Larcidiocesi di Fermo () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2023 contava 257.734 battezzati su 282.049 abitanti. È retta dall'arcivescovo Rocco Pennacchio.

Territorio L'arcidiocesi comprende 58 comuni di tre province marchigiane: 39 comuni in provincia di Fermo, e cioè Altidona, Amandola, Belmonte Piceno, Campofilone, Falerone, Fermo, Francavilla d'Ete, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Massa Fermana, Monsampietro Morico, Montappone, Monte Giberto, Monte Rinaldo, Monte San Pietrangeli, Monte Urano, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montegiorgio, Montegranaro, Monteleone di Fermo, Monterubbiano, Montottone, Moresco, Ortezzano, Pedaso, Petritoli, Ponzano di Fermo, Porto San Giorgio, Porto Sant'Elpidio, Rapagnano, Santa Vittoria in Matenano, Sant'Elpidio a Mare, Servigliano, Smerillo, Torre San Patrizio;Dei 40 comuni in provincia di Fermo soltanto Montelparo non appartiene all'arcidiocesi di Fermo, ma alla diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto 13 comuni in provincia di Macerata: Civitanova Marche, Corridonia, Gualdo (in parte)La parrocchia di Santa Maria Maddalena, nella contrada omonima, del comune di Gualdo, appartiene all'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche., Loro Piceno, Mogliano, Montecosaro, Monte San Giusto, Monte San Martino, Morrovalle, Penna San Giovanni, Petriolo, Potenza Picena, Sant'Angelo in Pontano; 6 comuni in provincia di Ascoli Piceno, di cui la totalità del territorio comunale di Carassai, Massignano e Montefiore dell'Aso, e in parte quelli di Comunanza in località Illice, Palmiano nel capoluogo. La frazione di Castel San Pietro appartiene invece alla diocesi di Ascoli Piceno e Roccafluvione in contrada Valcinante.

Sede arcivescovile è la città di Fermo, dove si trova la cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta.

Vicarie e unità pastorali L'arcidiocesi si estende su 1.319 km² ed è la più popolosa delle 13 diocesi marchigiane. È costituita da 123 parrocchie, raggruppate in 9 vicarie e 20 unità pastorali: vicaria di Amandola: unità pastorali di Amandola, Servigliano e Ville d'Ascoli; vicaria di Civitanova Marche: unità pastorali di Civitanova Marche e Potenza Picena; vicaria di Corridonia: unità pastorali di Corridonia e Mogliano; vicaria di Fermo: unità pastorali di Fermo est e Fermo ovest; vicaria di Montegiorgio: unità pastorali di Montegiorgio, Grottazzolina e Torre San Patrizio; vicaria di Montegranaro: unità pastorali di Montegranaro e Montecosaro; vicaria di Pedaso: unità pastorali di Pedaso e Petritoli; vicaria di Porto San Giorgio: unità pastorali di Porto San Giorgio e Lido di Fermo; vicaria di Sant'Elpidio a Mare: unità pastorali di Sant'Elpidio a Mare e Porto Sant'Elpidio.

Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica di Fermo, oltre alla sede metropolitana, comprende anche le seguenti suffraganee: diocesi di Ascoli Piceno arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche-Matelica diocesi di Macerata diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.

Storia Secondo la tradizione, la diocesi di Fermo sarebbe stata eretta nel III secolo e la fondazione della Chiesa è legata alla memoria di due santi martiri, della metà del secolo, Alessandro e Filippo, la cui esistenza storica è tuttavia, secondo alcuni autori, priva di ogni fondamento storico.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. Alcuni indizi monumentali attesterebbero una sua esistenza nel IV secolo: la cripta della cattedrale conserva un sarcofago paleocristiano che si fa risalire a questo secolo; inoltre scavi archeologici condotti sotto il pavimento della cattedrale hanno portato alla luce resti di una chiesa degli inizi del V secolo, che si ipotizza possa essere stata la cattedrale della diocesi fermana.

