Laffondamento del Lusitania avvenne il 7 maggio 1915, nel contesto della prima guerra mondiale, quando il sommergibile tedesco U-20 colpì con un siluro il transatlantico britannico RMS Lusitania, della Cunard Line, a poche miglia dalle coste meridionali irlandesi, causando il rapidissimo affondamento della nave e la morte di 1201 dei suoi 1959 passeggeri. Gli inglesi dichiararono 1198 vittime, tra cui 123 statunitensi: vennero omesse tre spie tedesche inviate sul Lusitania allo scopo di fotografare eventuali materiali sospetti, ma scoperte e rinchiuse sottocoperta e poi morte nel disastro.
L'affondamento, giustificato dalla Germania con la guerra sottomarina indiscriminata, fu un enorme danno per la causa tedesca e contribuì a peggiorare i rapporti con gli Stati Uniti (molte vittime della strage erano statunitensi), finché essi non entrarono in guerra nel 1917 a fianco della triplice intesa. Per questo motivo, talvolta l'affondamento del Lusitania viene impropriamente ritenuto la causa della partecipazione statunitense al primo conflitto mondiale.
Antefatti Il Lusitania e la prima guerra mondiale Il transatlantico britannico RMS Lusitania, di proprietà della compagnia Cunard Line, varato nel 1906 ed in servizio dal 1907, era una delle principali e più prestigiose navi passeggeri impegnate nei collegamenti marittimi di linea tra Stati Uniti e Regno Unito. La sua costruzione era stata in parte finanziata dal governo del Regno Unito, in previsione anche di un possibile impiego bellico del transatlantico in un eventuale futuro conflitto.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale il governo britannico esercitò sulla Cunard Line le prerogative garantite dai sussidi concessi per la costruzione della nave; tuttavia l'Ammiragliato si rese presto conto che i suoi alti costi di mantenimento sarebbero stati proibitivi, così il Lusitania e la nave gemella Mauretania non vennero direttamente impiegate sui fronti di guerra. Il Lusitania, pur non partecipando ai combattimenti, cominciò comunque a trasportare una quantità considerevole di materiale bellico. La nave venne inoltre ridipinta in grigio per farla meglio passare inosservata durante le traversate.
Durante gli ultimi viaggi della nave montarono le incomprensioni tra la Cunard Line e l'Ammiragliato, che collaboravano malvolentieri e le cui comunicazioni erano spesso conflittuali e assai lente, aumentando i rischi per la nave e i suoi passeggeri. Il comandante Daniel Dow, nell'aprile 1915, si dimise per malattia, cedendo il posto a William Thomas Turner, che aveva già comandato il Lusitania in passato.
Il Lusitania a New York e l'avviso tedesco L'Impero tedesco, tentando di isolare la Gran Bretagna dal resto dell'Europa e dall'America, dichiarò la guerra sottomarina indiscriminata attorno alle isole britanniche, esponendo così il Lusitania al rischio di essere affondato. Nonostante ciò, nell'aprile 1915 la nave fece l'ultima traversata atlantica verso gli Stati Uniti, giungendo sana e salva a New York.
I tedeschi, che già consideravano il Lusitania come un obiettivo da colpire, nei giorni precedenti la successiva traversata della nave verso l'Inghilterra avvertirono ripetutamente l'opinione pubblica americana tramite annunci sui giornali, tentando di scoraggiare quante più persone possibili dall'imbarcarvisi. Le minacce non furono riferite direttamente al transatlantico, ma vennero lasciate intendere posizionando l'avvertimento sotto gli spazi pubblicitari della Cunard Line. Il governo tedesco si giustificò accusando il governo britannico di utilizzare le navi passeggeri per contrabbandare illegalmente materiale bellico dagli Stati Uniti.
