Via Maggio è una direttrice del quartiere di Oltrarno nel centro storico di Firenze. Il nome deriva dalla contrazione di "via maggiore". La via ha come termini piazza de' Frescobaldi (dove convergono via dello Sprone, borgo San Jacopo e via Santo Spirito) e piazza di San Felice. Lungo il tracciato si innestano: via dei Vellutini, via dei Velluti (con il canto de' Velluti o canto della Campanella), via Sguazza, via Michelozzi (con il canto de' Biliotti), lo sdrucciolo de' Pitti e via de' Marsili.

Storia

Fino a tutto il XII secolo la strada era aperta campagna al di fuori delle mura, tanto che era chiamata "la Casellina", perché l'unico edificio che vi sorgeva era una sparuta casetta di uso agricolo. Le prime case qui costruite attorno al 1260 appartenevano alla famiglia Velluti, che aveva interesse a sfruttare l'Arno per la produzione lanieraCiabani 1984, p. 29.. Proprio su iniziativa di Bonaccorso Velluti fu rettificata e ampliata la strada con un tracciato perfettamente rettilineo su alcuni terreni agricoli della sua famiglia, come collegamento fra piazza San Felice (dove si trovava la porta meridionale della prima cerchia comunale) e il ponte di Santa Trinita, fatto costruire dalla famiglia Frescobaldi a partire dal 1252Paolini, schede web..

I Velluti furono quindi i primi a caratterizzare il tratto con l'erezione delle proprie case, e a ribattezzare la strada come via Maggio, col significato di maggiore e, come precisa lo Stradario storico amministrativo del Comune di FirenzeDisponibile online, "s'intende che maggio (nominativo lat. maior) non è un'accorciatura di maggiore (accusativo lat. maiorem), ma una forma parallela". In questo caso possediamo peraltro una preziosa testimonianza della nascita e del radicarsi nel tempo della denominazione grazie alla Cronica domestica scritta da Donato Velluti fra il 1367 e il 1370: «E perché pareva cosa reprensibile, che le lettere, che veniano da fuori, fossono soprascritte Bonaccorso Velluti e compagni, in Casellina, ed essendo fatta la via di via Maggio larga e spaziosa e lunga, e già fatte poi più case, fece il detto Bonaccorso mio bisavolo soprascrivere le lettere che mandavano i loro fattori, Bonaccorso Velluti e compagni, in Via Maggiore. E a questo modo battezzata, e in questo nome fu più tempo chiamata: ma perché poi seguì, che in un certo tempo quasi tutti nomi e cose ricevettono diminuzione nel parlare (...), così ricevette diminuzione la via; ove era chiamata Via Maggiore, così fu chiamata via Maggio».

Entro la seconda metà del XIV secolo ai Velluti si erano aggiunte altre importanti famiglie, quali i Corbinelli, Corsini, i Biliotti, i Michelozzi, i Pitti, i Capponi, i Ridolfi, che intensificarono l'attività edilizia lungo la via, ben presto saturata da case e quindi da palazzi, per lo più definiti con l'unificazione dei precedenti immobili. Con il trasferimento della sede della corte granducale da palazzo Vecchio a palazzo Pitti per volontà di Cosimo I de' Medici (1565) la via conobbe un ulteriore momento di crescita, visto che fu ben presto individuata come ideale per le residenze delle famiglie che avevano incarichi a corte, così come di alcuni artisti legati alla committenza medicea. In questo contesto via Maggio divenne anche una delle arterie fondamentali dei cortei ufficiali nell'ambito del fondamentale tracciato cinquecentesco e quindi moderno costituito da piazza Pitti, via Maggio, ponte a Santa Trinita e via Tornabuoni, più volte oggetto di scenografici apparatiEvitando invece le zone di mercato come Calimala o il ponte Vecchio..

"Strada quasi totalmente cinquecentesca, a differenza di altre vie, nelle quali il palazzo cinquecentesco si affianca alla casa torre o si confronta con la casa rinascimentale. Via di un solo carattere e di un solo stile, superba nella sua unità, severa nella sua coerenza"Bargellini-Guarnieri 1977.. Per ovviare al poco felice collegamento con piazza Pitti, nel corso del Seicento e Settecento (e ancora nel secolo successivo), furono più volte stesi progetti che prevedevano interventi più o meno incisivi nel tratto tra lo sdrucciolo de' Pitti e via de' Marsili, finalizzati a un deciso ampliamento della piazza fino al filo di via Maggio, o a un ampliamento delle vie citate.

Nel corso dell'Ottocento la strada si andò fortemente caratterizzando per la presenza di un numero elevato di antiquari che, con le loro opere d'arte esposte nelle vetrine, contribuirono e ancora oggi contribuiscono sia a fare della strada un vero e proprio museo all'aria aperta, sia a mantenere - anche perché funzionale al loro mercato - gli elementi dell'arredo urbano, così come gli androni dei palazzi e i locali da loro occupati, in ottimali condizioni di conservazione.

Da sottolineare tuttavia come, rispetto ad altre strade di simile importanza quali via Tornabuoni o borgo degli Albizi, la via soffra dall'essere aperta alla circolazione veicolare (peraltro sufficientemente sostenuta), dal fatto di avere avuto la carreggiata asfaltata e in ultimo dall'utilizzo di un lato di questa per la sosta dei veicoli. Al di là di questa nota, le vicende qui riassunte lasciano facilmente intendere come la via sia segnata da una successione quasi ininterrotta di architetture di notevole rilievo, che la rendono ancora oggi tra le più importanti strade fiorentine, sicuramente da considerare di eccezionale valore storico e artistico.

Descrizione La strada è una delle più ricche di palazzi storici della città, anche se rispetto ad altre zone (come via Cavour o Borgo Albizi) i palazzi di via Maggio sono tutti piuttosto uniformi e austeri all'esterno, con l'unica eccezione "frivola" del palazzo di Bianca Cappello. Il sostenuto traffico veicolare della strada inoltre non aiuta ad apprezzare l'architettura della via.

Edifici