Biografia Gli inizi Nato a Roma da una famiglia di origini napoletane resta ben presto, con i suoi due fratelli, orfano di padre morto nella Grande GuerraAprà, Capolavori di massa in Neorealismo di appendice, cit. in bibliografia, p. 7 - 22.. Deve pertanto lavorare come fattorino postale per potersi mantenere agli studi frequentando il liceo classico. Si interessa di cinema sin da giovanissimo e nel 1929, non ancora ventenne, entra nella redazione del quotidiano romano Il Tevere, ove gli viene affidata la pagina cinematografica sulla quale, sin dal primo articolo del 25 marzo, scrive di "rinascita del cinema italiano"Adriano Aprà, La pagina cinematografica del "Tevere" in Nuovi materiali sul cinema italiano 1929-1942 - vol. I- quaderno n. 71 della Mostra internazionale del nuovo cinema, Ancona, ottobre 1976.. Sullo stesso quotidiano propone la realizzazione di una "Università del cinema", composta di una istituzione, di un periodico (il futuro Bianco e Nero), di una Scuola di formazione dei cineasti - attori, registi e tecnici - e di una sezione per il cinema educativo destinato ai giovaniIl Tevere, articolo pubblicato il 6 marzo 1930.. Qualcosa di analogo prenderà corpo il 28 luglio 1930 con l'istituzione della "Scuola nazionale di cinematografia" (antesignana del Centro sperimentale di cinematografia) presso la Accademia di Santa Cecilia, nella quale Matarazzo ricoprirà la carica di segretarioCfr. Gian Piero Brunetta, Intellettuali, cinema e propaganda tra le due guerre, Bologna, Patron, 1973, p. 83..

Sempre nel 1930 egli fonda, assieme a Blasetti e ad altri intellettuali il "Gruppo centrale di cultura cinematografica", che dà vita al primo Cineclub italiano, dove vengono proiettati in versione originale, tollerati dalla censura, alcuni film stranieri proibiti dal regimeGianfranco Gori, Blasetti, Firenze, La nuova Italia, 1984, p. 31.. Nello stesso periodo collabora con Blasetti anche scrivendo sulle riviste da lui fondate, dove pubblica a puntate un romanzo d'appendice dal titolo L'incantatrice del sudBlasetti in Cinecittà anni trenta, intervista del gennaio 1974, p.107. ed il racconto satirico Le avventure di Mr. Boroh Talk, denigratore di verginiCine Mondo, n.72 del 20 settembre 1930 e seguenti. Partecipa attivamente alle discussioni sull'avvento del sonoro, dove ha occasione di conoscere i registi Camerini e Bragaglia, ed è quest'ultimo che gli commissiona un soggetto, che poi non sarà realizzato. Nel frattempo è anche chiamato a svolgere l'incarico di capo ufficio stampa del Dopolavoro dell'Urbe.Prudenzi, cit. in bibliografia..

Nel 1931 lascia il giornalismo e diviene revisore di soggetti cinematografici alla Cines. Sale per la prima volta sul "set" durante le riprese di Figaro e la sua gran giornata quale aiuto regista di Camerini, a cui riconoscerà grandi meriti nella propria formazione tecnico - artisticaNotizie biografiche ed altre informazioni sono tratte da una intervista rilasciata da Matarazzo al critico cinematografico francese Bernard Eisenschitz nel 1964, ma pubblicata dodici anni dopo in Positif, cit. in bibliografia.., e dove lavorerà a fianco di Mario Soldati, anche lui a quel tempo assistente alla Cines.

Dopo aver scritto la sceneggiatura di un paio di pellicole (La telefonista diretto da Malasomma - per il quale risulta anche coautore dei testi delle due canzoni che fanno parte della colonna sonoraCfr. Scenario, maggio 1933. I titoli sono Bacio d'amore e Da quell'istante. - e Due cuori felici di Negroni), inizia l'attività registica con la direzione di 1 dei 12 documentari realizzati dalla "Cines" per celebrare le opere del regime, Littoria - la moderna Latina - sulla bonifica dell'agro pontino. Il risultato è così positivo che gli viene affidato l'incarico di realizzarne un secondo dedicato a Mussolinia di Sardegna (oggi Arborea), su indicazione, secondo le cronache del tempo, dello stesso MussoliniCinema Illustrazione, n.19 del 10 maggio 1933.. Molti anni dopo egli dichiarerà di non aver potuto rifiutare di girarli, pur essendo di sentimenti antifascisti.

