La storia dell'Associazione Calcistica Perugia Calcio, società calcistica italiana con sede a Perugia, si estende per più di un secolo.

Fondata nei primi anni del XX secolo dall'unione tra le due principali società sportive cittadine del tempo, nel suo iniziale quindicennio di vita si limitò a un'attività prettamente regionale prima di debuttare, con gli anni 1920, nei campionati nazionali. Tra le storiche e più famose "provinciali" del calcio italiano, il club biancorosso ha vissuto i suoi migliori momenti sportivi in tre distinti periodi: nel lustro iniziale degli anni 1930, quando raggiunse per la prima volta la Serie B sfiorando l'approdo in massima categoria; nella seconda metà degli anni 1970, coincisa col debutto in Serie A di un collettivo molto competitivo – il cosiddetto Perugia dei miracoli –, capace d'impegnarsi sino alla lotta per lo scudetto; e infine a cavallo degli anni 1990 e 2000, in cui i grifoni militarono stabilmente nella massima serie italiana nonché nelle coppe europee.

Si tratta della più vittoriosa squadra dell'Umbria – l'unica della regione ad avere conseguito affermazioni a livello confederale –; il club è stato classificato dall'Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA, al 351º posto tra i 643 migliori club europei nel primo decennio del XXI secolo.

Storia Le origini: Fortebraccio e Libertas

Le radici di quella che diverrà la principale squadra calcistica perugina affondano nell'ultimo decennio del XIX secolo, legandosi agli eventi che, in quegli anni, portarono stabilmente la pratica sportiva nel capoluogo umbro. Nell'estate 1890, mentre «in quasi tutte le città d'Italia prosperano da tempo società che hanno per scopo la diffusione degli esercizi ginnastici e militari fra i giovani e gli adulti», ciò non accadeva a Perugia sicché, per colmare tale ritardo, il 14 luglio un gruppo di soci – Francesco Guardabassi, Giovanni Carattoli, Astorre Lupattelli, il maestro Eugenio Ottaviani, l'avvocato Braccio Omicini, Luigi Bocci e Rinaldo Amoni – diede i natali, nella Sala della Vaccara del Palazzo dei Priori, alla Società Ginnastica Braccio Fortebraccio; fu Guardabassi a proporre nel nome l'omaggio a Braccio da Montone, condottiero e Signore della città perugina nel corso del XV secolo, volendo così conferire da principio alla società un carattere di unicità rispetto alle formule più in voga all'epoca (quali Forza e Coraggio, Fermezza e Fortezza o Forza e Costanza): una figura, quella dell'uomo d'armi, che piacque al consiglio divenendo subito l'emblema del giovane sodalizio..

Presto affiliatasi alla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana, la Fortebraccio andò incontro a un immediato successo – tuttavia limitato nei primi anni al solo ambito ginnico – facendo proseliti nella palestra comunale nei pressi di San Francesco al Prato e ottenendo discreti successi coi suoi atleti anche fuori dai confini regionali. Si dovrà attendere il 1899 perché, in coincidenza con l'approvazione di un nuovo statuto, la società ampli il proprio campo d'azione ad altre discipline quali scherma, alpinismo, atletica leggera, nuoto, pattinaggio e tennis. Con la strada ormai tracciata, all'alba del XX secolo i tempi erano maturi affinché la Fortebraccio rivolgesse il suo sguardo pure al «foot-ball», sport ancora relativamente nuovo nella penisola, e che a Perugia stava raccogliendo sempre più consensi. È il 1901 quando vede la luce quella che sembra essere stata la più antica associazione calcistica cittadina, anno in cui la società ginnastica dedicò una propria sezione al «gioco della palla al calcio»:... motivo, questo, per cui varie fonti tendono a retrodatare di quattro anni la nascita effettiva della squadra biancorossa – la quale a sua volta, nei decenni seguenti, parve suffragare tale tesi celebrando già nel 1951 il proprio cinquantenario.

