Biografia Gianni Mattioli nasce a Milano in una famiglia modesta e trascorre la sua fanciullezza in via Senato 8, a pochi metri dalla casa abitata da Marinetti. Sviluppa fin da ragazzo l’interesse per l'arte giapponese e per la letteratura italiana, in particolare per Gabriele D'Annunzio. Nel 1918, in seguito alla separazione dei genitori, è costretto ad abbandonare gli studi e a impegnarsi come fattorino in una ditta commerciale di importazione di cotone. Nello stesso anno, legge Pittura scultura futuriste di Umberto Boccioni aderendo alla poetica futurista e maturando un forte interesse per l'arte antiaccademica, antinaturalistica e fortemente espressiva.
Nel 1919 lascia definitivamente la casa paterna e aderisce all'impresa di Fiume, arruolandosi come volontario nel Battaglione degli Arditi. Ritornato a Milano nel gennaio 1921, si lega in amicizia con il poeta e critico Raffaele Carrieri che incontra abitualmente dopo la giornata di lavoro per discutere di letteratura e di arte.Laura Mattioli Rossi, Gianni Mattioli, in Capolavori della Collezione Gianni Mattioli, Electa 1997, pp. 9-20 Nel febbraio 1921 conosce Fortunato Depero in occasione della sua esposizione personale alla Galleria Centrale d’Arte Moretti di Milano. Si dimostra cosi entusiasta delle opere dell’artista che Depero gli regala un piccolo Selvaggetto in legno.
L’episodio segna l’inizio di un’amicizia destinata a durare tutta la vita e avvia la partecipazione di Mattioli all'attività promossa dal movimento futurista. Infatti, tramite Depero, Mattioli si lega al gruppo futurista che stava ricostituendosi in quegli anni a Milano: conosce tra gli altri, Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russoio, Luciano Baldessari, oltre a Marinetti stesso. L’anno seguente, segue a Torino gli amici che avevano allestito l’“Esposizione Futurista Internazionale” nel salone del Winter Club (27 marzo-27 aprile 1922): una foto lo mostra accanto a Depero e a Marinetti mentre sfoggiano i panciotti di Depero stesso, e al drammaturgo Francesco Cangiullo, con cui Mattioli condivideva l’impegno in campo teatrale.
Nel 1924 cerca di farsi prestare del denaro da un amico per acquistare le opere esposte alla mostra monografica di Boccioni organizzata da Marinetti a Bottega di Poesia in Via Montenapoleone a Milano (10-21 marzo 1924), ma riesce soltanto in quell'occasione ad avere alcuni disegni. La passione per le opere di Boccioni fu tuttavia determinante sia per la sua futura collezione che per l’acquisizione, all'inizio degli anni Trenta, di un importante gruppo di dipinti boccioniani da parte del Comune di Milano per il quale fece da intermediario. In quegli anni del primo dopoguerra Mattioli coltiva parallelamente diversi interessi: per il Futurismo, soprattutto tramite Marinetti, che nel 1924 lo invita a partecipare al Congresso Futurista di Milano; per il teatro, frequentando, oltre a Depero, Francesco Cangiullo, Luigi Russolo e Anton Giulio Bragaglia; per la letteratura e il giornalismo, con collaborazioni a “L’Ambrosiano” e a “Il Popolo d’Italia”.
Nel marzo del 1925 ottiene l’incarico di corrispondente teatrale a Londra per “Il Popolo d’Italia”, ma il viaggio risulta fatale alla sua carriera giornalistica perché, facendo tappa a Parigi diretto a Londra, decide di fermarsi più di un mese nella capitale francese, affascinato dall'ambiente artistico e letterario delle avanguardie. Arrivato in Inghilterra quando ormai il giornale gli aveva revocato l’incarico, decide di fermarsi a Londra fino all'estate del 1925, lavorando presso l’ambasciata italiana. Ritornato a Milano in autunno, riprende il lavoro di venditore di cotoni ed i rapporti con gli amici futuristi: Umberto Notari, Fedele Azari e soprattutto Depero. La sua amicizia con Depero si consolida al punto da essere incaricato dall'artista di trovargli un appartamento in affitto a Milano e diventare così il referente del pittore roveretano in Lombardia. I contatti di Mattioli con Depero ed Azari si moltiplicarono negli anni 1926-27, sia durante la preparazione del Libro imbullonato di Depero futurista, edito dalla Dinamo Azari nel 1927, sia in occasione dell’acquisto da parte di Azari stesso di un importante gruppo di opere di Boccioni dalla sorella dell’artista.
