Roggiano Gravina è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Geografia fisica Territorio È situato su una collina interna; il territorio comunale è compreso tra 63 e al centro della Valle dell'Esaro e del Fullone, posto a metà tra la costa tirrenica e quella ionica.

L'escursione altimetrica complessiva è pari a 291 metri, la casa comunale è posta a 260 m s.l.m.

Il territorio è di circa 45,21 km²; il centro abitato visto dall'alto si presenta come una enorme "Y". È bagnato dal fiume Esaro che è ingrossato da alcuni affluenti: il Gronde, il Rosa, l'Occido, il Fullone, tutti a carattere torrentizio.

Clima Il clima di Roggiano Gravina è tipico mediterraneo continentale delle aree interne collinari. Presenta estati calde e afose e inverni freddi e umidi. L'inverno grosso modo dura da novembre ad aprile, è fresco e piovoso, con una temperatura media del mese più freddo gennaio con poco più di 7 °C.La media delle minime del mese più freddo è di circa 5 °C, minime che in ondate di gelo riescono ad arrivare anche sotto zero (-5,8 °C gennaio 2017) mentre quella delle massime si aggira sui 12 °C. A giornate miti e piovose si alternano, durante questa stagione, giornate più fredde. Queste ultime si verificano quando soffiano i freddi venti da Est Nord-Est, fanno registrare temperature sempre inferiori ai 10 °C, più basse anche di 5-6 gradi rispetto alle località costiere della Regione. Le piogge, invece, si verificano quando i venti provengono da Ovest o sud-ovest, incanalandosi dal Mar Tirreno, risalendo la catena costiera e i monti dell'Orsomarso, per poi arrivare a volte con forti venti sul nostro territorio; in questo genere di situazioni si registrano nel centro cittadino, oltre a precipitazioni spesso abbondanti, temperature relativamente alte (superiori a 10/12° anche nel mese più freddo, gennaio), che non si discostano di molto da quelle delle località costiere. Le precipitazioni medie annue si aggirano tra 800/1200 mm, con minimo in estate e picco in autunno-inverno. In media la neve fa la sua comparsa una volta l'anno ma non tutti gli anni gli accumuli sono rilevanti. Non sono mancati, tuttavia, eventi eccezionali come quello accaduto nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2007, quando sono caduti oltre 50 cm di neve.

L'estate vera e propria va da giugno a settembre, tuttavia nei mesi di maggio e ottobre si sono raggiunti spesso e superati i 30 °C.

Ma il mese più caldo rimane luglio con i suoi 26 °C di media. Va comunque precisato che la particolare conformazione del territorio fa sì che sia abbastanza ventilato in maniera più accentuata nei mesi invernali, meno intensa in quelli estivi.

Negli ultimi anni vi sono state installate 3 stazioni meteorologiche per monitorare il microclima collinare del territorio, facilmente seguibili ai link: https://www.wunderground.com/wundermap e https://calabriaweatherdata.it/mappa

Origini del nome Secondo numerosi scrittori pare che l'antico nome fosse Vergae (Da Ver e Gens: gente che abita in un borgo fortificato), di origine osca, quella città che Tito Livio definisce "ignobile" per essersi schierata contro i Romani. Si trasformò in Vergianum, Rubiniamin, Terra Rugiani, Rugliano e infine in Rogano (terra dei Rugi). Per avere la denominazione attuale bisogna risalire fino al 12 marzo 1864, quando l'allora sindaco Federico Balsano (fratello di Ferdinando, prete, scrittore, filosofo e deputato al Parlamento Italiano quando era capitale Firenze) volle onorare la memoria dell'illustre concittadino Giovanni Vincenzo Gravina, famoso giurista e letterato, tra i fondatori dell'Arcadia, nella ricorrenza del secondo centenario della nascita, aggiungendo il cognome Gravina al nome Rogiano (con una sola g). Quando e perché Roggiano prese l'altra g nessuno riesce a saperlo con precisione, nessuno sa chi sia il responsabile, persona o ente, di questa trasformazione e nessuno sa se sia ufficiale anche perché in molte comunicazioni (postali e ferroviarie) si continua a usare l'antica denominazione, di sicuro uso sino agli anni cinquanta.