I film degli anni Trenta Nel 1933, a soli ventitré anni, firma il suo primo lungometraggio con Treno popolare, opera che presenta alcuni tratti innovativi rispetto allo stile cinematografico dell'epoca, in quanto «vi viene tratteggiata con un certo realismo una società nella quale acquisiscono centralità e rilievo i momenti di evasione e divertimentoCavallo, cit. in bibliografia, p. 57.», un film che vide anche l'esordio come compositore cinematografico del musicista Nino Rota. La pellicola venne presentata a Roma al cinema Barberini e fu accolta in modo molto negativo del pubblico. Matarazzo, ancora a distanza di molti anni, ricorderà con amarezza quell'episodio: «Era la prima volta che la gente vedeva una cosa del genere; hanno gridato e fischiato come non s'era mai visto fischiare un film; erano rossi a forza di fischiare. Quel film era quello che più tardi venne chiamato neorealismo. Fu una serata molto triste per me».

L'insuccesso del suo primo film non ne arresta l'attività, ma lo convince ed intraprendere una strada più sicura nei rapporti con il pubblico. Infatti negli anni successivi, oltre a scrivere altre sceneggiature, dirige numerose opere, mediamente più di una all'anno, di natura più tradizionale. Dopo la commedia brillante Kiki (1934) è la volta de Il serpente a sonagli (1935) nel quale, tra gli altri, lavorano attori come Andreina Pagnani, Lilla Brignone e Paolo Stoppa e che segna l'ingresso di Matarazzo nel genere giallo. Entrambe queste pellicole risultano attualmente introvabili. Rimane nel giallo dirigendo subito dopo L'anonima Roylott (1936) e Joe il rosso (1937), due storie con immaginarie ambientazioni estere, americane e francesi. In tutti questi film Matarazzo collabora strettamente con uno sceneggiatore che poi diventerà noto anche per altri motivi, cioè Guglielmo Giannini. Nel 1936 Matarazzo, nonostante i crescenti impegni cinematografici, si occupa anche di teatro: il 28 gennaio viene infatti rappresentata al Teatro Valle di Roma una sua commedia dal titolo Simmetrie, basata sugli equivoci tra coniugi, tematica su cui si muove con facilità, tanto che la riprenderà nella Avventuriera del piano di sopra. La regia è affidata ad Anton Giulio Bragaglia, legato alla avanguardie artistiche e direttore del Teatro Sperimentale degli IndipendentiAlberti, Bevere, Di Giulio, ''Il teatro sperimentale degli Indipendenti, Roma. Bulzoni, 1984, p.495.

Nel 1937 torna al cinema e dirige ancora due film: È tornato carnevale - anch'esso oggi non reperibile - e Sono stato io!, con il quale inizia la collaborazione con i fratelli De Filippo, dato che vi prendono parte Eduardo, Peppino e Titina. Collaborazione che proseguirà poi nel 1939 con Eduardo e Peppino ne Il marchese di Ruvolito, pellicola tratta da una commedia di Nino Martoglio, di cui non rimane copia. Nello stesso anno torna al genere giallo con L'albergo degli assenti, un film ambientato in Costa Azzurra, con qualche venatura di horror.

Gli anni Quaranta tra guerra, Spagna e dopoguerra La guerra non interrompe la prolifica attività di Matarazzo che gira sei film in quattro anni. Dopo due pellicole in tono minore, Giù il sipario e Trappola d'amore, entrambi del 1940, arriva nel 1941 una commedia scanzonata e brillante - certo in contrasto con il clima d'ansia e paura per la guerra in corso - L'avventuriera del piano di sopra in cui recitano Vittorio De Sica ed una Clara Calamai ancora lontana dalla Ossessione viscontiana. Visto il successo di questo film, nello stesso anno realizza una seconda commedia, Notte di fortuna, meno apprezzata della prima, nella quale torna a lavorare con uno dei De Filippo, Peppino.