I primi vescovi di Fermo storicamente documentati risalgono agli ultimi decenni del VI secolo. Il primo è Fabio, vissuto nel 580, menzionato in una lettera di Gregorio Magno scritta al suo successore Passivo nel 598, che fu destinatario di altre lettere del medesimo pontefice nel 601 e nel 602. Tra i successivi vescovi fermani si possono ricordare: Gioviano, che figura tra i padri che presero parte al concilio lateranense indetto da papa Martino I nel 649 per condannare l'eresia monotelita; Lupo e Giso, che furono presenti a concili indetti a Roma dai pontefici rispettivamente nell'826 e nell'844; Eodicio, destinatario nell'879 di una lettera di papa Giovanni VIII, che lo incaricava di indagare su un caso di monacazione forzata avvenuto nella diocesi di Teramo.

Dalla fine del X secolo la cronotassi episcopale fermana si fa più continua e regolare. Sono da menzionare i vescovi Udalrico (1057-1074), in rapporto con san Pier Damiani per l'attuazione della riforma gregoriana nella diocesi; Balignano (1145-1167), che aderì allo scisma dell'antipapa Vittore IV; Presbitero (1184-1202), «personaggio di grande spessore religioso e culturale, compagno di studi e amico di Thomas Becket». Nel 1176 le truppe comandate da Cristiano arcivescovo di Magonza, che sostenevano l'imperatore contro il papa, incendiarono la cattedrale. Già l'anno successivo papa Alessandro III promosse la ricostruzione della cattedrale con il breve Cum iam pridem.Testo del breve apostolico in Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, III, p. 602.

Secondo le Rationes decimarum Marchiae, nella seconda metà del XIII secolo la diocesi fermana comprendeva 167 chiese e 15 pievi, dato che «evidenzia il lavoro di penetrazione cristiana e di evangelizzazione delle popolazioni». Nello stesso secolo arrivarono in diocesi i francescani, i domenicani e gli agostiniani.

Nel primo quarto del XIV secolo acri discordie fra i canonici di Fermo, ai quali spettava il diritto di elezione del vescovo, provocarono problemi nella successione vescovile. Dopo la morte di Alberico Visconti dovette intervenire papa Giovanni XXII nominando nel 1317 un amministratore apostolico, che morì l'anno dopo. Allora il capitolo diviso elesse tre diversi contendenti, Francesco, un ufficiale della curia romana, Rinaldo e Giacomo, due canonici di Fermo. La controversia si risolse con la rinuncia di Giacomo e con la morte di Rinaldo.

Il 18 novembre 1320 la diocesi di Fermo cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Macerata.Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, III, p. 676.

Nel 1327 scoppiò a Fermo una sedizione, in cui i sostenitori dell'antipapa Niccolò V incendiarono la cancelleria vescovile. Reagì con fermezza papa Giovanni XXII, che scaglio l'interdetto sulla città e la spogliò dell'onore vescovile. In seguito riservò per sé il diritto di elezione di tutti i vescovi della Marca Fermana e Anconitana, ponendo fine ai secolari privilegi del capitolo. Nel 1332 dopo che i rivoltosi ebbero giurato obbedienza al papa, l'interdetto fu rimosso e la diocesi fu ristabilita.

Il vescovo Antonio de Vetulis aderì al partito dell'antipapa Clemente VII e nel 1385 fu deposto dal legittimo papa Urbano VI, ma nel 1390 divenne vescovo per la seconda volta.

La cronotassi dei vescovi fermani si complica a causa dello scisma d'Occidente e della divisione della cristianità occidentale in tre obbedienze distinte. Gli autori, tra cui Gams, Cappelletti ed Eubel, hanno ognuno una loro propria cronotassi episcopale e non sempre è chiara la successione dei vescovi, anche per l'omonimia di molti di loro.

Tra i principali riformatori ed attuatori delle decisioni del concilio di Trento si devono ricordare Lorenzo Lenzi (1544-1571) e il cardinale Felice Peretti Montalto (1571-1577), futuro papa Sisto V, che operarono soprattutto tramite accurate visite pastorali e numerosi sinodi diocesani; nel sinodo del 1564, furono poste le basi per l'istituzione del seminario vescovile. L'opera di riforma della diocesi fu proseguita con più decisione nel secolo successivo, durante il quale i vescovi «posero mano alla formazione culturale e spirituale del clero, alla promozione della vita religiosa e alla istruzione catechistica del popolo, alla creazione di numerose e diffuse istituzioni assistenziali e caritative».

