Ex-gay è un controverso termine utilizzato per indicare una persona che sarebbe passata dall'orientamento omosessuale o bisessuale a quello eterosessuale esclusivo, spontaneamente o attraverso pratiche di conversione dall'efficacia non scientificamente provata, come la cosiddetta terapia riparativa. È impiegato per lo più da alcuni gruppi religiosi e nella letteratura di chi sostiene l'efficacia di tali tipi di pratiche, in contrasto col parere della comunità scientifica.

Il termine è stato introdotto nella letteratura professionale nel 1980 da parte di E. M. Pattison, che definì gli ex-gay come persone che avevano «subito un cambiamento radicale nell'orientamento sessuale dall'omosessualità esclusiva all'eterosessualità esclusiva. Da quel momento il termine è stato usato per indicare quelle persone che «sono cambiate» o «sono ancora nel processo di cambiamento della propria identità omosessuale».

Per estensione, con il nome di "movimento degli ex-gay" (o "gruppi di ex-gay") si indica un insieme di associazioni di matrice religiosa nate negli Stati Uniti d'America con lo scopo di dimostrare che sia possibile «guarire» l'omosessualità attraverso la preghiera e la forza di volontà.

Parallelamente si indica con la definizione di ex-ex-gay il fenomeno di ulteriore ritorno alla condizione precedente. Noto fu il ritorno alla pratica dell'omosessualità del fondatore stesso del movimento, John Paulk, che dopo aver pubblicizzato la propria "guarigione" e il matrimonio con una ex-lesbica, fu fotografato mentre cercava un compagno in un bar gay, in occasione di un convegno di ex-gay.

Exodus International, la più grande associazione religiosa per indurre le persone omosessuali ad un cambiamento, attiva nel mondo con 260 sedi, ha chiuso ufficialmente nel 2013. Il presidente, Alan Chambers, ha scritto profonde e sentite scuse per aver lasciato che i suoi pregiudizi religiosi lo inducessero a fare del male a persone sane, capaci di un amore onesto e buoni genitori, nel tentativo fallimentare di cambiarne i sentimenti.

Basi ideologiche La base ideologica del movimento fa perno su due assunti: il primo è che l'omosessualità sia una malattia (scientificamente falso); il secondo sul fenomeno della healing spirituality, ovvero il convincimento secondo il quale la pratica intensa della preghiera possa guarire qualsiasi malattia.

La "cura" dell'omosessualità ha avuto il sostegno, dal versante cattolico, di Joseph Nicolosi e della sua associazione NARTH. Non essendo mai stato omosessuale e non potendo quindi essere definito un ex-gay, si differenzia dall'approccio tipico per due ragioni: Quello degli ex-gay è un movimento dal basso, composto da persone che dichiarano di essere state omosessuali per una parte della loro vita, e che affermano di avere smesso di esserlo. Inoltre, l'appoggio è dato "alla pari" ad altre persone dello stesso livello (peers). Con un'impostazione sul modello degli alcolisti anonimi. L'approccio dei gruppi come il NARTH privilegia invece una struttura nella quale alcuni soggetti reputati esperti propongono una consulenza a un paziente. Questi esperti non dichiarano necessariamente di essere stati a loro volta omosessuali, non proponendo quindi un approccio "tra pari". Il modello di gruppi come il NARTH è quindi ispirato più a quelli dei consultori cattolici prematrimoniali.

Le tesi Al di là delle differenze fra le diverse organizzazioni di ex-gay, le tesi comuni sono: l'omosessualità non è una tendenza innata o un orientamento sessuale: l'unico orientamento sessuale esistente è quello eterosessuale; l'omosessualità è quindi una devianza, una condizione di disagio mentale, una condizione patologica; la bisessualità e il transgenderismo sono parimenti un disagio mentale; ciascuno di questi orientamenti è una devianza curabile e guaribile, o, se non è curabile, può almeno essere repressa con la forza della volontà; la cura deve basarsi sulla forza di volontà dell'individuo, meglio se opportunamente aiutato e sostenuto dall'esterno.

