La storia dell'omosessualità in Francia risalirebbe all'epoca della preistoria. È un fatto oggetto di controversia se il manufatto del periodo Magdaleniano (circa 13.000 a.C.) a forma di L del tipo chiamato "bastone/mazza del comando" e rinvenuto nel sito Gorge d'Enfer fosse un dildo riferibile al simbolismo fallico destinato ad essere utilizzato da due donne.
Vi sono anche raffigurazioni grafiche del Paleolitico situate a La Marche di cui si discute se possano ritrarre relazioni omosessuali come il rapporto di sesso anale tra due uomini; altre ritraggono due donne con le gambe intrecciate nella posizione conosciuta come "la forbice" (di circa 27.000 anni fa). Sarebbero questi i primi segni della presenza dell'omosessualità nel territorio che è oggi la Francia.
Antichità I Celti Con l'arrivo degli antichi greci in quella che è attualmente la Francia iniziò un'opera di contaminazione con i popoli dei Celti, le cui notizie vengono trasmesse principalmente dalla penna del geografo e storico Posidonio, che scrisse nella prima metà del I secolo a.C. Posidonio si trovò a viaggiare molto lungo le terre del Mar Mediterraneo, visitando anche le polis greche dell'epoca coloniale come Masalia (l'odierna Marsiglia) fondata dai Focesi. Masalia aveva tra i suoi vicini del sud della Gallia alcune popolazioni celtiche e Posidonio può essere considerato un testimone accurato di quell'epoca.
La sua descrizione dell'erotismo diffuso presente tra gli uomini celtici non è stata conservata nella sua forma originale; viene tuttavia inclusa nelle compilazioni di Diodoro Siculo, così come nell'opera retorica dello scrittore egizio dell'epoca della dinastia tolemaica Ateneo di Naucrati (circa 190 d.C.) e risalente con molta probabilità a Posidonio. Nella metà del I secolo d.C. Diodoro dice quanto segue riguardo alla vita sessuale dei Celti della Gallia:
Diodoro riferisce riguardo ai Celti come questi avevano, nella loro comprensione della sessualità tra uomini, deviato dalla "norma" romana e greca: tali informazioni implicano che, contrariamente a quanto accadeva per l'omosessualità nell'Antica Roma e nell'istituzione della pederastia greca, loro consideravano trascurabile il fatto che gli uomini liberi potessero assumere un ruolo passivo nell'atto sessuale. I Celti sembra accettassero il fatto senza problemi, il che implica che la società dei guerrieri celti accettava le relazioni omosessuali tra uomini adulti liberi..
Forse Diodoro ha introdotto il tema della "sessualità sfrenata" dei Celti nelle loro relazioni omoerotiche per sottolineare il loro presunto carattere selvaggio rispetto ai Greci civilizzati e quindi distinguere dai costumi greco-romani da un lato e il mondo dei barbari Celti dall'altro. La relazione di Diodoro viene confermata alla fine del II secolo da Ateneo, il quale afferma che gli uomini celti, anche se tra la sua gente vi sono molte belle donne, preferiscono per i loro giochi erotici i giovani ed è comune vederli dormire tra di loro. Inoltre, aggiunge, essi avevano anche adottato l'usanza dei Greci.
Soprattutto il supposto costume dei celti di accettare il comportamento sessuale passivo negli uomini e nei giovani guerrieri è confermato dal geografo greco Strabone, che lo relaziona con la famosa aggressività celtica.
I Greci
Secondo le cronache di TucidideBk1, 13 i greci di Focea intrapresero la fondazione dell'impresa commerciale o emporion di Masalia (Μασσαλία) verso il 600 a.C., anche se le circostanze e la data esatta della fondazione della colonia rimangono imprecise. Il successivo sviluppo della città, che raggiunse un numero significativo di abitanti e la categoria di città-stato, fece sì che il porto divenne presto uno dei punti di riferimento principali nell'Europa occidentale greca.