Con Giorno di nozze (1942) viene ancora proposta la commedia, giocata con ritmi frenetici, dove prevale «la rapidità ritmica, la padronanza del genere», mentre l'anno successivo avverrà l'unico incontro di Matarazzo con colui che poi sarà uno dei principali ispiratori di quella corrente neorealista che tante critiche riserverà alle sue opere: è infatti Cesare Zavattini uno degli sceneggiatori de Il birichino di papà, ultimo film che il regista dirige prima di trasferirsi in Spagna, dove, per li timore di essere richiamato, decide di fermarsiTestimonianza di Liana Ferri, collaboratrice del regista alla "Titanus", pubblicata nel Quaderno del "Movie club" torinese, cit. in bibliografia, p. 98..

Si stabilisce a Madrid dove dirige due film, che non giungono in Italia. Il primo è Dora, la espía del 1943 (tratto da un racconto di Victorien Sardou del 1877, già portato sugli schermi italiani nel 1920 da Roberto Roberti), nel quale lavora un'ex diva del muto, Francesca Bertini. L'altro è Empezo en boda nel 1944. Scrive alcuni testi di prosa, tra cui Una donna tra le braccia (Una mujer entre los brazos) che viene anche rappresentato nel 1944 in un teatro della capitale spagnola e che non sarebbe altro che la riedizione teatrale di quella Avventuriera del piano di sopra già uscita in Italia nel 1941Simone Starace, ricerca storico - critica pubblicata nel fascicolo allegato al DVD del film edito dalla Home Ripley's video..

Finita la guerra, Matarazzo rientra in Italia, ma ritrova un paese completamente diverso da quello che aveva lasciato nel '43, il che genera in lui sentimenti di ansia e paura. Anche nel mondo del cinema è in atto un cambiamento radicale i cui prevalgono nuovi linguaggi, e solo nel 1947 egli riuscirà a rientrarvi dirigendo due film. Il primo è ancora un giallo, Fumeria d'oppio, che annovera tra gli sceneggiatori Fellini e Monicelli e che, considerato per lungo tempo perduto, è stato recentemente ritrovatoSergio Grmek Germani, Registi professionalmente affermati in Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, p.204.. Dell'opera successiva, la commedia Lo sciopero dei milioni (1948) - cui collabora come sceneggiatore anche Steno - non risultano attualmente rintracciabili copie.

Il successo degli anni Cinquanta Nel 1949 Matarazzo si cimenta con una riedizione della nota vicenda di Paolo e Francesca, che costituisce «un passaggio dalla commedia al melodramma» e, forse per questo, viene chiamato da Gustavo Lombardo, proprietario della "Titanus", a dirigere Catene, che il produttore, ritenendolo un film di "serie B", intende destinare ai circuiti minori, facendolo realizzare da «un artigiano di talentoBrunetta, cit. in bibliografia, p.39.». Ma il film, che esce nel 1950, ottiene invece un inatteso e clamoroso successo commerciale, con un incasso di circa 735 milioni di lireTabelle e classifiche di incasso in Cavallo, cit. in bibliografia, p. 396 e seg., nonostante la sua visione fosse sconsigliata dal Centro Cattolico Cinematografico, il che gli precluse il diffuso circuito delle sale parrocchiali. Questo inatteso successo, che situò il film ai primissimi posti, quanto ad introito, delle pellicole italiane di quell'anno, aprì quasi casualmente un filone cinematografico, con la coppia Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson quali principali interpreti, che per tutta la prima metà degli anni cinquanta collezionerà, al tempo stesso, enorme popolarità di pubblico, incassi record e disinteresse, oppure valutazioni negative - talvolta sprezzanti - da parte della critica "ufficiale". Successo imprevisto dallo stesso Matarazzo, tanto che aveva accettato il modestissimo "cachet" di 200.000 lire, rinunciando ad ogni diritto di proventi sull'opera.