Castelbellino (Castelbellì in dialetto jesino, Castelbelì in dialetto anconitano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ancona nelle Marche.

Castelbellino si erge a 267 metri sul livello del mare e la sua caratteristica posizione, vicinissima alla pianura, ma elevata, lo avvicina ai paesaggi del pre-appennino marchigiano, su cui domina l'azzurra visuale del monte San Vicino. Il toponimo Castelbellino deriva da Castrum Ghibellinum, nome che il castello, rifugio di ghibellini fuoriusciti dalla vicina Jesi, ebbe una volta ricostruito verso la metà del XIV secolo.

Geografia fisica Con i suoi 6,05 km², Castelbellino è, per estensione, uno dei più piccoli comuni della Provincia di Ancona ed attualmente anche uno dei più densamente abitati, con 834,11 ab./km². Confina con il territorio di Maiolati Spontini, Monte Roberto e Jesi.

Si estende dai 268 metri sul livello del mare del centro storico ai 92-80 metri del corso del fiume Esino, lungo il quale si adagia la parte a valle del territorio.

È il primo dei castelli che si incontra risalendo da Jesi la media valle dell’Esino Le pendici della collina su cui sorge il Capoluogo sono ricche di vigneti (siamo nella zona vitivinicola del Verdicchio dei Castelli di Jesi) e di vegetazione con zone di verde e di querce che caratterizzano il tipico aspetto agricolo tradizionale integrato in un panorama particolarmente godibile.

A valle nelle aree non ancora urbanizzate, le coltivazioni ortofrutticole in maggioranza danno il reddito più alto, insieme alla tradizionale coltivazione a grano. Gli insediamenti urbani sviluppatisi negli ultimi decenni nella frazione Stazione e quelli artigianali ed industriali in località Scorcelletti hanno trasformato profondamente un territorio che per secoli era rimasto immutato.

Scomparse le boscaglie e le selve nei secoli XIV-XVI, le aree furono adibite ad attività agricole mentre lungo l’antica strada, la medievale Flambenga o Flambegna o via Consolare Clementina dal terzo decennio del Settecento, si svolgevano traffici e commerci alla volta di Roma, Jesi ed Ancona.

Il fondo della valle nella seconda metà dell’Ottocento è stato segnato dalla costruzione della linea ferroviaria Ancona-Roma ed in tempi più recenti (inaugurazione 1981) dalla nuova strada statale 76 (superstrada a quattro corsie).

Territorio

In auto, Castelbellino è raggiungibile percorrendo la superstrada SS 76 della Vallesina; Jesi è ad appena 12 km, Ancona a 30 km e le stupende Grotte di Frasassi distano soltanto 21 km. La Superstrada si snoda parallelamente al fiume Esino offrendo al viaggiatore la vista di dolci e arrotondate colline, ornate da campi ordinati che si rivestono di colori sempre diversi con il passare delle stagioni. In cima si intravedono le sagome di piccoli centri storici, tutto intorno pievi e solitari casolari, spesso nascosti alla vista da boschetti di gelsi, cipressi e querce. Il castello compare all'improvviso sulla sinistra, facendo capolino dal seducente verde della campagna marchigiana, come una piccola gemma incastonata sulla sommità della collina. Una denominazione curiosa ed un paese unico nel suo genere: Castelbellino non smentisce il suo nome. Dalla parte della superstrada il pendio è molto scosceso: la rocca dominava proprio questo versante, controllando il tracciato dell'antica strada di fondovalle, diversa da quella odierna.

Il castello sembra vigilare ancora oggi sia sulle vecchie case dell'antico "borgo", quasi accucciate sotto le possenti ali del vecchio maniero, sia sulle nuove frazioni sorte a valle, evocando immagini che conservano intatto il sigillo del tempo. Una volta usciti dalla SS 76 ci si inerpica per 3 km su una strada panoramica, tutta curve, da dove si gode, in caso di aria tersa, di una splendida veduta sull’intera media Vallesina, fino al mare.

