La memoria nella cultura storica e filosofica è una funzione dell'intelletto, ritenuta fondamentale per la sua capacità non solo di rievocare passivamente, ma anche di rivivere in maniera attiva gli apprendimenti e le esperienze della coscienza, al fine di costruire e mantenere la propria identità nel tempo.

Si può distinguere in proposito la memoria come serbatoio potenziale ma inconscio di conoscenze depositate nella mente, dal ricordo in atto con cui esse ritornano alla coscienza nel presente.

Essa pertanto, da un lato, possiede una base empirica-fisiologica legata alle tracce sensibili lasciate da oggetti o situazioni di un evento passato, dall'altro ha una connotazione spirituale con cui informazioni o impressioni possono essere richiamate, più o meno distintamente, alla consapevolezza attuale, da parte di uno o anche più individui come avviene nel cosiddetto "ricordo collettivo".

Occorre specificare che nel caso del "ricordo collettivo" si tratterebbe non di uno stesso identico ricordo, vissuto nelle sue particolari caratteristiche, che appartenga a una moltitudine di individui ma, in realtà, di ricordi individuali che si riferiscono al medesimo avvenimento: quindi in questo caso, più che di ricordo, si tratta di un "racconto" di un evento che coincide più o meno con quanto narrato da altri.D.Bakhurst, Memoria, Identità e psicologia culturale, in G.Bellelli, D.Barkhurst, A.Rosa (a cura di) Tracce. Studi sulla memoria collettiva, Liguori 2000, pp.19-32

Platone

Il concetto comincia a definirsi con la dottrina della conoscenza e dell'anima,Platone, Filebo, 34, a-c che Platone delinea trattando, nel Menone e nel Fedro, della memoria (μνήμη) che egli collega preferibilmente alla reminiscenza, esposta nella dottrina dell'anamnesi (ἀνάμνησις), piuttosto che al ricordo.

Platone differenzia infatti la memoria definendola come «conservazione della sensazione»Platone, op.cit., 34 a oppure come capacità che ha l'anima «in sé stessa, da sé, senza il corpo» di recuperare «quelle affezioni che un tempo ha provato insieme col corpo»Platone, op.cit., 34 b Ma anche quando, pur non essendovi più tracce di elementi sensibili, non avendo più memoria, l'anima «in sé stessa, da sola, la riproduce»Platone, op.cit., 34 c operandosi in questo caso la reminiscenza, un risveglio della memoria, il ridestarsi di un sapere già presente nella nostra anima, come l'impronta che il sigillo lascia nella cera, ma che era stato dimenticato al momento della nascita.Platone, Menone, 81 cPlatone, Fedro, 72 e-77 b. Quindi la reminiscenza è la fonte di ogni sapere.

Aristotele Aristotele rifiuta la tesi della reminiscenza delle idee, che contrasta con l'impianto immanentistico del suo sistema metafisico, e nega che la formazione dei concetti possa avvenire senza le sensazioni. La memoria si traduce in un'«immagine mnemonica» di natura sensibileAristotele, Della memoria e della reminiscenza, 450 a 12 che è in potenza un ricordo che muovendosi va dal corpo all'anima che lo tradurrà in atto così come avviene per l'immagine di un oggetto dipinto che "contiene" in potenza, richiama, la realtà del ricordo in atto dell'oggetto rappresentatoAristotele, op.cit.,450 b 18-451 a 3. Con la memoria tornano spontaneamente alla mente le cose del passato, con la reminiscenza cerchiamo di ricordare coscientemente un pezzo che era stato dimenticato. «Quindi, la reminiscenza ha un aspetto di consapevolezza che nella memoria è in qualche modo assente.»Rai.Filosofia. Paolo Rossi, Memoria e reminiscenza

Nello stoicismo sia la memoria che i ricordi sono materialiPlutarco, De communis notitiis, 45, 1084 aPlutarco, I frammenti degli stoici antichi, II, 848. Per l'epicureismo la conoscenza consiste in uno scorrere continuo di immagini materiali (εἴδωλα) che colpiscono i nostri organi di senso provocando un accumulo di «sensazioni ripetute» che vengono conservate nella memoria e che serviranno, all'occorrenza, per formare le conoscenze generali e le «anticipazioni» che si originano dalle particolari esperienze sensibili fatte in passato e di cui conserviamo nella memoria il ricordo che applichiamo ai dati empirici in atto.

