Divenne uno dei favoriti, o mignon, del re Enrico III di Valois, tanto da meritarsi l'appellativo di le demi-roi ("il mezzo-re"). In queste vesti fu profondamente coinvolto in trame politiche e complotti per tutta la vita, che si svolse sempre da protagonista durante il regno di tre sovrani diversi, Enrico III, Enrico IV e Luigi XIII.
Estremamente ambizioso, dimostrò l'apertura mentale di un valente uomo di Stato ma, particolarmente orgoglioso, aveva l'arte di crearsi inimicizie potenti e profonde. In quel periodo storico estremamente difficile a causa delle guerre di religione, rimase profondamente cattolico e fedele nelle sue alleanze. Tuttavia, tutte le sue azioni furono sempre volte a coltivare i migliori interessi per sé stesso e il suo clan.
Il suo ruolo durante il periodo rinascimentale francese fu ambiguo. Tra il 1584 e il 1589 fu il campione di Enrico III contro la lega cattolica sostenuta dagli spagnoli. Venti anni più tardi avrebbe giocato un ruolo chiave nella presa di potere da parte dei cattolici vicini alla Spagna, che avrebbe ritardato di venticinque anni l'atteso scontro tra le case di Francia e Austria.
Certamente questa figura, guidata da una mentalità aristocratica tradizionale, fu una di quelle che ispirò le riflessioni del cardinale Richelieu per l'affermazione di uno Stato imparziale sia nei confronti delle persone comuni che di enti organizzati.
Biografia L'ascesa di un cadetto di Guascogna Jean Louis de Nogaret de La Valette nacque a Cazaux-Savès, in Guascogna, da Jean de Nogaret de La Valette, signore del castello di Caumont, e da Jeanne de Saint-Lary de Bellegarde. Il padre e il nonno, Pierre de Nogaret, signori de La Valette., avevano combattuto nelle guerre d'Italia, fu quindi naturale per il giovane Jean Louis intraprendere la carriera militare. Cadetto di GuascognaI "cadetti di Guascogna" erano uno dei tanti reggimenti di truppe del re Luigi XIII. Fin dal XV secolo, le grandi famiglie di Guascogna erano solite mettere i loro figli cadetti al servizio del re di Francia, creando così la compagnie des cadets o cadets de Gascogne, i cui membri avevano la reputazione di essere temerari e donnaioli. Cfr. Jean-François Demange, Cadets de Gascogne ou ce cape, de plume et d'épée, Orthez, Gascogne, 2010. Véronique Larcade, "Versailles sous Louis XIV ou le tombeau des cadets de Gascogne?", Bulletin du Centre de recherche du château de Versailles, 2008, 14 giugno 2008. DOI: 10.4000/crcv.5623., prese presto parte alle battaglie delle guerre di religione: combatté a Mauvezin nel 1570, dove salvò la vita al padre, poi partecipò all'infruttuoso assedio di La Rochelle del 1573 e a quelli invece vittoriosi di La Charité-sur-Loire, di Brouage e Issoire nel 1577.
Fu proprio in occasione dell'assedio di La Rochelle che ebbe il primo incontro con l'allora duca d'Angiò e futuro Enrico III re di Francia. Si avvicinò dapprima al re di Navarra unendosi alla sua corte nel 1576, entrando poi nella ristretta cerchia dei favoriti di Enrico III (les mignons) solo nel dicembre 1578. Presto divenne, assieme al duca di Joyeuse, uno stretto collaboratore del re. Seducente e carismatico, seppe sfruttare l'affetto del monarca che, secondo lo storico coevo de Thou, lo amava follemente Pierre de L'Estoile, Journal du Règne d'Henri III, présenté par Louis-Raymond Lefèvre, Gallimard, 1943, p. 712.. Intraprendente ed energico, godeva certamente di un vigore fisico molto maggiore del suo signore e ne divenne l'indispensabile braccio destro.
