Saponara (Sapunara in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.

Geografia fisica Saponara prende il nome dalla pianta di Saponaria officinalis, un tempo molto diffusa nel territorio saponarese in grado di produrre schiuma a base detergente. Si sviluppa sulle pendici del versante settentrionale dei Monti Peloritani, alla confluenza del torrente Cardà con il torrente Perarella, i quali formano il torrente di "Saponara".

Storia Saponara ha origini molto antiche ed è difficile stabilire con precisione il periodo della sua fondazione. L’opinione più accreditata è che il centro sia sorto nel Medioevo, intorno all’anno Mille. La presenza del “castello” sulla collina che sovrasta il paese, alta 321 m, fa pensare a una struttura di origine bizantina, destinata al controllo dei movimenti degli invasori arabi.

Dal XII secolo Saponara raggiunse una discreta estensione territoriale e, insieme al castello e al “casale”, riuscì a diventare un feudo, guidato da Matteo Palizzi, che morì nel 1353 durante una sommossa popolare causata dai suoi errori politici. A Palizzi succedette, nella seconda metà del Trecento, Enrico Rosso, conte messinese. In seguito il feudo passò a Filippo Marino, poi a Guglielmo Raimondo Montecano e a Nicolò Castagna. Quest’ultimo morì senza eredi e il feudo passò quindi alle famiglie La Grua Ventimiglia e Pollicino.

L'avvento dei Moncada Per motivi sconosciuti, Gaspare La Grua Pollicino vendette il feudo a Tommaso Mirulla, il quale dopo vicende giudiziarie lo cedette a Girolamo Moncada. I Moncada erano una potente famiglia spagnola, sotto il dominio di Carlo V d'Asburgo, e possedevano molti feudi in tutta la Sicilia. Durante il loro periodo di governo Saponara andò incontro ad un importante incremento demografico e nel tardo '500 venne costruita la chiesa dedicata a santa Caterina d'Alessandria (oggi dedicata all'Immacolata) con l'annesso monastero dei Minori Conventuali, il palazzo baronale e alcune fontane pubbliche. Nel 1660 Pietro Moncada fu espropriato del feudo, che passò prima a Domenico Di Giovanni e poi a Vincenzo Di Giovanni, il quale ottenne il titolo ducale nel 1684, quando Saponara divenne ducato. Ebbe così inizio la dinastia dei Di Giovanni, principi di Trecastagni.

Gli Alliata Nel 1733 Vittoria Di Giovanni Pagano sposò il principe Domenico Alliata, dando inizio alla dinastia degli Alliata, che durò fino al 1812, quando la Costituzione borbonica abolì i privilegi feudali. Gli Alliata si distinsero, soprattutto nella metà del Settecento, per le numerose opere a favore della comunità e per la loro generosità verso la popolazione.

Si ricorda, in particolare, che la principessa Vittoria fornì aiuti alimentari alla città di Messina durante la grave carestia del 1763. Nel 1772 un violento terremoto colpì il territorio e i coniugi prestarono soccorso alla popolazione, costruendo chiese e monasteri per i poveri, tra cui la chiesa di San Pietro nell’omonima frazione di Saponara. Nel 1743, durante l’epidemia di peste che colpì Messina, i principi, rifugiatisi a Saponara, fecero costruire un cordone sanitario con palizzate e posti di guardia, impedendo la diffusione del morbo nel paese.

Domenico Alliata morì nel novembre del 1774 all’età di 62 anni. La vedova Vittoria continuò a vivere tra Saponara e Messina fino al 1783, quando un nuovo terremoto distrusse il suo palazzo messinese; scampata miracolosamente alla morte, si trasferì a Palermo, dove morì nel 1788.

L'Ottocento Nel 1812 la Costituzione borbonica abolì il feudalesimo in Sicilia, anche sotto l’influenza degli ideali della Rivoluzione francese. Il re Ferdinando I delle Due Sicilie riorganizzò la suddivisione amministrativa dell’isola, che venne divisa in sette Valli, e nel 1824 Saponara divenne comune autonomo, guidato da un sindaco.

