La diocesi di Pavia () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2023 contava 170.000 battezzati su 190.959 abitanti. È retta dal vescovo Corrado Sanguineti.
Territorio La diocesi è sommariamente compresa tra il Ticino a ovest, il Po a sud, i colli del Lodigiano a est e il Lambro meridionale a nord. Il suo territorio è costituito dai comuni del Pavese, ad eccezione di Casorate Primo, Siziano e Miradolo Terme, a cui si aggiungono i comuni di Casarile e Binasco nella città metropolitana di Milano.
Sede vescovile è la città di Pavia, dove si trova la cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta, che ricorda nella doppia intitolazione l'esistenza delle due cattedrali medievali (estiva e invernale). A Pavia sorgono due basiliche minori: San Pietro in Ciel d'Oro, che custodisce i resti di sant'Agostino e di san Severino Boezio; e la basilica di Santa Maria delle Grazie. Nella città episcopale si trova anche la basilica di San Michele Maggiore, che ospitò nei secoli X - XII le incoronazioni dei re italici.
Parrocchie e vicariati
Il territorio si estende su 782 km² ed è suddiviso in 100 parrocchie, raggruppate in 4 vicariati: Vicariato I della Città Vicariato II di Belgioioso Vicariato III di Vidigulfo Vicariato IV di Binasco Le parrocchie di Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro, fino al 1979 appartenenti all'arcidiocesi di Milano, seguivano il rito ambrosiano anziché quello romano. Per esigenze pastorali, con lettera vescovile nel 2006 fu introdotto anche qui ad experimentum il rito romano.
Storia L'attestazione più antica dell'esistenza di una comunità cristiana in Pavia è nella Vita MartiniPatrologia Latina, XX, cc. 95-150, la biografia di san Martino di Tours scritta dal suo discepolo Sulpicio Severo. In essa si narra che Martino, che a quel tempo era ancora fanciullo e viveva a Ticinum (nome latino della città), fuggì di casa e ad ecclesiam confugit (si rifugiò nella chiesa): l'episodio si collocherebbe negli anni intorno al 325-330 (essendo Martino nato nel 316 o 317) e pur con tutte le cautele interpretative del caso, indicherebbe l'esistenza di una "chiesa" (una comunità cristiana o un edificio di culto) a Pavia negli anni immediatamente successivi all'Editto di Milano (313) e al Concilio di Nicea (325)V. Lanzani, Dalle origini della città cristiana all'arrivo dei Longobardi, in "Storia Religiosa della Lombardia", vol. 11: "Diocesi di Pavia", Brescia, La Scuola, 1995, pp. 14-18..
Il primo vescovo pavese documentato da fonti antiche è Invenzio o Evenzio, che compare tra i vescovi che parteciparono al concilio di Aquileia del 381, guidato da Ambrogio di Milano, il quale inoltre parla di Evenzio nella sua opera De officiis ministrorum, scritta verso il 390.Lanzani cit., p.20
Secondo la tradizione locale, tuttavia, il fondatore e protovescovo della città fu Siro, vissuto nella prima metà del IV secolo. Una leggenda di epoca tardo-medievale lo identificava con il fanciullo che, nel capitolo 6 del vangelo secondo Giovanni, offre a Gesù i pani e i pesci per il miracolo della loro moltiplicazione: da qui l'iconografia consueta del santo, che lo raffigura in abiti episcopali con ai piedi un cesto contenente, appunto, pani e pesci.M.P. Billanovich, San Siro. Falsificazione, mito, storia, in «Italia medievale e umanistica», 29 (1986), pp. 1-54; A. M. Orselli, La città altomedievale e il suo santo patrono.(Ancora una volta) il campione pavese, in L'immaginario religioso della città medievale, Ravenna 1980, pp. 243-353. Secondo Francesco Lanzoni l'aver anticipato di tre secoli l'esistenza di san Siro costrinse autori locali ad inserire i nomi di una quindicina di vescovi fittizi per colmare il vuoto temporale venutosi a creare nel catalogo episcopale.
Nel 451 Pavia è menzionata come suffraganea del patriarcato di Aquileia.
Nel VI secolo papa Ormisda concesse al vescovo sant'Ennodio e ai suoi successori il privilegio del pallio, che sarà confermato il 24 agosto 877 da papa Giovanni VIII al vescovo Giovanni II.