Storia

Il paese fu soggetto alla dominazione dei Goti, dei Longobardi, dei Saraceni, dei Normanni, degli Angioini, degli Aragonesi.

Fu feudo di Pietro Paolo da Viterbo, di Bernardino da Bisignano, degli Ametrano, dei Cavalcanti e dei Sanseverino conti della Saponara. Sino agli inizi del Seicento Roggiano aveva una cinta muraria costruita, tra il 1280 e il 1310, dagli Angioini che si appoggiava a due torri ellissoidali; lungo le mura vi erano quattro porte d'accesso al centro abitato. La porta principale era quella chiamata "arco del carcere" (un grande arco in mezzo a due torri che è ora riportato nel gonfalone del comune). La torre fu demolita nel 1964. Sebbene le motivazioni siano sono ancora oggi dibbattute, con versioni contrastanti che attribuiscono l'abbattimento a scelte politiche e urbanistiche delle varie amministrazioni comunali (come l'allargamento della strada per consentire il transito delle corriere), La decisione fu in realtà presa per motivi di sicurezza a seguito di un sisma. Roggiano fu infatti la località più colpita dal terremoto della Valle del Crati del 12 novembre 1963. Nel bollettino ufficiale redatto all'indomani del sisma, il sindaco di allora censì gli edifici rimasti lesionati, tra cui: La torre dell'orologio e il suo arco, il palazzo municipale (all'epoca adiacente all'arco del carcere), la chiesa matrice e altri edifici https://emidius.mi.ingv.it/ASMI/event/19631112_0822_000. Fu proprio l'ordinanza del prefetto di Cosenza a disporre l'abbattimento della struttura per ragioni di pubblica incolumità. Oggi resta in piedi la torre che è chiamata "torre dell'orologio" perché in epoca successiva alla sua costruzione fu sovrapposta la parte terminale con un orologio tuttora funzionante.

Dalle ricerche di Francesco Guzzolino Il ricercatore roggianese Francesco Guzzolino così scrive: "in contrada Manche di Mormanno ci sono resti di un insediamento risalente all'età del rame o calcolitica. Resti di villa romana del periodo imperiale, dotata di impianti termali, in zona Larderia. Sulla cinta urbana s'innalza la torre ellissoidale, su cui svetta un vecchio, ma ancor funzionante, orologio civico. In via Supporto esiste una costruzione bifora di stile romanico del 1200. Nelle due piazze principali vi sono due monumenti marmorei: quello di G. V. Gravina e quello di Ferdinando Balsano. La piazza principale di un tempo era piazza dell'Olmo, in essa venivano eseguite le pene inflitte ai malviventi. Al XVI secolo risalgono il Santuario della Madonna della Strada e la chiesa di Sant'Antonio. Nel vaglio, che era la residenza estiva dei San Severino, vi era una cappella privata".

Società Evoluzione demografica

Tradizioni e folclore Il santo patrono Il santo protettore della comunità è san Francesco di Paola, la cui statua lignea è conservata nella vecchia chiesa di sant'Antonio e la festa in suo onore si svolge nei primi tre giorni di dicembre. Questa festa viene celebrata in contemporanea anche dagli emigrati in America con processione e fuochi d'artificio.

