All'interno del cristianesimo sono presenti visioni differenti riguardo al tema dell'omosessualità; questa viene in prevalenza considerata un peccato, ma si tratta di un tema controverso nel quale le diverse opinioni nascono da differenti approcci alle Scritture, da differenti opinioni sulla natura dell'omosessualità (condizione di peccato, o caratteristica naturale della persona), nonché da fattori socio-culturali e di sensibilità personale.

Bibbia e omosessualità

Esistono alcune difficoltà da tenere presente nell'affrontare il tema "Bibbia e omosessualità": nella Bibbia non si trova una parola corrispondente al termine "omosessualità" che utilizziamo oggi con una serie di implicazioni che erano estranee al mondo culturale degli autori biblici e dei primi destinatari. I discorsi che possono toccare l'etica sessuale nella Bibbia sono occasionali più che dogmatici: rispondono cioè a occasioni particolari e situazioni concrete (ved. ad es. le lettere di Paolo). Di qui la difficoltà di rispondere ad una domanda formulata nei termini "che cosa dice la Bibbia sull'omosessualità?". Di seguito sono elencati i passi biblici che sono normalmente considerati attinenti alla questione omosessuale, e sono brevemente esposte le varie posizioni che si trovano in ambito cristiano in proposito.

Antico Testamento

La distruzione di Sodoma (Genesi 19, 1-29) e il delitto degli uomini di Gàbaa (Giudici 19, 11-30) Il racconto della distruzione di Sodoma, o "il peccato di Sodoma", narrato nel libro della Genesi è molto simile al racconto del delitto degli uomini di Gàbaa raccolto nel libro dei Giudici. Entrambi riferiscono delle richieste esplicite dei sodomiti e degli uomini di Gàbaa di poter abusare sessualmente di terzi, esprimendo dunque una condanna divina esplicita di rapporti omosessuali maschili non consenzienti.

Nel racconto di Sodoma:

Nel racconto degli uomini di Gàbaa:

Alcuni passi dopo le narrazioni proseguono con la richiesta agli uomini del popolo, da parte di Lot e del vecchio, di non commettere quell'infamia contro gli uomini ospitati. Affinché il popolo commettesse l'abuso richiesto senza toccare i suoi ospiti, Lot offrì le sue due figlie vergini, mentre il levita la sua concubina. La gravità della condizione del popolo sodomita e del popolo di Gàbaa, afflitto dal vizio e dal peccato, si risolve con la distruzione della propria città per mano dei due angeli ospitati da Lot nel racconto di Sodoma e per gli altri con l'immagine del corpo della concubina del levita smembrato in dodici pezzi.

Il biblista e commentatore cattolico Gianfranco Ravasi vede nell'episodio del peccato di Sodoma, punito con il fuoco e lo zolfo dal cielo, un emblema del giudizio divino sul male, confermato anche dalle parole di san Pietro nella sua seconda lettera, in cui dichiara che la condanna di Dio nella distruzione della città di Sodoma è un monito a quanti vivono una condotta empia. In realtà per Ravasi nel racconto si intrecciano diversi peccati, quali la ribellione nei confronti di Dio attraverso l'idolatria e i peccati contro il prossimo, espressi nella violazione dell'ospitalità e nella libido sessuale violenta; per la tradizione jahvista, ricorda Ravasi, il peccato qui consiste innanzitutto nella violazione della legge dell'ospitalità, sacra per il mondo orientale antico. Il tema è sviluppato anche nella Lettera di Giuda e nella distinzione paolina fra peccati esterni e peccati interni.

Vi è anche una condanna dei culti cananei che invocano la fertilità, ivi inclusa la pratica dell'omosessualità sacra, di cui riferisce anche il libro del Levitico e il libro del Deuteronomio, in cui nell'atto sessuale con il sacerdote o la sacerdotessa di Baal, prostituti sacri, vi era la credenza illusiva di ricevere la fecondità. La condanna dell'autore sacro è rivolta maggiormente alle azioni di carattere sociale e teologico (l'idolatria, la violazione dell'ospitalita) più che all'azione morale (l'atto omosessuale) poiché, sempre secondo il biblista, i passi biblici non possono essere valutati alla stregua di un manuale di teologia morale. Infatti il tema dell'omosessualità nei passi del racconto di Sodoma, secondo Ravasi, assume il suo rilievo più nella tradizione popolare: si tratta di una tematica secondaria ma reale.

Proibizioni sessuali (Levitico 18, 1-30) e Castighi (Levitico 20, 1-27) Queste norme, che contengono un divieto esplicito dei rapporti sessuali tra uomini e uomini, si trovano all'interno del codice normativo che aveva la funzione di tener distinto Israele dalle altre nazioni. Si tratta di norme di purità.

Solitamente il codice di purità non è applicato all'interno del cristianesimo (es. di altre norme di purità: circoncisione, norme alimentari, divieto di farsi tatuaggi o di radersi, impurità mestruale…). Molti cristiani basano la loro visione dell'omosessualità anche su queste norme, ritenendole comunque illustrative della volontà di Dio. Questa visione non è però unanimemente condivisa, sebbene negli insegnamenti di Gesù Cristo egli dica chiaramente di non essere venuto ad abolire la Legge o i Profeti ma per dare compimento (Matteo ). Si tratta comunque di norme di "purezza", che servivano al tempo alla sopravvivenza del popolo ebraico. Difatti, si parla spesso di norme igieniche ed alimentari oltre che comportamentali, in questa luce il divieto di giacere con altri uomini potrebbe essere solo un monito volto a sostenere una maggiore fecondità.