Plotino Secondo Plotino il fenomeno della memoria è puramente spirituale e la corporeità le è di ostacolo, Cfr. anche Pasquale Salvucci, Sul problema della memoria in Plotino, Roma-Urbino, Nuova Rivista Pedagogica, 1959. poiché il ricordo è qualcosa che permane nel tempo mentre l'oggetto materiale è soggetto al divenire, cosicché «l'essere corporeo che si muove e scorre sarà necessariamente causa di oblio».Plotino, Enneadi, IV, 3, 26. È solo l'anima che rammenta, ma questo non vuol dire che con la reminiscenza possiamo attingere il sapere di realtà supreme e immutabili,Plotino, op. cit., IV, 3, 27. perché il suo ricordo avviene per lampi improvvisi, non appartenendo a un Intelletto che, essendo incorporeo, non dimentica mai e quindi non ha neppure bisogno di ricordare.

Il fenomeno della memoria dunque è tale perché alla nostra coscienza, limitata corporalmente, arrivano le immagini di un intelletto supremo, fuori dalla temporalità, che ha una visione continua di tutto quello che alla coscienza umana appare di tanto in tanto sotto l'aspetto del ricordo.

Agostino d'Ippona Così Agostino descrive il fenomeno della memoria coerentemente alla sua dottrina dell'interiorità della veritàNoli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas. (Agostino d'Ippona, De vera religione):

La memoria quindi è presente tutt'intera fin dalla nascita e non abbiamo bisogno di esperienze per acquisire i ricordi:

Per Tommaso d'Aquino la memoria riguarda la sensibilità e il tempo passato quindi l'anima sensitiva, non quella intellettiva, può cogliere i ricordi ma, poiché vi è sempre coscienza nel ricordare, la memoria consiste nel conservare in potenza gli universali delle cose conosciute i quali si tradurranno in atto con i sensi.Tommaso d'Aquino, De veritate, q. 10, a. 3Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, q. 79, a.6

Rinascimento Nell'età rinascimentale si sviluppa l'interesse per la filosofia platonica e in particolare per la concezione della memoria ripresa da Marsilio Ficino e Pico della Mirandola che, rifacendosi al metodo di Cicerone per la retorica, creano la mnemotecnica, l'arte di imparare a memoria, collegandola alla dottrina lulliana dell'ars combinatoria un metodo, inventato da Raimondo Lullo (1235-1315), teologo, filosofo e missionario catalano, e descritto nella sua opera Ars compendiosa inveniendi veritatem seu ars magna et maior (1274), tramite il quale, servendosi anche di schemi e figure, si potessero collegare, in una sorta di logica meccanica, concetti fondamentali in modo da acquisire verità in ogni campo del sapere. Questa tecnica poteva anche essere utilizzata come una forma di mnemotecnica, in quanto facilitava la memorizzazione delle nozioni di base ma lo scopo ultimo era quello di «arrivare a una enciclopedia totale, a un sapere universale... Cioè a una "clavis" universale, cioè una "chiave" universale, che mi permetta di accedere a qualunque sapere nella sua totalità.» Si cominciano quindi ad elaborare metodi combinatori di logica formale-matematica a iniziare dalle mnemotecnico-metafisiche di Giordano Bruno sino ai tentativi di Leibniz che attraverso l'analisi del linguaggio riteneva potesse fondarsi una nuova scienza: l' "Ars combinatoria": una simbolizzazione del pensiero con cui operare calcoli logico-matematici.

