La Basilica di San Martino è la chiesa madre di Martina Franca, in provincia e arcidiocesi di Taranto.

Intitolata a Martino di Tours, patrono di Martina Franca, l'attuale edificio fu edificato dal 1747 al 1785, su una precedente chiesa romanica.

Il mercoledì 22 aprile del 1998 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla dignità di basilica minore Pontificia.

Dal venerdì 27 settembre 2002 è stata dichiarata dall'UNESCO "monumento messaggero di una cultura di pace".

Storia Una tradizione storiografica locale vuole che, prima ancora dell'istituzione a Universitas di Martina (12 agosto 1310), sul sito dell’odierna chiesa di San Martino esistesse già nel X secolo una cappella dedicata al santo di Tours, eretta dai profughi scampati alle incursioni e ai saccheggi operati dai Saraceni a Taranto.

L'antica chiesa romanica L'antica chiesaPresenza attestata in una pergamena del 1348 conservata nell’Archivio Capitolare della Basilica, risalente ai primi anni del XIV secolo, in stile romanico, presentava una pianta basilicale a tre navate, divisa da due file di colonne, otto per lato.

La navata centrale presentava la porta maggiore a ovest, verso la piazza pubblica, e l'abside ad est. Era larga quasi il doppio delle navate laterali ed era più elevata: al di sopra degli architravi delle colonne si alzavano alti muri con tante finestre, che davano luce all'intera chiesa, corrispondenti agli intercolunni; aveva inoltre la copertura a volta arcata con l'estradosso a doppio spiovente.

Le navate laterali erano strette e poco più alte delle colonne, con tetto a falda costituito da travi protette esteriormente da lastre calcaree; a un terzo della lunghezza di ciascuna di esse, partendo dalla fronte della chiesa, si aprivano le porte minori, dette porta australe a sud e porta boreale a nord.

In origine, alla struttura architettonica erano stati addossati all’estremità del lato meridionale soltanto il campanile e la sagrestia, formando un tutto omogeneo; nel corso del XVI secolo si edificarono altri ambienti di completamento per le mutate esigenze devozionali e istituzionali.

Fra il 1531 e il 1544 si aggiunsero all’ala destra la cappella del Santissimo Sacramento con ingresso dal tempio, in seguito sconsacrata e adattata a locale di servizio, e le carceri ecclesiastiche con accesso autonomo. Fra il 1577 e il 1580 l’ala sinistra si accrebbe dei corpi aggiunti della nuova cappella del Santissimo Sacramento, della cappella di San Vito e della casa della Confraternita del Santissimo Sacramento e con la sua cantina, aventi gli ingressi intercomunicanti dalla stessa ala. Nel 1594 i muri interni delle navate, disadorni all’epoca della costruzione della chiesa, davano appoggio a un numero eccessivo di altari e di cappelle, in gran parte fondati nel Cinquecento da famiglie nobili locali.Martina, 1-10 novembre 1594 (atti della santa visita dell’Arcivescovo Lelio Brancaccio (1574-1599)) AAT, Sante Visite, vol 5, ms., ff. 152v-187r

Gli atti delle visite pastorali del 1652Martina, 8-16 luglio 1652 atti della santa visita dell’Arcivescovo Tommaso Caracciolo (1637-1663), Archivio Arcivescovale, Taranto – Sante Visite, vol 12, ms., ff. 49r-57v, effettuata dall'arcivescovo Tommaso Caracciolo, del 1665Martina, 19-21 dicembre 1665; fine luglio 1666 (atti della santa visita dell’arcivescovo Tommaso de Sarria), ACSM, dall'arcivescovo Tommaso de Sarria e del 1685Martina, 20 marzo 1685 e seguenti (atti della Visita dell’arcivescovo Francesco Pignatelli (1683-1703) – AAT, Sante Visite, vol.14, ff. 102r-105r, 109r-110r, 111v-113r dall'arcivescovo Francesco Pignatelli, mostrano come la chiesa trecentesca fu rinnovata e ristrutturata a più riprese fra il Cinquecento e il Seicento.

Nel 1747 si avviò il progressivo abbattimento del tempio romanico per sostituirvi la nuova collegiata rococò: un avvenimento di per sé rilevante per gli esiti raggiunti, ma al tempo stesso dannoso per la perdita irreparabile di un ingente patrimonio artistico.

