La diocesi di Anagni-Alatri () è una sede della Chiesa cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2023 contava 88.900 battezzati su 91.204 abitanti. È retta dall'arcivescovo (titolo personale) Santo Marcianò.

Territorio La diocesi comprende, oltre alle città di Alatri e Anagni, vari comuni compresi nella provincia di Frosinone (Trevi nel Lazio, Fiuggi, Piglio, Fumone, Acuto, Filettino, Morolo, Sgurgola, Torre Cajetani, Trivigliano, Vico nel Lazio, Guarcino, Collepardo) e, in misura minore, nella città metropolitana di Roma Capitale (Carpineto Romano, Gorga, Vallepietra). Appartiene alla diocesi inoltre la località di Porciano, frazione di Ferentino e un tempo comune autonomo.

Sede vescovile è la città di Anagni, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Annunziata.Il titolo completo della cattedrale dal Ad Alatri, invece, sorge la concattedrale di San Paolo.

Parrocchie e foranie

Il territorio si estende su 787 km² ed è suddiviso in 56 parrocchie, raggruppate in 3 foranie: Anagni, Alatri e Fiuggi.

Forania di Anagni La forania comprende 18 parrocchie nei seguenti comuni: Anagni: Cattedrale Santa Maria Annunziata, Santa Maria Imperatrice, Sant'Angelo, Sant'Andrea Apostolo, San Paolo in San Giacomo, San Giovanni de Duce, Santi Pancrazio-Cosma-Damiano, San Giuseppe, San Francesco, Santi Filippo e Giacomo, Santa Maria della Pietà; Carpineto Romano: Sacro Cuore, San Giacomo, San Leone Magno; Gorga: San Michele Arcangelo; Morolo: Santa Maria Assunta, San Pietro; Sgurgola: Santa Maria Assunta.

Nel territorio di Anagni, la chiesa di San Giovanni de Duce è l'unica a non essere gestita da sacerdoti diocesani, infatti l'antica parrocchia fa riferimento all'Ordine dei chierici regolari minori di San Francesco Caracciolo.

Forania di Alatri La forania comprende 22 parrocchie nei seguenti comuni: Alatri: Concattedrale San Paolo Apostolo, Santa Maria del Carmine, Santissimo Salvatore e San Lorenzo, Immacolata Concezione, Santa Maria Maggiore, San Silvestro, Santo Stefano, Santa Maria della Mercede, Sant'Emidio, Maria Santissima Regina, Santa Famiglia, Maria Santissima del Rosario, Maria Santissima Addolorata, Cuore Immacolato di Maria, San Valentino; Collepardo: Santissimo Salvatore; Fumone: Santa Maria Annunziata, San Pietro Celestino e San Paolo VI (eretta ad aprile 2021); Guarcino: San Nicola Vescovo, San Michele Arcangelo; Vico nel Lazio: San Michele Arcangelo, Santa Maria Goretti.

Forania di Fiuggi La forania comprende 16 parrocchie nei seguenti comuni: Fiuggi: San Pietro Apostolo, Santa Maria del Colle, Santo Stefano Protomartire, Santa Teresa del Bambino Gesù, Regina Pacis; Acuto: Santa Maria Assunta, San Pietro; Filettino: Santa Maria Assunta; Piglio: San Giovanni Battista, Santa Maria Assunta; Porciano (Ferentino): Cristo Re; Torre Cajetani: Santa Maria Assunta; Trevi nel Lazio: Santa Maria Assunta, Beata Vergine Maria Refugium Peccatorum; Trivigliano: Santa Maria Assunta; Vallepietra: San Giovanni Evangelista.

Santuari La diocesi comprende i seguenti santuari:

Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra Santuario della Madonna della Libera di Alatri Santuario della Madonna della Neve di Guarcino Santuario della Madonna delle Grazie di Guarcino Santuario della Madonna della Stella di Porciano (Ferentino) Santuario della Madonna delle Cese di Collepardo Santuario della Madonna delle Rose di Piglio Santuario della Madonna del Piano di Morolo Santuario della Madonna del Popolo di Carpineto Romano

Storia L'odierna diocesi è frutto della piena unione, stabilita nel 1986, di due antiche diocesi: Anagni, attestata dal V secolo, e Alatri, i cui primi vescovi sono documentati nel VI secolo.

