La diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno () è una sede della Chiesa cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2023 contava 321.000 battezzati su 334.000 abitanti. È retta dal vescovo Mariano Crociata.

Territorio Il territorio della diocesi è compreso completamente nella provincia di Latina e occupa in prevalenza l'area dell'Agro Pontino e dei Monti Lepini per un totale di 17 comuni. Confina a nord con la sede suburbicaria di Velletri-Segni e la sede suburbicaria di Albano, ad est con la diocesi di Anagni-Alatri e la diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e a sud-est con l'arcidiocesi di Gaeta.

Sede vescovile è la città di Latina, dove si trova la cattedrale di San Marco. La Curia diocesana, inaugurata nel 2008, si trova alla periferia sud-ovest del capoluogo.

Nel territorio si trovano le tre antiche cattedrali vescovili, ora concattedrali della diocesi: San Cesareo a Terracina, Santa Maria a Sezze e Santa Maria Annunziata a Priverno.

Parrocchie e foranie

Il territorio si estende su 1.372 km² ed è suddiviso in 81 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: la forania di Latina comprende la città di Latina e quasi tutti i suoi borghi; la forania di Terracina comprende i comuni di Terracina, Sabaudia e San Felice Circeo; la forania di Sezze comprende i comuni di Sezze, Bassiano, Pontinia e Sermoneta;Le foranie di Sezze e di Priverno corrispondono ai territori delle rispettive diocesi al momento della loro plena unione con Terracina-Latina nel 1986. la forania di Priverno comprende i comuni di Priverno, Maenza, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci e Sonnino; la forania di Cisterna di Latina comprende i comuni di Cisterna di Latina, Cori, Norma e Rocca Massima.

Santuari diocesani Sono riconosciuti come santuari diocesani: Santissimo Crocifisso a Bassiano Madonna del Soccorso a Cori Casa del Martirio di Santa Maria Goretti a Borgo Le Ferriere di Latina Santissima Annunziata a Norma Madonna di Mezzagosto a Priverno Santa Maria della Sorresca a Sabaudia Madonna delle Grazie a Sonnino Madonna della Delibera a Terracina.

Storia L'attuale diocesi è frutto dell'unione di tre antiche diocesi: Terracina, attestata a partire dal IV secolo e che assunse il nome di Terracina-Latina nel 1967; Priverno, documentata dall'VIII secolo; e Sezze, i cui primi vescovi noti risalgono all'XI secolo.

Prima dell'unione (IV-XII secolo) Terracina La tradizione attribuisce la fondazione della chiesa di Terracina ad uno dei 72 discepoli ricordati dai Vangeli, Epafrodito, inviato dallo stesso apostolo san Pietro. Altre tradizioni legano la diffusione del cristianesimo nel territorio al passaggio di san Paolo sulla via Appia nel viaggio verso Roma. Le tradizioni agiografiche ricordano, oltre al menzionato Epafrodito, anche i santi Felice e Silvano, e soprattutto san Cesareo, commemorato nel martirologio geronimiano, sulla cui tomba fu eretta una basilica, probabile primitiva cattedrale della diocesi, e dove sono state scoperte tombe cristiane risalenti al III-IV secolo.

Dal punto di vista storico e documentario, la prima attestazione dell'esistenza della diocesi di Terracina risale ai primi decenni del IV secolo con il vescovo Sabino, presente al sinodo romano indetto da papa Milziade nel 313. Agli inizi del VI secolo, secondo la testimonianza raccolta nei Dialoghi da Gregorio Magno, san Benedetto fondò nei pressi di Terracina il monastero di Santo Stefano de Montanis, concesso agli abati di Montecassino da papa Leone IX nel 955.Kehr, Italia pontificia, II, p. 121. Nel 592, per la morte di Pietro, Agnello vescovo di Formia, impossibilitato a risiedere nella sua città a causa delle devastazioni operate dai Longobardi, fu nominato da Gregorio Magno vescovo di Terracina, mantenendo unite per un certo periodo le due diocesi.Charles Pietri, Luce Pietri (a cura di), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), volume I, Roma, École française de Rome, 1999, pp. 67-69.

