La minoranza slovena in Italia è una minoranza nazionale riconosciuta in Italia. La comunità slovena in Italia è formata da circa autoctoni residenti in Friuli-Venezia Giulia, ed inoltre da circa alcuni espatriati (secondo l'ISTAT, erano i cittadini della Repubblica di Slovenia in Italia al 31 dicembre 2016).
Storia
La diffusione dell'uso dello sloveno in alcune zone nel Nord-est dell'Italia trova la sua origine nell'Alto Medioevo; risalgono infatti già al VII secolo i primi documenti storici che attestano l'arrivo, dall'area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro insediamento nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico che, dopo molteplici vicende storiche, diventarono parte dello Stato italiano.
I primi territori abitati dagli slavi ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono quelli della Benecia, ovvero la Val Resia (Rezija), le Valli del Torre (Terska dolina) e le Valli del Natisone (Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra d'indipendenza italiana. La partecipazione al plebiscito del 21-22 ottobre 1866 della minoranza friulana di lingua slovena, fu particolarmente significativa. L'Impero austriaco, infatti, dopo il trattato di Campoformio aveva annullato l'autonomia giuridica,In particolare, l'Austria abolì la comunione della terra, che venne divisa ed affittata a privati. linguistica e fiscale un tempo riconosciuta dalla Serenissima Repubblica di Venezia alla comunità slovena, la quale anche per questo motivo aderì alle idee risorgimentali,Si veda a tal fine la poesia Predraga Italija, preljubi moj dom (Carissima Italia, amatissima mia casa) di don Pietro Podrecca e l'esperienza garibaldina di Carlo Podrecca. che andarono ampliandosi sempre di più dopo la breve parentesi del 1848. Il voto antiaustriaco degli sloveni fu unanime: su votanti vi fu una sola scheda contraria al Regno d'Italia. Il passaggio al Regno d'Italia comportò molti cambiamenti economici, sociali e culturali per tale territorio, ma iniziò anche una politica di italianizzazione delle Valli del Natisone e del Torre, che nei decenni successivi al plebiscito alimentò un progressivo sentimento di delusione delle speranze di riconoscimento dell'identità slovena.
Dopo la prima guerra mondiale, in base al trattato di Rapallo (1920), il Regno d'Italia ottenne ulteriori territori etnicamente misti abitati da italiani e sloveni: la Val Canale e i bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Idria, Piuca, Timavo, Risano e Dragogna. I nuovi territori ottenuti dall’Italia comprendevano le città di Tarvisio, Gorizia, Trieste, Capodistria, e i centri abitati di Plezzo, Caporetto, Tolmino, Idria, Postumia, Bisterza.France M. Dolinar ed altri, “Slovenski zgodovinski atlas”, pagina 195, Nova revija, Ljubljana, 2011, ISBN 978-961-6580-89-2
Secondo il Censimento del 1921 i nuovi territori assegnati al Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale erano abitati complessivamente da circa sloveni, di cui solo era in grado di parlare in lingua italiana. Considerando anche i circa sloveni della Benecia il numero totale degli sloveni nel Regno d’Italia, era di circa unità. Ciononostante, con l'avvento del fascismo nel 1922, nei territori etnicamente misti annessi all'Italia venne applicata l'assimilazione culturale attraverso l'italianizzazione forzata: con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), furono abolite le scuole con lingua di insegnamento slovena Nel 1922 sul territorio, assegnato all'Italia con il trattato di Rapallo, esistevano 397 scuole con lingua d'insegnamento slovena, che contavano iscritti. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni, furono sostituiti con insegnanti italiani e fu introdotto l'insegnamento esclusivamente in lingua italiana. - Cfr. ― Cfr. ― Cfr. ; col Regio Decreto n. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d'ufficio nomi italiani a centinaia di località, assegnate all'Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana Il nome del villaggio Boljunec venne trasformato in Bagnoli, [...] Dolina in San Dorligo della Valle, [...] Dekani in Villa Decani, [...] Jelšane in Elsane, [...] Moščenice in Moschenizza, [...] Tinjan in Antignana, [...] Veprinac in Apriano, ... ― Cfr. ; in base al Regio Decreto N. 494 del 7 aprile 1927 furono italianizzati i cognomi di origine slovena Il cognome Adamich venne trasformato in Adami, [...] Dimnik (in sloveno: camino) in Dominici, [...] Klun (in sloveno: becco) in Coloni; [...] Polh (in sloveno: ghiro) in Poli,... ― Cfr. .
Durante la seconda guerra mondiale, il 1º ottobre 1943, la regione fu invasa dalle truppe naziste e inglobata nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico sotto il diretto controllo del Terzo Reich. Contemporaneamente il movimento di liberazione sloveno e il movimento di liberazione croato, che fino ad allora svolgevano la propria attività prevalentemente sul territorio del Regno di Jugoslavia (invaso nell’aprile 1941 dagli eserciti del Regno d’Italia e da altre potenze dell'Asse), estesero le proprie azioni di guerriglia anche ai territori dell’ex Litorale Austriaco (assegnati al Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale), ed alla Benecia. L’estensione dell’area delle operazioni venne annunciata con proclami di annessione di detti territori alla Jugoslavia, emanati dai rispettivi organi di governo partigiano, in considerazione del fatto che tali territori risultavano abitati da circa 290.000 sloveni e circa 100.000Il numero degli abitanti di lingua croata è stata ottenuta considerando la Relazione sommaria al censimento del 1921 (cfr. Relazione generale del Censimento della popolazione eseguito il 1º Dicembre 1921, pagina 268 ― op.cit. in bibliografia) e la stima della popolazione di lingua croata residente a Fiume ― città che nel 1921 non faceva ancora parte del Regno d’Italia ― , riportata da Boris Gombač (cfr. Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, pagina 292 ― op. cit. in bibliografia) croati.