Fatto sta che la storiografia istituzionale vuole lAssociazione Calcio Perugia costituirsi il 9 giugno 1905, quando la sezione calcistica della Fortebraccio andò a fondersi con altre realtà locali, la più importante delle quali era rappresentata dalla Libertas. – la quale operò anch'essa in ambito calcistico negli stessi anni, ma di cui rimane incerta la data di nascita e l'effettiva apertura di una sezione dedicata al foot-ball. Il primo presidente della neonata società fu Romeo Gallenga Stuart, tra i pionieri dello sport in Umbria, in seguito rappresentante italiano ai Giochi della V Olimpiade e deputato al Parlamento del Regno d'Italia. L'esordio ufficiale della squadra avvenne nel 1907 quando proprio a Perugia, all'interno del programma di un "Concorso Ginnastico Interprovinciale", venne organizzato un triangolare di calcio con la partecipazione della e della di Siena, agli ordini dell'arbitro Olindo Bitetti.22 anni nel 1907, consigliere e dirigente della Società Podistica Lazio nonché giornalista, corrispondente dalla capitale, della Gazzetta dello Sport, cfr. Sempre nel capoluogo umbro, nel febbraio 1910, si disputarono i primi "Campionati Sportivi Universitari Italiani" che nel calcio videro primeggiare il , col Perugia – in campo con una casacca a righe verticali bianche e nere, e pantaloncini pure neri. – quarto classificato..

Anni 1910 e 1920: tra scissioni e riunificazioni Nonostante l'avvenuta collaborazione tra la Fortebraccio e la Libertas, le due opposte fazioni mantennero ugualmente una forte rivalità interna, tanto che spesso scesero in campo separatamente e con le loro originarie denominazioni. In questo turbolento scenario, a soli cinque anni dalla nascita del Perugia, il 20 giugno 1910 si registrò la scissione di un gruppo di dissidenti laici vicini alla figura di Ruggero Ranieri Marchese del Sorbello. – in aperto contrasto alle idee di Gallenga Stuart, tra i massimi rappresentanti dell'area clericale e conservatrice del club – che decisero di uscire dalla squadra e fondare la nuova Società Sportiva Libertas,. sotto l'ala di Benedetto Veneziani.

Pur se in molti si prodigarono per sanare lo scisma – tra di loro ci fu il professor Bellucci, presidente del Comitato provinciale dell'Istituto per l'incremento dell'educazione fisica, che cercò di riappacificare gli animi tra le opposte società puntando sulla realizzazione di un nuovo stadio –, i successivi anni furono caratterizzati da un acceso antagonismo tra le due sponde rivali per il primato del calcio cittadino. A ben vedere, solo all'apparenza si trattò di una mera lotta sportiva, tradendo di fatto profonde ragioni politiche alla base del contendere: il dissapore degli uomini appartenenti alla Libertas, nei confronti della Fortebraccio, verteva principalmente nella persona di Gallenga Stuart, reo ai loro occhi di avere dato alla società dei tratti fortemente aristocratici.

Nel frattempo, tra il 1911 e il 1912 proprio la squadra della rinominata Unione Sportiva Braccio Fortebraccio partecipò ai tornei interregionali organizzati dall'Umbria sportiva, entrambi vinti dal di Roma, nei quali i perugini si misero in mostra battendo per 2-0 l' e per 6-0 lo Spoleto. Il 1912 è anche l'anno in cui si costituì il comitato promotore per la costruzione di un «grandioso stadio perugino»: difatti il capoluogo ancora non disponeva di un vero e proprio impianto sportivo, tanto che le gare e gli allenamenti delle squadre calcistiche si svolgevano alla bell'e meglio al campo di Piazza d'armi – il cosiddetto Piazzone della città (poi divenuto l'odierna piazza Partigiani) –, che veniva pionieristicamente segnato col gesso..

