Lassedio di Macerata fu un conflitto che ebbe luogo a Macerata nel 1377 tra le truppe dei Da Varano e quelle di Lucio di Landau e Rinalduccio da Monteverde.
Antefatto La crisi dei comuni portò all'instaurarsi di una signoria anche a Macerata. Furono i guelfi Mulucci a imporre il loro dominio, all’incirca tra 1321 e la metà del secolo, pur con varie interruzioni. Una signoria più potente finì però per subentrare ai maceratesi Mulucci: quella dei camerti Da Varano che dominarono la città tra XIV e XV secolo, procurandole conflitti e un duro assedio, nel 1377, da parte delle compagnie di ventura di Lucio di Landau e Rinalduccio da Monteverde.
L'assedio All’inizio del 1377 i comuni marchigiani furono sotto attacco da parte di una Lega ghibellina alleata con Firenze contro il Papa nell'ambito della Guerra degli Otto Santi; ciò comportò la distruzione dell’opera di assestamento e di pacificazione tra i comuni marchigiani e i signori compiuta dal cardinale Egidio Albornoz. Gregorio XI scese in Italia preoccupato della situazione dello stato pontificio e si rivolse ai signori di Camerino e convinse Rodolfo Da Varano a lasciare il comando dell’esercito della Lega. I fiorentini, indignati per il tradimento di Rodolfo Da Varano, mandarono ambasciatori presso di lui per indurlo a ritornare fedele alla Lega, ma poiché Rodolfo rifiutò gli ambasciatori gli dichiararono guerra.
Iniziò così la guerra fra il comune di Firenze e i Da Varano. Il primo vantava come alleati due grandi compagnie: una di tedeschi, guidata da Lucio di Landau Conte di Svevia, l’altra di inglesi guidata da Giovanni Acuto. Rodolfo tentò di difendere i paesi rimasti fedeli alla Chiesa e di conquistare Matelica con l’aiuto delle milizie camerti di 1500 cavalieri Bretoni inviati dal Papa e di 70 maceratesi accorsi in rinforzo.
Il conte Lucio essendo a conoscenza dell’importanza del possesso di Macerata per i Da Varano, vi fece accampare la sua compagnia, mentre Rinalduccio di Monteverde si pose fuori Porta Mercato e presto iniziarono gli assalti contro la città. Macerata era difesa dai suoi abitanti guidati da Antonio di Guadambio, inoltre il Da Varano, per meglio soccorrere la città assediata, iniziò a spedire messi e lettere ai priori maceratesi da Tolentino dove si era trasferito con il suo esercito per dire loro di resistere a oltranza. Il Da Varano assoldò anche sentinelle e cavalieri per la custodia dei passi e tre uomini per la guardia al molino del Potenza. Data la lunghezza dell’assedio e la carestia che sottoponevano i difensori al rischio di malattie, Rodolfo spedì verso Macerata i capitani Antonio da Recanati e Bante di Visso con un totale di 75 uomini i quali riuscirono a penetrare nella città con rifornimenti. A settembre il Da Varano per far desistere Lucio dall’assedio inviò un araldo per sfidarlo in battaglia: i due eserciti, quello di Rodolfo composto da 3600 uomini tra camerti e Bretoni, e quello della Lega composto da oltre 6000, si scontrarono nei piani della Rancia sotto Monte Milone. Nel combattimento le milizie di Lucio riuscirono ad accerchiare quelle del Varano e alla fine dello scontro più di 200 tra camerti e Bretoni morirono sul campo e altri 600 furono fatti prigionieri dai tedeschi. Rodolfo si rifugiò a Tolentino e Lucio avendo vinto e avendo indebolito Macerata ritornò nuovamente per stringerla d’assedio; il podestà vedendo il nemico approssimarsi ordinò di accelerare i lavori per la difesa e il 3 novembre vennero assunti 100 fanti inviati da Rodolfo e si nominò come nuovo capitano Vagnozzo di Bassi da Montegiorgio che fu posto al comando della difesa. Precedentemente erano stati nominati 9 pennonieri per sorvegliare le porte e la piazza. A causa del cattivo tempo e dell’impazienza i tedeschi convinsero il conte Lucio a tentare un attacco decisivo che avvenne il 5 novembre. I cittadini sentendo la campana corsero alla difesa dei punti più minacciati e contrattaccarono gli assalitori mentre i pennonieri sbarravano le porte e gli sbocchi delle vie con catene per impedire ai fanti di Lucio di irrompere nella città. Dopo reiterati assalti i tedeschi riuscirono a sfondare le mura presso porta San Salvatore servendosi di arieti ma nel tentativo di riversarsi all’interno della città i difensori, accorsi in massa, li costrinsero a una fuga disordinata lasciando sul terreno morti e feriti. Poiché l’esercito condotto dal Da Varano stava avanzando verso Macerata, il conte Lucio preferì cessare l’assedio e riunirsi a Rinalduccio da Monteverde. Il 6 novembre 1377 Macerata si liberò dopo tre mesi di assedio.
Considerazioni conclusive Il 6 novembre 1377, data della fine dell’assedio, i maceratesi per dimostrare riconoscenza a San Leonardo lo proclamarono protettore della città; per molti anni si continuò a festeggiare il giorno di San Leonardo fino al 1850 quando questa celebrazione cadde in oblio. I reggitori di Macerata furono assillati da continue richieste di pagamento degli stipendi degli uomini del Da Varano fino a quando il 29 luglio 1378 il comune di Macerata fu costretto a sborsare 525 ducati d’oro al Da Varano e 101 ducati ai soldati di quest’ultimo per saldare le spese di guerra. Tali spese gravarono sulla condizione economica del comune di Macerata che si trovava già in crisi.
Bibliografia Accademia dei Catenati, Il Comune di Macerata: ricordi della fondazione e dell'assedio del 1377, Tip. G. Manzetti, Macerata, 1952. Franco Sacchetti, "Trecento Novelle", Novella CXXXII, Einaudi, Torino, 1970, pagina 343.
Categoria:Assedi del Medioevo Categoria:Guerra nel 1377 Categoria:Storia di Macerata