Le Lettere sull'origine delle scienze (in francese: Lettres sur l'origine des sciences et sur celle des peuples de l'Asie) sono un'opera epistolare di argomento storico scritta dall'astronomo e letterato francese Jean Sylvain Bailly. Nell'opera Bailly pubblicò la vivace corrispondenza epistolare tra lui e il celebre filosofo Voltaire.Edwin Burrows Smith, Jean-Sylvain Bailly: Astronomer, Mystic, Revolutionary (1736-1793) (1954, American Philosophical Society).

Attraverso quest'opera Bailly proseguì il lavoro di speculazione storica già incominciato con l′Histoire de l'astronomie ancienne, portando avanti l'ipotesi dell'esistenza di un popolo atavico e scientificamente progredito, quello della civiltà perduta di Atlantide, che dalla Siberia (dov'era anticamente situato) discese prima in Asia e poi in Europa trasmettendo le proprie conoscenze scientifiche ai vari popoli dell'antichità recente, come i Cinesi, i Persiani, i Caldei e gli Indiani. Basandosi su prove di varia natura - prove linguistiche, mitiche, climatiche e astronomiche - Bailly cercò di dimostrarne l'esistenza, senza però convincere del tutto il suo destinatario Voltaire che, pur apprezzando le idee di Bailly, rimaneva invece convinto che la culla del genere umano fosse situata in India.François Arago, Biographie de Bailly.

L'opera ebbe all'epoca un notevole clamore, con i giudizi della critica del tempo divisi tra chi apprezzava il lavoro dell'astronomo ammettendo la sussistenza della ricostruzione storica da lui proposta e chi invece, per motivi di varia natura, non accettò le ipotesi di Bailly ritenendole insussistenti.

Genesi dell'opera Nei primi capitoli dell'opera precedente, l′Histoire de l'astronomie ancienne del 1775, Bailly era giunto ad una serie di conclusioni, puramente ipotetiche, sull'antica storia dell'umanità. Egli aveva notato che le conoscenze - soprattutto quelle astronomiche - mostrate dai vari popoli antichi sembravano superare in modo inspiegabilmente ampio i mezzi che questi stessi popoli avevano a disposizione per acquisire quelle conoscenze. Inoltre gli aspetti fin troppo simili delle loro conoscenze (così come, simili, erano stranamente anche gli "errori" metodologici e interpretativi che commettevano) suggerivano con forza l'ipotesi dell'esistenza di una fonte comune, probabilmente nordica, un popolo antecedente con un sistema scientifico già sofisticato e che aveva, in qualche modo, istruito questi popolo. Tale civiltà antecedente Bailly la vedeva ben simboleggiata in Atlantide (sebbene non avesse ancora riconosciuto propriamente, come accade invece nelle Lettres, che quella civiltà antecedente fosse proprio Atlantide). Bailly fece inoltre riferimento alla teoria di una migrazione umana dal Nord verso il Sud, dovuta al raffreddamento terrestre che stava via via rendendo inabitabili le zone artiche, secondo le teorie paleoclimatiche di Buffon e di Mairan.

Subito dopo la pubblicazione dell′Histoire de l'astronomie ancienne, Bailly sì affrettò ad inviare una copia della sua opera a Voltaire il quale, in una lettera del 15 dicembre 1775, gli riconobbe alcuni meriti:

Voltaire apprezzava le idee di Bailly, ed anche lui credeva che dovesse esistere un popolo anteriore a quelli conosciuti, però fu abile nel trasformare le fonti usate da Bailly contro di lui in difesa degli Indiani, il popolo che lui considerava progenitore di tutti gli altri. Gli Indiani, secondo Voltaire, erano il popolo che «aveva insegnato e aveva ingannato il resto del mondo», dove "insegnare" indica i metodi e le idee scientifiche, mentre "ingannare" si riferisce agli errori e alle superstizioni che comunque questo popolo aveva tramandato agli altri. In ogni caso la lettera ha un tono simpatico e comprensivo.