La traumatica esperienza della Grande Guerra, nonché del violento terremoto che nel 1915 aveva colpito l'Italia Centrale, portò a un ripensamento delle vecchie certezze.. Nel primo dopoguerra i reduci della Fortebraccio e della Libertas ripresero i contatti con una serie di scambi epistolari, volti a superare i precedenti dissapori e a far sì che tutti i perugini potessero tornare a tifare per la stessa squadra. Con queste premesse, nel 1921 le due fazioni si riunirono nuovamente in un'unica squadra, che prese il nome di Società Sportiva Perugia. Debuttò nell'occasione quella che diventerà la divisa da gioco tradizionale del club, ovvero maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi; un grifone in posizione rampante divenne il simbolo del sodalizio, cucito sulle casacche all'altezza del cuore.

Nel 1922 il campo da gioco di Piazza d'armi venne intanto ampliato e reso più consono alla pratica agonistica, con l'aggiunta, per la prima volta, di una tribuna in legno per accogliere gli spettatori. In questi anni il Perugia ebbe un'attività prevalentemente regionale, incontrandosi con squadre limitrofe come – che nei decenni seguenti, col nuovo nome di Ternana, diverrà la rivale per antonomasia dei biancorossi –, Siena, Ancona, , , e . Brugalossi e Cesare Della Torre furono i giocatori più significativi di questo ciclo chiusosi nel 1929, da una parte, con il ritorno all'originaria denominazione di Associazione Calcio Perugia, e dall'altra, con la sconfitta nello spareggio di Arezzo contro i folignati, che negò ai perugini l'approdo in Prima Divisione.

Anni 1930

Gli anni 1930 del club biancorosso ebbero inizio, in verità, già sul finire del decennio precedente. L'attività calcistica era ormai praticata nel capoluogo umbro da quasi trent'anni, ciò nonostante rimaneva ancora una disciplina oscura sotto molti aspetti; intorno al 1928 vennero quindi chiamati a Perugia alcuni maestri della cosiddetta "scuola danubiana", all'epoca molto in voga, per apprenderne i segreti. Si trattò dei primi, veri, allenatori nella storia dei grifoni.

L'ungherese Emerich Hermann fu il tecnico della squadra che, al termine di un serrato duello con gli spoletini della Virtus, nel 1929-1930 vinse il girone regionale di Terza Divisione e, grazie a un doppio salto di categoria dopo riforma federale, fece il suo debutto in Prima Divisione. Nella stagione 1931-1932 il Perugia, comandato a centrocampo da quel Vittorio Godigna che si guadagnerà presto l'ingaggio da parte del , arrivò a un passo dalla Serie B concludendo in vetta il girone E del campionato; tuttavia nei seguenti gironi finali la sconfitta 2-3 a Genova in casa della , tra varie recriminazioni degli umbri per le decisioni della giacchetta nera Umberto Gama, li relegò al secondo posto della classifica mancando la promozione proprio a favore dei liguri..

A un passo dalla Serie A Il traguardo fu rimandato di un solo anno. Nell'annata 1932-1933 il Perugia guidato in panchina da un altro danubiano, András Kuttik, raggiunse infatti per la prima volta nella sua storia la Serie B, vincendo dapprima il girone G con tre punti di vantaggio sul Foligno e cinque sulla squadra riserve della , e chiudendo poi al primo posto anche il successivo girone finale davanti a e . In quegli anni si misero particolarmente in luce in biancorosso il terzino Luigi Gioacchino Nebbia, in seguito passato al , il giovane e prolifico centromediano Giuseppe Vitalesta, la cosiddetta «freccia del calcio perugino». che vestiva la maglia della sua città, dividendosi tra la passione sportiva e il bar di famiglia in corso Vannucci, e il coetaneo Alberto Tiberti, ala che sarà poi chiamata nel 1934 alla corte della Juve del Quinquennio.