Il palazzo comunale di Mirandola, chiamato anche palazzo municipale (in dialetto mirandolese: al palàzz cumunàl ad La Miràndla, oppure semplicemente al Cumùn o al Munizìpi), è uno storico edificio pubblico situato nel centro storico di Mirandola, in provincia di Modena.

Sede del municipio fino al maggio 2012, il palazzo è situato scenograficamente a chiusura della parte meridionale di piazza della Costituente e costituisce uno dei simboli più riconoscibili ed un'icona della città di Mirandola, unitamente al castello dei Pico.

Storia Origini

Le origini del palazzo medievale non sono note, nonostante che l'edificio sia uno dei più importanti della storia sociopolitico-economica della città, anche se si può supporre che venne costruito verso la metà del XV secolo per volere di Gianfrancesco I Pico, il quale iniziò la prima fase di sviluppo urbanistico di Mirandola.

Ad ogni modo, è certo che in epoca rinascimentale la contessa Giulia Boiardo (madre di Giovanni Pico della Mirandola) fece costruire un loggiato in quello che all'epoca era chiamato Palazzo della Mercanzia o Palazzo della Ragioneda non confondersi con il vicino palazzo del Podestà, anch'esso noto con il nome di palazzo della Ragione, situato all'angolo tra piazza della Costituente e via Volturno. Infatti, sulla fiancata orientale in via Curtatone vi è la seguente iscrizione:

Per realizzare questa loggia fu istituita una tassa di otto quattrini per ogni biolca di terreno posseduta; tuttavia, dal momento che i lavori costarono meno di quanto previsto, i soldi avanzati vennero restituiti.

Nel 1514 il possesso della città venne restituito, dopo un litigio con i fratelli, a Giovanni Francesco II Pico della Mirandola. La cerimonia avvenne proprio sotto il loggiato del palazzo della Ragione. Nel 1573, in occasione di una disputa dei tutori degli eredi di Ludovico II Pico, venne letta in pubblico un documento sotto la loggia del palazzo della Ragione, dirimpetto alla piazza.

Non si rinvengono altre testimonianze fino al XVIII secolo, sebbene il palazzo sia ben riconoscibile nelle cartografie topografiche del XVI-XVII secolo.

XVIII secolo

Negli anni 1783-1784 venne realizzato il porticato meridionale dell'attuale piazza Giuseppe Mazzini al fine di ospitarvi la "gabella de' grani", ovvero il mercato del grano.

Il 10 luglio 1798 venne traslata la statua marmorea della cosiddetta Madonna del Popolo (conosciuta anche come Madonnina), che si trovava in una nicchia della facciata settentrionale e che venne portata nel Duomo di Santa Maria Maggiore; in seguito la statua fu collocata sul timpano dell'Oratorio della Beata Vergine della Porta, da cui fu rimossa nel 2012 in seguito al terremoto.

In un acquerello custodito presso il museo civico del Risorgimento di Modena e realizzato da Giovanni Battista Menabue, raffigurante un conflitto avvenuto nella piazza di Mirandola il 27 aprile 1799 tra tedeschi, cisalpini e mantovani, si nota, al centro della facciata del palazzo, la nicchia in cui era posta la statua della Madonnina. Questa nicchia venne chiusa con i lavori di restauro del 1868.

XIX secolo

Nel 1837 il podestà, conte Felice Ceccopieri, fece spostare l'orologio della torre di piazza sul tetto del palazzo comunale, installandolo su una semplice impalcatura metallica.

A metà del XIX secolo le arcate della facciata ebbero un cedimento che rese necessario alcune opere di consolidamento, che più tardi portarono ad un più grande restauro avvenuto nel 1868 per opera dell'ingegnere Felice Poppi. Tali opere di consolidamento tuttavia non furono così efficaci, tanto che appena tre anni dopo vi furono distacchi di calcinacci. L'amministrazione comunale fu costretta ad intervenire urgentemente, incaricando l'ingegnere comunale Alberto Vischi, il quale decise di demolire e rifare completamente la facciata, abbellendola con terrecotte decorative. Essendo un intervento economicamente molto impegnativo (la spesa stimata ammontava a 11.000 lire dell'epoca), l'amministrazione ritardò l'inizio dei lavori per quasi venti anni fino a quando non fu inevitabile visto l'aggravarsi della situazione.