In quegli anni, Mattioli continua a frequentare Marinetti, Balla, Prampolini, Dottori, Fillia e gli altri futuristi che nel 1929 firmarono il manifesto dell’aeropittura, ma non aderisce al “secondo Futurismo”, di cui non acquistò mai le opere (fatta eccezione per Depero). Dopo la prematura morte di Azari il 25 gennaio 1930, in una lettera del 17 dicembre dello stesso anno indirizzata a Depero, Mattioli scrive di avere in casa il ritratto del comune amico defunto, eseguito dallo stesso Depero, un buon numero di copie del “libro imbullonato” e “due grandi plastici di Boccioni”.
In seguito alla mostra monografica organizzata nella Sala del Consiglio Segreto del Castello Sforzesco, il padre di Azari, Quintino, scrisse a Mattioli il 10 aprile 1933, offrendogli quindici quadri di Boccioni che intendeva vendere dopo il fallimento della trattativa con il Comune di Milano. Quintino Azari si rivolse ancora a Mattioli con una lettera del 29 aprile 1934 offrendogli, oltre ai quindici quadri, altri diciannove dipinti, trentadue disegni e una scultura di Boccioni. L’acquirente della collezione Azari fu il ragionier Ausonio Canavese di Torino, desideroso di ottenere il titolo di commendatore. In cambio della onorificenza di cavaliere, di cui dovette accontentarsi, egli fece dono alla città di Milano il 17 ottobre 1934 di un importante nucleo di opere futuriste comprendente anche i Boccioni acquistati da Azari, con la mediazione di Mattioli. La documentazione archivistica non permette di stabilire con certezza quante e quali opere di Boccioni Mattioli abbia potuto acquisire per sé in occasione di questa trattativa, ma probabilmente si tratta delle tirature in bronzo delle due sculture di Boccioni Sviluppo di una bottiglia nello spazio e Forme uniche della continuità nello spazio.
Dopo aver vissuto per anni in camere d’affitto, tra il 1932 e il 1937 Mattioli inizia una relazione stabile con una donna divisa dal marito e si trasferisce con lei in Via Stradivari 7 a Milano: le fotografie di questa casa mostrano un arredamento razionalista completato da opere quasi esclusivamente di Depero, arazzi e cuscini e alcuni dipinti quali Città meccanizzata dalle ombre. Negli anni Trenta egli continua ad occuparsi di arte contemporanea attraverso mercanti illuminati, quali Gasparre Gussoni della Galleria Milano di via Croce Rossa 6 , la Galleria Barbaroux e soprattutto Gino Ghiringhelli della Galleria II Milione di Via Brera 21.
Nel 1937, durante un viaggio in Egitto con la delegazione commerciale italiana per le nozze di Re Faruk, conosce Angela Maria Boneschi, figlia di un noto imprenditore milanese, che sposa nell'ottobre del 1940. Il matrimonio segna una svolta nella sua vita e il definitivo prevalere dell’impegno in campo artistico. Dal 1941 approfondisce l’amicizia con Gino Ghiringhelli e diventa ancor più assiduo frequentatore della Galleria II Milione. Nello stesso periodo entra in contatto con l’industriale e collezionista Carlo de Angeli Frua, che gli presta per la sua nuova casa alcune opere, quali Lunia Czechowska di profilo di Modigliani (collocazione sconosciuta), I pesci sacri di de Chirico (oggi al The Museum of Modern Art, New York) e dal quale compera importanti dipinti metafisici.
