Dopo il ballo () è un racconto di Lev Tolstoj scritto nel 1903 e pubblicato postumo nel 1911.
Trama Ivan Vasil’evič, «un uomo da tutti stimato»L. Tolstoj, «Dopo il ballo»; traduzione di Cristina Bongiorno. In: Tutti i racconti, op. cit., ISBN 88-04-35177-2, p. 771. Tutte le citazioni della voce provengono dalla suddetta edizione., racconta agli amici un episodio della sua giovinezza che ha cambiato completamente la sua vita.
Ivan Vasil’evič, l'io narrante, è innamorato di Varen’ka, bellissima figlia del colonnello Petr Vladislavič, comandante militare della città. L'ultimo giorno di Carnevale Ivan partecipa a una festa da ballo nell'abitazione di un funzionario del luogoLa festa da ballo si svolge nel sabato di Maslenica, un periodo corrispondente grosso modo al Carnevale. Il giorno successivo per la Chiesa Ortodossa è la Domenica che precede la Quaresima, giorno dedicato al perdono dei peccati: i cristiani ortodossi chiedono perdono per i propri peccati e perdonano i peccati altrui.. Alla festa partecipa anche Varen’ka, accompagnata dal padre, il quale dapprima si esibisce con la figlia in una mazurca fra l'ammirazione di tutti. L'amore del colonnello verso la figlia suscita in Ivan «un sentimento di entusiastica tenerezza»L. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 777.. Poi Ivan balla solo con Varen’ka e la sua felicità è tale che, una volta ritornato a casa, alle due di notte, non riesce a prender sonno: esce fuori e comincia a girovagare per la città.
Verso le sei del mattino sente una musica militare. Si avvicina e assiste alla raccapricciante punizione di un soldato tataro, reo di aver tentato di abbandonare l'esercito, da parte dei suoi commilitoni:
Ivan riconosce l'ufficiale che comanda l'esecuzione: «Era il padre di lei, con il suo viso roseo e i baffi e le fedine candide.»L. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 780.. A un certo punto Ivan vede il colonnello percuotere uno dei suoi soldati «perché costui non aveva abbassato con abbastanza forza la sua verga sulla schiena rossa del tataro» e addirittura chiedere nuove vergheL. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 781.. Rievocando agli amici il proprio orrore, Ivan Vasil’evič afferma che dapprima non aveva giudicato quella punizione «una cosa malvagia»: «"Se queste cose le fanno con tanta sicurezza e son ritenute da tutti indispensabili, vuol dire che loro sanno qualcosa che io non so" così pensavo, e mi sforzavo di scoprire cosa fosse quel qualcosa. Ma, per quanti sforzi facessi, non riuscii a saperlo nemmeno in seguito»L. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 782.. Decide comunque di non seguire la carriera militare, come si era ripromesso in precedenza, né lavorare nella pubblica amministrazione. E da quel giorno comincia a svanire anche l'amore («immediatamente mi tornava in mente il colonnello là in quello spiazzo e mi sentivo talmente a disagio e in una maniera talmente sgradevole, che cominciai a incontrarla sempre più di rado. E fu così che l'amore finì per sparire del tutto.»L. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 783..)
Genesi dell'opera Alla fine di aprile 1903 Tolstoj ricevette dallo scrittore Sholem Aleichem l'invito a consegnare un racconto inedito per una raccolta di racconti i cui proventi sarebbero andati alle vittime di un pogrom che si era verificato a Kišinëv il 6 e 7 aprile 1903. Tolstoj cominciò a progettare questo racconto nel giugno 1903Nella raccolta per gli ebrei: un allegro ballo a Kazan, sono innamorato di Korejša, bellissima, figlia di un generale polacco, ballo con lei; suo padre, un bellissimo vecchio, la prende teneramente per mano e inizia la mazurca. E all'alba, dopo la notte insonne da innamorato, rullo dei tamburi: un soldatino tartaro passa fra le verghe e il generale incita a picchiarlo più forte. Sarebbe molto bello.(Diari del 18 giugno 1903 (vedi) e il 9 agosto terminò la prima stesura intitolata "La figlia e il padre" (). Continuò poi a correggere per un paio di settimane il racconto, intitolato per qualche tempo anche «Ma che dici?» (). Non giunse però a un testo definitivo'Igor Sibaldi, Commento e note di «Dopo il ballo». In: Lev Tolstòj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi, Milano: A. Mondadori, 2005, Vol. II, pp. 1440-41, ISBN 88-04-35177-2. Il racconto fu pubblicato infine postumo nel 1911 nel primo volume delle opere postume di Tolstoj curate da Vladimir Čertkov col titolo definitivoOpere letterarie postume di Lev Nikolàevič Tolstoj (), a cura di V.G. Čertkov, Mosca: ed. A.L. Tolstaja, tomo I, 1911.