La drastica decisione fu presa in seguito ai danni causati dal terremoto del 20 febbraio 1743.

La nuova chiesa rococò

Il 21 settembre 1745, il Capitolo deliberò la ricostruzione della chiesa parrocchiale, invocando l'aiuto dell'Università, per sostenere le esose spese. Il clero martinese, il Capitolo e l'Università avviarono la grandiosa impresa senza il concorso del potere pubblico, ma sotto l’energica guida dell’arciprete Isidoro Chirulli, devotissimo del santo di Tours. Dopo l’approvazione del progetto ideato da Giovanni Mariani, ingegnere originario di Bergamo ma naturalizzato cittadino martinese, il Capitolo ordinò la demolizione della metà anteriore della chiesa, riservandosi l’altra metà per le sacre funzioni.

Appena furono tracciate le linee di fondazione, il 5 maggio 1747 si tenne la cerimonia della posa della prima pietra, gettata da Francesco II Caracciolo, duca di Martina, e benedetta da monsignor Giovanni Rossi, arcivescovo di Taranto. Nella prima fase dei lavori prestarono la loro opera qualificati artefici come il barese Giuseppe Morgese e i suoi figli Francesco e Gaetano, tutti scultori e progettisti. Il primo prese in appalto la fabbrica della chiesa, trasferendosi allo scopo da Ostuni a Martina.

Nonostante la morte dell’ingegnere Mariani il 22 ottobre 1747, i Morgese continuarono a lavorare prima di tutto all’esecuzione della facciata, scolpendo gli ornamenti, l'altorilievo centrale e le statue; contemporaneamente realizzarono gli ornamenti architettonici interni, coadiuvati dal mastro murario Carmelio del Vecchio, originario di Lecce e da molto tempo residente a Martina. Dopo la morte prematura di Giuseppe Morgese, avvenuta il 10 novembre 1750, i figli Francesco e Gaetano tornarono a Ostuni al termine della loro commissione durata all’incirca sei anni.

Nel 1752 erano stati completati il prospetto, i muri perimetrali laterali e la contro-facciata. Con la copertura a botte la lunetta, eseguita nel 1753, tutte le strutture essenziali della prima metà della chiesa erano ormai compiute. Subito dopo ebbe inizio la seconda fase dei lavori, che si protrasse per un decennio, poiché era stata progettata la costruzione di due grandi cappelloni nei bracci della croce. Solo il 18 settembre 1761 il Capitolo decise di spostare le celebrazioni nella vicina chiesa del Monte Purgatorio, essendo prossima la demolizione della metà posteriore dell'antica chiesa.

Nel 1763 anche le strutture essenziali della seconda metà della chiesa furono completate, cosicché il 10 novembre, vigilia della festa del santo patrono, l'arciprete Chirulli procedette alla benedizione dell'edificio. Dal 1764 al 1775 vennero costruite le restanti opere, quali l'abside, gli altari e il pavimento. Uno dei primi altari eretti fu quello nella cappella della Natività nel 1764; nello stesso anno, nella tribuna del presbiterio fu installato il nuovo organo.

La consacrazione della nuova chiesa al patrono fu officiata il 22 ottobre 1775 dal vescovo di Venafro, monsignor Francesco Saverio Stabile, concittadino e già canonico nella stessa collegiata. A perenne ricordo dell'avvenimento fu apposta una lapide commemorativa sul pilastro della navata situato dopo la porta minore sinistra.

I priori ecclesiastici dell'ordine del Santissimo Sacramento vollero erigere a proprie spese un altro grande edificio, autonomo e maestoso. La cappella del Santissimo Sacramento, costruita fra il 1776 e il 1785, con ingresso monumentale dall'area presbiterale, fu dotata anche di alcuni vani laterali.

