Dalmine (Dàlmen in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.
Geografia fisica Territorio Il comune di Dalmine si colloca a circa 8 chilometri a sud-ovest di Bergamo, sulla sponda orientale del fiume Brembo.
Dalmine è il risultato dell'unione urbanistica di sette centri diversi: Dalmine, Brembo, Guzzanica, Mariano, Sabbio, Sforzatica Sant'Andrea e Sforzatica Santa Maria d'Oleno. Il comune è stato istituito nel 1927 unendo i comuni preesistenti di Sabbio Bergamasco, Mariano al Brembo e Sforzatica, oltre alla borgata di Dalmine, che non era sede comunale.
Si estende su distribuiti su territorio pianeggiante; le sue frazioni occupano rispettivamente: Brembo , Dalmine Centro di cui di occupato da Tenaris, Guzzanica , Sabbio di cui occupati da ATB Tenaris, Sforzatica S.Andrea , Sforzatica S.Maria e Mariano .
Confina a nord con Treviolo, a est con Lallio e Stezzano, a sud con Levate e Osio Sopra, a ovest con il fiume Brembo Filago e Bonate Sotto.
Importante è il reticolo idrografico che compone il territorio comunale: su tutti spicca il fiume Brembo che delimita il confine amministrativo ad ovest. Numerosi sono inoltre i canali artificiali, utilizzati già in epoca medievale per l'irrigazione delle campagne, tra i quali i rami terminali della Roggia Serio, della roggia Morlana e della roggia Colleonesca, che attingono al corso del fiume Serio in val Seriana.
Storia
Le prime notizie di insediamenti nel territorio di Dalmine risalgono al periodo romano. In particolare, il ritrovamento nel quartiere di Sforzatica d'Oleno dei resti di una costruzione sacra, di un'ara sepolcrale e di epigrafi, fa supporre la presenza di un borgo romano di una certa importanza.
Oggi Dalmine è il quarto comune della provincia per numero di abitanti, dopo Bergamo, Treviglio e Seriate.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 26 gennaio 1954.
Lo stemma della città di Dalmine riunisce i vecchi simboli dei tre nuclei originari: Mariano al Membro, Sabbio Bergamasco e Sforzatica. Il giglio d'argento su sfondo azzurro, simbolo della Vergine Maria, allude alla frazione di Mariano al Brembo. Il camoscio è simbolo della famiglia Camozzi; il terreno erboso è riferimento ai campi fertili del territorio di Sabbio Bergamasco. Il castello rappresenta la torre di Sforzatica, costruita a scopo difensivo.
Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di verde.
Inoltra, il Comune ha adottato una propria bandiera, ovvero un drappo partito di giallo e verde. Le tonalità sono giallo pantone 130 c e verde pantone 347 c.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Numerosi sono i luoghi d'interesse presenti sul territorio comunale. Delle strutture difensive medievali vale la pena menzionare presso la biblioteca civica la Torre Suardi, erroneamente chiamata "Camozzi", dal nome della famiglia che ne fu proprietaria tra il 1787 e il 1936; la torre di Sforzatica e la torre di Guzzanica. Il toponimo di piazza Castello e la forma della piazza omonima a Mariano ci ricordano l'esistenza appunto di un castello che, secondo lo Jarnut (1980), fu costruito in forma associata e quindi di proprietà comune. Come pure nel quartiere Sabbio (comune a sé fino al 1927), è documentata nel 1104 la presenza di un castro de Sabige che peraltro troviamo citato nella pergamena capitolare n° 372 conservata nella biblioteca Angelo May a Bergamo, dove nell'elenco delle proprietà terriere dei monaci di Astino così è scritto:prima petia terra est in castro de Sabio… (1251); comunque non è il solo documento che ne cita l'esistenza.
Architetture religiose In ambito religioso molti sono invece gli edifici sacri degni di nota: nel centro la chiesa parrocchiale di San Giuseppe, consacrata nel 1931. Custodisce opere pittoriche risalenti al XVI secolo, tra cui spicca una tela del Cristo Redentore.
Inoltre sono presenti anche: La chiesetta di San Giorgio. Erroneamente viene ritenuta la cappelletta di un convento dei Canonici Lateranensi che invece avevano il convento in Santo Spirito in Bergamo. I Canonici ne entrarono in possesso nel 1498, quando riscattarono i possedimenti di Dalmine dalla famiglia da Thiene di Vicenza. La chiesa parrocchiale di Sant'Andrea in Sforzatica, consacrata il 4 aprile 1754, venne edificata in stile rococò e conserva opere dello scultore Antonio Maria Pirovano. La chiesa parrocchiale Santa Maria d'Oleno di Sforzatica, che può essere considerata l'edificio più antico e di maggior rilevanza artistica presente sul territorio comunale. Venne edificata in tempi remoti, tanto da essere citata già in documenti risalenti al 909, in luogo di un precedente edificio di culto pagano riconducibile all'epoca dell'insediamento romano in Val Padana, del quale si possono ancora intravedere alcune tracce; venne ufficialmente consacrata nel 1595 dal vescovo Giovanni Battista Milani. La chiesa antica di Sabbio dedicata a san Michele arcangelo (1754), in cui è presente una bella pala di Gian Paolo Cavagna (Madonna in trono con Bambino tra san Michele e sant'Alessandro 1590); un organo della famiglia Bossi (rifatto nel 1881), stucchi attribuiti ai Camuzio di Lugano (1751) e sulla torre campanaria in cotto un leone di san Marco in pietra (1770) opera dello scultore sforzatichese Anton Maria Pirovano. La chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria a Brembo.