XX secolo

Il 3 giugno 1901 venne deliberato finalmente l'avvio dei lavori, che iniziarono ufficialmente il 29 giugno successivo: la loggia venne puntellata, mentre i muri verticali vennero demoliti e i mattoni portati a Cividale, per essere riutilizzati per costruire la nuova stazione ferroviaria sulla linea Bologna-Verona (inaugurata nel 1902). Alla fine il restauro ventennale costò complessivamente 18.669 lire.

In epoca fascista, nel 1925-1930 venne realizzato il grande scalone interno di marmo.

Altri lavori di restauro e consolidamento risalgono al 1968-1970 (sostituzione delle travi lignee de colai con travi in acciaio). Nel 1978 vi furono altri lavori all'ultimo piano. Negli anni successivi, l'ex appartamento del custode situato al piano ammezzato ospitò prima l'anagrafe e poi gli uffici tecnici. Negli anni 1998-1999 si svolsero altri lavori di adeguamento e miglioramento funzionale degli spazi.

XXI secolo

In seguito al disastroso terremoto dell'Emilia del 2012, il palazzo comunale ha subito gravissimi danni, tanto che l'amministrazione comunale è stata costretta a realizzare una nuova sede municipale nella periferia occidentale della città.

Nel 2013 è stata avviata la progettazione dei lavori di restauro, con una spesa di 625.038,23 euro

Dal maggio 2015 e per oltre un anno è stata esposta sulla facciata settentrionale del palazzo l'opera Ancora Christi del pittore sanfeliciano Marcello Vandelli, a ricordo del sisma e come simbolo di speranza.

Nel 2017, a cinque anni di distanza dal sisma del maggio 2012, il palazzo comunale è ancora puntellato ed inagibile, e non sono ancora iniziati i lavori di restauro, stimati in 7.450.708 euro.

Il recupero del palazzo è stato completato dopo i lavori di restauro e ricostruzione successivi ai danni provocati dal terremoto del 2012. Il 29 maggio 2026 il Palazzo Comunale è stato ufficialmente riaperto alla cittadinanza. Da alcune settimane prima della riapertura alcuni servizi comunali avevano già ripreso a essere ospitati all'interno dell'edificio.

Durante i lavori di recupero sono emersi reperti archeologici, che sono stati collocati all'interno del palazzo. È inoltre previsto il ritorno di una parte significativa della quadreria del Museo civico di Mirandola e la riapertura della Sala Granda per le sedute del Consiglio comunale e per iniziative culturali, civiche e associative.

Architettura

Il palazzo si presenta con una struttura portante in muratura a pianta quadrangolare lunga 18 m e larga 14 m circa, che si sviluppa su un'altezza di 16 m suddivisi in quattro piani fuori terra (terra, ammezzato, primo e sottotetto).

L'intero edificio è visivamente suddiviso verticalmente in tre parti in senso est-ovest, corrispondenti alle tre diverse fasi di costruzione: la loggia rinascimentale, il nucleo centrale medievale e il settecentesco porticato meridionale.

Esterni Facciata settentrionale (Loggia dei Pico) La facciata anteriore, chiamata anche Loggia dei Pico, costituisce la parte architettonica più interessante, in quanto realizzata in stile rinascimentale. La facciata non è perfettamente allineata con la piazza, bensì è leggermente orientata verso sinistra, in modo che dalle finestre della sala Granda sia possibile vedere direttamente il castello dei Pico, in fondo alla piazza.