Benché il movimento si sforzi di adoperare un linguaggio di ispirazione scientifica, la pratica della preghiera è largamente consigliata o prescritta allo scopo di "rafforzare la volontà dell'individuo", e il "sostegno" di sacerdoti è comunemente offerto. Anche la conversione religiosa, che non viene comunque imposta, è incoraggiata come supporto.

Critica scientifica

Gran parte delle controversie suscitate da questi movimenti si basa su come sono presentati concetti tipici della tradizione religiosa utilizzando un linguaggio e una retorica tipici invece dell'approccio scientifico all'omosessualità. Le affermazioni di tipo religioso, quali «Gesù salva dall'omosessualità coloro che lo pregano con sufficiente fede», che non rispettano il metodo scientifico, sono alternate a teorie espresse con una più rigorosa terminologia medica.

L'assunto base del movimento è che esisterebbero "prove scientifiche" del fatto che sia possibile trasformare una persona omosessuale in eterosessuale, grazie alla forza di volontà, alla preghiera e all'azione salvifica di Gesù. Il mancato rispetto del metodo scientifico di questo assunto, condizione fondamentale per classificare un fatto come attendibile, è il principale elemento di critica. Secondo il metodo scientifico, infatti, è essenziale prima di tutto definire univocamente il campo di studio (e quindi dare una definizione stabile per i termini "omosessuale" ed "eterosessuale"); è necessario quindi fornire prove sistematiche e riproducibili delle proprie tesi, dando la possibilità ad altri ricercatori di verificarle; bisogna infine concretizzare i risultati delle "cure" in cifre, statistiche e studi analitici.

L'impossibilità di classificare scientificamente le teorie dei movimenti degli ex-gay è stata riaffermata dall'Organizzazione mondiale della sanità, che a partire dal 1974 ha riclassificato l'omosessualità da "disturbo" a "variante dell'orientamento", proprio di fronte all'impossibilità di trovare nelle ricerche scientifiche a doppio cieco elementi che supportassero il carattere di "patologia" delle varianti dell'orientamento sessuale.

Il dottor Robert Spitzer, autore del più importante studio sul fenomeno degli ex-gay, ha presentato le sue scuse per le falle del suo studio, in cui tramite interviste telefoniche a 200 sedicenti ex-gay, aveva concluso che il cambiamento fosse possibile. Dopo anni di successive indagini e approfondimenti, confermati da molti studi successivi, ha chiesto che il suo lavoro fosse ritrattato, poiché in definitiva i soggetti non erano convertiti, ma indottrinati a mentire.

Confusione terminologica Una delle barriere comunicative fra la comunità scientifica e il movimento degli ex-gay consiste nelle differenze nella terminologia che i diversi gruppi usano. I termini sull'omosessualità utilizzati nei movimenti ex-gay provengono generalmente dalla terminologia biblica, che non contempla la differenza tra l'orientamento sessuale e il comportamento sessuale. In conformità con tale principio, secondo cui l'unico orientamento esistente è quello eterosessuale, i gruppi di ex-gay rifiutano di riconoscere il concetto stesso di "orientamento", preferendo definirlo un comportamento o tendenza.

Secondariamente, il termine gay è applicato unicamente con riferimento al comportamento sessuale, mentre il termine omosessuale ha un'accezione più ampia che può includere anche comportamenti di affetto, empatia, sensibilità non correlati con l'orientamento sessuale.

L'ostacolo maggiore rimane comunque il riconoscimento dell'efficacia del trattamento. Comunemente i termini "ex-gay" ed "ex omosessuale" sono usati per indicare persone che hanno modificato il loro comportamento sessuale, mentre rimane accesa la diatriba sull'effettiva possibilità di modificare l'orientamento di un individuo. Un uomo che in passato avesse avuto un comportamento omosessuale e che, a seguito di conversione religiosa, avesse rinunciato alla sessualità pur non avendo mutato il suo orientamento omosessuale, sarebbe comunemente un omosessuale, mentre nei gruppi di ex-gay sarebbe definito come "un ex-gay" o "un ex omosessuale", eventualmente "in lotta con la propria attrazione verso lo stesso sesso".