Architetture militari I rifugi antiaerei Già nel 1939 il territorio di Dalmine venne suddiviso in “settori di esodo”, in ognuno dei quali vennero costruite trincee di ricovero. Nel 1943, su un'area di c'erano ben 159 ricoveri antiaerei, con una cubatura di ed una capienza massima di persone. In gran parte questi erano dislocati all'interno dello stabilimento o nelle immediate vicinanze nei quartieri “Garbagni” (detto “Baggina”) e Leonardo da Vinci (detto Ville). Si trattava di rinforzi con travi posti all'interno di ogni caseggiato.
Nel frattempo la Dalmine SpA diede avvio alla progettazione ed alla realizzazione di rifugi antiaerei, scavati nei due quartieri anzidetti. Esternamente i due rifugi mantengono ancora oggi il loro aspetto originale anche se soltanto quello del quartiere “Leonardo da Vinci” conserva ancora i caratteristici camini di aerazione. I due rifugi risultano essere strutturalmente uguali.
Sono costituiti da due pozzi che contengono ciascuno una scala a chiocciola attraverso la quale si giunge ad una profondità di 20 metri. A questo punto i due pozzi sono collegati tra loro da una galleria lunga circa 40 metri, che costituisce il vero e proprio rifugio antiaereo. Alle due estremità sono ricavate delle stanze che costituivano la sala comunicazioni e l'infermeria. In altre stanze erano collocati i servizi igienici e i locali dove erano sistemati i macchinari per il ricircolo dell'aria. Tra le caratteristiche di questo impianto c'erano le cosiddette “biciclette”, cioè degli elettroventilatori a quattro pedaliere che dovevano produrre un ricircolo forzato dell'aria. Il pavimento è costituito da piastre in cemento di 1x, posate in modo da creare un'intercapedine di circa tra il pavimento e il terreno. Grazie a questa caratteristica costruttiva, all'interno della struttura il livello di umidità risulta relativamente basso e non vi è traccia di infiltrazioni d'acqua.
Nel rifugio del quartiere “Leonardo da Vinci” si possono osservare alcuni tratti dell'impianto elettrico originale e i resti di due cartelli che imponevano il divieto di fumare. A metà galleria si può ammirare una stalattite filiforme, unico esempio di concrezione rilevata in queste strutture.
Il rifugio antiaereo del quartiere Garbagni fu riaperto al pubblico in occasione del 50º anniversario del bombardamento nel 1994.
Altro
Presso il casello d'ingresso al tratto autostradale Milano-Venezia, è stato posto un particolare monumento a memoria dell'omicidio di due agenti di polizia, Luigi D'Andrea e Renato Barborini, da parte del bandito Renato Vallanzasca. Il monumento ha la forma di un grosso tubo, che richiama la principale produzione industriale di Dalmine, con alcuni fori di arma da fuoco a rappresentare il fatto delittuoso che commemora.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Al 1° gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 2392, pari al 10,07% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti: Romania, 399 Albania, 269 Marocco, 216 Senegal, 175 Cina, 126 Ucraina, 108 India, 98 Pakistan, 97 Bolivia, 95 Costa d'Avorio, 70
Istituzioni e associazioni Archivio L'Archivio della fondazione Dalmine (estremi cronologici: (1906 - 2006)), conservato a Bergamo, è costituito da cinque sezioni: Documenti (estremi cronologici: (1906 - 2005)), Fotografie (estremi cronologici:([sec. XX] - 2006)), Disegni architettonici (estremi cronologici: ([inizio sec. XX] - [fine sec. XX])), Audiovisivi (estremi cronologici:([secondo quarto sec. XX] - 2000)), e Biblioteca storica aziendale (estremi cronologici: ([sec. XX] - [ultimo quarto sec. XX])), un patrimonio documentale prodotto o ricevuto dall'azienda e dalle sue controllate e collegate a partire dal 1906, anno di costituzione.
Cultura Ricerca A Dalmine ha anche sede il polo per l'innovazione tecnologica della provincia di Bergamo, nel quale sono attive numerose aziende dell'Information Technology.
Università
A Dalmine ha sede la Scuola di Ingegneria dell'Università degli Studi di Bergamo con i dipartimenti di Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione, e quello di Ingegneria e Scienze Applicate, con corsi di studio attivi in Ingegneria Meccanica, Edile, Informatica, Gestionale e delle Tecnologie per la salute.
Oltre ai dipartimenti, a Dalmine è presente la sede del CUS Bergamo (Centro sportivo universitario) e alcune residenze universitarie.
Musei A Brembo di Dalmine è presente il Museo permanente del Presepio, inaugurato nel 1974 e dedicato all'arte presepiale italiana ed estera. Geografia antropica Urbanistica La città dell'azienda e del fascismo Un primo sguardo al centro comunale consente di apprezzare le "nuove" costruzioni e di cogliere nell'aspetto urbanistico della città le gerarchie del potere presenti negli anni trenta del Novecento.
Due le strade realizzate in quel periodo che immettevano a Dalmine: l'asse principale, il cardo maximus nord-sud (viale Benedetti, oggi Betelli), incrociava quello secondario est-ovest (viale Locatelli / Marconi), il decumanus, dando origine alla Piazza Impero (oggi Piazza Libertà), l'antico Forum, con al centro il monumento al tubo alto 63 metri, comunemente chiamato "antenna".
Su un lato della piazza era posto il Municipio a cui si contrapponeva la Casa del Fascio con la Torre littoria. “Nel 1938 le torri littorie non erano più le torri campanarie del Comune. Non stava più lì il simbolo comunitario del potere e dello Stato. Quella era l'ideologia urbanistica del '32, che si rifaceva all'Italia dei comuni”.