Nonostante ciò, quasi 2000 persone si imbarcarono sul Lusitania il 1º maggio 1915, quando la nave salpò per l'ultima volta da New York diretta a Queenstown, in Irlanda, sotto il comando del capitano Turner. Alcuni passeggeri avevano disdetto la prenotazione sul Lusitania, ma il capitano Turner e il rappresentante della Cunard Line a New York, Charles Sumner, avevano falsamente rassicurato i viaggiatori sul fatto che non ci fosse un reale pericolo per la nave. Alcuni importanti personaggi imbarcati sulla nave, come Alfred Vanderbilt, ricevettero dei telegrammi anonimi subito prima di partire che consigliavano di non farlo. Subito prima di lasciare New York il Lusitania imbarcò anche i passeggeri del Cameronia, come era stato richiesto senza preavviso dall'Ammiragliato britannico; il trasferimento causò un ritardo nella partenza di alcune ore.
L'affondamento L'ultima traversata La traversata, che era la centounesima per il Lusitania, si svolse senza inconvenienti fino alla mattina del 7 maggio. Poco dopo la partenza vennero individuati e arrestati tre individui sospetti a bordo, che si rivelarono essere spie tedesche; internati in una cabina vuota, morirono nell'affondamento ma non vennero conteggiati nel novero ufficiale delle vittime.
L'economia di guerra faceva sì che il transatlantico avesse a bordo meno carbone del normale, dovendo quindi procedere a velocità ridotta per non esaurire le riserve. Secondo le successive dichiarazioni di Turner e della Cunard Line, il governo britannico aveva promesso delle navi di scorta per il Lusitania una volta che il transatlantico fosse entrato in acque inglesi, ma all'arrivo presso l'Irlanda nessuna nave amica venne avvistata. Alcuni passeggeri, come il professor Ian Holbourn e il filantropo George Kessler, espressero a più riprese le proprie preoccupazioni al capitano, ma venne loro intimato di smettere di diffondere il panico. La sera del 6 maggio il capitano ricevette due avvisi di attività sottomarina nelle vicinanze, che però erano già datati, quindi furono ritenuti inaffidabili.
Siluramento e catastrofe Ormai quasi giunto in Irlanda, la mattina del 7 maggio il Lusitania incontrò un banco di nebbia nel quale rimase perso per alcune ore, costringendolo a ridurre ulteriormente la propria velocità e ad utilizzare le sirene per segnalare la propria posizione. Il transatlantico riuscì ad uscire dalla nebbia attorno a mezzogiorno, ma nel frattempo era stato avvistato dal sommergibile tedesco U-20, che rimase nella sua scia. Alle 14:10 l'U-20, sfruttando una virata del Lusitania che, inconsapevolmente, lo portò in posizione favorevole per essere colpito, sparò uno dei propri siluri, che in pochi secondi raggiunse il transatlantico. Alcuni marinai di vedetta sul ponte scorsero la scia del siluro alcuni secondi prima che colpisse la nave, ma era ormai troppo tardi per tentare qualsiasi manovra evasiva.
La nave, colpita nella sua sezione centrale, venne scossa da una prima esplosione, che fece saltare in aria la scialuppa n.5 e la fece cadere in mare. Subito dopo vi fu una seconda esplosione, le cui reali cause non furono mai accertate; molti passeggeri riferirono che era stata più violenta della prima e soprattutto interna alla struttura della nave. Il capitano diede allora ordine di virare verso le vicine coste irlandesi, ma il Lusitania cominciò ad inclinarsi subito per la grande quantità d'acqua che stava imbarcando. I comandi della nave in pochi attimi smisero di rispondere: la duplice esplosione aveva completamente squarciato la stiva del Lusitania, i cui compartimenti stagni longitudinali, se riempiti completamente d'acqua, avrebbero potuto farla capovolgere.
L'evacuazione dei passeggeri avvenne nel più totale disordine; pochissime scialuppe poterono essere ammarate con successo e la maggior parte dei sopravvissuti all'affondamento vennero recuperati in mare. L'enorme inclinazione della nave rese impraticabile il lancio delle scialuppe, poiché dal lato inclinato molte si trovavano anche diversi metri al di là dei parapetti, obbligando i passeggeri a saltarvi dentro, cosa che spesso le faceva capovolgere; al contrario, dall'altro lato le scialuppe erano adagiate sul ponte e, quando si provò a sganciarle dai sostegni, scivolarono verso l'interno schiacciando molti passeggeri. Tra le poche scialuppe calate la maggior parte si ribaltò a causa del loro cattivo stato, dei movimenti inconsulti dei passeggeri in preda al panico oppure perché trascinate sott'acqua dal risucchio della nave; solo 6 lance su 50 ammararono correttamente. I generatori della nave smisero di funzionare entro pochi minuti, bloccando gli ascensori interni, dove secondo altri sopravvissuti rimasero intrappolate e morirono molte persone; l'inclinazione della nave divenne inoltre così eccessiva che anche le scale divennero impraticabili, impedendo a molti di salire sui ponti superiori e intrappolandoli sottocoperta.