La forma più socialmente accettabile di omosessualità nella civiltà greca era la pederastia, che consisteva nella relazione d'amore tra un adulto libero e spesso di alta classe, l'erastès, con un adolescente tra i 12 e i 17 anni (o talvolta leggermente superiore), l'eromenos. La relazione serviva come iniziazione alla vita adulta per l'eromenos, mentre l'erastés era responsabile dell'educazione del giovane che doveva trasformarlo in un buon cittadino; la relazione di solito si concludeva con la comparsa della prima peluria di barba nell'eromenos, cosa per cui cessava immediatamente di essere attraente per l'erastés.
Ci sono state alcune eccezioni, è stato questo il caso dei philoboupais, dove gli eromenos hanno continuato a mantenere l'interesse degli erastés. L'eromenos, dopo essere diventato un adulto, era destinato a diventare erastés a sua volta. Questa forma di affettività non ha in alcun modo impedito agli uomini di avere moglie e figli, o avere rapporti con le etere, ma l'amore romantico così come viene inteso oggi era riservato ai rapporti tra gli uomini.
L'atteggiamento nei confronti della sessualità nell'antica Grecia era definito da tre punti fondamentali: la distinzione primaria era quella tra attivo (poion) e passivo (paschon) (non tra omosessuale ed eterosessuale); gli atteggiamenti risultavano modificati in base alla classe sociale di appartenenza; infine gli unici che avevano il diritto di seguire il proprio piacere sessuale al di fuori del matrimonio erano i maschi.
Nel loro complesso le donne e i bambini venivano considerati come esseri inferiori, mentre gli uomini effeminati venivano trattati con disprezzo e derisione, come testimoniano le commedie di Aristofane. Ci sono assai poche informazioni sull'atteggiamento tenuto nei confronti del lesbismo, ma grazie alle notizie esistenti sulla vita di Saffo si ritiene che possa essere esistita un'istituzione simile a quella della pederastia anche per le femmine.
I Romani
Riguardo alla sessualità nell'antica Roma era più importante lo status della persona che il sesso dell'amante. Così gli uomini potevano liberamente penetrare giovani schiavi, eunuchi, prostituti allo stesso modo delle loro mogli, concubine, schiave o prostitute. Tuttavia nessun cittadino dalla reputazione specchiata avrebbe mai potuto avere rapporti sessuali con un altro cittadino né tantomeno si sarebbe mai lasciato penetrare da un altro uomo, senza alcuna distinzione di età o status.
La distinzione era stretta tra le attività omosessuali attive (in cui a volte poteva dormire con le donne e a volte con gli uomini) e la passività o mollezza che era vista come servile ed effeminata. Questa morale è stata utilizzata per esempio contro Giulio Cesare, il cui presunto e stretto rapporto con il re di Bitinia Nicomede IV era sulla bocca di tutti a Roma.
Anche il lesbismo era conosciuto, sia nella sua forma saffica (vale a dire tra donne femminili che condividevano sporadicamente il sesso con ragazze adolescenti) sia nel tribadismo (in cui donne di aspetto virile compivano attività maschili, tra cui i combattimenti, la caccia e il rapporto con le donne).
L'arrivo del cristianesimo
La morale romana era cambiata a partire dal IV secolo, per cui Ammiano Marcellino critica aspramente i costumi sessuali dei Taifali, una tribù barbara che risiedeva tea i Carpazi e il Mar Nero, che praticava la pederastia di stile greco. Nel 342 gli imperatori Costantino II e Costanzo II introdussero una legge che doveva punire l'omosessualità passiva, possibilmente con la castrazione; questa è stata poi ampliata nel 390 da Teodosio I facendo punire con la morte sul rogo tutti gli omosessuali passivi che lavoravano nei bordelli. Nel 438 la stessa legislazione è stata estesa a tutti gli omosessuali passivi e nel 533 Giustiniano fece punire qualsiasi atto omosessuale con la castrazione mentre la legge sulla pena di morte è stata rafforzata ulteriormente nel 559.
Vi sono state principalmente tre ragioni a causa i questo cambiamento di atteggiamento. Procopio di Cesarea, storico di corte di Giustiniano, considerò che tali leggi avessero dei motivi politici, in quanto permisero all'imperatore di eliminare i propri nemici acquisendo in tal modo le loro proprietà, mentre non trovarono molta efficacia nell'eliminare l'omosessualità tra la gente comune.