Nella seconda metà dell’Ottocento il processo di unificazione italiana coinvolse anche Saponara: con il plebiscito del 1860, la popolazione votò a favore dell’annessione al Regno d'Italia. Nel 1864 una violenta alluvione e la piena del torrente causarono gravi danni al centro abitato; solo grazie alla realizzazione di argini si riuscì a contenere la forza delle esondazioni.

Il novecento, la fusione e la ricostituzione Il terremoto del 1908, che devastò Messina causando decine di migliaia di vittime, colpì anche Saponara: si registrarono sei morti e numerosi edifici subirono gravi danni, tra cui la chiesa madre di San Nicola, il campanile, il palazzo degli Alliata e diverse chiese del territorio. A seguito del sisma, la chiesa madre fu restaurata e riaperta solennemente il 2 ottobre 1932.

Il monumento situato nella piazza Umberto I ricorda i caduti della prima guerra mondiale i quali furono la maggior parte giovani. Il 2 giugno del 1929 Saponara, che dal 1863 aveva mutato denominazione in Saponara Villafranca, costituì insieme a Bauso, Calvaruso e le frazioni Divieto e Serro del comune di Messina, il nuovo comune di Villafranca Tirrena. Ciò destò del malcontento tra la popolazione saponarese che desiderava l'autonomia (di cui godeva dal 1824), visto che il paese era in via di forte sviluppo economico e aveva i propri interessi. Dopo varie vicende politiche e proteste, l'Assemblea regionale siciliana, con legge n. 53 del 26 novembre 1952, ricostituì l'autonomia comunale nei vecchi confini e sotto il nome di Saponara.

L'alluvione del 22 novembre 2011 Nel corso della storia del paese si sono succeduti diversi episodi franosi ed alluvioni. L'ultimo episodio risale al 22 novembre 2011, quando caddero sul centro abitato e in generale sul messinese, colpendo anche Barcellona Pozzo di Gotto, 60-100 mm di pioggia all'ora, e valori cumulati totali intorno ai 150 mm, in base a quanto sostenuto dalla rete osservativa AM e dalla rete pluviometrica della Protezione Civile. In questa occasione persero la vita tre persone nella frazione di Scarcelli: un padre e un figlio, e un bambino di 10 anni che abitavano nella stessa abitazione ma su piani diversi. Il 1º dicembre si svolsero i funerali delle 3 vittime nella chiesa di San Domenico a Saponara Marittima, presieduti dall'arcivescovo di Messina Calogero La Piana.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR.n. 1362 del 1º giugno 1976.

Il gonfalone è un drappo di bianco caricato dell'arma sopra descritta e riccamente ornato di fregi d'argento.

Monumenti e luoghi d'interesse "Bottesco" è un'antica fontana con apposite vasche dove ancora oggi si recano le donne a lavare i panni grazie alla fresca e limpida acqua che sgorga dalla fonte recentemente ristrutturata."Castello" è un rudere di una struttura difensiva che sorge lungo la collina che sovrasta il centro abitato. Questa struttura è stata messa chiaramente in una posizione strategica dove si poteva facilmente vedere dall'alto l'avanzata degli invasori; inoltre la collina è particolarmente ripida e scoscesa e questo metteva in difficoltà coloro che osavano avanzare verso tale struttura. Il castello, oggi particolarmente danneggiato, possiede delle mura di cinta fatte di pietrame e laterizi. Vi sono particolari strutture ancora oggi visibili come un muro di contrafforte e un baluardo quadrangolare, e una torre sull'angolo destro rispetto alla porta a pianta quadrangolare ma che all'esterno sembra poligonale. Il vano all'interno è pressappoco quadrato e rivestito di grossi mattoni e intonaco.