La parte inferiore della facciata è costituita da un alto porticato, con undici colonne in marmo rosa veronese che sorreggono frontalmente sei archi a tutto sesto, per due di profondità lateralmente. Nel lato interno di alcune colonne, sotto al portico, sono incise le antiche unità di misura del circondario di Mirandola: pertica, braccio, piede, oltre alla forma di un mattone e di un coppo. Sul muro dell'edificio vi è un'apertura, serrata da un cancello in ferro battuto, da cui si accede allo scalone interni che porta ai piani superiori; a lato del cancello, vi sono tre e due porte di accesso, rispettivamente, agli uffici comunali e al caffè Pico. Sono presenti un medaglione marmoreo con l'effige del garibaldino Francesco Montanari (colonnello mirandolese morto durante la spedizione dei Mille) e alcune lapidi commemorative di Filippo Corridoni (1898), dei partigiani caduti durante la Resistenza nella seconda guerra mondiale e dell'anniversario del conferimento del titolo di Città (1597-1997).

La parte superiore della facciata anteriore, realizzata con mattoni a vista, è decorata con quattro bifore con colonnine in marmo e una porta-finestra, tutte abbellite con fregi in terracotta riportanti motivi floreali e zoomorfi, simili a quelli del vicino palazzo Bergomi. Le bifore, che hanno persiane scorrevoli alla russa che entrano nell'intercapedine del muro, sono collocate simmetricamente e in asse con le colonne del porticato sottostante. La parte in muratura è incorniciata in basso da un duplice marcapiano e in alto da un cornicione, sempre in terracotta. Tutta la sistemazione rende armonico l'aspetto della facciata, al cui centro è collocato un balcone marmoreo, sovrastato dallo stemma della comunità di Mirandola.

Dalla base del palazzo parte un lungo listone (circa 242 m, largo 4 m), realizzato con cubetti di porfido del tipo bolognino e che attraversa longitudinalmente tutta la piazza della Costituente, fino all'oratorio della Madonnina. Camminare lungo il listone, avanti ed indietro lungo la piazza, è una tradizionale usanza della cittadinanza mirandolese.

Orologio

Nel 1836 venne demolita la "gabella de' birri", costruendo al suo posto un fabbricato che copriva la visuale dell'antica Torre di Piazza (chiamata anche Torre delle Ore, poi abbattuta nel 1888).

Il podestà di Mirandola, conte Felice Ceccopieri, decise così nel 1837 di trasferire l'orologio sul tetto del palazzo comunale, previo ridimensionamento del quadrante, che venne installato su una semplice intelaiatura metallica a filo con la facciata. Durante i lavori di restauro di inizio XX secolo si decise di realizzare una mostra d'orologio in pietra con nuovo quadrante in vetro suddiviso in 12 triangoli con numerazione nera e rossa e illuminazione notturna a gas. Il nuovo quadrante installato nel 1905 non fu però gradito poiché, essendo trasparente, di notte non faceva vedere bene le lancette che si confondevano con la numerazione; pertanto fu necessario sostituire il quadrante in vetro con quello attuale.

Il quadrante dell'orologio, in vetro smerigliato con numeri romani e illuminato nelle ore notturne, è racchiuso in una cassa quadrata in pietra gallina (tufo calcareo veronese), sorretta ai lati da due grifoni scolpiti. Sul retro dell'orologio vi è un'opera muraria che termina nella doppia cella campanaria, ove sono collocatedue campane: una di essa serve per il rintocco delle ore, mentre l'altra campana (che oggi segna i quarti d'ora) venne originariamente collocata per annunciare alla cittadinanza l'avvenuta affisione all'albo pretorio dei nuovi avvisi emanati dall'amministrazione comunale.

La mattina del 29 maggio 2012 l'orologio della piazza si è fermato alle 9:05, nel momento in cui si verificò la seconda grossa scossa sismica (magnitudo 5,8) del terremoto dell'Emilia del 2012 Le lancette dell'orologio rimasero ferme per due anni, fino alla riattivazione avvenuta simbolicamente il 20 maggio 2014, nel secondo anniversario del terremoto.

Facciata meridionale

La facciata meridionale venne realizzata in maniera semplice da Angelo Scarabelli Pedoca tra il settembre 1783 e il 1784, quando si decise di abbattere le abitazioni che si appoggiavano al palazzo comunale al fine di realizzare la "gabella de' grani" (mercato del grano).

La facciata si presenta sostanzialmente identica a quella originale del XVIII secolo, con sette grandi archi a tutto sesto più due laterali, sorretti da colonne quadrate in mattoni.