Trasferitosi nella Repubblica argentina, divenne uno dei pittori più noti e apprezzati del paese, soprattutto per la sua attività presso la comunità italiana. Tornato in Italia nel 1920, partecipò alla Biennale di Venezia nel 1924.
Biografia Cresciuto in una modesta famiglia di origini cremonesi migrata a Milano, dove il padre Sirio esercitava il mestiere di sarto, Sartori fu attratto da subito dal lavoro artistico ed entrò, giovanissimo, a bottega presso un incisore milanese. La passione per l'arte lo spinse verso la Scuola di Belle Arti di Brera dove fu allievo del maestro Raffaele Casnedi nel tempo in cui l'Accademia di Brera era presieduta da Luigi Bisi e tra gli altri docenti figuravano Giuseppe Bertini, Camillo Boito. Durante l'esperienza all'Accademia braidense ebbe modo di ammirare da vicino alcuni degli artisti che operavano a Milano, tra i quali Camillo Boito, Giuseppe Grandi, Vittore Grubecy de Dragon, Angelo Morbelli, Gaetano Previati. A diciotto anni lasciò l'Italia emigrando in Argentina.
I primi passi in Argentina Sartori prese residenza a Mar de La Plata dove trovò impiego da disegnatore presso il locale Museo, che conserva alcuni suoi disegni di navi sul Mar de La Plata. Nel 1893 illustrò interamente un numero della Inlustracion SudamericanaInlustracion Sudamericana, Centenario, una mirada periodística 1900-1910 / Nota de Fotografia de FotoRevista relativo a un moto rivoluzionario del 1890. Della vita privata condotta a Mar de La Plata non è rimasta traccia; per quella artistica, Sartori eseguì nel 1896 il ritratto di Santiago Pozzi, Direttore del Museo di Scienze Naturali di Mar de la Plata come si legge in El clan de los Pozzi en el Museo Público de Buenos Aires y en el Museo de Ciencias Naturales de La PlataEl clan de los Pozzi en el Museo Público de Buenos Aires y en el Museo de Ciencias Naturales de La Plata su https://hermanburmeister.blogspot.it/2012/11/el-clan-de-los-pozzi-en-el-museo.html. Alcune opere di Sartori appartengono alle collezioni del Museo Naciónal de Bellas Artes, a quello di Bahía BlancaHugo P. Castello, MACN en comisión en la di Fundación de Historia Natural "Félix de Azara" , articolo del 2012 e alle collezioni private della famiglia Pozzi di Buenos Aires. Sartori lavorò come “pintor” presso il Museo Nacional de La Plata fino al 1897Hugo L. Lopez, Susanna V. Garcìa, Eduardo F. Etcheverry y Justina Ponte Gómez, El desarrollo histórico del Taller de Taxidermia en el Museo de la Plata ProBiota, FCNyM, UNLP , serie documento n. 45, 2015..
Il trasferimento a Buenos Aires La frequentazione della nutrita comunità italiana gli valse incontri e apprezzamenti, e anche buone opportunità come disegnatore e pittore; il successo che cominciava a cogliere gli suggerì di spostarsi nella capitale, attratto dalla Sociedad Naciónal de Bellas Artes - che nel 1936 assumerà il nome di Academia Naciónal de Bellas Artes (ANBA) - per conquistare maggiore visibilità. Nel 1908 ottenne la cattedra di Professore di disegno dell'Accademia di Belle Arti, carica che mantenne sino al 1920.
In quegli anni la scuola italiana nelle Belle Arti prevaleva su ogni altra.Laura Malosetti Costa y José Emilio Burucúa: Pintura italiana en Buenos Aires en torno a 1910 in http://www.imla.it/dvd2/data/it/articolo-2.html
In un altro lavoro di Laura Malosetti Costa (CONICET – IDAES/UNSAM) troviamo conferma di quanto fossero tenuti in considerazione gli artisti italiani in Argentina.Laura Malosetti Costa (CONICET – IDAES/UNSAM), Artes visuales y ópera, entre Italia y la Argentina a comienzos del siglo XX. El caso de Pío Collivadino in http://www.imla.it/dvd2/data/es/articolo-2.html
La studiosa afferma: « ...En este sentido, la presencia destacada de pintores y escenógrafos italianos en la Argentina ha comenzado a considerarse en el marco de la inmensa emigración de italianos a América (y en particular a Nueva York y Buenos Aires) desde la segunda mitad del siglo XIX hasta la Primera Guerra Mundial. La decoración de los edificios públicos, teatros e iglesias en Buenos Aires fue casi exclusivamente italiana a comienzos del siglo XX. Artistas como Luigi de Servi, Francesco Parisi, Federico Sartori o Nazareno Orlandi tuvieron a su cargo la pintura de techos de la Catedral metropolitana, el Salón Blanco de la Casa de Gobierno, teatros, confiterías, museos y cines, además de numerosos palacios particulares en un momento de crecimiento urbano intensísimo como fue el cambio de siglo en Buenos Aires, un fenómeno que es posible observar, aunque en menor escala, en otras ciudades de la cuenca del Río de la Plata como Montevideo o Rosario.»
