Montegabbione è un comune italiano di abitanti situato in provincia di Terni in Umbria.

Il capoluogo sorge a 594 m s.l.m. in un territorio prevalentemente collinare dell'Orvietano, ripartito tra i bacini idrografici del Paglia-Chiani e del Nestore. Il territorio comunale comprende le frazioni di Montegiove, Faiolo e Castel di Fiori, oltre ad altri nuclei e insediamenti rurali.

Il centro storico conserva l'impianto dell'antico borgo fortificato medievale, con la torre e parte delle strutture difensive. Tra i principali luoghi d'interesse del territorio comunale figura la Scarzuola, presso Montegiove, dove Tomaso Buzzi realizzò tra il 1958 e il 1978 il proprio complesso architettonico noto come «Città ideale».

Geografia fisica

Territorio Il capoluogo sorge a 594 m s.l.m. in un territorio a prevalente carattere alto-collinare., pp. 20, 24, 40.

Il territorio comunale è interamente compreso nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (STINA) del Monte Peglia e della Selva di Meana. Nel settore settentrionale, in corrispondenza dell'area di Montarale, gli strumenti regionali di pianificazione individuano una zona di elevata diversità floristico-vegetazionale e di particolare interesse naturalistico-ambientale.

Dal punto di vista paesaggistico Montegabbione appartiene all'area dell'Orvietano. La pianificazione paesaggistica regionale individua nella valle del Chiani e nei rilievi circostanti un sistema caratterizzato dalla presenza di centri fortificati di origine medievale; tra questi sono espressamente indicati Montegabbione e Montegiove.

Idrografia Il territorio comunale è ripartito tra due bacini idrografici: circa il 69,7% della superficie appartiene al bacino del Paglia-Chiani, mentre il restante 30,3% ricade nel bacino del Nestore.

Nel settore occidentale e meridionale il reticolo idrografico fa capo al Chiani, affluente del Paglia. Vi appartengono il torrente Ripignolo, che interessa il confine occidentale, il torrente Sorre e il fosso del Bagno; lo stesso Chiani interessa per un breve tratto il confine meridionale del comune.

Il settore orientale appartiene invece al bacino del Nestore. Il fosso della Serpolla, lungo il confine orientale, e il fosso del Cerasolo sono affluenti del Fersinone, che a sua volta confluisce nel Nestore.

Origini del nome Il toponimo è documentato almeno dalla seconda metà del XIII secolo. In un atto del 18 settembre 1275 conservato nell'Archivio diocesano di Orvieto il luogo compare nella forma latina Montem Cabionem; un successivo atto del 24 ottobre 1289 menziona la comunità degli abitanti del Castrum de Monte Cabione e utilizza anche la forma Castrum Montis Cabionis.Daniele Piselli, Comunità laica e religiosa di Montegabbione: chiese ed abazie nei sec. XII-XIV, Montegabbione, Pro Loco Montegabbione, 2018; documenti dell'Archivio diocesano di Orvieto, Cartulari, Codice A, c. 30/6 e Codice C, c. 85/4.

Secondo il Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche del Ministero della cultura, il nome Montegabbione sembra derivare da Mons Capionis, interpretato dalla fonte come «terra di conquista, feudo».

Storia

Preistoria e protostoria

Nel territorio comunale di Montegabbione sono stati individuati tre recinti fortificati d'altura, generalmente indicati come castellieri: Poggio della Croce, nei pressi di Castel di Fiori, Poggio Murale, presso Montegiove, e Torricella, detta anche Piazzone, nei pressi del capoluogo. Le ricognizioni archeologiche condotte dalla Soprintendenza negli anni Ottanta documentarono, oltre al recinto di Poggio della Croce, una struttura analoga sul Poggio Torricella e un recinto di maggiori dimensioni sul Poggio Murale. I tre siti occupano rilievi dominanti e rientrano nella tipologia dei recinti fortificati posti a controllo delle vie naturali di comunicazione e in collegamento visivo fra loro.