Ne nacque un'intensa e proficua corrispondenza epistolare che si evolse mano a mano contribuendo ad una più precisa definizione delle teorie storiche che erano già emerse nell′Histoire de l'astronomie ancienne. In una serie di dieci lettere scritte da il 10 agosto e il 24 settembre 1776, infatti, Bailly rielaborò con maggiori dettagli gli argomenti già propugnati in precedenza. L'intera corrispondenza tra Bailly e Voltaire apparve in un libro sotto il titolo di Lettres sur l'origine des sciences et sur celle des peuples de l'Asie, che fu pubblicato da Bailly nei primi mesi del 1777.La corrispondenza di Grimm per il marzo 1777 si riferisce alle Lettres come "pubblicate da poco". L'ultima lettera di Voltaire, del 27 febbraio, riconosceva la ricezione del lavoro da parte del filosofo di Ferney. Le Lettres furono pubblicate a Londra e a Parigi senza privilegi.

In effetti non c'era nulla da perdere e c'era molto da guadagnare, da parte di Bailly, nel pubblicare questa corrispondenza privata in modo da aprirla al dibattito pubblico.Edwin Burrows Smith, Jean-Sylvain Bailly: Astronomer, Mystic, Revolutionary (1736-1793) (1954, American Philosophical Society); p. 461. I due volumi che si erano evoluti nel corso di questa discussione suggerirebbero piuttosto che Bailly era abbastanza abile a riconoscere l'opportunità di acquisire una pubblicità di primo lignaggio. Le argomentazioni di Voltaire non erano poi così forti mentre le teorie dello stesso Bailly dovevano ancora essere smentite. Inoltre la teoria di Buffon e di Mairan sulle origini della Terra (con le sue implicazioni paleoclimatiche) era molto in voga e i misteri nascosti nelle cronache dell'Oriente continuavano a suscitare il vivace interesse del pubblico.

È dubbio comunque che le lettere siano state inviate a Voltaire nella forma in cui sono state pubblicate, in quanto non vi è alcuna menzione di loro nella sua corrispondenza.

Indice dei capitoli

Ia Lettera di Voltaire a Bailly. IIa Lettera di Voltaire. IIIa Lettera di Voltaire. Ia Lettera di Bailly a Voltaire, esposizione delle idee che saranno sviluppate in queste Lettere: Esame della questione se in generale gli antichi popoli conosciuti, e in particolare i Cinesi, siano stati gli inventori delle scienze. IIa Lettera di Bailly: Dei Persiani, dei Caldei & degli Indiani. IIIa Lettera di Bailly: Delle somiglianze tra i Cinesi, i Caldei, gli Indiani & gli antichi popoli, nelle tradizioni, negli usi, nella filosofia & nella religione. IVa Lettera di Bailly: Somiglianze tra i popoli antichi nelle scienze & nelle istituzioni che ne sono relative. Va Lettera di Bailly: Queste somiglianze non sono il prodotto della comunicazione. VIa Lettera di Bailly: Queste conformità non si trovano principalmente in natura, esse nacquero da un'identità d'origine tra tutti i popoli antichi & sono i resti delle istituzioni di un popolo più antico. VIIa Lettera di Bailly: Questo antico popolo ha avuto delle scienze perfezionate, una filosofia sublime e saggia. VIIIa Lettera di Bailly: Questo antico popolo sembra aver abitato in Asia, verso il 49º parallelo. Sembra che i lumi delle scienze & le popolazioni si siano estese sulla Terra, dal Nord al Mezzogiorno. IXa Lettera di Bailly: Sul fuoco centrale o calore proprio & interiore del globo. Xa Lettera di Bailly: Sul raffreddamento della Terra, o sulla diminuzione del calore proprio del globo.