Federico Sartori ricevette inviti alle manifestazioni più importanti; il 1908 lo vide partecipare all'esposizione nazionale di Buenos Aires su richiesta del Gruppo Nexus guidato da Carlos Ripamonte.
Nel 1910, anno storico per l'Argentina che festeggiò il primo centenario della Repubblica, Sartori partecipò al concorso indetto per l'avvenimento con l'opera La bandera argentina, che gli valse la medaglia d'argento e gli produsse gli inviti della Comicion Naciónal de Bellas Artes alle successive esposizioni per gli anni 1913, 1914, 1915, 1917 e 1918.
Federico Sartori, per la notorietà di cui godeva, si trovò a frequentare la buona società. Incontrò intellettuali e altri artisti in casa Ross-Broglia, agiata famiglia italo-argentina, delle cui tre figlie sposò Maria nel 1912; nel 1914 nacque il loro unico figlio Mario. Il rilievo di Sartori nel mondo artistico argentino lo portò a illustrare la pubblicazione del Centenario Álbum Gráfico de la República Argentina en el Primer Centenario de su Independencia, un corposo volume di 335 pagine dal carattere maestoso con le sue pagine «...in carta satinata con riporto di cromolitografie eseguite dal disegnatore Federico Sartori (1865-1938) ...» come descrive Beatriz E. Sznaider in Del Centenario al Bicentenario: el Concepto de Nación en Avisos Institucionales sobre el 25 de MayoBeatriz E. Sznaider, Del Centenario al Bicentenario: el Concepto de Nación en Avisos Institucionales sobre el 25 de Mayo , 2010, p. 8, Colección Biblioteca Nacional..
L'importanza dell'artista milanese in Argentina è dimostrata dal suo inserimento nel volume Historia general del arte en la ArgentinaHistoria general del arte en la Argentina, Laura Malosetti Costa (CONICET – IDAES/UNSAM), Artes visuales y ópera, entre Italia y la Argentina a comienzos del siglo XX. El caso de Pío Collivadino in http://www.imla.it/dvd2/data/es/articolo-2.html Academia Nacional de Bellas Artes, 1982, p. 490 – ISBN 9789506120009 e in quello di Historia general del arte en la Argentina: Fines del siglo XIX y comienzos del siglo XX, Volume 6, Academia Nacional de Bellas Artes“Historia general del arte en la Argentina: Fines del siglo XIX y comienzos del siglo XX, Volume 6”, 1982, p. 183 e p. 249, Academia Nacional de Bellas Artes, ISBN 9789506120269.
Il Prof. Federico Sartori, citato da Félix de Ugarteche (Felix de Ugarteche è stato uno scrittore, poeta e storico della editoria in Argentina, giornalista per La Prensa, La Nación, Clarín y El Mundo, è autore di La imprenta argentina, Hombres del coloniaje, Bartolomé Mitre, Las industrias del cuero en la República Argentina, Algunas rimas, etc.; morì nel 1959.) in un volume del 1929 (Félix de Ugarteche, 1929, La imprenta argentina: sus orígenes y desarrollo, p. 503, Talleres gráficos R. Canals).
Sartori è anche ricordato in Arte argentino: cuatro siglos de historia (1600-2000) Jorge López Anaya, 2005, Arte argentino: cuatro siglos de historia (1600-2000), p.143 e p.639 Emecé Editores. di Lopez Anaya che colloca il pittore italiano accanto a Carlos Ripamonte, che guidava il Gruppo Nexus; secondo l'autore dell'opera, la concezione dell'arte di Nexus era basata sul regionalismo e sui costumi folclorìstici, sulle virtù tradizionali e su un passato idilliaco ed eroico che nella loro epoca stava scomparendo;Lopez Anaya considera questa visione come l'ingenuo appoggio del Gruppo alla actitud presuntamente nacionalista de ciertos grupos politicos e intelectuales (attitudine presumibilmente nazionalista di certi gruppi politici dell'Argentina di quell'epoca).