La tipologia dei castellieri è generalmente riferita, nell'Italia centrale, all'età preromana e in particolare alla protostoria, tra la fine dell'Età del Bronzo e gli inizi dell'Età del Ferro; per i singoli siti del territorio di Montegabbione non è tuttavia disponibile una datazione archeologica puntuale. Poggio della Croce è l'unico dei tre ad essere stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche, mentre Poggio Murale e Torricella-Piazzone sono noti principalmente attraverso ricognizioni e osservazioni delle strutture ancora conservate.

Tarda antichità

Una successiva fase di frequentazione del territorio è documentata a Poggio della Croce, presso Castel di Fiori, dove le indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza archeologica per l'Umbria tra il 1985 e il 1987 portarono alla scoperta, in prossimità del precedente recinto fortificato, di una necropoli. Le sepolture, prevalentemente orientate in senso est-ovest e realizzate con lastre di pietra, hanno restituito materiali ceramici e metallici che consentono di collocare il complesso funerario tra il V e il VI secolo d.C.

Lo studio anatomo-antropologico dei resti scheletrici rinvenuti nella necropoli ha individuato 14 individui, comprendenti tre bambini, un adolescente e dieci adulti. L'analisi ha inoltre fornito informazioni sull'età, sul sesso e sulle condizioni patologiche degli individui sepolti, pur sottolineando la limitata consistenza numerica del campione.

Medioevo

Le prime testimonianze documentarie relative all'attuale territorio comunale risalgono al XII secolo. Nel febbraio del 1139 un atto ricorda il monastero di San Pietro di Acqua Alta e gli abitanti della valle sottoposti alla sua giurisdizione: Bernardino, figlio del conte Bulgarello, esponente della stirpe dei Bulgarelli, progenitrice della famiglia Di Marsciano, restituì all'abate e alla comunità locale alcuni beni precedentemente sottratti.

Il castello di Montegabbione compare nella documentazione almeno dal 1271. Una notizia conservata da Ferdinando Ughelli, relativa a due atti del 1271 e del 1273, menziona infatti la selva di Collelungo come posta tra i castelli di Monteleone e Montegabbione. Nel 1275 il vescovo di Orvieto, Aldobrandino Cavalcanti, raggiunse Montem Cabionem, vi celebrò gli uffici divini e amministrò la cresima, affermando l'appartenenza del castello alla diocesi orvietana.

Nel Liber de confinibus del 1278 Montegabbione non risulta ancora a capo di una propria circoscrizione territoriale, ma è compreso nel piviere di Carnaiola. Negli anni successivi il centro acquisì una maggiore autonomia. Il 24 ottobre 1289 i sindaci e procuratori della universitas hominum Castri de Monte Cabione, agendo a nome della comunità, comparvero davanti al vescovo Francesco Monaldeschi: chiesero la nomina del presbitero Giovanni Ammanniti a rettore della chiesa castellana di Santa Maria e assunsero, a nome degli abitanti, obblighi relativi al pagamento delle decime al vescovato di Orvieto.

Entro il 1292, anno del catasto del contado orvietano, il piviere di Montegabbione risulta ormai consolidato. Il catasto documenta inoltre proprietà e terreni appartenenti agli abitanti del castello e alla chiesa di Santa Maria, testimoniando il consolidamento dell'insediamento e della sua organizzazione territoriale sul finire del Duecento.

Nel corso della seconda metà del XIV secolo Montegabbione passò sotto il controllo dei conti di Montemarte, famiglia dell'aristocrazia orvietana. La data e le modalità precise del passaggio non sono completamente definite, ma nel 1378 il dominio della famiglia sul castello risulta ormai documentato: papa Gregorio XI, riconoscendo la fedeltà degli abitanti di Montegabbione e Monteleone, li esortò a prestare obbedienza a Francesco di Petruccio di Montemarte, conte di Corbara.