Approfittando della sua influenza sul regnante, ottenne dapprima la nomina a maestro di campo del Régiment de Champagne nel 1579, quindi quella a governatore di La Fère dopo che la città fu strappata alle truppe di Condé a seguito dell'assedio del 1580 (durante il quale ricevette una ferita da archibugio al volto œuvres complètes, Pierre de Bourdeille, signore dell'abbazia di Saint-Pierre de Brantôme, tomo V, pp. 167-168.), poi il grado di colonnello generale delle bandes françaisesChiamate anche bandes de Picardie, bandes picardes o ancora bandes en deçà des monts furono, in Francia, le prime unità militari permanenti, create nel 1479 da Luigi XI, copiandole sul modello delle bandes suisses composte da mercenari svizzeri. (grado che divenne per lui un grande ufficio della corona). Nel 1581 re Enrico gli vendette la città di Épernon, elevandola allo stesso tempo al rango di ducato, facendone così il primo duca d'Épernon. Sempre nello stesso anno otteneva l'elevazione a pari di Francia e la carica di consigliere di Stato, poi quella di primo gentiluomo della Camera del re nel 1582, di cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo, e di governatore di Boulonnais e Loches, di Metz e dei Pays Messin (oggi arrondissement di Metz), della cittadella di Lione nel 1583 e ancora di cavaliere dell'Ordine del re nel 1584 e di governatore della Provenza nel 1586. Nel 1587, alla morte del duca di Joyeuse, suo unico vero rivale per le grazie del re, divenne grande ammiraglio di Francia, governatore della Normandia, di Caen e Le Havre de Grâce (l'odierna Le Havre).
Nell'agosto 1587 prese in moglie Margherita di Foix-Candale, figlia di Enrico di Foix e nipote di Carlo di Montmorency-Damville che si opponevano alla Lega. Seguendo una pratica comune tra la nobiltà, Enrico, erede di un ducato della parìa di Guascogna, accettava di concedere in sposa la propria figlia maggiore a un uomo di condizione sociale minore rispetto alla propria, per riprendere e perpetuare il nome e i titoli della propria madre. Margherita era l'erede del Captal de Buch che passò così ai Duchi di Épernon.
Dopo la giornata delle barricateFu una rivolta popolare scoppiata a Parigi il 12 maggio 1588, durante l'ottava guerra di religione. del 12 maggio 1588 a Parigi, dove il popolo si sollevò contro Enrico III, si dimise dalla carica di governatore della Normandia e da quella di ammiraglio di Francia. Quest'ultima venne trasferita al fratello, Bernard de Nogaret. Dopo l'editto di UnioneIn francese édit d'Union (talvolta de Réunion) detto anche "trattato d'Unione", si riferisce a un trattato di pace che Enrico III fu costretto a firmare a Rouen con la Lega il 17 luglio 1588, e consacrò la stretta alleanza tra la monarchia e la lega stessa., il re lo esautorò dalla sua carica di governatore della Provenza che andò al fratello Bernard, lasciandogli il governatorato di Angoumois e Saintonge dove trovò rifugio fino al 1589 Pierre Chevallier, Henri III, p. 645, Fayard, Parigi, 1985, .. Il duca ritornò governatore della Provenza e ammiraglio del Levante (incarico legato a quello di governatore della Provenza), dopo la morte del duca di Guisa, all'inizio del 1589.
Un uomo di Stato cattolico contro la Lega cattolica Al momento della nascita della Lega, si pose da tramite fra Enrico III e il re di Navarra, governatore della Guienna, regione alla quale si era sempre sentito vicino. Alla morte del fratello minore di Enrico III nel 1584, per evitare una guerra di successione, cercò di convincere il protestante Enrico di Navarra a rientrare nel cattolicesimo, ma invano. La sua opposizione alla Lega, d'altro canto, lo fece detestare da gran parte della popolazione e scatenò una vasta campagna di propaganda contro di lui, fino al tentativo di assassinarlo.
Per contrastare la Lega, iniziò a riunire i cattolici moderati e i protestanti in tutte le regioni della Francia sotto il controllo del re. Contando di lottare contro la Lega basandosi sul sostegno delle province meridionali, prese il controllo della Provenza e della Saintonge. A seguito del recente matrimonio, era alleato al duca di Montmorency, governatore della Linguadoca, mentre i protestanti erano saldamente stabiliti dalla Guienna al Delfinato. Inoltre, era in possesso di diversi punti strategici di accesso al nord della Francia: Boulogne, Loches sulla Loira e Metz, nodo di comunicazione per la Germania.
