricche di querce, faggi e altre piante selvatiche; le zone collinari verso la marina, invece, erano verdeggianti per piante arbustive come mirtilli, corbezzoli.
Nasce il paese La leggenda del pastore Adriano Si tramanda che il primo nucleo del paese risalirebbe intorno all'anno Mille e sarebbe nato attorno alla modesta abitazione di un mandriano, originario di Badolato, di nome Adriano. Notizie in parte storiche e in parte alterate unite ad invenzioni popolari fantastiche raccontano che il mandriano Adriano portasse il suo gregge al pascolo verso la zona dell'attuale paese. Quando in inverno era impossibilitato a tornare a Badolato per le inondazioni del fiume Salubro si fermava presso una capanna che si era costruito. La capanna sarebbe divenuta, in seguito, una modesta abitazione e attorno a questa abitazione sarebbero sorte altre case fino a formare un piccolo casale, il primo nucleo dell'odierna Sant'Andrea.
La realtà storica
I basiliani
In realtà nell'VIII secolo, in seguito alla persecuzione iconoclasta (Iconoclastia), molti monaci dell'ordine di San Basilio, diffuso nel Medio Oriente ed in Grecia, si rifugiarono in Sicilia. Per fuggire agli arabi che proprio nell'VIII secolo conquistarono l'isola, i basiliani furono costretti a passare in Calabria arrivando sulle colline dei litorali dello Ionio e del Tirreno. Nella zona ionica si ritirarono molti monaci basiliani e si insediarono a Monasterace, a Stilo e in diversi altri luoghi della zona ionica. Un piccolo gruppo si stabilì sul pendio di una collina fra i fiumi Alaca e Salubro come attestano alcuni ruderi di un cenobio basiliano e come possono testimoniare i ruderi della chiesetta di San Nicola e di alcune mura presso la Villa Condò.
I greco-ortodossi
Verso la fine del X secolo le scorrerie dei Saraceni e le incursioni normanne fecero fuggire le popolazioni dalla costa per rifugiarsi in luoghi più alti. La fondazione di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, secondo alcuni autori, dovrebbe risalire ad un periodo compreso tra il 981 e il 1010, ad opera di greco-bizantini che fuggivano da un casale e da un monastero posto nei pressi del fiume Assi, nel territorio di Monasterace, depredato dai Saraceni e raso al suolo dai Normanni. Il casale aveva nome Sant'Andrea Apostolo sull'Assi. I fuggiaschi, assieme ai basiliani del cenobio di San Nicola avrebbero fondato, così, il casale di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio. Il nuovo casale nasce come casale appartenente al territorio di Badolato.
Il Medioevo Nel 1044 giunsero in Calabria i Normanni e anche il territorio di Sant'Andrea passò sotto la loro dominazione, assieme al casale. Il territorio acquistò grande importanza quando vicino al casale di Sant'Andrea sorse la Grancia della Certosa di San Bruno. Nel periodo che va dall'anno Mille fino 1400 il territorio di sant'Andrea fu sotto il dominio dei Normanni e poi degli Svevi. Con la fine della casa Sveva nel 1266 seguì un lungo periodo durante il quale gli stati meridionali furono contesi, con alterne fortune da Angioini ed Aragonesi. Di grande importanza in questo lungo periodo saranno, per il territorio di Sant'Andrea, le vicende legate alla Grancia della Certosa di San Bruno.
La Grancia tra Certosini e Cistercensi
I Certosini di Serra San Bruno e la Grancia Nel 1156, Malgerio di Altavilla, figlio del normanno Ugone, dopo che i monaci Basiliani ebbero abbandonato il territorio di Sant'Andrea, concesse la chiesa di San Nicola, i relativi beni e il casale ai monaci certosini che vivevano nella Certosa fondata da San Bruno nella zona dell'attuale paese di Serra San Bruno. Nella donazione era compreso anche l'annesso casale di origine basiliana. Secondo altre fonti i Certosini avrebbero fondato, nel 1131, sul luogo del casale una “grancia” che nel tempo diverrà il palazzo Scoppa. Il termine “Grancia” indica “una dipendenza da una Certosa, con una o più una celle dove trovano alloggio uno o più monaci per curare i beni del Cenobio”. La Grancia sarebbe così diventata il centro della vita sociale del casale. Vicino alla grancia fu anche eretta la prima chiesa matrice di Sant'Andrea, dedicata a Santa Caterina di Alessandria d'Egitto.
I Cistercensi Nel 1192 i Certosini erano dilaniati da discordie interne. La Certosa aveva assunto una grande importanza economica considerata la sua vastità che aveva raggiunto i 3.000 ettari. L'importanza politico-economica della certosa aveva determinato, nel tempo, la conseguente perdita di valori morali da parte dei Certosini stessi, causando le discordie interne. Per questo motivo il papa tolse loro l'eremo di Serra San Bruno che passò ai Cistercensi insieme alle diverse grancie del territorio. Così la grancia di Sant'Andrea, nel 1193, divenne proprietà dei Cistercensi. Presso la grancia abitava il padre procuratore per la riscossione delle derrate e per la conduzione dei poderi.
