I dialetti altotiberini sono parlati nell'alta valle del Tevere, in una zona compresa tra la Toscana e l'Umbria settentrionale. Loro poli principali sono: Città di Castello, nella parte settentrionale dell'alto Tevere umbro, e Sansepolcro, nella valtiberina toscana. Altri centri dell'Alto Tevere linguistico sono Citerna, San Giustino e Monte Santa Maria Tiberina, affiancati in posizione linguisticamente più defilata e di transizione ad altre zone, da Monterchi, Montone, Pietralunga e Umbertide.

Storia È difficile tracciare un quadro storico dei dialetti parlati nell'alta valle del Tevere, anche perché dispongono di una tradizione limitata, fatta eccezione per alcuni canti popolari, filastrocche ed opere dei secoli XVII e XIX-XX relative ai dialetti di Città di Castello e di Sansepolcro. Un altro elemento che ne rendeva difficile lo studio, era la mancanza di regole ortografiche strutturate. Una prima ortografia normalizzata, dedicata in particolare all'area castellana, è stata proposta dal glottologo Daniele Vitali , poi ulteriormente sviluppata da Matteo Nunzi . Ad essersi poi occupato per molto tempo della zona altotiberina, e in particolare di Sansepolcro, è stato Enzo Mattesini .

Nella valle esistono tre influenze linguistiche preponderanti, ovvero quella aretina, quella perugina e quella romagnola e alto-marchigiana.

Classificazione In base a quanto emerge dalla «Carta dei dialetti d'Italia» elaborata da Giovan Battista Pellegrini, l'alta valle del Tevere si trova ripartita in due aree linguistiche, quella toscana e quella (peri-)mediana. La più recente dialettologia (a opera di Daniele Vitali in particolare) propone invece un nuovo raggruppamento, terzo rispetto ai due blocchi, definito aretino-perugino , di cui l'Alto Tevere farebbe parte, insieme all'area di Arezzo, da un lato, e quella di Perugia e Gubbio dall'altro, con poli di snodo rappresentati da Sansepolcro e Cortona, i quali fondono, rispettivamente, tratti altotiberini con tratti aretini e tratti perugini con tratti chianini. Caratteristiche Gli elementi romagnoli, e settentrionali in genere, più evidenti nei dialetti altotiberini sono riscontrabili nel vocalismo, così riassumibili:

Anche nel consonantismo l'impronta romagnola è a tratti evidente, in particolare a Città di Castello. Lo si evince per esempio dalla pronuncia castellana delle «s» e delle «z». Le prime sono alveolari come al nord d'Italia, e non dentali come al centro-sud; le seconde sono invece prodotte circa come quelle romagnole, appunto, sono cioè delle costrittive non-solcate. La parte facente capo a Sansepolcro, comprese le zone di transizione al tifernate rappresentate da Citerna e San Giustino, non conosce invece tali fenomeni consonantici, ai quali fanno da contraltare pronunce più «toscaneggianti», fra cui quella di «c» e «g» dolci, le quali perdono l'occlusione producendo, ad esempio: trescènto, duṡgènto per «trecento, duecento».

Note

Altotiberino Categoria:Lingue e dialetti della Toscana