Proprio per il pochissimo tempo e per il caos che si scatenò a bordo, morirono 1198 delle 1959 persone imbarcate. Il Lusitania colò a picco completamente dopo soli diciotto minuti dal siluramento. Nonostante la vicinanza alle coste irlandesi (l'affondamento era avvenuto a soli 20 km dal faro di Kinsale, visibile a molti dei sopravvissuti), la marina britannica esitò ad inviare grandi imbarcazioni in soccorso per paura che venissero anch'esse silurate; l'SOS lanciato dal Lusitania venne quindi raccolto per la maggior parte da piccole imbarcazioni civili, soprattutto pescherecci, che giunsero sul luogo del disastro solo dopo alcune ore.
LU-20 restò per alcuni minuti presso il Lusitania per accertarsi del suo affondamento, fino a quando il comandante Walther Schwieger decise di farlo allontanare; alcuni sopravvissuti affermarono di aver scorto in lontananza il periscopio del sottomarino.
Soccorsi e recupero dei corpi I sopravvissuti, raccolti infine da numerose piccole imbarcazioni, vennero portati nei porti più vicini, Kinsale e Queenstown. A Queenstown la guardia costiera britannica vietò lo sbarco dei sopravvissuti fino a nuovo ordine delle autorità, ma i passeggeri del Lusitania, per la maggior parte ancora scioccati e in preda all'adrenalina, minacciarono una sommossa se non fossero stati fatti scendere immediatamente sulla terraferma.
Il recupero dei corpi delle vittime cominciò immediatamente e numerosi edifici di Queenstown divennero obitori provvisori, come la sede della Cunard Line e il municipio cittadino. Le prime identificazioni dei morti dell'affondamento vennero effettuate dagli stessi sopravvissuti, che per giorni rimasero a Queenstown per riprendersi dalla traumatica esperienza e cercare parenti e amici ancora vivi. Corpi delle vittime continuarono a spiaggiarsi sulle coste irlandesi durante le settimane successive, e centinaia di essi furono interrati in tombe e fosse comuni nelle comunità locali. L'affondamento del Lusitania causò un'immediata ondata di rabbia nelle isole britanniche e nei giorni successivi si verificarono episodi di violenza contro i locali residenti tedeschi.
Personalità legate all'affondamento Durante l'ultimo viaggio del Lusitania vi erano imbarcate numerose personalità di spicco, soprattutto del mondo dello spettacolo; di seguito alcuni dei morti e dei sopravvissuti più celebri.
Vittime Marie Depage, infermiera e filantropa belga; Justus Miles Forman, scrittore e commediografo statunitense; Charles Frohman, impresario teatrale statunitense; Elbert Hubbard, filosofo statunitense; Alice Moore Hubbard, femminista statunitense, moglie del filosofo Elbert; Charles Klein, commediografo e attore statunitense; Hugh Lane, collezionista d'arte irlandese; Basil Maturin, presbitero, teologo e scrittore britannico; Alfred Gwynne Vanderbilt, imprenditore statunitense membro della famiglia Vanderbilt.
Sopravvissuti William Thomas Turner, capitano del Lusitania; George Beuchamp, marinaio britannico, unico passeggero che sicuramente si trovava anche a bordo del Titanic tre anni prima, naufragio dal quale si era salvato imbarcandosi su una scialuppa; Josephine Brandell, attrice statunitense; Avis Dolphin, bambina britannica salvata dal professor Holbourn; Ian Holbourn, professore scozzese; Charles T. Jeffery, imprenditore statunitense; Rita Jolivet, attrice britannica;