Nel 1781 il Capitolo stabilì di riassestare il vecchio cimitero adiacente alla collegiata, la cui area fu notevolmente ridotta con la costruzione della nuova chiesa. L'area cimiteriale fu nuovamente recintata e dotata di due scalinate, una delle quali nel luogo in cui, nel XVI secolo, era situato il confine tra i territori di Monopoli e Taranto. Anche dopo il divieto borbonico di seppellimento all'interno delle chiese urbane, il cimitero di San Martino rimase attivo per molti anni, finché una legge del 1872 impedì l'esistenza di cimiteri ecclesiastici urbani ed extraurbani. Nello stesso anno il territorio del cimitero fu espropriato dal Comune e ridotto a suolo pubblico.

Il 22 aprile 1998, dopo la precedente visita nella città di Martina Franca della domenica 29 ottobre 1989, il papa Giovanni Paolo II ha elevato la chiesa di San Martino a basilica minore Pontificia.

Descrizione

L’odierna chiesa, a pianta a croce latina, misura esternamente 52,60 36 m e internamente 47,30 × 33,20 m. I corpi aggiunti hanno le seguenti dimensioni: la cappella del Santissimo Sacramento, senza i locali laterali, 24,80 × 11,80 m (interno 22,80 × 7,50 m); il campanile romanico 6,50 × 6,50 m (interno 3,80 × 3,80 m); la sagrestia, di forma irregolare, 12 × 9 m (interno 9,70 × 8,80 circa). La superficie totale interna è di circa 1.117 m².

Il grande complesso sacro viene illuminato da una serie di venticinque finestre di vario formato: sedici rettangolari inserite nelle lunette delle volte al di sopra del largo cornicione, che percorre per intero i muri laterali, e distribuite razionalmente lungo la navata, il transetto e l’area presbiterale; cinque ovali nell’abside; quattro con vetrate istoriate, ossia quella della loggia della facciata, quella a conchiglia dell’arco maggiore e le due laterali all’altare del Santissimo Sacramento. A tale numero bisogna aggiungere i quattro finestrini della lanterna della cupola e le numerose finestre minori della cappella del Santissimo Sacramento.

Vi sono in tutto dodici altari: quattro nelle cappelle ad arco situate nella navata fra la porta maggiore e le porte minori, sei nelle ali, nonché l’altare maggiore e quello del cappellone.

Fino a quasi tutto il XIX secolo le pareti e le volte della chiesa venivano periodicamente imbiancate a calce; solo nel 1900, in occasione del ventiduesimo anno giubilare, esse furono tinte e decorate con stuccature lucide. Nello stesso anno, inoltre, vennero dipinte a tempera quattro lunette del transetto, ai lati delle opposte finestre centrali, e due lunette sovrastanti l’arco maggiore, con soggetti attinenti alla vita di san Martino, poi occultate negli anni Cinquanta.

Esterni

Facciata La facciata s'innalza per circa 37 metri, su una base lunga 24, occupata dalla scalinata semicircolare di undici gradini. La facciata è divisa in due ordini sovrapposti mediante un'ampia cornice. L'ordine inferiore è modulato da sei lesene che finiscono con fregi ionici romani come fossero capitelli e presenta in basso quattro nicchie con statue di marmo rappresentanti Giovanni Battista e san Pietro (a sinistra) e san Paolo e san Giuseppe (a destra). Al centro dell'ordine inferiore si trova il portale maggiore con architrave e timpano spezzato, su cui sono posizionati due angeli e l'altorilievo raffigurante l'episodio di san Martino e il povero.

L'ordine superiore, che si restringe fino a 18 metri, è diviso in quattro lesene e pone in risalto la loggia centrale ad arco, con balaustra e frontespizio spezzato, ai cui lati si trovano due nicchie con, al loro interno, le statue di santa Comasia e santa Martina. La facciata si chiude con un timpano ad andamento mistilineo nel quale sono collocati quattro fiaccoloni ornamentali e la base della croce ferrea. Nel centro del frontone spicca lo stemma rappresentate il santo di Tours.

Porte minori Il fianco meridionale della basilica offre come elementi ornamentali di interesse solo dei doccioni antropomorfi, posizionati nelle estremità della superficie muraria, e il portale secondario posto nell'angolo destro del transetto. La porta meridionale è decorata da un frontespizio spezzato da un elegante cornice ovale con cartigli e putti. Fra l'architrave e il timpano compare un'iscrizione latina, che evoca il patrocinio di san Martino per i benefici concessi tra il 1712 e il 1737.