Oliena (AFI: od ; Ulìana in sardoDa scriversi con l'accento secondo le norme della limba sarda comuna., il nome in lingua sarda è coufficiale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna.
Geografia fisica Territorio Adagiato sotto il massiccio calcareo del monte Corrasi, noto anche come Supramonte di Oliena, è cullato a vista dalle cime di Corrasi e Carabidda; sorge ai margini della Barbagia di Ollolai a da Nuoro e il suo panorama si può ammirare dalla cima del monte Ortobene. Nel suo territorio è situato Su Troccu 'e Pentumas (erroneamente nota come Badde Pentumas)cfr. Congiu Angelino (2003), I toponimi del Supramonte di Oliena, in Sardegna Mediterranea n. 12, pp 62-65, e Cara Matteo (2016) Sentieri, Fabula, un suggestivo canyon, e Su Gologone, una fonte di origine calcarea.
Sas nurras Le nurras sono dei crepacci che così descrive Grazia Deledda:" Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci - ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche - di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati sas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell'inferno col mondo. Di là escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne in cerca di anime e di avventure".Grazia Deledda, "Leggende sarde", Il diavolo cervo, stampato da Amazon Italia Logistica S.r.l, Torrazza Piemonte (Torino).
Storia Il primo insediamento abitativo di Oliena, inteso come struttura societaria permanente, si ha in età romana, anche se in tutto il territorio sono presenti tracce dell'uomo fin dall'età paleolitica, con una forte presenza di villaggi e tribù nuragiche. Lo testimoniano i numerosi ritrovamenti avvenuti presso la valle di Lanaitho (tra cui i resti dello scheletro noto come Sisaia) e le zone circostanti l'attuale centro abitato.
Il paese sembra essere nato dall'unione di tribù minori, che si sarebbero poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri, e che quindi offriva più sicurezza contro gli invasori, ormai penetrati in Barbagia. .
. In particolare nell'agro olianese furono ricompresi dal sovrano gallurese i centri medioevali poi spopolati di che aveva un castello con il castello di Elcono (), con il castello Paules, oggi "casteddu de Ghirtalu" (in agro di Dorgali e al confine con l'agro di Galtellì), Filihuri (Filicore per i nuoresi), Gadu o Giumpattu, Nothule (oggi Dule) e Locoe. e San Leonardo di Noblac. I primi tre centri erano collocati sulla sponda sinistra (dando le spalle alla sorgente) del Rio di Oliena (Cedrino). Tutti questi centri, come Oliena, facevano parte del Vescovado di Galtellì (XIII secolo). . Infatti Golcone, Filihuri, Locoe e Gadu sono citati nel censimento della Gallura pisana redatto dai funzionari pisani Upechini e Cipolla nel 1317 (Liber fondachi). Nella valle di Lanaitto esisteva un paese appartenente al Gemini (località Ghemeddaris) censito nel Medioevo con il nome di Latinaco o Latinatho. Sul Corrasi, chiamato dai vicini dorgalesi "Monte de Sovana", esisteva un paese Sovana che in italiano antico è sinonimo di soprana (da sopra).
il cui culto, importante nel Medioevo, era presente in Sardegna anche a Nuoro, nel borgo poi spopolatosi del monte Ortobene (), a Samassi e a Sestu. Secondo la sua passione il santo visse in Sardegna, probabilmente nell'ambito del territorio del Girifai, dove gli abitanti locali , oggi Monte Cristo, il famoso monastero.Passio Sentiae a pagina 3 del libro P. Michele Marinelli R.C.J. - S. Mamiliano Monaco Vescovo di Palermo - Pontificia Universitas Lateranensis. Il santo visse probabilmente nel territorio di Oliena dove si occupò della cristianizzazione dei locali. Infatti a pagina due dello stesso libro si parla del fatto che fuggendo dall'Africa di Genserico (Tunisia) dove era prigioniero giunse con una nave fino in un luogo chiamato Suana, Sovana, nell'entroterra di una città chiamata Sinis (Tharros). Siamo nel VI secolo d.C. e occorre ricordare che la rotta più importante dall'Africa, da Cartagine, verso Roma era la cosiddetta Cartagine-Sulcos percorsa dalle navi cerealicole che in Sardegna faceva scalo nelle insenature delle codule del golfo di Orosei dove il centro più importante era Sulcalis oggi nuraghe Mannu. Attraverso questa rotta è probabile che giunse Santu Milianu a Sovana. Ecco perché Santu Milianu doveva essere forse il santo più importante per i locali durante l'alto medioevo.
Il paese, che prima apparteneva al giudicato di Gallura, e alla curatoria di Galtellì-Orosei, . Durante questo periodo si incrementa l'agricoltura con l'introduzione di nuove colture, per lo più sconosciute ai sardi.
Ad Oliena i pisani lasciarono loro impronte. Resiste ancora il ponte in località Pappaloppe: era un vecchio ponte romano riattivato dai pisani detto appunto in sardo "Su ponte 'e sos pisanos" (il ponte dei pisani). Da qui veniva esportato il bestiame e i prodotti caseari. . , che non a caso fu così chiamata: santa Maria era infatti la protettrice dei pisani.
La chiesa, che oggi appare molto diversa rispetto all'originaria struttura, databile tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, troneggiava isolata al di fuori dell'abitato.
Nel 1600 circa il paese va edificandosi in due distinti rioni: quello di Sa Banditta e quello di Sa Banda Manna, separati in maniera regolare dal Rio Golathi, al punto che si sente la necessità di costruire più ponti. Nel XVII secolo, Oliena aveva un aspetto molto diverso da quello attuale.
La grossa borgata, fiancheggiata da fitte foreste di lecci, stava arroccata al di sotto del già citato castello medioevale, e le case, addossate le une alle altre, andavano digradando dal rione Sa Madalena e Sant'Idogli (San Giorgio), verso la chiesa di Santa Maria.