Davide e Gionata (Primo e Secondo libro di Samuele)

Le interpretazioni dei passi che descrivono la relazione affettiva tra Davide e Gionata sono varie:

Davide alla morte di Gionata esclama:

e tradotto anche come:

C'è chi vi ha voluto vedervi solo un'amicizia profonda e un amore fraterno, invece, un vero e proprio rapporto d'amore. Nel mondo semitico non era nuova la tradizione letteraria di amicizie profonde tra uomini che sconfinavano anche nell'amore e nell'atto sessuale come accadeva per il poema di Gilgameš in cui l'eroe si univa ad amicizia con Enkidu.

Della vicenda di Davide e Gionata è stata fornita una spiegazione a carattere storico da Giovanni Garbini, che vede nella storia di questa amicizia, tramandata dai sacerdoti ebrei, un tentativo di screditare la monarchia a vantaggio del governo teocratico mostrandola come fonte di azioni peccaminose. Il teologo e Arcivescovo della Chiesa Protestante Episcopale (già Chiesa Protestante Unita) Andrea Panerini, pur favorevole a una spiegazione e giustificazione biblica dell'omosessualità, parla di vero e proprio "abbaglio" dei cristiani queer, soprattutto di estrazione cattolico romana, su questo specifico brano, riconducendo il comportamento di Gionata e Davide a un rapporto di tipo vassallatico e cameratesco ed escludendo qualsiasi aspetto erotico.

In ogni caso pensare che il profeta Davide, "il consacrato", "l'uomo secondo il cuore di Dio" (1Sam 13:14; At 13:22), abbia peccato di omosessualità, dopo che la legge giudaica nel libro del Levitico afferma "non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole" (Lev.18,22;20,13), appare sicuramente non conforme alla logica, tenendo anche conto del fatto che come narra la Scrittura ogniqualvolta Davide si discostava dalla via di Dio, veniva ripreso apertamente (vedi ad es. 2Sam.12,1-13;24,1-25), ma se egli si fosse invischiato in un abominio Dio lo avrebbe non solo ripreso ma anche rigettato.

Nuovo Testamento Nei Vangeli e negli insegnamenti di Gesù non sono presenti riferimenti diretti all'omosessualità. Una condanna esplicita dell'omosessualità viene solitamente rintracciata nelle lettere di Paolo:

Anche su questi passi biblici le interpretazioni non sono unanimi: se alcuni vi vedono una condanna dell'omosessualità come peccato, altri esegeti analizzano il senso dei versetti nel contesto del significato della lettera ai Romani e nell'ambito della teologia paolina della giustificazione per fede, e/o si occupano della questione della traduzione delle parole greche malakoi e arsenokoites, dimenticando però l'origine di Paolo e la sua conoscenza della legge e la convinzione che la legge stessa fu fatta per indicare a noi il peccato (Levitico ), benché ora sia in vigore la "legge dello Spirito" che è tale in quanto permette la vittoria sul peccato a differenza di quella "antica" che si limitava ad indicarlo. (Per approfondire: Article - Arsenokoites and Malakos: Meanings and Consequences, by Dale B. Martin).

Tuttavia, una visione di coppia basata sull'amore tra un uomo e una donna è riscontrabile nella lettera dello stesso Paolo ai Colossesi:

Gesù e l'omosessualità nei Vangeli Riguardo in generale alla ricerca di parole di Gesù che riguardino il tema dell'omosessualità, non c'è una visione unanime tra i cristiani.

Il passo del Vangelo che si riferisce agli eunuchi (Matteo ) non si considera in genere riferito agli omosessuali, nonostante alcuni esponenti del clero di altre confessioni cristiane vi vedano un riferimento al fenomeno transgender, in quanto si contraddicono alcune interpretazioni dell'A.T. sulla creazione del "maschio" e della "femmina". Ad esempio, si nota una certa contraddizione con il passo della Genesi che recita: "maschio e femmina li creò. L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi". Gesù amplia il discorso e dice che ci sono anche "eunuchi che sono tali dalla nascita" (Mt 19,12). Ad esempio, chi per motivi naturali è incapace al matrimonio e a generare.

Tra i possibili testi in cui Gesù parla indirettamente di omosessualità forse si può annoverare l'episodio della guarigione del servo di un centurione romano (Matteo ); è stato evidenziato come l'evangelista Matteo usi la parola greca παις (pais), "ragazzo", che può significare "servitore" (molto giovane) ma che potrebbe anche implicare una componente affettiva ed erotica, anche alla luce del fatto che nel I secolo d.C. i legionari romani di guarnigione nelle province avevano questi giovani nel loro seguito non solo come servitori ma anche come veri e propri amanti. Ad ogni modo,

I pensatori cristiani e l'omosessualità I predicatori, filosofi e teologi cristiani si pronunciarono molto severamente contro l'omosessualità esprimendo una condanna aperta e perentoria. Sant’Agostino scrive: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre” (Confessioni, c.III, p. 8). San Giovanni Crisostomo ribadisce: “Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche” (Homilia IV in Epistola Pauli ad Romanos). San Pier Damiani dice dell'omosessualità: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi” (Liber Gomorrahanus). San Tommaso d'Aquino afferma: “Nei peccati contro natura in cui viene violato l'ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della Natura” (Summa Theologica, II-II,q.154,a.12.). Santa Caterina da Siena, riguardo agli omosessuali e alle loro pratiche erotiche, scrive: “Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono” (Dialogo della Divina Provvidenza). San Bernardino da Siena afferma categoricamente: “Il peccato della sodomia maledetta è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio” (Predica XXXIX).

La posizione attuale delle chiese cristiane Chiesa cattolica