La vittoria sugli occupatori nazisti e dei loro alleati fascisti, ottenuta congiuntamente dalle formazioni del IX. Corpus partigiano sloveno, dalla IV. Armata jugoslava e dalle avanguardie della seconda divisione neozelandese, veniva salutata da parte degli oltre abitanti di lingua slovena e di lingua croata come una liberazione, non solo dall’occupazione tedesca, ma anche dal fascismo e dall'invisa sovranità del Regno d’Italia.
In seguito ai successivi trattati di pace gran parte della Venezia-Giulia venne assegnata alla Jugoslavia. Nella parte della Venezia Giulia assegnata all’Italia dopo la guerra risultarono risiedere ancora circa Tale dato è stato ricavato considerando la stima eseguita da Carlo Schiffrer, incaricato dagli Alleati nel 1945 ad analizzare la composizione etnica dei territori contesi dall’Italia e dalla Jugoslavia, riportata a pagina 195 del libro “Slovenski zgodovinski atlas” (op. cit. in bibliografia), nonché considerando la stima sulla popolazione di lingua slovena in Benecia indicata a pagina 6 della “Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena istituita nell'ottobre 1993” (op. cit. in bibliografia). sloveni.
L'Italia repubblicana, in base alla Costituzione del 1947, riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche:
Tra i fondamentali diritti linguistici concessi agli sloveni in Italia, dopo la seconda guerra mondiale, rientra anche l'istituzione di scuole statali con lingua d'insegnamento slovena, inizialmente solo nelle provincie di Trieste e Gorizia e dal 2001 anche nella provincia di Udine.
Con la legge n. 38 del 23 febbraio 2001 è stato costituito il "Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena" con sede a Trieste; si è provveduto a tracciare un elenco dei comuni abitati dalla minoranza, estendendo alle Valli del Natisone le norme di tutela, riconoscendo come scuole statali gli istituti bilingui privati. Nel 2007 è stato aperto nel centro di Trieste lo Sportello unico statale per gli Sloveni, al fine di consentire alla comunità di utilizzare la propria lingua materna nei rapporti con le istituzioni pubbliche.
Diffusione geografica
Provincia di Udine
I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.
In Val Canale gli abitanti di lingua slovena vivono nei comuni di Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana), Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza) e Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l'unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena. L'insegnamento in lingua slovena in alcune scuole pubbliche è stato interrotto durante il ventennio fascista e reintrodotto in alcune scuole elementari pubbliche dopo quasi cento anni.
In Val Resia è diffuso un dialetto sloveno (il resiano) con caratteristiche proprie, che viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma autocnono a sé stante; conseguentemente essi rifiutano la qualifica di "sloveni". A prescindere da tali considerazioni localistiche, gli slavisti considerano il resiano un dialetto sloveno. In merito all'appartenenza o meno del dialetto resiano nell'ambito dei dialetti della lingua slovena, nel 2019 l'Istituto per la lingua slovena presso il Centro di Ricerca Scientifica dell'Accademia Slovena della Scienza e dell'Arte di Lubiana ha ribadito che “i dialetti delle Valli del Natisone, delle Valli del Torre e della Val Resia si possono oggettivamente classificare tra i dialetti della lingua slovena”. Anche l'Associazione italiana degli slavisti ha ribadito, in varie occasioni, che gli sloveni della provincia di Udine (Val di Resia, Valli del Natisone, e Valle del Torre e del Cornappo) parlano tre diversi dialetti sloveni, appartenenti, come i dialetti sloveni delle province di Gorizia e Trieste, al gruppo dei dialetti comunemente definiti "del Litorale".
Nella Slavia friulana si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di Lusevera, Taipana, Pulfero, Savogna, Grimacco, Drenchia, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Stregna e le frazioni montane dei comuni di Nimis, Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. La più antica testimonianza della presenza degli slavi nelle Valli del Natisone è rappresentata dalla descrizione dello scontro tra le tribù slave e il duca del Friuli Vectari, avvenuto presso Cividale nella seconda metà del VII secolo e narrato dallo storico longobardo Paolo Diacono nel suo libro Historia LangobardorumPaolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni e ad imporre il confine orientale tra popolazione romanza e slava, quasi coincidente al limite naturale esistente tra la pianura (romanza) e il territorio montuoso delle prealpi (slavo).
In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, op. cit.
Secondo stime recenti, il numero degli slavofoni in provincia di Udine ammonta a circa 10.000.Milan Bufon, Kako se manjšina staplja v okolje, in Primorski dnevnik dd. 16 aprile 2023, pagina 18 - Trieste
Comuni della provincia di Udine a maggioranza slavofona: Resia/Rezija, Taipana/Tipana, Lusevera/Bardo, Pulfero/Podbonesec, Drenchia/Dreka, Grimacco/Garmak, Savogna/Sovodnje, San Leonardo/Svet Lienart o Podutana, Stregna/Srednje.