Biografia Nacque da Giovanni e Sibilla di Salisbury in località sconosciuta e morì nel suo castello di Caversham. La data della morte è certa e ben documentata, dato lo spessore storico e politico raggiunto da Guglielmo, ormai conte di PembrokeG. Duby, Guglielmo il Maresciallo, p. 25

Famiglia La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà anglonormanna che gravitava nell'orbita dei Plantageneti.

Nella famiglia medievale la nascita, specie per chi non apparteneva a una casa reale o all'alta nobiltà, aveva un'importanza relativa: era solo un fatto biologico, l'inizio di una nuova vita nella forte incertezza della sopravvivenza – data la elevatissima mortalità infantile – e nell'altrettanta incertezza del suo possibile sviluppo sociale. Questo spiega i dubbi sul tempo e sul luogo di nascita di Guglielmo in un'epoca, il XII secolo, in cui sono ben più importanti il momento dellexitus e gli istanti che lo precedono, gli attimi del bilancio finale: la morte nel Medioevo era, per così dire, uno spettacolo dello status raggiunto e uno strumento di legittimazione del successoreG. Duby, op. cit., p.7.. Le notizie sulla sua famiglia di origine sono scarse e non aiuta in questo il poeta trovatore Giovanni, suo biografo ufficiale, che ne illustrò la vita in un poema in versi. La chanson che gli fu commissionata da Guglielmo il Giovane, il primogenito successore del Maresciallo, a eterna memoria del padreG. Duby, op. cit., p. 37. ma anche a gloria del casato, è di grande importanza per la storia del nostro protagonista ma ancora di più per il costume e l'ideologia dell'epoca, che descrive in tutte le sue sfumature psicologiche.

Si tratta di un testo, per quanto encomiastico, fondamentale per la comprensione della cavalleria medievale, dei suoi princìpi, delle sue aspirazioni, dei suoi tabù, della sua liturgia altrettanto forte di quella religiosa. Ciò che emerge da quei versi che vogliono esaltare una figura eroica è il ritratto vivo di una società guerriera, dei suoi principi come dei suoi umori, dei suoi ideali come delle sue bassezzeG. Duby, ibidem..

La chanson di Guglielmo

In quest'opera la voce è del Trovatore ma la parola è di Giovanni d'Early, lo scudiero e amico fedele del MarescialloG. Duby, op.cit., p. 44., il cui ricordo a volte vacilla, a volte sottace, ma è sempre attento a esaltare la figura del suo signore. Forse la cronaca non è sempre precisa ma il mondo descritto rivive in tutta la sua freschezza offrendo una fine analisi psicologica del protagonista e dei suoi comprimari, il cui palcoscenico era una società turbolenta e creativa che tuttavia si stava avviando al tramonto.

Il silenzio del Trovatore sui progenitori di Guglielmo potrebbe essere stato un artificio retorico per esaltare maggiormente la sua figura quale uomo che ha creato da solo la propria fortuna, il proprio successo grazie esclusivamente alla propria virtusG. Duby, ibidem.

Abbiamo solo il nome del nonno paterno, Gilberto, un discendente dei normanni al seguito di Guglielmo I il Conquistatore nella sua avventura inglese. Gilberto era al servizio di Enrico I d'Inghilterra con la funzione di maresciallo, poco più di un servitore addetto alla cura dei cavalli reali, funzione che fu ereditata dal figlio Giovanni, il padre del nostro Guglielmo, divenendone il patronimicoG. Duby, op. cit., p. 74..

Giovanni, per una serie di circostanze fortunate, si trovò, nei torbidi che seguirono la successione di Enrico I, ad aiutare Matilda,G. Duby, op. cit., p. 76. la madre del futuro re d'Inghilterra Enrico II, della quale divenne uno dei favoriti: fu l'inizio della sua fortuna e della sua scalata sociale. Sposò in seconde nozze Sibilla Chaworth, sorella di Patrizio da Salisbury, primo conte di Salisbury, dalla quale ebbe Guglielmo e altri tre maschi, oltre a due femmine a cui si aggiungevano Gilberto e Gualtiero, frutti di un precedente matrimonio. Guglielmo, quarto in linea di successione, era destinato a una vita da cadetto, ossia alla ricerca dell'avventura e della fortuna facendo affidamento soltanto sulle proprie forze, un destino comune a tutti i cadetti dell'epoca.