La seconda ragione ha forse la maggior parte del peso, sarebbe cioè stata la diffusione capillare del cristianesimo nella società romana, la quale prese ad assumere il paradigma cristiano che voleva la sessualità servire esclusivamente per la riproduzione. Colin Spencer, nel suo libro Homosexuality. A history avanza la possibilità che un certo senso di auto-protezione della società romana si sia attivato dopo aver subito l'esplosione di una qualche epidemia (come la peste per esempio) e ciò abbia aumentato la pressione riproduttiva sugli individui. Questo fenomeno potrebbe essersi combinato con l'estensione dello stoicismo nell'impero romano.
Fino al 313 ci fu una dottrina comune all'interno del cristianesimo nei riguardi dell'omosessualità, ma in precedenza lo stesso Paolo di Tarso aveva già fortemente criticato l'omosessualità per il suo esser innaturale:
A poco a poco i padri della Chiesa sono venuti a creare un corpus letterario in cui l'omosessualità e il sesso in generale veniva nella maniera più assoluta condannato, combattendo una pratica comune nella società del tempo inclusa la Chiesa primitivaIl poeta Ausonio (310-395) aveva una relazione appassionata col vescovo Paolino di Nola. Non è noto se questo amore sia stato anche fisico, ma la passione si riflette nelle lettere scritte. Nelle sue lettere Ausonio, 43 anni più vecchio di Paolino, ha anche affermato la propria tristezza per la partenza dell'amico nel momento in cui s'intensificava la sua vita cristiana. Anche Agostino d'Ippona ha confessato di aver praticato l'amore omosessuale in gioventù, per poi però rifiutarlo dal momento in cui intese la lussuria come peccaminosa.(Homosexuality. A history di Colin Spencer ISBN 1-85702-447-8).. Inoltre l'omosessualità è stata identificata con l'eresia molto presto, non soltanto a causa delle abitudini pagane, ma anche perché gli stessi ruituali di alcune sette dello gnosticismo o del manicheismo comprendevano (secondo Sant'Agostino d'Ippona pratiche rituali omosessuali.
Medioevo
Nel corso del VI secolo l'amicizia romantica nel regno dei Merovingi si diffuse e divenne abituale tra gli intellettuali dedicare poesie erotiche agli amici, ad imitazione di Orazio, Catullo e Ovidio. Così il vescovo di Poitiers Venanzio Fortunato, al centro di una rete di amici colti che invitava a convitti e festini, mantenne una corrispondenza col vescovo di Parigi Ragnemond (il suo "Rucco"), oltre che al cancelliere Faramondo o col vescovo di Colonia (Germania) Carentius (che chiamò "carus" e "dulcis"). Questo processo di è intensificato durante la rinascita carolingia, di modo che anche l'imperatore Carlo Magno venne coinvolto coinvolto in tale rete amicale sotto lo pseudonimo di "David"..
La letteratura di stampo omoerotico continua durante e sotto la protezione dei re anglo-normanni nel XII secolo, specialmente con il circolo del Loira centrato su Marbodo di Rennes, sul suo discepolo l'abate Baudri de Bourgueil, sul vescovo di Dol-de-Bretagne e su Ildeberto di Lavardin, poeta-vescovo di Le Mans: essi svilupparono testi dedicati a discepoli e confidenti, con una certa misoginia. Altri nomi che possono essere aggiunti sono Anselmo d'Aosta, le cui opere sono state ampiamente imitate in versione omoerotica dallo "Pseudo Anselmo" durante tutta l'età medioevale, ed il monaco Aelredo di Rievaulx, entrambi inglesi ma a stretto contatto con i poeti anglo-normanni sull'altro lato del canale de La Manica..
I re franchi non introdussero leggi specifiche contro la sodomia, ma applicarono il diritto romano anche se non in forma consistente.. La prima legge che punisce la sodomia con la pena di morte viene emanata nel 1212 a Parigi e nel 1214 a Rouen.