Biografia Enfant prodige e insegnante principesco Un enfant prodige, a cinque anni comincia a studiare violino con Giovanni Francesco Giuliani, in un percorso che durerà 9 anni, mentre nulla si sa della sua formazione da compositore che probabilmente avvenne da autodidatta. Le cronache a lui coeve lo dànno insegnante privato di violino del piccolo Carlo II di Borbone-Parma (1799-1883), ma non forniscono date precise al riguardo. La voce si origina dal fatto che Giorgetti, nel 1840, dedicò a Carlo II un complesso oratorio sacro per coro e grande orchestra, Le turbe nel deserto, nel cui frontespizio dell'autografo (oggi a Parma, vedi Fonti) afferma di aver dato al principe «i primi elementi di musica e restommi scolpito mai sempre nel cuore». Ricerche sulla vita di entrambi indicano come probabile data delle loro lezioni il 1808, e se così fosse, allora un Giorgetti dodicenne avrebbe insegnato a un principe di 9 anni.Claudio Paradiso, La vita e l'opera, in Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 17-79.

Le prime esperienze solistiche e la paralisi Nel 1811, Elisa Bonaparte lo assume come violinista personale («Violino da Camera della Regina d'Etruria»), e con lei viaggia in Spagna e Francia fino al 1814, anno in cui si verificano i due fatti centrali della sua vita: la caduta di Napoleone e il sopraggiungere di una misteriosa malattina nervosa che lo lasciò paralizzato dal bacino in giù.Una condizione di menomazione fisica che alcuni studiosi hanno osservato essere perfettamente contemporanea a quella di Giacomo Leopardi. Vedi Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 9-17. A causa della perdita di lavoro e, soprattutto, della paralisi dovette diradare la sua attività solistica per dedicarsi alla composizione, alla didattica, alla pubblicistica musicale e all'organizzazione di eventi e performances.

I primi successi come compositore È da quella data che si perfeziona in contrappunto con Disma Ugolini (1755-1828), e studia, forse da autodidatta, i trattati di Antonín Reicha, compagno di studi di Beethoven e maestro di Franck, Adam, Berlioz e Liszt. Nel 1817, nonostante la paralisi, viaggia in Germania per pubblicare le sue composizioni a Lipsia, con la casa editrice Breitkopf & Härtel (i loro rapporti dureranno fino al 1825). Nel 1818 compone un concerto per flauto, straordinariamente e curiosamente simile al secondo concerto che per lo stesso strumento scrisse Saverio Mercadante nel 1819. Nel 1825 vince (a pari merito con Luigi Ferdinando Casamorata) un concorso dell'Accademia di belle arti di Firenze incentrato sulla messa in musica della cantata Il Ciclope di Pietro Metastasio.

La fama pubblicistica: l'unione tra tradizione tedesca e cantabilità italiana Nel 1828, la fama di Giorgetti compositore, didatta e pubblicista si consolida a Firenze, poiché partecipa, in modo assai furente, a una polemica giornalistica sull'influenza tedesca nella didattica della musica italiana. Sui periodici si dava spazio all'idea imperante di una eccessiva penetrazione dei gusti tedeschi nelle aule conservatoriali, mentre Giorgetti, in controtendenza, affermava che lo studio dei classici tedeschi (Mozart, Haydn e Beethoven) era invece imprescindibile per creare quella sapienza necessaria proprio a esprimere bene la cantabilità italiana. Giorgetti proponeva una sorta di unione tra lo stile tedesco e lo stile italiano, che allora erano considerati immiscibili, e additava Gioachino Rossini come vetta massima di quell'unione. Rossini si era istruito su esempi tedeschi durante la sua formazione scolastica a Bologna, tanto da venire soprannominato "il tedeschino", e Giorgetti fu soprannominato a Firenze "il tedescone" per le sue simpatie artistiche teutoniche. Tali simpatie trovarono terreno fertile nella germanofila Toscana lorenese.Marcello De Angelis, Firenze - Vienna. Un magico incontro, in Antonio Carlini (a cura di), Accademie e Società Filarmoniche. Organizzazione, cultura e attività dei filarmonici nell'Italia dell'Ottocento. Atti del convegno di studi nel Bicentenario di fondazione della Società Filarmonica di Trento (Trento 1-3 dicembre 1995), Trento, Provincia di Trento/Società Filarmonica di Trento, 1998, pp. 439-446. Nel 1827, sul frontespizio dei suoi Tre trj di una difficoltà progressiva (dedicati a Paganini) si definisce «primo violino della corte del Granduca di Toscana», e grazie all'appoggio della corte (ai membri della quale Giorgetti dedicò numerose composizioni), cominciò un percorso di promozione della musica strumentale e del linguaggio colto europeo, a cui dedicò tutte le sue energie di compositore, didatta e direttore d'orchestra.