Iter Seguire la vita di Guglielmo vuol dire entrare nel mondo della cavalleria, comprenderne il reale significato, i doveri e gli onori, in un certo senso osservare la culla dell'organizzazione sociale occidentale come iniziava a formarsi sulle ceneri dell'Impero carolingio.

La Storia di Guglielmo il Maresciallo scritta da Giovanni il Trovatore apre uno squarcio nella società feudale, i cui valori principali erano la virtus guerriera unita alla fidelitas e alla caritas verso un Senior, sia esso di livello intermedio o l'apice della scala gerarchica guerriera, il sovrano. Sotto questo aspetto Guglielmo fu lo stereotipo del perfetto cavaliere tanto da meritarsi dai suoi contemporanei il titolo di migliore cavaliere del mondoJean Flori, Riccardo Cuor di leone, p. 292, op. cit.. La sua carriera fu esemplare, quasi didascalica: da scudiero a tutore del re e poi reggente del Regno d'Inghilterra, l'apoteosi finaleJean Flori, ibidem.

Cadetto e il Signore di Tancarville Guglielmo era un figlio cadetto e per questo in presenza del primogenito nulla gli era dovuto dalla famiglia, dal padreG. Duby, op. cit., p. 11.:

Nella società feudale era il primogenito che coagulava su di sé, oltre all'amore paterno, gli interessi della casata. Solo al primogenito spettava l'asse ereditario, intendendo con ciò non solo i beni economici ma anche tutti gli altri di ordine immateriale quali le giurisdizioni, la tutela degli elementi femminili della famiglia, le alleanze, insomma quel complesso di rapporti e princìpi che costituivano l'onore della famiglia o meglio della stirpe. Al cadetto, che era vissuto come un peso e un pericolo perché avrebbe potuto ostacolare il primogenito – l'unico a cui erano demandati l'onore e l'onere della perpetuazione della stirpe – rimaneva la strada del mondo o la carriera ecclesiastica: Guglielmo fu avviato alla prima.

Giovanni il Maresciallo, il padre, lo inviò ancora fanciulloG. Duby, op. cit., p. 84. in Normandia da Guglielmo signore di Tancarville, un feudatario del re d'Inghilterra, perché lo svezzasse e lo educasse da guerriero, da futuro cavaliere. Il signore di Tancarville era anche un parente e per questo sentiva maggiormente l'importanza di allevare e ammaestrare il ragazzo affidatogliG. Duby, op. cit., p. 85.

Il suo era il compito tipico del cavaliere senior, specie se aveva raggiunto un certo grado nella scala gerarchica guerriera: sostituire il padre carnale assumendone le funzioni educative nei confronti del cadetto o dei cadetti affidatigli e portarli all'addobbamento. La consegna della spada, che trasformava il giovane apprendista in cavaliere, ossia in vero uomo, era il momento simbolico più alto della vita del guerriero, il momento che marchiava per sempre la sua anima. La vestizione era un momento liturgico, sacramentale,G. Duby, Lo specchio del feudalesimo, p. 378. carico di simbolismi, vissuto intensamente dal mentore e ancora di più dal suo pupillo, un secondo battesimo o meglio il vero battesimo del cavaliere che da quel momento in poi si trovava solo con sé stesso di fronte al mondo e alle sue capacità: «... la cavalleria, sorgente di grazia, era senz'altro ciò che i teologici definivano allora un sacramento»G. Duby, op. cit., p. 86..

Divenuto cavaliere, Guglielmo partecipò a diverse scaramucce di poca importanza tra feudatari dimostrando sempre un grande valore bellico per audacia e per tecnica. Iniziò a partecipare ai tornei che si tenevano nella regione, distinguendosi sempre di più e vincendo i premi messi in palio oltre alle armature e ai palafreni dei cavalieri sconfitti. I tornei, in un'epoca in cui il denaro contante era un elemento piuttosto raro, erano l'occasione per mettersi in mostra e guadagnare somme anche considerevoli, a volte arricchirsi,F. Cardini, Il guerriero e il cavaliere p. 111. In L'uomo medievale di J. Le Goff, op. cit. come nelle moderne gare sportive.