Capitale del regno dei Longobardi ariani, Pavia visse per decenni con un duplice episcopato, cattolico ed ariano, situazione che ebbe termine con un atto del re Ariperto I († 661), che pose fine alla gerarchia ariana; in questa occasione il vescovo ariano Anastasio si convertì al cattolicesimo.
Nel 679 il vescovo di Pavia partecipò al concilio provinciale di Milano, indizio molto probabile dell'appartenenza di Pavia alla provincia ecclesiastica milanese.
Verso l'inizio dell'VIII secolo l'elezione del vescovo sant'Armentario suscitò alcuni contrasti per la giurisdizione metropolitica, da cui si deduce che in questo tempo la diocesi di Pavia non era soggetta all'autorità metropolitica dell'arcidiocesi di Milano, probabilmente a causa dell'emancipazione politica durante il dominio longobardo. Forse da questo momento inizierà l'indipendenza ecclesiastica della Chiesa pavese dalla giurisdizione metropolitica di Milano e la sua immediata soggezione alla sede romanaF. Besostri, La città, il re, il vescovo, in «Cultura Religiosa e Scuola», Anno II, n, 3 (luglio-dicembre 2011), pp. 69-84..
Tra il X e l'XI secolo si formò il territorio dipendente dal vescovo di Pavia con l'acquisizione o la cessione alla mensa episcopale di pievi dotate dello ius baptizandi; in una bolla di papa Onorio III del 1217Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 454-456. viene offerta una panoramica delle dipendenze del vescovo all'inizio del XIII secolo.
I vescovi furono signori effettivi e poi titolari della signoria di Cecima e san Ponzo in Val di Nizza dal 943, governata di fatto dagli Sforza dal XVI secolo.
Nel 1423 fu indetto a Pavia un concilio, che fu poi traslato a Siena, ma le sue conclusioni tacciate di eresia, furono rifiutate e lo stesso concilio non fu riconosciuto come concilio ecumenico.
Subito dopo il Concilio di Trento il vescovo Ippolito Rossi eresse il seminario diocesano. Lo stesso vescovo sostenne vigorosamente e vittoriosamente una controversia con san Carlo Borromeo, che voleva assoggettare la sede di Pavia alla potestà metropolitica dell'arcidiocesi di Milano. Inoltre ebbe da papa Sisto V una nuova conferma delle antiche prerogative della diocesi, fra cui l'uso del pallio.
Il 15 febbraio 1743 papa Benedetto XIV con la bolla Ad supremam equidemTesto della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 492-495. concesse ai vescovi di Pavia di aggiungere al proprio il titolo di arcivescovi di Amasea.
Il 1º giugno 1803 fu assegnata come suffraganea alla provincia ecclesiastica milanese e tale fu confermata il 16 febbraio 1820 con la bolla Paternae charitatis di papa Pio VIICappelletti, op. cit.. p. 509., con la quale si stabiliva che la suffraganeità sarebbe cominciata con la morte del vescovo in carica, Paolo Lamberto D'Allègre, avvenuta nel 1821. Con la stessa bolla Paternae charitatis fu revocata l'unione del titolo di Amasea con quello di Pavia e furono concesse alla diocesi di Lodi cinque parrocchie intorno a Dovera che si trovavano isolate dal resto della diocesi pavese.
Il 2 gennaio 1809 la diocesi rinunciò alle parrocchie piacentine della pieve di Fontana Fredda, con Roveleto di Cadeo, e della pieve di Val Nure o pieve di Revigozzo, con Bettola (San Bernardino e San Giovanni), Bramaiano, Groppoducale, Rigolo, Cogno San Bassano (oggi nel comune di Farini), Leggio, Monte Ossero, Santa Maria, La Costa, Olmo, Vigolo che passarono quindi alla diocesi di Piacenza.