Pur sottoposta alla signoria dei Montemarte, la comunità conservava propri organismi di governo. Una lettera attribuita agli ultimi decenni del Trecento menziona i massari e il consiglio del castello, mentre nel 1392 il notaio orvietano Francesco di Simone di Cecco, residente e attivo tra Montegabbione e Monteleone, si qualificava come vicario dei Montemarte.

Al 1380 risale la prima documentazione relativa alla costruzione della torre che ancora caratterizza il centro storico. Nelle proprie memorie Francesco di Petruccio di Montemarte ricorda di avere acquistato un orto presso la porta di Montearale e di aver successivamente permutato con il Comune di Montegabbione una parte della strada che correva lungo le mura, affinché una porzione della nuova torre potesse essere fondata su quel terreno. Lo stesso Francesco dichiara espressamente che la costruzione era destinata alla difesa del castello.

Le lotte che interessavano il territorio orvietano coinvolsero anche gli altri centri dell'attuale comune. Secondo la cronaca cinquecentesca di Cipriano Manente, nel 1382, durante gli scontri fra le fazioni orvietane e i conti di Marsciano, le forze guidate da Giovanni Azzo degli Ubaldini incendiarono l'abbazia di San Pietro di Acqua Alta e Castel di Fiori e ripresero Montegabbione e Monteleone.

Nel 1443 Montegabbione fu coinvolto nelle operazioni militari condotte da Niccolò Piccinino nell'Orvietano. Tra maggio e giugno il condottiero assediò Montegabbione e Monteleone, difesi da Ugolino di Montemarte, dal figlio Niccolò e da Andrea Corsi. La superiorità delle forze assedianti costrinse i Montemarte ad abbandonare temporaneamente i due castelli; il 6 settembre dello stesso anno alcuni capitoli stipulati nel palazzo apostolico di Orvieto ne consentirono tuttavia la restituzione alla famiglia, che riconobbe la propria fedeltà e obbedienza al pontefice e alla Chiesa romana.

Il dominio dei Montemarte fu successivamente confermato dall'autorità pontificia. L'11 aprile 1452 Niccolò V rinnovò a Ugolino di Montemarte l'investitura dei suoi possedimenti, comprendendovi espressamente Montegabbione, insieme a Monteleone, Fabro, Salci e altri beni. Nel 1459 Pio II confermò nuovamente i privilegi relativi a Montegabbione e Monteleone e dispose che parte degli oneri dovuti alla Camera apostolica fosse destinata alla riparazione delle mura dei due castelli.

L'importanza delle fortificazioni è attestata ancora nel 1475. Il 19 aprile i rappresentanti della comunità chiesero al Comune di Orvieto che il gettito fiscale di due anni fosse impiegato per riparare le mura e le porte del castello. Nella documentazione Montegabbione è definito castrum membrum del territorio orvietano, a conferma del suo inserimento nel contado e della funzione strategica svolta lungo il suo settore settentrionale.

Con l'estinzione del ramo maschile dei Montemarte, nel 1478 Sisto IV concesse i possedimenti già appartenuti alla famiglia al nipote Bartolomeo della Rovere. Il 6 agosto 1480 quest'ultimo vendette al Comune di Orvieto i castelli di Montegabbione, Monteleone, Fabro e Salci. La presa di possesso di Montegabbione avvenne solennemente presso il castello, alla presenza dei rappresentanti orvietani e di numerosi testimoni, trasferendo alla città i diritti e le giurisdizioni connessi al centro.

Pochi anni dopo, uno statuto datato 1485 documenta l'organizzazione interna della comunità. Il testo indica nel podestà la principale autorità di Montegabbione, del suo piviere e della sua tenuta, e testimonia l'esistenza di proprie magistrature e norme per l'amministrazione della vita comunitaria, pur nell'ambito della soggezione politica a Orvieto.