Priverno Benché la diocesi sia attestata solo dall'VIII secoloL'Annuario Pontificio (2006, p. 394) indica come periodo di fondazione il II secolo., la presenza del cristianesimo a Priverno (nota come Piperno) risale almeno al IV secolo, secondo alcune recenti testimonianze archeologiche. Il primo vescovo documentato storicamente è Bonifacio, che nel 769 partecipò ad un sinodo romano indetto da papa Stefano III; l'ultimo è Giovanni, che il 2 novembre 1036 prese parte ad sinodo celebrato da papa Benedetto IX.

Secondo CappellettiLe Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, p. 543., la sede di Priverno fu unita a quella di Terracina solo nella seconda metà del XII secolo, fondando la sua ipotesi su una controversia che vide coinvolti la città di Priverno con il vescovo terracinese Ugone (1168-1179). Lo storico francese Louis Duchesne ritiene invece che verso il 1036 la sede vescovile di Priverno fu trasferita a Sezze, a sua volta unita a Terracina nel XII secolo.

In forza di un accordo stabilito nel 1245, l'ex cattedrale di Priverno mantenne un capitolo di canonici e il suo arciprete ebbe il titolo di vicedominus, con particolari prerogative episcopali, sui territori dell'antica diocesi. Questo privilegio fu contestato dai vescovi di Terracina ancora nel XVII secolo.

Nel territorio di Priverno si trova l'abbazia di Fossanova, fondata dai cistercensi nella seconda metà del XII secolo e dove morì nel 1274 Tommaso d'Aquino, patrono di Priverno.

Sezze La tradizione locale attribuisce all'evangelista san Luca l'evangelizzazione e la fondazione della comunità cristiana setina. Secondo Cappelletti, la diocesi sarebbe già documentata sul finire dell'VIII secoloLe Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 564-565.; tuttavia il primo vescovo noto è Stefano presente al sinodo romano convocato da papa Benedetto IX nel 1036.

I successivi vescovi di Sezze sono noti grazie alla Legenda sancti Lidani abbatis. Il primo è Pollidio, che nel 1046 concesse al monaco Lidano d'Antena il permesso di edificare un monastero nei pressi di Sezze; segue Drusino, che alla morte del santo nel 1118 traslò i suoi resti nella cattedrale di Sezze e ne incentivò il culto; infine Giovanni, che verso la metà del XII secolo redasse parte della Legenda.

Dopo l'unione (XIII-XIX secolo) Nel corso del XII secolo le tre sedi di Terracina, Priverno e Sezze furono unite sotto l'unico vescovado di Terracina. Non si conosce l'epoca esatta di tale unione, ma è pervenuta fino ai nostri giorni la bolla Hortatur nosTesto della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 534-537. del 17 gennaio 1217, con la quale papa Onorio III confermava l'unione delle tre diocesi stabilita dai suoi predecessori.La bolla riporta la seguente espressione: Pipernensem et Setinam ecclesias eidem Terracinensi ecclesiae in perpetuum unitas manere decernimus - "Stabiliamo che le chiese di Piperno e di Sezze rimangano in perpetuo unite alla stessa chiesa di Terracina". Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 535-536. La bolla menziona ben sette pontefici, da Alessandro II (1061-1073) a Innocenzo III (1198-1216): si presume che all'epoca di Alessandro II la sede di Priverno fosse già unita con TerracinaLo era forse alla morte del vescovo di Terracina Gregorio (post 1126), che fu sepolto apud Pipernensem ecclesiam. Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 532-533. e che al tempo di Innocenzo III anche Sezze avesse subito la medesima sorte.