Gli Angioini e il feudo ecclesiastico Nel XIII secolo, con la fine del regno degli Svevi, subentrarono gli Angioini che organizzarono il territorio secondo i principi feudali. Il territorio di Sant'Andrea rientrava nel feudo laico di Badolato, ma la grancia e i suoi poderi seguitarono ad appartenere al feudo ecclesiastico.
I Certosini I Cistercensi rimasero a Sant'Andrea fino al 1513, quando Leone X Medici restituì la Certosa di Serra San Bruno ai Certosini. I monaci Certosini, al loro ritorno, ampliarono la grancia di Sant'Andrea e a quel tempo risalgono il portone e il cortile attuali. I Certosini ebbero il possesso della grancia fino a qualche anno dopo il 1783, anno di un catastrofico terremoto. A causa del terremoto e delle vicende politiche la certosa finì per essere spogliata di tutti i suoi beni.
La soppressione della Certosa di San Bruno e la fine del feudo ecclesiastico Infine i Certosini perdettero tutti i loro possedimenti a Sant'Andrea nel 1808, quando Gioacchino Murat soppresse la Certosa di San Bruno. Infatti l'Impero napoleonico aveva decretato la fine di tutti i benefici e possedimenti ecclesiastici che venivano incamerati dallo Stato. Non toccarono, tuttavia, un'opera dei Certosini, il portale (e dunque l'edificio) di Palazzo Damiani, eretto nel 1554, in quanto lo stemma dei Conti Damiani era palesemente di matrice francese: il Sole, l'Armigere, il Leone, i Gigli di Francia. Da ricerche relative agli Angioini, effettuate in Francia, i Damiani sarebbero i loro discendenti diretti. Finiva così il feudo ecclesiastico.
Il periodo dal Quattrocento al Seicento Nel 1458 il paese di Sant'Andrea aveva circa 800 abitanti, tutti addetti all'agricoltura. Dal 1483 il feudo laico passò alla famiglia dei Toraldo, e quindi sotto la giurisdizione di Badolato, e durante il loro dominio fu alzato il castello sulle rovine del “castrum romanun”. A partire dai primi anni del Cinquecento, con il Regno di Napoli, e quindi anche il territorio di Sant'Andrea, era passato sotto il controllo della corona spagnola che vi istituì un Vicereame sotto i Gallelli di Badolato. Nel XVI secolo, le incursioni dei Turchi erano molto frequenti. Tuttavia i Turchi non si spinsero mai entro l'abitato che risultava molto ben protetto e ben difendibile, grazie alla sua struttura a fortilizio. Le marine, invece, erano indifese e i Turchi vi potevano imperversare bruciando messi e raccolti e catturando giovani uomini e giovani donne da vendere al mercato degli schiavi. Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Spagna, per far fronte a questa situazione, creò un sistema di castelli a difesa delle coste, utilizzando vecchie fortificazione o facendo costruire di nuove. Affidò, quindi, a al feudatario Toraldo di Ravaschiera la costruzione del castello, che avvenne, probabilmente, tra il 1532 e il 1537, data che si trova incisa su una pietra murata nella chiesa madre sorta sopra le rovine del castello. Il castello aveva forma quadrangolare con quattro torri (ne rimane una sola). Sul frontale del portone era lo stemma baronale che ora si vede su una parete del campanile della chiesa matrice. Ciò nonostante le incursioni piratesche continuarono per tutto il Seicento. Nel Seicento ha particolare rilevanza la famiglia Jannoni che possedeva (e tuttora possiede) un bel palazzo secentesco, ampliato poi nel Settecento e nell'Ottocento, al limitare del paese verso il Castello.
Il Settecento Nel maggio del 1734, il Regno di Napoli (e quindi anche il territorio di Sant'Andrea) passò sotto la dinastia dei Borbone con Carlo III. A Sant'Andrea nel XVIII secolo vivono importanti famiglie nobiliari, alcune legate alla corte spagnola, proprietarie di interessanti palazzi padronali. Diversi rappresentanti di queste famiglie furono impegnati in campo ecclesiale, altri eccelsero in campo culturale ed intellettuale, come, in particolare Saverio Mattei. Saverio Mattei in realtà era nato a Montepaone nel 1742, ma visse a Sant'Andrea per morire a Napoli nel 1795. Avvocato, scrittore di opere religiose e laiche, figura illustre nel campo musicale, ebbe rapporti epistolari con Metastasio ed altri uomini di cultura dell'epoca. Lavorò, ricoprendo importanti ruoli, nell'amministrazione del Regno di Napoli.
Nel Settecento le incursioni saracene diradarono fino a cessare.
Nel 1775, con decreto del re Ferdinando IV, che continuava l'opera di abolizione del feudalesimo iniziata dal padre Carlo III, si pose fine al feudo laico. Il popolo eresse, per gratitudine, una statua di ghisa nella piazza Malajra dove rimase fino al 1860, anno in cui fu deposta dai patrioti andreolesi e posta in una cantina.
L'Ottocento I Turchi Per un breve periodo, tra il 1800 e il 1805, i Turchi tornarono a minacciare le coste joniche, a causa delle incertezze e della confusione politiche. Le minacce cessarono con il consolidamento del Regno dei Borboni.