Alatri La vicinanza della città di Alatri a Roma suggerisce che il cristianesimo sia giunto nei primi secoli dopo Cristo, anche se non ci sono prove della tradizione locale circa una sua origine apostolica. Il primo vescovo noto di Alatri è Pascasio, che seguì papa Vigilio a Costantinopoli in occasione dello scisma tricapitolino: è tra i firmatari dell'atto con cui il papa, il 14 agosto 551, pronunciò la condanna di Teodoro Askida, vescovo di Cesarea di Cappadocia; la sua firma si trova anche in calce al Constitutum di papa Vigilio del 553, con il quale il pontefice si espresse sulla questione dei Tre Capitoli.

Relativamente ridotto è il numero dei vescovi alatrini conosciuti per il primo millennio, la maggior parte dei quali prese parte ai sinodi convocati a Roma dai pontefici. Il primo di questi è Saturnino, che fu presente al sinodo del 680 con cui papa Agatone condannò nuovamente l'eresia monotelita.

Importanti siti monastici attestano l'antichità della presenza religiosa nel territorio alatrino. Dalle lettere di Gregorio Magno (590-604) si evince la presenza di un cenobio in Campaniae partibus fondato dal patrizio Liberio verso la metà del VI secolo, che alcuni autori identificano con il monastero di San Sebastiano, situato a pochi chilometri da Alatri. Ben più significativa la fondazione di un monastero benedettino ad opera di Domenico di Sora sul finire del X secolo nei pressi del sito dove, nel 1204, fu fondata dai cistercensi la certosa di Trisulti. A Guarcino venne fondata una delle più antiche comunità religiose del territorio, il monastero delle benedettine di San Luca, che nel XVI secolo si trasferirono nel centro di Alatri.

Importante fu la traslazione nella cattedrale di Alatri delle reliquie di san Sisto I papa, avvenuta nel 1132. Persasi la loro memoria nel corso del tempo, furono riscoperte nel 1584; papa Giovanni Paolo II visitò la comunità alatrina nel IV centenario del ritrovamento delle reliquie di san Sisto nel 1984. Ad Alatri è pure legato il fatto prodigioso avvenuto nel 1228, noto come miracolo eucaristico di Alatri, in cui un'ostia consacrata si sarebbe trasformata in carne, tuttora conservata nella cattedrale di Alatri.

Nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Alatri è custodita una statua lignea della Madonna, splendido esempio di arte romanica del XII secolo.Fogolari, Sculture in legno del secolo XII, in L'Art, 1903, I, IV; anche Venturi. Storia dell'arte italiana, III, 382

Nel Cinquecento si segnala la presenza sulla cattedra alatrina del vescovo Ignazio Danti (1583-1586), noto cosmografo e matematico dell'epoca, membro della commissione che preparò la riforma del calendario gregoriano; nel 1584 celebrò il primo sinodo diocesano per l'attuazione della riforma voluta dal Concilio di Trento, impegnandosi soprattutto nella riforma del laicato e delle confraternite. Più laboriosa fu l'istituzione del seminario; dopo alcuni primi tentativi falliti, fu eretto stabilmente nel 1684 dal vescovo Stefano Ghirardelli (1683-1708). Benemerita istituzione cittadina fu la scuola aperta nel 1729 dagli scolopi, ininterrottamente presenti ad Alatri fino al 1970.

All'inizio dell'Ottocento, per la sua opposizione all'occupazione francese, il vescovo Giuseppe della Casa (1802-1818) venne deportato in Francia.

Al momento della plena unione con Anagni nel 1986, la diocesi comprendeva 23 parrocchie nei comuni di Alatri (14), Collepardo, Fumone (2), Guarcino (2), Torre Cajetani, Trivigliano e Vico nel Lazio (2).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 234, 13 novembre 1986. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 20 ottobre 1986 su richiesta del vescovo del 30 giugno 1986.

Anagni Alla diocesi di Anagni la tradizione locale attribuisce un'origine apostolica, espressa nella vita di san Pietro di Anagni (XII secolo) con le parole «fundatam primitus apostolicis fundamentis».Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 166. Testimonianze archeologiche sembrano attestare una presenza cristiana organizzata nel territorio anagnino almeno dal IV secolo.