La bolla Hortatur nos confermò l'immediata soggezione di Terracina alla Santa Sede e soprattutto riporta l'elenco dei borghi (rocchis atque castellis) che appartenevano alle diocesi di Priverno e Sezze: Somnino, Rocca Sicca, Rocca Angurga e Magentia per Priverno; Asprano, Treve, Aquapuzza,Queste tre località oggi non sono più esistenti. Sarmineto e Bassiano per Sezze.Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, p. 536. Questo territorio rimarrà inalterato fino all'epoca fascista, restando incerti i confini occidentali della diocesi terracinese per la presenza dell'agro pontino, paludoso e praticamente disabitato, che renderà difficile, ma anche inutile, la definizione dei limiti con la confinante sede di Velletri.

Nel XVI secolo le incursioni dei corsari barbareschi e soprattutto le frequenti infezioni malariche provocarono un vero collasso demografico nella comunità terracinese, che arrivò a contare nel 1572 poco più di duecento abitanti. A partire da quest'epoca, i vescovi di Terracina iniziarono a risiedere sempre più stabilmente lontano dalla città episcopale, soprattutto a Sezze, dove il vescovo Cesare Ventimiglia (1615-1645) restaurò il palazzo vescovile e vi istituì il seminario diocesano; a Sezze furono trasferiti anche i resti di san Lidano con il vescovo Fabrizio Perugini nel 1606. «A Luca Cardino (1582-1594) si deve la prima relatio ad limina (1590), eccezionalmente redatta in volgare; la celebrazione dei sinodi nei principali centri della diocesi (il primo a Priverno nel 1606) conferma tuttavia la difficoltà a fissare una sede.»

Il trasferimento di fatto della sede vescovile a Sezze, provocò la reazione del clero e soprattutto del capitolo della cattedrale di Terracina, che agli inizi del Settecento chiese alla Santa Sede di ribadire la preminenza della cattedrale di Terracina su quella di Sezze; contestualmente gli abitanti e il clero di Sezze fecero ricorso alla Sacra Rota, perché venisse confermata la cattedralità della loro chiesa, non subordinata a quella di Terracina.

Queste incomprensioni e difficoltà tra Terracina e Sezze portò all'intervento di papa Benedetto XIII che intervenne nella disputa con ben quattro bolle, allargando il discorso anche alla diocesi di Priverno. Il 29 aprile 1725 con la bolla Romanus pontifexTesto della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 584-590. il pontefice ribadì la cattedralità della chiesa di Sezze, onore che mai la città perse, né prima né dopo la bolla di Onorio III; ingiunse ai vescovi di Terracina di aggiungere al proprio titolo quello di Sezze; e confermò l'unione fra le due sedi stabilita come aeque principaliter.La bolla in realtà dice che la chiesa di Sezze «in ecclesiam cathedralem de novo erigimus et ecclesiae Terracinensi aeque principaliter perpetuo unimus», cosa che lascerebbe supporre una nuova erezione o restaurazione della diocesi setina (Eubel, Hierarchia catholica,vol. V, p. 371, nota 1. Questa unione fu confermata con la bolla Regis pacifici del 16 luglio 1725.

Anche per la sede di Priverno furono stabilite da Benedetto XIII le medesime prerogative e la stessa tipologia di unione con la bolla Super universas del 10 settembre 1725.Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 591-598. Anche in questa bolla il papa afferma che la chiesa Santa Maria di Priverno «de novo in cathedralem erigimus et ecclesiae Terracinensi una cum ecclesia Setina aeque principaliter etiam de novo unimus». Più oltre parla di «reintegrationem dictae majoris ecclesiae Privernensis seu illius novam erectionem in cathedralem».

Infine l'unione aeque principaliter delle tre sedi fu definitivamente confermata da Benedetto XIII con la bolla Sacrosancta Romana Ecclesia del 9 dicembre 1726.Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, VI, pp. 598-603.

Gli inizi dell'Ottocento furono caratterizzati dalla ripresa economica e sociale di Terracina, grazie alle prime opere di bonifica dell'agro pontino portate avanti dai pontefici; ma anche dalla diffusione del brigantaggio, «protagonista di efferate violenze, come l'assalto al collegio ecclesiastico di Terracina (1821) in cui il brigante Massaroni tentò di rapire lo stesso vescovo».