La campagna è ben curata perché molto abitata, sfruttata con culture diverse, divisa in tanti poderi, con alberi da frutto, siepi, muretti, orti, ulivi, filari di viti, zone di bosco, carraie a tornanti puntellate da tronchi contorti di querce secolari, gelsi e larici che sembrano gigantesche puntine ordinate da una mano divina. In alto si scorgono le mura e le due torri campanarie di Castelbellino.

Storia

Le origini di Castelbellino sono antichissime: diversi ritrovamenti archeologici, alcuni abbastanza recenti, testimoniano la presenza umana in età pre-romana. Nella Frazione Pantiere, situata a valle, fu ritrovata nel 1939 una statuetta di notevoli dimensioni raffigurante un Ercole italico dei primi decenni del V sec. a.C. Le prime notizie storiche del castello risalgono all’alto medioevo, quando la famiglia degli Attoni di Jesi decise di fondare una fortezza sulla collina per esercitare meglio i suoi diritti feudali nella fertile zona circostante. Allora il nome di Castelbellino era Morro Panicale.

Medioevo

Nel 1079 il conte Ugo degli Attoni dona all’Eremo di Camaldoli un appezzamento di terra situato in territorio di Morro Panicale per costruirvi l'abbazia di San Giorgio (nell’attuale zona di Borghetto, nei pressi di Pianello Vallesina). È la prima menzione che troviamo in documenti storici di Morro Panicale (Castelbellino), feudo degli Attoni, famiglia di stirpe e legge longobarda, che estese i suoi domini nei secoli precedenti il Mille dall’Umbria (Nocera, Gualdo Tadino, Foligno, Todi). Verso il secolo X, varcato l’Appennino, un suo ramo si affermò nella Marca anconetana. Il conte Attone ed i suoi discendenti divenneno nei secoli X-XII Conti di Jesi e avevano dei possedimenti su alcuni castelli a destra dell’Esino, tra cui Morro Panicale.

Il territorio di Morro Panicale si estendeva a gran parte della zona collinare degli attuali comuni di Castelbellino, Monte Roberto e Maiolati Spontini ed alla pianura sottostante. Nel maggio 1194, il conte Trasmondo di Morro Panicale, figlio e nipote dei conti di Jesi, rispettivamente Bisaccione e Gozo, fece atto di sottomissione al Comune di Jesi. Sottomissione pretesa dal Comune da poco costituitosi da chi deteneva i diritti paterni o aviti della città e non solo da parte di Trasmondo, ma anche di quelli di suo figlio Uguccione e quelli dei figli del defunto fratello Rainaldo. La sottomissione di Trasmondo fu la prima di una serie di sottomissioni-conquiste che nel corso del Duecento formarono il contado di Jesi, la Respublica Æsina, la circoscrizione politico-amministrativa protrattasi fino al 1808.

Verso la metà del XIV secolo, per essersi schierato contro l'esercito del cardinale Albornoz, il castello venne distrutto e i capi ghibellini esiliati. Tenacemente ricostruito, dovette però di nuovo far fronte ad un episodio del genere nell'anno 1517. Federigo Angelelli scrisse delle incursioni di Francesco Maria I della Rovere nella provincia, compresa la distruzione della Rocca di Jesi il 3 giugno 1517, che portò alla prigionia dei cittadini, all'incendio di 53 case a Jesi e 203 case a Castelbellino.

Durante il XV secolo, la famiglia Berarducci ebbe presenza anche a Castelbellino. Si menziona che Giovanni Berarducci, descritto come "magnifico" in un documento del 1466, si stabilì nella località, probabilmente approfittando dell'occupazione di Jesi nel 1432 da parte di Giosia di Acquaviva, signore di Teramo. La famiglia Berarducci mantenne il suo lignaggio nella regione e condivideva uno stemma araldico simile a quello dei Berarducci di Bisceglie, con l'unica differenza che i tre monti dello stemma non emettevano fuoco.

Risorgimento Verso la fine del XVII secolo sorsero le prime abitazioni fuori le mura del castello e nel pendio, volto a sud, si aprì una piazza, per quei tempi molto grande, fiancheggiata da un piccolo mercato coperto. Con la fine del contado di Jesi, in seguito all’annessione delle Marche al napoleonico Regno d’Italia del 1808, Castelbellino fu unito a Monte Roberto e San Paolo di Jesi formando una sola realtà amministrativa. I tre comuni ritornarono autonomi nel 1818, autonomia confermata poi nell’assetto amministrativo seguito all’Unità d’Italia.