La predilezione per il quartetto Oggetto privilegiato in questo suo progetto era il quartetto, allora poco frequentato dai compositori italiani, e che egli riteneva la vetta dell'arte musicale (si ritenne un erede della grande prassi quartettistica europea, che un mito allora in voga voleva iniziata proprio in ItaliaNell'Ottocento circolava la convinzione nazionalistica che il quartetto fosse stato inventato dagli italiani Giuseppe Cambini, Filippo Manfredi, Luigi Boccherini e Pietro Nardini, convinzione alimentata dal fatto che uno dei primi in assoluto a parlare, in un testo scritto, del quartetto, sia come formazione sia come genere, fu Giuseppe Cambini nel 1804. Questa voce è stata per molto tempo ritenuta veritiera, ma oggi, date le difficoltà a comprovarla, è stata di molto ridimensionata dagli storici. Sull'argomento vedi Dieter Lutz Trimpert, Die Quatuors concertants von Giuseppe Cambini, Tutzing (Baviera), Schneider, 1967; Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-86; e l'introduzione di Marcello De Angelis, a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 9-15.). Promosse molte esecuzioni di quartetti (spesso in prima esecuzione italianaPaolo Paolini, Beethoven a Firenze nell'Ottocento, in «Nuova rivista musicale italiana», V/5 (1971) e V/6 (1971), Torino, ERI, 1971, pp. 753-787 e pp. 973-1002.), anche con eventi privati organizzati da lui stesso, molte volte a casa sua (in via Ricasoli a Firenze), incentivò arrangiamenti divulgativi dei grandi quartetti tedeschi, e compose egli stesso otto quartetti d'archi.Ennio Speranza, Una pianta fuori di clima. Il quartetto per archi in Italia da Verdi a Casella, Torino, EDT, 2013.Ennio Speranza, Il cavaliere del quartetto, in Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 125-134.Sergio Martinotti, Ottocento strumentale italiano, Bologna, Forni, 1972. Non trascurò comunque anche altri generi strumentali e sinfoniciAntonio Rostagno, La sinfonia italiana nel periodo di Rossini. Comportamenti, teoria e pratica, in Antonio Carlini (a cura di), Accademie e Società Filarmoniche in Italia. Studi e ricerche, Trento, Filarchiv/Società Filarmonica di Trento, 2003, pp. 203-275., e come direttore d'orchestra (uno degli ultimi "direttori-violinisti", prima dell'avvento dei direttori puri come Teodulo Mabellini, suo conterraneo e contemporaneo, e Angelo Mariani), eseguì a Firenze capolavori sacri di Haydn e Rossini per dimostrare della loro consustanzialità e riscoprì numerosi compositori del passato.

Le affinità con gli altri compositori Questo suo impegno incontrò il favore di molti compositori, da Louis Spohr a François-Joseph Fétis, da Antonio BazziniAlcune lettere di Bazzini a Giorgetti sono conservate nell'Archivio Ricordi di Milano, che ha provveduto a digitalizzarle. Sono disponibili su Internet Culturale . Vedi anche Claudio Sartori, L'avventura del violino. L'Italia musicale dell'Ottocento nella biografia e nei carteggi di Antonio Bazzini, Torino, ERI, 1978. a Giovanni Pacini, a Giuseppe Poniatowski, ai quali Giorgetti dedicò lavori e offrì ospitalià nella sua villa di Via Ricasoli. Intrattenne un rapporto di sincera amicizia con Niccolò Paganini, per il quale compose molti pezzi per violino, con Franz Liszt, che conobbe a Firenze nel 1838Gregorio Nardi, «Mon cher monsieur Giorgetti»: l'incontro con Franz Liszt a Firenze nel 1838, in Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 81-103 e, soprattutto, con Gioacchino Rossini. Quando era ospite di Giorgetti a Firenze, Rossini era preda delle sue depressioni e crisi nervose, alle quali Giorgetti cercava di porre rimedio dimostrando a Rossini la maggiore pena della sua personale condizione fisica di paralizzato.Mario Fabbri, Ignoti momenti rossiniani: le segrete confessioni a Ferdinando Giorgetti e le sconosciute variazioni per Alessandro Abate (1817), in «Chigiana», vol. XXV, serie 5 (1968), Firenze, Olschki, 1968, pp. 265-285. Sui rapporti tra i due vedi anche Franco Schlitzer, Contributi all'epistolario rossiniano: giudizio sopra un sestetto di Ferdinando Giorgetti, in «Bollettino del Centro rossiniano di studi», 2 (1956), Pesaro, Fondazione Rossini, 1956, pp. 29 ssgg.

Il rifiuto dell'opera La tendenza nazionale del grande pubblico, però, rimase quella di appassionarsi all'opera lirica invece che ai pezzi strumentali, cosa che imbestialiva Giorgetti. Egli stigmatizzò l'esagerata frequentazione operistica dei compositori conterranei, e ritenne il giovane Giuseppe Verdi un corruttore dei costumi musicali italiani, del quale l'editore Ricordi era un colpevole complice (nel 1856 quasi interruppe i fino ad allora buoni rapporti con l'editore milanese a causa della sua predilezione operistica).

L'insegnamento Continuò per tutta la vita la promozione della musica strumentale, sia come insegnante sia come pubblicista. Tra i suoi allievi ci furono Luigi Bicchierai, Luigi Laschi, Carlo Verardi, Massimiliano Noceti e Jefte Sbolci, ai quali dedicò molti studi e per i quali scrisse alcuni metodi (il più famoso fu quello per la viola del 1854, poi ristampato da Ricordi nel 1902Franco Sciannameo, Riflessioni sul «Metodo per esercitarsi a ben suonare l'alto-viola», in Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, pp. 105-124.).

La Rivista Musicale di Firenze: l'influenza su Basevi