Il rientro in Italia La famiglia Sartori decise di rientrare in Italia nel 1920, lasciando l'Argentina a bordo del lussuoso piroscafo Principessa Mafalda.
Giunti in Italia, i Sartori vissero per un certo tempo in Lombardia, tra Como e Bergamo, poi si trasferirono a Santa Margherita Ligure infine si stabilirono in Toscana, a Viareggio; sulla scelta di Viareggio, certo favorita dalla mitezza del clima, non è da escludere che abbiano influito anche ragionamenti pratici, dettati dalla necessità di trovare un inserimento nel mondo dell'arte in Italia. Negli anni venti e trenta del Novecento, la Versilia era infatti un luogo frequentato dalla migliore borghesia e dagli intellettuali più importanti dello scenario nazionale e internazionale.
Anche l'arte figurativa, i cui fermenti di inizio Novecento non si spegnavano affatto, trovava alimento nella terra versiliese dove si manifestavano incontri-scontri artistici dalla elevata vis polemica.
La professione in Toscana Sartori cominciò a dipingere dividendosi tra Viareggio e Pietrasanta e presto partecipò alle manifestazioni culturali del periodo che si tenevano alla Galleria Nettuno di Viareggio o al Kursaal, assieme ad artisti quali Plinio Nomellini, Alfredo Belluomini, Galileo Chini, Moses Levy, Lorenzo Viani.
Nel 1924 Sartori partecipò alla XIV edizione della Biennale di Venezia con I quattro anni di guerra, un'opera per la Sezione Bianco e Nero.
Dopo una quindicina di intensi anni versiliesi, la famiglia Sartori decise di tornare a Milano dove la morte colse improvvisamente l’artista nel 1938 e venne tumulato nel cimitero di Como. Per volontà degli eredi oggi riposa nel Camposanto monumentale della Misericordia di Viareggio. Una epigrafe marmorea sulla sua sepoltura così racconta:qui riposano le spoglie di Federico Sartori / insigne artista / tornate nella sua amata Viareggio / per volontà della nipote Laura / MMXX
Le opere Sotto il profilo stilistico Sartori non si colloca in qualche corrente particolare. Se i suoi professori d'Accademia avevano vissuto le avanguardie della seconda metà dell'Ottocento, gli artisti che aveva frequentato in Argentina provenivano da variegate esperienze: dal verista Eduardo Sívori al simbolista Eduardo Schiaffino, ideatore della Società delle Belle Arti (che nel 1936 diventerà l'attuale Academia Naciónal de Bellas Artes), o anche il polifacético Gustavo Bacarisas.
Il pittore italiano mostrò una valenza di tratto e un eclettismo testimoniato dalle diverse tecniche con cui si cimentò, passando dal disegno all'acquerello, all'olio, alla grafica e alla ceramica.
Disegno e pittura sono i campi in cui maggiormente si espresse, come si legge in una lettera inviatagli dagli amici Pio Collivadino e Carlos Ripamonte che si definiscono “sus companeros de ideales y de lucha” in una lettera datata dicembre 1927Lettera di Pio Collivadino e Carlos Ripamonte a Federico Sartori http://www.campusmajor.it/federicosartori.it/public/editor/004-DOCP2_1928DEDICA.gif.
Tornato in Italia, si dedicò anche alla scultura: si ricorda la realizzazione nel 1927 del Monumento dei Caduti di Baiedo di Pasturo in provincia di Lecco, molto apprezzato dai cittadini bajediesi.Il Monumento ai Caduti di Baiedo (1927)http://www.ilgrinzone.it/component/content/category/36-articoli-pubblicati-storia-2.html.
Per la collocazione temporale delle opere è opportuno suddividere in due parti la produzione artistica: periodo argentino, dal 1883 al 1920 e periodo italiano, dal 1920 al 1938.
Opere del periodo argentino La produzione relativa alla permanenza a Mar de La Plata è orientata principalmente al disegno, alle tecniche ad acquerelli, quella di Buenos Aires alla pittura.
Dipinti La bandera argentina Buenos Aires, 1910, Tecnica mista su carta, cm 70 x 138, Collezione privata