Età moderna Nell'età moderna si avanza con Cartesio, in nome della concezione metafisica del sapere fondato sul principio dell'evidenza, una diminuzione della funzione cognitiva della memoriaLa memoria non serve nel caso delle idee innate come quella di Dio, perché la permanenza della memoria è sostituita dalla presenza fin dalla nascita della idea innata di Dio che viene teorizzata in termini fisiologici: il ricordo ha una consistenza corporea tale che si imprime con passaggi successivi nel cervello «Secondo che la loro azione è più forte, dura più a lungo o è reiterata più volte» formandosi così le idee corrispondenti a tali "tracce" «senza che la presenza degli oggetti cui esse si rapportano vi sia richiesta»Cartesio, L'uomo (1664) - AT,XI,!78 Il rapporto tra elementi corporei e intellettuali secondo Cartesio è reso possibile da quella che egli chiama ghiandola H (la ghiandola pineale) che regola i flussi degli spiriti animali, che sono messaggeri per i nostri sensi che corrono attraverso il nostro corpo e lungo i nostri nervi verso i «luoghi del cervello [...] ove sono le tracce che l’oggetto di cui ci si vuole ricordare vi ha lasciato»Cartesio, Passioni dell’anima, 1648,art. 42.

Thomas Hobbes riprende l'interpretazione materialista basata sul movimento della scuola epicureaHobbes, De corpore, 1655, IV, 25, 1 concependo la memoria come l'indebolimento della sensazione che l'ha provocata per cui il ricordo è «sentire di aver sentito», riportare cioè alla conoscenza sensibile quello che in passato è stato oggetto dei sensi.

Per John Locke va esclusa ogni teoria innatista poiché la memoria dipende dalla coscienza e dall'esperienza:

Se la memoria nasce da un fatto empirico in atto essa va intesa come una specie di contemplazione mentre si tratta di reminiscenza quando si richiama coscientemente alla mente una «sensazione illanguidita» presente in maniera più o meno chiara nel «deposito della memoria»Locke, op.cit., II, 10

Per mantenere viva la coscienza della nostra identità personale, che consiste nella memoria di noi stessi, poiché «fin dove questa coscienza può essere estesa indietro ad una qualsiasi azione o pensiero del passato, fin lì giunge l'identità di quella persona», dobbiamo continuamente riportare alla primitiva nitidezza quelle idee che si sono sbiadite col passare del tempo. È questo un continuo lavoro di manutenzione della nostra memoria che ci assicura la nostra identità, che inevitabilmente si annebbia con la perdita del ricordo delle nostre esperienze passate.Locke, op.cit., XXVII

David Hume ribadisce il carattere empirico della memoria che è dotata della «libertà dell’immaginazione di trasporre e cambiare le sue idee»D.Hume, Trattato della natura umana (1739) I, 4, 3-4; I, 3, 5 e condivide la teoria che la memoria «discopre» e «produce» l’identità personaleD.Hume, op.cit. I, 4, 6

Gottfried Wilhelm von Leibniz contesta l'empirismo di Locke e, teorizzando la memoria nell'ambito della sua concezione spiritualista della sostanza e della percezione, anticipa la problematica dell'inconscio sostenendo che la memoria fa sì che le idee, presenti virtualmente nella mente come "piccole percezioni" inconsce, divengano "appercezioni" coscientiLeibniz, Nuovi saggi sull’intelletto umano (1700-05), II, 10.

Per Immanuel Kant si può attribuire alla memoria un aspetto attivo e uno conservativo intendendola come «facoltà di rendersi volontariamente presente il passato»I. Kant, Antropologia dal punto di vista pragmatico, (1798) I, § 34.

In Georg Wilhelm Friedrich Hegel la memoriaHegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817) § 461 è la capacità di rendere concrete con il ricordo le rappresentazioni, espressioni di entità e concetti astratti e, in questo senso, fa parte dello sviluppo dello Spirito che può così manifestare le proprie potenzialità: perciò la memoria «è soltanto il modo estrinseco, il momento unilaterale dell’esistenza del pensiero»Hegel, op.cit., § 464.

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