Il 26 novembre 1817 in forza del breve Cum per nostras litteras dello stesso papa Pio VII la diocesi cedette tutte le parrocchie a destra del Ticino alla diocesi di Vigevano mentre altre parrocchie, quelle nell'Oltrepò, venivano cedute con la bolla Beati Petri del 17 luglio dello stesso anno alla diocesi di Tortona.In questo modo veniva anche meno la particolarità del paese di Sale, fino ad allora diviso tra le diocesi di Tortona e Pavia con parrocchie personali e non territoriali, ossia la popolazione aveva il diritto di far parte della parrocchia, e quindi anche della diocesi, dei propri antenati, senza riguardo al domicilio. Tale situazione derivava dal fatto che Sale era sorto dall'unione di villaggi che appartenevano a diverse diocesi. Si veda la voce "Sale" in C. Goggi, Storia dei comuni e delle parrocchie della diocesi di Tortona, Tortona 1973.. Con un'altra bolla del 9 settembre 1820 la parrocchia di Pagazzano, isolata dal resto della diocesi pavese, veniva ceduta alla diocesi di Bergamo.Barbara Oggioni, Pianura da scoprire, Treviglio 2005, p.179.
Il 20 giugno 1859 Pietro Maria Ferrè fu trasferito dalla diocesi di Crema alla sede episcopale di Pavia, ma dopo l'unità incontrò l'opposizione del governo italiano perché nell'elezione erano stati osservati i privilegi della Corona imperiale asburgica. Il vescovo non poté prendere possesso della sede e ritenne la sede di Crema come amministratore apostolico. La situazione si risolse il 27 marzo 1867, quando fu trasferito alla diocesi di Casale Monferrato.
La diocesi si ingrandì con l'acquisizione dall'arcidiocesi di Milano del vicariato di Chignolo Po, il 10 giugno 1925,Costituzione apostolica Vertit in animarum, AAS 17 (1925), pp. 569-570. e del comune di Torrevecchia Pia, il 15 gennaio 1979. Decreto Quo aptius del 15 gennaio 1979, AAS 71 (1979), pp. 377-378. Il 20 gennaio seguente cedette alla diocesi di Lodi le frazioni di Camporinaldo (comune di Miradolo Terme) e di Corte Sant'Andrea (comune di Senna Lodigiana), acquisendo dalla stessa la frazione di Castel Lambro del comune di Marzano e porzioni del comune di Bascapè. Decreto Quo aptius del 20 gennaio 1979, AAS 71 (1979), pp. 378-379.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Un catalogo di vescovi pavesi, scoperto ex vetere libello ed inserito in un registro del capitolo della cattedrale dal canonico Alessio Beretta (XVI secolo), è ritenuto attendibile e derivante dagli antichi dittici. Così si esprime Lanzoni: «Si può ritenere che il catalogo dell'archivio capitolare di Pavia, benché non anteriore al XVI secolo, derivi da fonte antica e degna di fede… Del resto il catalogo viene largamente confermato dai documenti sincroni».Lanzoni, op. cit., pp. 981-982. San Siro † (prima metà del IV secolo) San Pompeo I † (inizio seconda metà del IV secolo) Sant'Invenzio † (prima del 381 - circa 397 deceduto) San Profuturo † (397 - circa 402) Obediano † (prima metà del V secolo) Sant'Ursicino † (prima metà del V secolo) San Crispino I † (prima del 446 - circa 466 deceduto) Sant'Epifanio † (466 - circa 496 deceduto)La cronologia è incerta; altre date proposte dagli storici sono il 467-497. San Massimo † (prima del 501 - circa 513/515Massimo è morto tra la fine del 513 (a novembre 513 Ennodio non era ancora vescovo) e agosto 515 (periodo in cui Ennodio è certamente attestato come vescovo di Pavia). Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, 1999, p. 626. deceduto) Sant'Ennodio † (prima di agosto 515 - 17 luglio 521 deceduto) San Crispino II † (521 - 30 ottobre 541 deceduto) Paolo † (541 - 566 ?) Pompeo II † (seconda metà del VI secolo) Severo † (fine VI - inizio VII secolo) Bonifacio † (inizio VII secolo) Tommaso † (metà del VII secolo) Sant'Anastasio † (658 - 28 maggio 680 deceduto) San Damiano † (680 - 12 aprile 710 deceduto) Sant'Armentario † (710 - 722) San Pietro I † (circa 722 - circa 740) San Teodoro † (circa 740 - inizio seconda metà dell'VIII secolo) Agostino † (inizio seconda metà dell'VIII secolo)Il suo episcopato durò pochi giorni e non prese possesso della diocesi. San Girolamo † (menzionato nel 769) Ireneo † (seconda metà dell'VIII secolo) Gandolfo † (seconda metà dell'VIII secolo) Pietro II † (781 - 790)