La devozione al santo patrono della Calabria è di antica data. Si fa risalire alle invocazioni di aiuto (accolte) che i roggianesi rivolsero al santo durante i numerosi terremoti che colpirono Roggiano, che è situato in una zona altamente sismica. Giunge a proposito un antico documento, rinvenuto nella curia Vescovile di San Marco, scritto da Nicola Bova, per Sua Ecc.za il Vescovo: "Veneratissimo mio … non posso esprimervi il pericolo in cui ci siamo venuti ieri sera per la gran scossa di terremoto. Niuno del nostro paese si ricorda simile accidente. Ci portammo subito in Chiesa e, grazie a Dio e al nostro protettore San Francesco di Paola, siamo vivi. In questa notte niuno ha dormito, ma si son fatte preghiere, mediante le quali siamo nel numero dei viventi. Sia fatta la divina volontà. Mando a posta il latore onde avere del nostro Ecc. mo Monsignore buone notizie, e di voi e di tutti, come spero…". L'arciprete Balsano parla del terremoto del 1783 "che recò tanti guai, tante famiglie non trovavano alloggio e quindi stavano nelle baracche". Più tardi, nel 1908, ci fu un altro terremoto (il terremoto del 1908, ricordato come quello di Messina e Reggio Calabria) che provocò molti danni per Roggiano e infatti gli anziani del paese raccontavano che per tutto il mese di novembre ci fu una lunga scossa di terremoto e le persone erano molto impaurite. Verso il 2/3 dicembre ci fu una scossa molto potente e la gente dopo la scossa portò San Francesco in processione, e nella chiesa Madre chiesero al Signore, per l'intercessione di San Francesco, la cessazione del "terribile flagello". Cosa che avvenne e da allora San Francesco è divenuto Patrono di Roggiano al posto della Madonna del Carmelo che ne era stata la Patrona sino ad allora.

Ecco perché ogni anno i primi giorni di dicembre viene festeggiato San Francesco di Paola.

La festa Nei giorni 1, 2 e 3 dicembre di ogni anno Roggiano ricorda i terribili giorni del terremoto e rinnova la devozione al suo Santo protettore. Questa festa, con riti religiosi e civili, è certamente quella più sentita dalla comunità. Le manifestazioni sono curate da un comitato appositamente costituito. Nei tre giorni si celebrano Messe, veglie di preghiera, convegni e la processione della statua del Santo per tutte le vie del paese. Un momento molto significativo è quando la statua viene portata nel posto dove vengono sparati i fuochi d'artificio in suo onore.

Un tempo il primo dicembre era la giornata dedicata all'acquisto o scambio di animali e agli attrezzi agricoli. Durante i tre giorni di fiera molti ne approfittavano per comprare vestiti, scarpe, ombrelli, spezie che dovevano servire per le feste e per la preparazione del maiale, e quant'altro potesse essere utile per l'imminente arrivo dell'inverno, considerato che i negozi erano pochi e spostarsi per fare compere era difficile. Per i bambini era l'occasione per fare una scorpacciata di dolciumi come il torrone con le noccioline o i "mustazzuoli".

La Madonna della Strada La Madonna della Strada si festeggia a Roggiano Gravina il martedì dopo Pasqua. È una ricorrenza molto seguita dai roggianesi che per mantenere questa tradizione hanno rinunciato negli anni alla ricorrenza della Pasquetta che si fa in tutta Italia. A questa Madonna è dedicato un piccolo santuario che si trova poco fuori dal paese, lungo la nuova strada provinciale che collega Roggiano con Fagnano Castello e San Sosti. Pare che il luogo dove sorge la chiesetta, secondo alcuni, un tempo doveva essere una "stazione" per i viandanti che volevano raggiungere il mar Tirreno, e secondo altri era il luogo appartenuto a una vecchia comunità religiosa simile a quella stabilitasi nella vicina San Sosti. Forse nasce da ciò il considerare la Madonna della Strada e la Madonna del Pettoruto due sorelle. La Madonna della Strada viene invocata a protettrice degli utenti della strada, motorizzati e no, e di tutti coloro che per la strada lavorano. La Statua della Madonna, situata su un'auto, il lunedì di Pasqua con una processione di moto e auto dal suo santuario viene portata in processione davanti alla chiesa di Sant'Antonio dove si procede alla benedizione degli automezzi e dei pedoni e poi accompagnata alla Chiesa Madre dove resta sino al mattino successivo. Il martedì con una nuova processione viene riaccompagnata nella sua dimora e per tutto il giorno i roggianesi vi si recano a pregare. Per molti è l'occasione per trascorrere una giornata all'aria aperta, ci si porta da mangiare i dolci pasquali e le "frittate" con gli asparagi selvatici (‘u pascunu). I ragazzi ne approfittano per giocare all'aria aperta nello spiazzo antistante la chiesa.

Cultura Cucina La cucina roggianese si richiama a quella che oggi viene inquadrata nell'area della cosiddetta dieta mediterranea, è molto semplice e genuina.