Contenuto Dopo la prima lettera di Voltaire la questione avrebbe benissimo potuto finire lì se il celebre filosofo di Ferney non avesse scritto una seconda lettera (del 19 gennaio 1776), in cui attaccava più specificamente i Tartari e gli Sciti:

Bailly difese gli Sciti nella sua risposta del 29 gennaio. Questa lettera in realtà non appare in alcun lavoro. Louis Moland menziona il fatto che appare in un catalogo autografo dove è descritta come una «bella lettera dove [Bailly] espone questa idea, comune a Voltaire e a lui, secondo cui gli Indiani sono il popolo più antico che la memoria ha fatto sopravvivere».Voltaire, 49: 500, nota. La lettera comunque suscitò una terza e più lunga risposta di Voltaire, documentata e riportata nelle Lettres. Voltaire infatti espresse i suoi dubbi sul fatto che gli Indiani fossero davvero caduti in un così profondo stato di ignoranza, come era stato riportato dai viaggiatori settecenteschi, ma negava in ogni caso che questo fatto significasse che si poteva smentire la loro superiorità originaria. Gli argomenti di Voltaire non sono soddisfacenti, in quanto sono più argomentazioni spiritose più che basate su evidenze fattuali, e, come del resto non infrequente in Voltaire, anche un po' auto-contraddittorie.Bailly, Lettres sur l'origine des sciences, 257-258.

La lettera di Voltaire mostrava, inoltre, una certa insofferenza da parte sua nei confronti della tenacia di Bailly.

In questo passo forse ci può essere una qualche giustificazione all'osservazione di Jean-Félix Nourrisson secondo cui «Bailly non riusciva a capire la cortesia ironica di un uomo anziano che voleva essere finalmente liberato da una polemica insipida».Op. cit., 345. Eppure Nourrisson sembra ignorare il fatto che fu Voltaire a prendere l'iniziativa nella corrispondenza e a scrivere relativamente a questo argomento "insipido". Bailly era certamente in grado di capire l'ironia di Voltaire.

Bailly accettò l'epiteto di "missionario": «Io potrei ben avere una parte dello zelo dei missionari, e anche della loro perseveranza: infatti desidero sempre che voi iniziate a credere al mio antico popolo perduto».Bailly, Lettres sur l'origine des sciences, 15. Assumendo una prospettiva di vista più ampia di Voltaire, Bailly ripercorse una buona parte dell'argomento trattato nell′Astronomie ancienne, esaminando dettagliatamente ciascuno dei popoli dell'antichità come possibile fonte anteriore di civiltà.

Le quattro più grandi civiltà dell'Asia erano quella Cinese, quella Persiana, quella Assiro-caldea e quella Indiana; Bailly disse di aver trovato presso queste civiltà solo dei frammenti sparpagliati delle arti e delle scienze, negando le notizie che ne attribuivano a loro la paternità. Le sue argomentazioni, principalmente tratte da considerazioni di tipo astronomico,British Critic, articolo XIV: Letters upon the Atlantis of Plato and the Ancient History of Asia. sono però numerose e di varia natura. Con esse Bailly voleva smentire che ognuna di esse potesse essere il popolo da lui vagheggiato, ragion per cui doveva esistere un'altra civiltà, allora sconosciuta e pressoché scomparsa dalla faccia della storia, e il suo obiettivo divenne individuarla.

Analisi della civiltà cinese

Per quanto riguarda i Cinesi Bailly controllò soprattutto i racconti dei gesuiti della Cina pubblicati nelle Lettres édifiantes et curieusesModificate da Gobien, du Halde e altri, Parigi, 1702-1776. passo dopo passo per sostenere la sua opinione, secondo cui, nel primo periodo della loro storia, i Cinesi erano ben più dotti di quanto lo furono successivamente. Inoltre, secondo Bailly, Fu-Hi, Huang-Ti, e Yao, che erano i leggendari padri fondatori della Cina, in realtà non erano stati altro che dei leader colonizzatori stranieri, che avevano guidato delle grandi missioni migratorie quando le aree in cui si erano a lungo stabiliti erano diventate inabitabili a causa del raffreddamento della terra in atto secondo le teorie di Mairan, portando il loro popolo e la loro conoscenza in altre zone geografiche. I Cinesi di epoche più moderne, rilassandosi e oziando in queste zone climatiche più calde, secondo le teorie del determinismo geografico propugnate da Bailly e Buffon, avevano continuato a seguire questa conoscenza nella traccia ben battuta della tradizione, ma smettendo di compiere osservazioni astronomico-scientifiche e quindi senza compiere alcun progresso ulteriore in questo senso. La loro cultura, complice un clima geografico più caldo lascivo e ozioso, si era in qualche modo "congelata" e i Cinesi avevano smesso di progredire.