La ribellione Boworadet (in lingua thai: กบฏบวรเดช, trascrizione RTGS: Kabot Boworadet) fu un tentativo fallito di colpo di Stato militare guidato dal principe monarchico Boworadet nel 1933 in Siam, l'odierna Thailandia. Scopo della ribellione fu quello di restituire potere alla dinastia Chakri, il cui re Prajadhipok (Rama VII) era stato costretto a concedere la costituzione l'anno precedente dalla rivoluzione siamese del 1932, un colpo di Stato organizzato dal Khana Ratsadon, il primo partito mai formato nel Paese che prese il potere come partito unico.

La rivoluzione aveva di fatto privato il sovrano e i membri della famiglia reale di tutti i poteri che esercitavano ed aveva provocato grande risentimento tra i lealisti. La ribellione Boworadet è stato l'unico importante tentativo da parte dei monarchici di rovesciare i governi e i regimi militari che si sono succeduti nel Paese. La sconfitta inflitta ai ribelli rafforzò la posizione del partito e delle fazioni militari che lo monopolizzarono e minò definitivamente i rapporti tra questi ed il re. Il coinvolgimento del re non fu mai provato e la credibilità della monarchia costituzionale non fu quindi messa apertamente in discussione. Il sovrano fu comunque oggetto di critiche per aver lasciato la capitale poco prima della rivolta, che scoppiò alla vigilia delle prime elezioni tenutesi in Siam.

Premesse Cause che avevano portato alla fine dell'assolutismo

Tra le principali cause che determinarono la rivoluzione del 1932 vi fu l'acquisizione di una coscienza politica aperta alle nuove istanze democratiche e socialiste provenienti dall'Occidente da parte di giovani appartenenti a famiglie comuni, aristocratiche e dell'emergente borghesia siamese inviati da alcuni decenni a studiare in Europa per creare una nuova classe dirigente moderna ed efficiente.. Cominciarono a diffondersi le critiche alla monarchia assoluta, ma i sovrani sostennero che la concessione della costituzione sarebbe stata prematura e controproducente.. Si era anche acuito lo scontro tra la monarchia e quella parte dell'aristocrazia che aveva perduto i privilegi nei decenni a cavallo del 1900.

Il Siam era inoltre da diversi anni in emergenza economica, derivata dalle enormi spese sostenute per modernizzare lo Stato durante il regno di Rama V e Rama VI. Prajadhipok era salito al trono nel 1925 e fu subito impegnato a risollevare l'economia nazionale e a ridimensionare l'aristocrazia della capitale, che negli ultimi anni aveva ricevuto eccessivi benefici dal suo predecessore e fratello. I problemi dell'economia si aggravarono enormemente con la crisi globale che seguì la grande depressione del 1929 e il sovrano si trovò costretto a ridurre gli effettivi delle forze armate e le spese ad esse relative, provocando crescente malumore nei vertici militari. Fu questo il terreno fertile che permise a giovani studenti e cadetti delle forze armate di architettare la rivoluzione a Parigi dal 1927 e di trovare consensi al loro ritorno a Bangkok. Alcuni alti ufficiali dell'esercito vi aderirono e organizzarono nei dettagli la rivoluzione del 24 giugno 1932 che si concluse con successo e senza spargimento di sangue..

Primo anno di monarchia costituzionale

La prima costituzione era già stata preparata prima della rivoluzione dal progressista Pridi Phanomyong, capo della fazione civile del partito, e fu subito presentata al re; le condizioni erano dure da accettare ma il sovrano la firmò il 27 giugno dopo aver ottenuto che fossero fatte delle piccole modifiche e che fosse considerata provvisoria. I promotori nominarono inoltre come primo presidente del Consiglio il neutrale Manopakorn Nititada, un avvocato formatosi in Inghilterra non aderente al partito che aveva fatto carriera nel Ministero di Giustizia e si era guadagnato un posto nel Consiglio privato di re Vajiravudh (Rama VI). Data la loro scarsa esperienza in affari di governo, nessuno dei membri del Khana Ratsadon fu nominato ministro e i dicasteri furono affidati ad esperti burocrati, rigidamente controllati dai promotori. Il partito ebbe inoltre l'egemonia assoluta nel parlamento monocamerale, che fu chiamato Assemblea popolare. Il programma del partito prevedeva un approccio graduale alla democrazia, subordinandola all'attuazione di un piano decennale di scolarizzazione di massa da raggiungere con la creazione della scuola dell'obbligo, in modo che tutti i siamesi acquisissero le conoscenze necessarie per formarsi una propria idea politica..