Nel Novecento, lo sviluppo è maggiore e in paese arriva la corrente elettrica. Nel 1935 si dispone di un caseggiato scolastico (prima infatti le lezioni si svolgevano in case private), e negli anni cinquanta si hanno la rete idrica e quella fognaria.
Migliora l'igiene e la popolazione arriva per la prima volta a quota 5.000. Apre il primo sportello bancario, circolano le prime automobili e nel 1953 nasce la prima società calcistica olianese: la Corrasi.
I gesuiti
La pagina più bella della storia di Oliena è senza dubbio quella scritta dai gesuiti. Essi arrivarono nel paese nel 1665 grazie al consistente lascito del Rettore Salis. Vi trovarono i frati minimi di san Francesco da Paola, che già dal 1525 vi si erano stanziati.
Di questi ultimi resta ancora la chiesa. I membri della Compagnia di Gesù iniziarono la costruzione di un grande convento, ed edificarono in seguito l'attuale chiesa parrocchiale, dedicata al fondatore dell'ordine gesuitico: sant'Ignazio di Loyola. Gli edifici dei gesuiti fanno bella mostra di sé a lato e di fronte di questa chiesa. Dalla facciata del palazzotto di fronte trapelano ancora dall'intonaco originale deteriorato il giallo e il rosso della bandiera spagnola la cui cultura fu presente a Oliena e nel circondario fino a tutto il XVIII secolo.
Per la costruzione della chiesa furono usate le pietre del vecchio castello, ormai in rovina, che vennero smantellate dagli operai. Il convento adiacente fungeva da scuola, e perciò fu detto "Collegio"; qui si insegnavano latino e retorica. Questa scuola accoglieva i giovani di Oliena e di tutta la zona, e probabilmente era la scuola più importante del Nuorese. Per condizione testamentaria del lascito del rettore Salis i gesuiti insegnavano gratuitamente ai bimbi olianesi e dorgalesi della scuola primaria di Oliena. Oltre un secolo dopo, nel 1773, in seguito alla soppressione dell'ordine, i gesuiti dovettero abbandonare il vasto complesso da loro creato.
Sempre nel collegio i religiosi avevano installato un frantoio e piantato un giardino ricco di agrumi e alberi sconosciuti nella zona. Grazie al loro infaticabile lavoro si incrementò l'agricoltura, in quanto introdussero alberi da frutta, e l'allevamento di vacche, pecore, maiali e cavalli.
Vennero impiantati anche due gioielli di ortofrutta lavorati in maniera razionale: "S'ortu 'e molinu", "S'ortu 'e su re", e la vigna di Iriliai, dove trovarono posto oltre centomila ceppi di vite. [la vigna di Irilai sarebbe stata impostata dai Frati Minimi (di San Francesco di Paola), prima dei Gesuiti, come risulta da documento di richiesta al Priore di Cagliari (LLF)]. Si costruirono ponti, strade, fontane e utili abbeveratoi, per non parlare poi delle opere di ristrutturazione.
Nel collegio si formarono molti gesuiti che furono mandati a cristianizzare gli indios "guaranies" delle "Reducciones del los Jesuitas" del Paraguay e dell'Argentina del Nord, che costituivano durante il XVIII secolo una sorta di repubblica teocratica. Uno dei capi di questa organizzazione statuale fu il nobile Padre Tolu di Oliena morto in Paraguay nel XVIII secolo.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del Comune di Oliena sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'8 marzo 2006. Stemma
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse Il centro storico e le chiese Il centro storico di Oliena è ben conservato. Le strade, fatte di acciottolato, o d'impredau, come si dice in paese, ospitano le antiche case, tutte vicine tra loro, che sembrano essere sorte con lo scopo di proteggersi l'una con l'altra. Anche se in gran parte disabitate, le antiche abitazioni conservano intatta la loro struttura originaria.
Avevano quasi tutte un cortile interno, su porciu,Il nome viene dal catalano porxo e dallo spagnolo porcho che significa portico. la caratteristica arcata che predominava l'architettura del paese. Di solito allo stesso cortile si affacciavano 3-4 famiglie, quasi sempre appartenenti allo stesso ceppo. Entro il cortile stava il pozzo, e sa bicocca con la scala di granito in bella vista. Il centro della vita domestica era la cucina, al centro della quale sorgeva su 'ohile, dove si faceva il fuoco. Non tutti infatti si potevano permettere il caminetto. Il tetto, fatto sempre con canne sostenute da grosse travi, era facilmente deteriorabile.
Se la casa possedeva un secondo piano, il pavimento dell'elevato era in paglia, in sardo pagia. Non mancava un piccolo riparo per le capre, che ogni famiglia possedeva. La porta d'ingresso dava sulla strada ed era rialzata rispetto al suolo, per impedire l'ingresso dell'acqua e di animali.
C'erano però anche alcune case più eleganti appartenenti alle famiglie ricche. Sui muri del centro, si possono osservare oggi svariati murales, che riproducono scene di vita paesana e quello dedicato a Sir Gianfranco Zola.
Un'altra particolare caratteristica del tessuto urbano di Oliena, è l'elevato numero di chiese, all'interno dell'abitato se ne contano infatti 11:
Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola Chiesa di Santa Maria Assunta Santa Croce Chiesa di Nostra Signora d'Itria Chiesa di San Francesco da Paola San Lussorio San Giuseppe Vergine del Carmelo Vergine di Bonaria Sant'Anna Nostra Signora di Buoncammino
Non distanti da Oliena si trovano le chiese campestri di:
San Giovanni Nostra Signora di Monserrato, patrona massima della Catalogna Nostra Signora della Pietà