Nel 1943, costretto a trasferirsi a Meina per i bombardamenti di Milano, si dedica egli stesso alla scultura, ma soprattutto, sconvolto dalle stragi che i tedeschi perpetravano sul Lago Maggiore, si lega a Fernanda Wittgens, storico dell’arte, sua cugina e coetanea, con cui collaborerà nell'organizzare la fuga in Svizzera di ebrei perseguitati, tra i quali il critico e collezionista Lamberto Vitali. L'amicizia con Fernanda Wittgens, resa forte dal rischioso impegno umanitario e dalla sincera passione artistica, genera la consapevolezza della volontà di aiutare l’arte italiana ad emanciparsi dal forzato isolamento del periodo fascista e ad affermarsi in ambito internazionale. Già da un documento del 1943 risulta l'intenzione pienamente consapevole di costituire non una raccolta improntata semplicemente al gusto personale e destinata ad una fruizione domestica, ma una collezione capace di sintetizzare la storia dell’arte moderna italiana, con lo scopo di supplire alla grave incomprensione delle istituzioni pubbliche in questo campo.Laura Mattioli Rossi, La collezione Gianni Mattioli dal 1943 al 1953 in La collezione Mattioli. Capolavori dell'avanguardia italiana, Skira 2003, pp. 13-61 Soltanto la fine della guerra permetterà a Mattioli la realizzazione di questo progetto.
Gli anni della formazione della Collezione Mattioli Dal punto di vista lavorativo, durante il periodo bellico Mattioli era riuscito a mantenersi in contatto sia con i produttori stranieri di cotone che con i pochi industriali tessili attivi in Italia e nel 1944 era riuscito anche a fondare una ditta di importazione di cotone greggio che, grazie alla rapida e intensa ripresa industriale che caratterizzò l’economia italiana negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, si affermò come leader del settore. Il successo professionale gli permise di disporre della liquidità necessaria alla formazione della sua collezione d'arte e gli diede occasione di compiere frequenti viaggi negli Stati Uniti, dove ebbe modo di visitarne i musei e di conoscere le più importanti gallerie di arte moderna.
Ritornato a Milano nel 1946, nella sua nuova casa in Via Gabba 9, al primo nucleo di opere futuriste aggiunge dipinti di Carrà, Campigli, Morandi, de Pisis, Funi, Sironi, Tosi, de Chirico, e sculture di Arturo Martini, Manzù e Marino Marini; poiché il numero di opere della collezione andava rapidamente aumentando, tra il 1947 e il 1948 il pittore Arturo Tosi gli affittò parte del suo studio in Via Principe Amedeo 5 per immagazzinarvi i quadri, i disegni e le sculture per cui non c’era più spazio sufficiente in casa.
Malgrado l'intenso impegno nel lavoro moltiplica i suoi rapporti con gli artisti italiani, in particolare con Campigli, Carrà, Manzù, Marini, Morandi e Sironi, e diventa sempre più noto come collezionista; dal 1946 riprende anche a frequentare Depero, del quale acquista praticamente tutte le opere più importanti eseguite fino al 1930 e attraverso il quale riprende i contatti con i vecchi amici, quali Raffaele Carrieri, Margherita Sarfatti, la famiglia Marinetti, la vedova di Russolo. Per acquisire le opere “storiche” che gli interessavano per il suo “museo immaginario” si rivolge in particolare ad alcuni mercanti: Vittorio Barbaroux, Romeo Toninelli, Carlo Cardazzo, ma soprattutto GhiringhelliBoccioni 1912 Materia, catalogo della mostra, pp. 232, 235-37. Con quest’ultimo creò addirittura una società, la “G & G”, che fra il 1952 e il 1954, attraverso una partecipazione finanziaria alla attività della Galleria II Milione, gli permise di acquisire opere quali Dinamismo di un ciclista di Boccioni e Inseguimento di Carrà e Solidità della nebbia di Russolo.