La visione degli ex-gay sulla sessualità umana e sull'omosessualità La moderna sessuologia considera la sessualità umana come una linea continua dall'eterosessualità alla bisessualità fino all'omosessualità (scala di Kinsey). Pur non essendo in grado di indicare esattamente le cause dell'omosessualità, la comunità scientifica postula generalmente una combinazione di fattori genetici, psicologici e sociali. I gruppi di ex-gay considerano invece la sessualità umana prendendo come modello base l'eterosessualità. Anche se alcuni di essi non rifiutano il modello della Scala di Kinsey, nel loro caso il grado "Kinsey zero" (eterosessualità totale) viene considerato la norma, e qualunque altro livello solo una deviazione dalla norma. Il comportamento omosessuale da parte dei gruppi di ex-gay è quindi attribuito a fattori ambientali (sfera psichica, piano sociale), per esempio alcuni movimenti hanno presentato statistiche in cui si evidenzierebbe che l'attrazione per lo stesso sesso è associata a un'infanzia o adolescenza in cui manchi del tutto una figura genitoriale.

Di contro, alcuni gruppi di ex-gay asseriscono che la comunità scientifica ha le proprie posizioni sull'omosessualità non per motivi scientifici ma politici, e che soffocherebbe le ipotesi di una minoranza di scienziati dissenzienti.

Le teorie degli ex-gay trattano l'omosessualità allo stesso modo dell'alcolismo e della tossicodipendenza, affermando di ottenere risultati positivi quelle volte in cui il soggetto manifesti sufficiente volontà e costanza. I sostenitori dell'inefficacia di questo trattamento asseriscono che le prove portate dai gruppi di ex-gay sulla percentuale di successo delle loro terapie fossero viziate da una procedura non scientifica.

Gruppi di ex-gay e cambiamenti nel comportamento sessuale

Dal punto di vista dei gruppi di ex-gay, un cambiamento nel comportamento sessuale di un individuo dall'omosessualità all'astinenza o all'eterosessualità è da considerare generalmente come il "cambiamento" atteso, indipendentemente dal fatto che l'orientamento sessuale sia realmente mutato. Molti ex-gay vivono da single. Anche se tale opportunità non è particolarmente raccomandata, la facoltà di agire in questo modo da parte degli omosessuali che lo desiderano non viene messa in discussione.

Altri ex-gay si sposano con persone del sesso opposto e rimangono fedeli ai loro coniugi. Ai fini della moralità, si considera generalmente che lo sposo debba informare l'altro coniuge delle sue lotte pregresse con le attrazioni verso lo stesso sesso prima del matrimonio. Alcuni ex-gay sposati riconoscono che la loro attrazione sessuale è rimasta prevalentemente omosessuale, ma ciononostante fanno ugualmente ogni sforzo per il buon risultato della loro relazione eterosessuale.

A causa del senso che i gruppi di ex-gay danno all'omosessualità, e a causa di come essi definiscono lo stesso concetto di "ex-gay", le "ricadute" nel comportamento omosessuale difficilmente sorprendono i gruppi di ex-gay. Poiché uno può essere "ex-gay" senza mai avvertire un totale, o nemmeno alcun cambiamento nell'orientamento sessuale, il fatto che qualche ex-gay possa "ricadere" nei "vecchi modelli di comportamento" è considerato probabile. I gruppi di ex-gay considerano gli scandali dei loro capi sorpresi in comportamenti omosessuali nello stesso senso in cui gli alcolisti anonimi o gruppi di questo genere potrebbero considerare la ricaduta di uno dei relativi capi nell'etilismo.

Dichiarazioni di ex-gay riguardo ai cambiamenti nell'orientamento sessuale