Il primo periodo dopo il colpo di Stato fu vissuto dal popolo con sospetto, il partito era una novità inattesa e molti temettero che fosse composto da bolschevichi, anche a causa delle voci messe in giro dai lealisti. Le critiche più aspre furono quelle dei prìncipi legati alla casa reale, nessuno dei quali entrò a far parte dell'Assemblea popolare malgrado molti di loro fossero stati ministri durante il regime assolutista. L'emarginazione dei membri della casa reale fu portata avanti dai promotori anche servendosi della stampa. Anche gli ufficiali ai vertici delle forze armate durante il regno di Rama VII furono rimossi o mandati in pensione. Nuovo comandante in capo dell'esercito fu Phraya Phahon e suo vice Phraya Song, che aveva in realtà maggior potere e personalità ed ebbe pertanto l'incarico di riorganizzare l'esercito e di prendere le misure necessarie per evitare ribellioni dei conservatori filo-monarchici. Accrebbe il potere delle guarnigioni di Bangkok e diminuì quello delle guarnigioni delle province, sulle quali i promotori non avevano alcun controllo, facendo spostare il grosso degli armamenti nella capitale. La propaganda a favore del nuovo regime nei mesi successivi cominciò ad avere successo anche al di fuori della capitale.

La prima Costituzione permanente fu stilata da un comitato di sei persone, tra cui il solo promotore fu Pridi Phanomyong. Risultò molto più moderata della provvisoria nella forma, sia per le minacce di abdicazione da parte del re che per la propaganda contro il partito messa in atto dal Partito Comunista, dal quale i promotori intendevano prendere le distanze. Furono restituiti al sovrano alcuni poteri, ma nella sostanza anche la nuova Costituzione lo relegava ad un ruolo di secondo piano. Fu comunque promulgata dal re il 10 dicembre 1932. I membri della casa reale continuarono ad essere esclusi dall'Assemblea nazionale. Il Khana Ratsadon abbandonò l'idea di rimanere il solo partito nel Paese e si trasformò in un'associazione per la divulgazione delle idee democratiche, ma i promotori mantennero fermamente il controllo del Paese.

Il partito unico era composto da tre fazioni: una progressista che faceva capo a Pridi Banomyong, un'altra era espressione delle giovani leve dell'esercito ed era guidata dall'ufficiale Plaek Phibunsongkhram (Phibun), e l'ultima, la più potente, era quella legata alle alte gerarchie militari e monopolizzata dai colonnelli Phahon Phonphayuhasena (Phraya Phahon), Phraya Songsuradet (Phraya Song), Phraya Ritthi-akhane (Phraya Ritthi), nonché dal tenente colonnello Phra Prasanphitthayayut (Phraya Prasan). Questi quattro ufficiali dell'esercito si assunsero i compiti direttivi e furono chiamati i "quattro moschettieri" (in thai: ทหารเสือ, RTGS:thahan suea, letteralmente: tigri militari). Ben presto le posizioni liberal-socialiste della fazione civile trovarono dissenzienti molti nobili e militari conservatori, che fondarono il Partito Nazionale (Khana Chart). In questo periodo, Manopakorn si rese autonomo dalla linea politica dei promotori con i quali entrò gradualmente in conflitto.