La diocesi di Anagni è attestata per la prima volta nella seconda metà del V secolo, quando il vescovo Felice fu presente al concilio lateranense convocato nel 487 da papa Felice III.Mansi, Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio, vol. VII, Florentiae, 1762, col. 1171. A lui succede il vescovo Fortunato, che prese parte ai concili indetti da papa Simmaco tra il 499 e il 502.

Nell'Alto Medioevo Anagni rientrò nel patrimonio fondiario pontificio e i papi riconobbero ai suoi vescovi speciale considerazione. Zaccaria di Anagni fu legato di papa Nicola I al sinodo di Costantinopoli dell'861, in cui si decise della validità dell'elezione di Fozio al patriarcato. Nell'896 il vescovo Stefano di Anagni divenne papa con il nome di Stefano VI.

Mentre papa Alessandro II era presente ad Anagni, avvenne nel 1062 l'elezione del vescovo Pietro di Salerno, canonizzato nel 1110, a cui si deve il rifacimento dell'antica cattedrale anagnina. Durante il suo episcopato, nel 1088, fu ratificata da papa Urbano II l'unione della diocesi di Treba con quella di Anagni, ai cui vescovi era già stata data in amministrazione dai papi precedenti.Kehr, Italia pontificia, II, p. 137.

Nel XII e XIII secolo in più occasioni Anagni vide la presenza o divenne la dimora dei pontefici romani. Adriano IV vi morì nel 1159 e Lucio III (1181-1185) vi risiedette diverse volte. Papa Alessandro III si rifugiò in Anagni per sfuggire a Federico Barbarossa e fu proprio dalla cattedrale di Anagni che nel 1160 scomunicò Federico Barbarossa e l'antipapa Vittore IV sostenuto dall'imperatore; lo stesso pontefice ad Anagni canonizzò Bernardo di Chiaravalle nel 1174, stipulò il cosiddetto Pactum anagninum nel 1176 e consacrò la cattedrale nel 1179. Diversi papi ebbero forti legami con Anagni: Innocenzo III (1198-1216); Gregorio IX (1227-41), già canonico della cattedrale, che pose la diocesi sotto l'immediata soggezione della Santa Sede; Innocenzo IV (1243-54), che fu eletto papa nel palazzo dei canonici di Anagni; Alessandro IV (1254-61), anch'egli membro del capitolo dei canonici, che ricompensò elevando a 24 i suoi membri, e che canonizzò santa Chiara nella cripta della cattedrale; e infine Bonifacio VIII (1294-1303), noto per l'episodio passato alla storia con il nome di "schiaffo di Anagni". Tutti questi papi elargirono ampi benefici a favore della Chiesa e della cattedrale anagnina.

Thomas Becket fu canonizzato da Alessandro III nella vicina Segni. Lo stesso papa fece erigere nella Cattedrale una cappella in suo onore che oggi presenta un ciclo pittorico dell'epoca; la cappella è divenuta successivamente il luogo di sepoltura dei canonici. Nella stessa cattedrale è conservato un cofanetto reliquiario in smalti di Limoges che rappresenta l'uccisione del santo inglese.

Nel Cinquecento diversi cardinali si succedettero sulla cattedra di Anagni. Nella seconda metà del secolo, i vescovi cominciarono ad applicare le normative di riforma del Concilio di Trento. Gaspare Viviani (1579-1605) celebrò il primo sinodo diocesano e per primo fece la visita ad limina a Roma. Il successore Antonio Seneca (1607-1626) fondò il seminario nel 1608.

Nel Seicento i problemi di giurisdizione tra varie diocesi con la vicina e potente abbazia di Subiaco furono risolti con una serie di transazioni, approvate dai pontefici; nel 1639 la diocesi di Anagni cedette all'abbazia i territori di Jenne e di Trevi, sui quali Subiaco ebbe autonoma e sovrana giurisdizione; tale transazione fu approvata da papa Urbano VIII il 21 luglio 1639.

«All'inizio del XVIII secolo la diocesi comprendeva una decina di località per un totale di ventisei parrocchie (sei nel capoluogo), i cui 12.500 abitanti contavano su 119 sacerdoti».