In occasione della spedizione navale spagnola del 1588 contro l'Inghilterra, contribuì alle difficoltà dell'Invincibile Armata assicurandosi che questa non potesse utilizzare il porto di Boulogne.
Poco tempo dopo la giornata delle barricate del 1588, dovette lasciare il campo, sacrificato da Enrico III alle esigenze degli appartenenti alla Lega, nell'estate del 1588. Ritiratosi nel suo governatorato d'Aunis e Saintonge, scrisse al re alcune lettere molto remissive, pur evidenziando come egli rappresentasse una forza militare e politica. Egli fu richiamato nella primavera del 1589.
Prima della violenta morte di Enrico III, e su richiesta di questi nel 1589, cercò di trovare un accordo con Enrico di Navarra. Ma ritenendo in seguito il futuro Enrico IV responsabile del destino di Enrico III, ritirò immediatamente le sue truppe dall'assedio di Parigi, che il nuovo re di Francia dovette abbandonare a causa di questa e altre defezioni.
Questo gesto non fu dimenticato da Enrico IV che, una volta caduta Parigi nel 1594 e acquistata la fedeltà di Carlo di Guisa alla sua causa, ottenne la liberazione della Champagne che questi occupava, nominandolo governatore della Provenza e ammiraglio del Levante. Il duca si ritrovò quindi estremamente mal ricompensato per gli sforzi che aveva compiuto fino ad allora per mantenere la Provenza alla corona di Francia. Enrico gli offrì la carica di governatore del Poitou, che il duca rifiutò. Approfittando delle difficoltà del re, lasciò la sua fazione e si avvicinò per un certo periodo di tempo al Conte di Carcès, nominato governatore della Provenza dal duca di Mayenne, e dalla Sainte-Union, ma spodestato nel 1596 da Carlo di Guisa. Il 28 giugno 1593, con l'arresto di Jean Le Maistre, presidente dal 1591 al 1594, il Parlamento di Parigi riconobbe Enrico di Navarra come legittimo erede alla corona. La conversione al cattolicesimo di Enrico IV il 25 luglio, la sua incoronazione il 27 febbraio 1594 e il cambio di regime che ne seguì, con il riconoscimento del Parlamento di Aix, costrinsero il duca a sottomettersi nel maggio 1596. Dopo un accordo finanziario, lasciò la Provenza e andò a Parigi, dove fu ricevuto dal re per fare atto formale di sottomissione.
Un episodio della cacciata del duca nel 1588: assediato ad Angoulême Una clausola segreta dell'editto di Unione, siglato tra Caterina de' Medici, il cardinale di Borbone e il duca di Guisa il 15 luglio 1588, prevedeva l'emarginazione del duca. Il favorito di Enrico III avrebbe dovuto mantenere solo uno dei suoi governi. Il medico personale di Enrico III informò di questo accordo l'ex mignon il 24 luglio. Costretto a lasciare il campo, scelse di conservare il governatorato di Angoumois ed entrò ad Angoulême il 27 luglio successivo. Tre giorni dopo, il reggente del feudo di Charente, François Normand, signore di Puygrelier ricevette una lettera reale, controfirmata dal segretario di Stato Nicolas de Neufville, signore di Villeroy, con la quale gli si ordinava di non permettere che il duca entrasse nella sua città. Puygrelier inviò suo cognato, Souchet, a incontrare Enrico III e Villeroy a Chartres. A Souchet fu ordinato di arrestare l'ex mignon e condurlo a Blois. Il 10 agosto la municipalità fedele alla Lega cercò di prendere d'assalto il castello dove risiedeva il duca e alcuni dei signori suoi alleati. Il sindaco di Angoulême, Norman Puygrelier, che conduceva l'attacco, rimase ucciso durante lo scambio di colpi d'arma da fuocoAlcide Gaugué, "La Charente communale", in Bulletin de la Société Charentaise des Études locales N. 13, luglio 1921, URL consultato il 21 maggio 2008..