Patrizio di Salisbury La Normandia, feudo del re d'Inghilterra e al tempo stesso vassalla del re di Francia era una regione ricca di tornei, una palestra di guerrieri dove Guglielmo compì e perfezionò il suo apprendistato, ma restava per lui solamente una terra di adozioneLo statuto giuridico della Normandia quale vassalla del Re di Francia rendeva ambigua la posizione del re d'Inghilterra. Egli era infatti sovrano in Inghilterra, ma in quanto titolare del ducato di Normandia era tenuto all'omaggio vassallatico verso il re di Francia..

Lo statuto giuridico della Normandia quale vassalla del Re di Francia rendeva ambigua la posizione del re d'Inghilterra. Questi era infatti sovrano in Inghilterra, ma in quanto titolare del ducato di Normandia era tenuto all'omaggio vassallatico verso il re di Francia.

Ormai abile e affermato cavaliere decise di rientrare in Inghilterra, la sua patria, ma non presso la propria famiglia di origine, dove altri per diritto di primogenitura ne erano a capo. Andò ed entrò nella famiglia di Patrizio conte di Salisbury, zio materno, che lo accolse benevolmente.Ecco un'altra caratteristica della società feudale: la particolare figura dello zio materno e i particolari rapporti che si creavano e consolidavano con i figli della sorella. Era un rapporto di tipo paterno da una parte e filiale dall'altra. Lo zio materno sentiva il dovere di curarsi dei figli della sorella come fossero i propri figli, forse più dei propri, tra i quali potevano nascere problemi ereditari che invece un nipote non poteva creare: i figli cadetti dovevano uscire dalla famiglia mentre i figli della sorella erano i benvenuti. Lo zio materno diventava non il tutore bensì il vero padre, e questo accadde a Guglielmo (G. Duby, op. cit., p. 95.)

La scelta che fece Guglielmo di rientrare in Inghilterra presso Patrizio di Salisbury fu oltre che fortunata oculata, in quanto questi era intimo di Enrico II d'Inghilterra. Essere al servizio dello zio significava essere al servizio del Re e di un Re dello spessore di Enrico II, ma significava anche gravitare attorno alla corte reale con tutto ciò che ne poteva derivare, insomma un rientro da grande tra i grandi in un mondo in continuo fermento in cui non sarebbero mancate le occasioni da sfruttare.

L'occasione fortunata fatalmente si presentò nel 1168 quando accompagnò lo zio incaricato da Enrico II di scortare la regina Eleonora d'Aquitania nel Poitou per domarvi una rivolta. Qui in uno scontro con dei ribelli Patrizio fu ucciso e lo stesso Guglielmo, che si era lanciato per vendicarne la morte, fu ferito e fatto prigioniero. In questa azione mostrò coraggio e audacia, amore e fedeltà verso lo zio, e con ciò, secondo i canoni etici dell'epoca, rispetto e capacità di sacrificio per l'onore della Regina e del Re d'Inghilterra. La sua condotta impressionò moltissimo Eleonora, che, grata, lo riscattò dalla prigionia e lo inserì tra i cavalieri del suo seguitoG. Duby, op. cit., p. 97..

Il destino di Guglielmo si compì: non più cavaliere errante ma membro di una corte reale e, ancora meglio, di una famiglia reale, l'inizio di un lungo viaggio eroico e smagliante che lo avrebbe portato a essere l'uomo più potente d'InghilterraJeanFlori, op. cit., p.12..

Enrico il Giovane

Enrico II nel 1170 incoronò re il figlio quindicenne Enrico, d'ora in avanti il Giovane, senza cedergli tuttavia alcun potere reale che tratteneva strettamente nelle sue mani. Enrico il giovane si affacciò così alla vita politico-militare carico di prestigio formale ma privo di esperienza e di alcun potere effettivo, pieno di quell'ansia di autonomia e di quelle ambizioni che lo avrebbero messo in rotta di collisione con il padre fino a scatenargli una guerra.