Dopo un periodo di relativa stabilità nei rapporti tra la monarchia e il partito unico, nei primi mesi del 1933 Pridi presentò una radicale riforma che prevedeva la nazionalizzazione delle terre, l'assegnazione delle terre stesse e sussidi ai contadini nonché l'istituzione di un ente di previdenza sociale in favore delle fasce più povere. Il disegno di legge fu bollato come comunista e respinto dal re e dal primo ministro Manopakorn, che fu investito di poteri dittatoriali dal sovrano ed emise leggi di gravità eccezionale. Decretò l'esilio per Pridi, dispose lo scioglimento del Parlamento e la sospensione della Costituzione, fece approvare una legge anti-comunista che provocò l'incarcerazione dell'intero Comitato Centrale del Partito Comunista del Siam, nonché la censura e la chiusura di svariate pubblicazioni di sinistra.. L'appartenenza ad un'organizzazione comunista divenne passibile di pene fino a 12 anni di reclusione.

Il progetto di Pridi aveva anche spaccato la compagine di governo. Le vibranti proteste dei proprietari terrieri e della vecchia aristocrazia spinsero l'ala conservatrice del Partito del Popolo a schierarsi apertamente contro la riforma. Tale spaccatura non si sarebbe più sanata fino al dopoguerra ed avrebbe visto le varie fazioni del partito combattersi con il progressivo indebolimento della fazione civile. La crescente influenza di Nititada e il dispotismo con cui impose il proprio volere allarmarono i vertici della fazione militare del Partito Popolare, e Phahon organizzò il primo colpo di Stato militare dell'era costituzionale, che ebbe luogo senza spargimento di sangue il 20 giugno 1933.

Phahon divenne primo ministro, riattivò la costituzione e costrinse il re ad accettare tali eventi e a perdonare Pridi, che fu richiamato in Siam. Il ritorno di Pridi fu osteggiato da Phraya Song, Phraya Ritthi e Phraya Prasan, che in questo modo posero fine alla propria influenza sul partito. Una proposta che prevedeva l'impeachment del sovrano per aver firmato la proposta di sopprimere la Costituzione e una causa legale contro il re per diffamazione nei riguardi di Pridi furono respinte dal partito. Anche Manopakorn fu lasciato libero per non creare ulteriori frizioni politiche, e qualche anno dopo avrebbe scelto la via dell'esilio.

La rivolta Comandanti ribelli

Il principe Boworadet (in thai: พระเจ้าบรมวงศ์เธอ พระองศ์เจ้าบวรเดช) era figlio del principe Naret, fratellastro di Rama VII. Era un militare e prestò servizio all'ambasciata siamese a Parigi verso la fine del regno di Rama V. Fu richiamato dopo essere andato in pensione poco dopo l'ascesa al trono di Prajadhipok.. Prese il posto del principe Boriphat come ministro della Guerra dopo che questi era diventato ministro dell'interno nel 1928. Nel 1929 il re elevò il suo rango da momchao a phra ongchao.

Nel 1931 Boworadet entrò in conflitto con Boriphat sul bilancio statale preventivo per l'anno successivo e, deluso, rinunciò alla carica. La contesa con Boriphat e gli altri principi suoi alleati continuò nei mesi successivi.. Dopo la ribellione sarebbe emerso che Boworadet era stato informato da Phraya Phahon dei piani per la rivoluzione del 1932, ma che aveva rifiutato di aderire criticando l'uso della forza. Fu comunque deluso per non essere stato nominato primo ministro al posto di Manopakorn. Fervente monarchico, il trattamento subito dal re e il nuovo colpo di Stato aumentarono il suo astio nei confronti di Phraya Phahon, soprattutto per il supporto contro la monarchia che questi diede a Pridi. A fine luglio, Boworadet e altri membri della casa reale ricevettero una lettera di avvertimento dal partito che li invitava a mantenere la pace altrimenti sarebbero state prese gravi misure di sicurezza nei loro riguardi. Questa lettera e il ritorno di Pridi dall'esilio causarono la sua decisione di combattere contro il governo. Cominciò quindi a pianificare la ribellione con il colonnello Sri Sitthi Songkhram, comandante delle Forze armate di Bangkok, e altri ufficiali di alto rango.