A Castelbellino è vissuta per lungo tempo Garibalda Canzio, figlia di Teresita Garibaldi e nipote di Giuseppe Garibaldi, una targa ricorda il suo soggiorno in Via Madonna del Piano n. 3, nel 2003 le è stata intitolata una omonima strada cittadina, altri documenti sulla sua vita sono presenti nel Museo Comunale di Villa Coppetti, dove è stata aperta una sezione garibaldina, grazie anche alle donazioni di Annita Garibaldi Jallet, pronipote di Garibaldi. Garibalda si stabilì a Castelbellino al seguito di sua sorella Anita e qui restò fino alla morte avvenuta nel 1969.

Simboli

Stemma

L'antico sigillo del comune mostrava un leone alato, passante sulla campagna, con le lettere CCB (Comunitas Castrum Bellini): il leone di San Marco, simbolo del patrono locale. Gonfalone

Bandiera

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa di San Marco Evangelista Venne eretta da Mattia Capponi fra il 1767 e il 1792 sul luogo di una cappella medievale.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie Risalente alla fine del '400.

Architetture civili La cinta muraria Non è facile individuare il nucleo primitivo del castello e delle sue mura che costituirono il Castrum Murri dal XI al XII secolo. Accresciutosi negli anni, il castello fu restaurato con una nuova cinta muraria verso la metà del Trecento, come vuole la tradizione, dai Ghibellini che vi si insediarono. Nel 1517 fu incendiato dalle truppe del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere.

"Del castello originario resta l'impianto abitativo di forma ovale circondato nel tratto meridionale da mura scarpate formate da blocchetti di pietra e mattoni, su cui sono sorte abitazioni. Nello stesso tratto si apre la porta di accesso al castello, ai piedi di un torrione quadrangolare scarpato, attraverso la quale una stradina in salita conduce all'interno della cerchia muraria in cui sussistono ancora spazi liberi e in cui le abitazioni si dispongono a formare l'anello edilizio e una fila mediana secondo l'asse maggiore dell'ovale".

Via Proferno è la strada-scalinata che introduce al castello. Sopra la porta, anticamente fortificata, vi è la torre dove fu costruito il primo orologio.

Un'altra torre a pianta quadrata, l'attuale Torre Civica, fu trasformata nel campanile della chiesa di San Marco. Nel 1837. Sul campanile-torre, in una posizione più alta di quella sulla porta di entrata al castello, fu sistemato poi l'orologio pubblico. Poco oltre la porta d'ingresso al castello, sulla sinistra, era ubicata la vecchia chiesa parrocchiale di San Marco. Il palazzo dell'ex Mutuo Soccorso rivela una ristrutturazione realizzata verso la fine del Cinquecento o nei primissimi anni del Seicento; una scala a chiocciola da via Proferno immette ai vari piani del palazzo ed esce nel centro storico.

Villa Coppetti

Fu costruita tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento probabilmente dalla famiglia Meriggiani; lo stile neo-classico è evidenziato dagli elementi architettonici dell'ingresso (colonne con balcone), dalla scala interna anche se non sontuosa, dalle decorazioni e pitture in alcune stanze.

Alla famiglia Meriggiani apparteneva anche la villa – ora Merlini – in contrada Montali realizzata nella prima metà del Settecento insieme alla piccola chiesa dedicata a San Giorgio. La villa Meriggiani del centro storico passò ai marchesi Merighi il cui stemma campeggia ancora nel soffitto di un salone, poi ai baroni Franchetti e quindi alla famiglia Coppetti. Il dott. Amedeo Coppetti per testamento ne fece dono al Comune che ne venne in pieno possesso nel corso del 1990.

Alla villa è annesso un parco ricco di vegetazione di alto fusto; i lavori di ristrutturazione hanno permesso di ricavare quattro appartamenti e locali destinati ad ospitare il museo civico ed iniziative socio-culturali.

Teatro Beniamino Gigli