Il 1º agosto 1571 la diocesi di Fermo cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Ripatransone. Il 24 novembre 1586 altre porzioni di territorio furono cedute per costituire la nuova diocesi di Montalto. Queste perdite territoriali furono compensate il 24 maggio 1589 con l'elevazione di Fermo ad arcidiocesi metropolitana con la bolla Universis orbis ecclesiis di papa Sisto V. La nuova provincia ecclesiastica comprendeva le diocesi di Macerata e Tolentino (unite aeque principaliter), Ripatransone, Montalto e San Severino.Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, III, p. 635.

Durante il Settecento, la sede fermana fu occupata da soli cinque arcivescovi. Tra questi sono da menzionare Alessandro Borgia (1724-1764), erudita e letterato, che per primo mise ordine all'archivio storico diocesano e restaurò il palazzo arcivescovile; Urbano Paracciani Rutili (1764-1777), che pose mano al contestatissimo rifacimento della cattedrale gotica in forme neoclassiche, opera portata a termine dal successore Andrea Minucci nel 1789. Cesare Brancadoro (1803-1837), per la sua opposizione al regime napoleonico, fu esiliato e rimase lontano dalla diocesi per nove anni, dal 1808 al 1817; inoltre nel 1825 fu colpito da cecità totale, che gli impedì di esercitare le sue funzioni pastorali.

Per oltre cinquant'anni, nella seconda metà dell'Ottocento, l'arcidiocesi fermana fu retta da due cardinali, Filippo de Angelis (1842-1877) e Amilcare Malagola (1877-1895). Il primo fu attivamente impegnato nel collegio cardinalizio durante il pontificato di Pio IX; fu arrestato due volte, nel 1849, per ordine della repubblica romana, e nel 1860 per ordine di Cavour; particolare impegnò dedicò al seminario arcivescovile, che riformò con l'introduzione di un nuovo programma di studi.

L'inizio del Novecento fu segnato dal caso di Romolo Murri, sacerdote fermano, fautore del modernismo teologico, che ebbe largo seguito nell'arcidiocesi e che fu energicamente contrastato dall'arcivescovo Carlo Castelli (1906-1933): «In questa vicenda Castelli fu il fedele esecutore delle direttive e delle decisioni prese da Pio X. Il "caso Murri" rappresentò un terremoto per il giovane clero fermano e per il seminario; l'arcivescovo fu drastico nell'adottare provvedimenti nei confronti dei simpatizzanti di Murri. Passata la bufera, Castelli si dedicò alla riorganizzazione dell'Azione Cattolica e stimolò iniziative importanti per l'educazione religiosa della gioventù».

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. La sede fermana si distingue per episcopati eccezionalmente lunghi. Il più longevo arcivescovo di Fermo è stato Alessandro Borgia (quasi 40 anni di episcopato), seguito da Filippo De Angelis (poco più di 35 anni), quindi Norberto Perini (poco più di 34 anni), Cesare Brancadoro (34 anni) e Giovan Battista Rinuccini con 28 anni di episcopato. Seguono Carlo Castelli e Lorenzo Lenzi con 27 anni, Andrea Minucci e Domenico Capranica con 24 anni, Nicolò Gaddi con 23, infine Cleto Bellucci (21 anni). Sant'''Alessandro † (246 - 250 deceduto) San Filippo I † (251 - 253 deceduto)Il vescovo Giusto, assegnato alla diocesi di Fermo da diversi autori ed eruditi del passato, che prese parte ai concili simmachiani dell'inizio del VI secolo (501 e 502), fu in realtà vescovo di Segni, non di Fermo. Fabio † (menzionato nel 580) Passivo † (prima del 598 - dopo il 602) Gioviano † (menzionato nel 649) Marciano † (menzionato nel 675 circa) Gualterio † (menzionato nel 776)