Il tema principale del racconto trae lo spunto da un ufficiale conosciuto da Tolstoj in gioventù a Kazàn', Andrei Petrovič Korejš, la cui figlia Varvara Andreevna Korejša (già menzionata nel Diario del 18 giugno 1903) era stata fidanzata di Sergej Nikolàevič Tolstoj, fratello primogenito dello scrittore // levtolstoy.org.ru.
Critica Formalmente Dopo il ballo è basato sul contrasto fra due differenti ambienti: la luminosa e allegra sala da ballo nella prima parte, la vigilia di Carnevale («Il ballo era splendido: il salone era bellissimo, con tanto di cori e musicisti — servi della gleba d'un possidente amante della musica, assai celebri a quel tempo, — il buffet era magnifico e scorreva un mare di champagne»L. Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Tutti i racconti, op. cit., p. 773.) e la fredda, plumbea piazza dove, il mattino del giorno successivo al ballo, la Domenica dedicata dalla Chiesa ortodossa al perdono, si esegue la punizione delle verghe.
Adriano Sofri, il quale aveva già esaminato Dopo il ballo nella recensione di un romanzo di Clara UsónAdriano Sofri, «La figlia del boia», la Repubblica del 5 aprile 2013., ritiene che il racconto di Tolstoj abbia influenzato Tomasi di Lampedusa e soprattutto Luchino Visconti il quale «fa corrispondere per intero lo schema del racconto di Tolstoj con quello del Gattopardo. Là il colonnello affettuoso è l'altra faccia del bruto che sferza il disgraziato disertore. Qui la lussuosa futilità del ballo finisce nella scarica di fucileria contro i disertori»Adriano Sofri, «Tolstoj e il Gattopardo: il conte e il principe vanno al ballo», la Repubblica del 15 aprile 2013..
Viktor Šklovskij esamina la tecnica dello straniamento in Tolstoj:
Edizioni Lev Nikolaevič Tolstoj, «Posle bala». In: Posmertnye hudožestvennye proizvedeniâ L. N. Tolstogo, Moskva: A.L. Tolstaja, 1911 Lev Nikolaevič Tolstoj, «Posle bala». In: L.N. Tolstoj Sobranie sočinenij v 22 t., Moskva: Hudožestvennaâ literatura, 1983, Vol. 14, pp. 7–14 (on-line) Leone Tolstoi, Dopo il ballo: e altri racconti; a cura di Lanfranco Stolfi, Milano: Universale economica, 1954. Pubblicato con "Perché" e "La morte di Ivan Il'ič" Lev Tolstoj, «Dopo il ballo». In: Racconti; a cura di Agostino Villa, Vol. III, Torino: Einaudi, 1955 Lev N. Tolstòj, «Dopo il ballo»; traduzione di Erme Cadei. In: Eridano Bazzarelli (a cura di), Tutte le opere narrative e di teatro di Lev N. Tolstòj; Vol. IV (Resurrezione. Ultimi racconti), Milano: Mursia, 1960 Lev Tolstòj, «Dopo il ballo»; traduzione di Cristina Bongiorno. In: Igor Sibaldi (a cura di), Coll. I Meridiani, Milano: A. Mondadori, 1991, Vol. II, pp. 771–783, 88-04-35177-2
Adattamenti Posle bala, cortometraggio di Anatolij Dudorov del 1962
Note
Bibliografia Lev Tolstòj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi, Collezione I Meridiani, Milano: Mondadori, Vol. II, pp. 771–783 (Testo; traduzione di Cristina Bongiorno), Vol. II, pp. 1440–41 (Note ai testi di Igor Sibaldi), V ed., maggio 2005, ISBN 88-04-35177-2
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