Chiese ed edifici religiosi

Nel territorio comunale si trovano la chiesa madre di San Nicola di Bari, la chiesa ex conventuale dell'Immacolata, altre chiese filiali, un ex convento dei frati conventuali e diversi edifici religiosi nelle frazioni. Nelle frazioni di San Pietro, Cavaliere e Scarcelli sono presenti la chiesa antica di San Pietro Apostolo, la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, la chiesa di San Sebastiano Martire e la chiesa di Sant'Antonio di Padova; a Saponara Marittima fa riferimento la parrocchia di San Domenico.

Società Evoluzione demografica

Tradizioni e folclore Feste religiose Tutto il comune di Saponara è ricco di feste religiose e tradizioni, ma quelle di maggior importanza sono in onore di San Nicola e dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Il 6 dicembre, dopo i colpi di mortaio mattutini, seguono le funzioni religiose e nella tarda serata, dopo la Santa Messa, viene portato in solenne processione il busto argenteo di San Nicola seguito dalle autorità civili e militari e dalla banda. Esso risale al XVII secolo, realizzato da un ignoto argentiere messinese, e rappresenta il Vescovo di Myra nell'atto di benedire, mentre nell'altra mano tiene il Vangelo. Egli indossa una mitria vescovile, un mantello a tema floreale, e una tunica con una cinta. A partire dal 2017, la vara di San Nicola viene di nuovo portata a spalla dopo oltre 40 anni. Nei secoli precedenti la devozione verso San Nicola da parte dei Saponaresi era decisamente più forte rispetto ai tempi odierni e ciò ha contribuito a rendere la festa oggigiorno poco sentita dalla popolazione e scarsamente partecipata pur trattandosi del Santo Patrono. Il 7 dicembre, alle 21:00 viene portato in processione il quadro dell'Immacolata, in siciliano U Quadrittu raffigurante l'Immacolata Concezione. Questa festa risale ad un avvenimento riguardante il ceto sociale dei carbonai, a quel tempo molto diffusi nel centro abitato. I carbonai che erano anche la forza lavoro del paese, per molti mesi e durante le festività patronali erano costretti a lavorare in montagna, quindi erano estromessi dalla vita sociale del paese e non potevano assistere a queste feste. Durante la prima metà del 1600, quando a Saponara governavano i Moncada, si erano conclusi i festeggiamenti in onore di San Nicola e ci si stava preparando per la festa dell'8 dicembre. I carbonai stufi di non poter partecipare, la sera del 7 dicembre scesero dai monti illuminando la via con delle torce, entrarono nella Chiesa dell'Immacolata e portarono in processione il quadro della Vergine illuminandolo con le torce. Per il fragore creato, gli abitanti del paese si svegliarono e assistettero alla processione notturna per le vie del Paese. Oggi quel quadro è esposto nella Chiesa dell'Immacolata e in processione se ne porta un altro. Per tradizione la sera del Quadretto i saponaresi sono soliti mangiare con le proprie famiglie lo stoccafisso riccamente condito, che in siciliano prende il nome di pisci stoccu a ghiotta. L'8 dicembre si tiene la festa dell'Immacolata, che delle tre feste è sicuramente la più partecipata e la più sentita, alla quale inoltre accorrono numerosi devoti anche dai paesi limitrofi. Viene portato in processione il simulacro ligneo policromo rappresentante la Vergine e per l'occasione la statua viene adornata con gioielli che di anno in anno i fedeli donano alla Vergine in omaggio, e la vara portata a spalla, viene adornata con un sontuoso baldacchino. La processione ha un andamento molto lento ed è seguita dalle autorità civili e militari e dalla banda.

Il Carnevale

Il Carnevale di Saponara, per le sue origini assai remote, viene considerato uno dei Carnevali Storici di Sicilia a causa della presenza di una rappresentazione mimica di cadenza annuale (ogni martedì di Carnevale) della tradizionale Sfilata dell'Orso e della Corte Principesca. Tale rappresentazione affonderebbe le sue radici in un fatto realmente accaduto durante il periodo di governo degli Alliata, quando a governare era il Principe Domenico Alliata Di Giovanni che governava Saponara e le terre del suo comprensorio, terre adibite al pascolo e al raccolto e improvvisamente minacciate