Gromo (Gróm in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Territorialmente posizionato nelle Alpi meridionali indicate con il termine Alpi e Prealpi Bergamasche. È situato sulla destra orografica del fiume Serio, in alta val Seriana, e durante il Medioevo era soprannominato "la piccola Toledo" essendo dotato di numerose fucine, che ne facevano un centro molto importante per la lavorazione del ferro e la conseguente realizzazione di armi bianche, alabarde, scudi e corazze.
Geografia fisica Territorio
Il comune è composto dal capoluogo sul fondovalle, posto su una altura rocciosa che domina il fiume Serio, a 676 m s.l.m. e da due frazioni che occupano entrambe le pendici montuose dei due lati della valle. Il territorio è compreso tra i 604 e i 2.534 m s.l.m.
A nord si trova la frazione di Ripa, mentre a est si trova la frazione di Boario, a sua volta formata da vari agglomerati posti tutti tra i 900 e i 1.200 m.
La strada che collega Gromo e il fondovalle con Spiazzi è lunga circa 7,5 km, tortuosa e panoramica, corre per i primi chilometri immersa in splendidi boschi sino alla località Valzella, primo minuscolo nucleo abitato composto originariamente da una dozzina di cascine e abitazioni in pietra con tetti in ardesia, ben conservate e abitate, arricchitosi di alcune decine di palazzine di villeggiatura.
Dalla Valzella in poi la strada esce dai boschi, raggiunge il piccolo abitato di Boario e prosegue su ripidi pendii erbosi, fino a raggiungere le pinete della località Spiazzi.
Grotta Carsica
Una grotta di origine carsica posta sul monte Redondo è il Bus di Tacoi. Custodisce i migliori esempi di forme carsiche conosciute. La si raggiunge con un'ora di cammino dagli Spiazzi di Gromo, con la quota d'ingresso posta a 1550 m. Si divide in quattro settori formati da cunicoli, corridoi e salti sviluppandosi per 1217 m con un dislivello di 189 m fino a raggiungere il lago verde. L'origine del nome in italiano Buco dei Gracchi è riconducibile all'uccello montano omonimo, che nidificava nell'ingresso della grotta.
Argentiere
Le antiche miniere d'argento sul territorio di Gromo e di Ardesio, sono una parte importante nell'origine del paese, vengono documentate dagli atti notarili successivi al 1026 anno in cui il vescovo Ambrogio II, riprenderà i diritti sui territori della val Seriana dopo la transazione con il monastero di San Martino di Tours che li aveva ricevuti da Carlo Magno nel 774, ma che alcune famiglie nobili di Bergamo avevano occupato. Il vescovo Ambrogio però donò le miniere e parte del territorio di Clusone ai suoi congiunti i conti di Bergamo de Martinengo..
Enrico III aveva conferito all'episcopato il dominio temporale sul territorio., ma stavano crescendo nuove realtà politiche che avrebbero portato alla nascita dei comuni e a questo la chiesa che dei territori voleva e ne godeva i diritti, porre impedimento. Bergamo nel 1077 ebbe un nuovo vescovo, Arnolfo, poi deposto, ma dalla sua nomina sono documentate le prime notizie delle miniere d'argento, con atti di acquisto dei territori e dei diritti minerari, atti a volte interposti da terze persone.
Difficile localizzare l'esatta posizione delle miniere d'argento sul Monte Secco ad Ardesio,Essendo il monte Secco di roccia calcarea non indicherebbe la presenza di galena, contrariamente al Gromo dove la roccia è di origine vulcanica mentre quelle di Gromo si trovavano in località Coren del cucìIl toponimo cucì non deriva dal nome di una famiglia, piuttosto dal materiale con cui era composto il territorio che pur essendo una miniera chiusa è visibile, e altre verso la località Bettuno Alto. Non è neppure possibile stabilire quanto fossero ricche di galena argentifera, anche se gli atti notarili del XII secolo con la dicitura: vena d'argento, ne indicherebbero un'abbondante quantità e ottima qualità...
Nel 1179 il vescovo Guala di Bergamo, a causa di un grave dissesto finanziario della diocesi, concesse i diritti sulle estrazioni, previa il pagamento di un obolo. Nel 1229 furono redatti i Capitularia de metallis istituiti dal podestà di Bergamo Rubaconte da Mandello. Il regolamento proibiva la lavorazione dell'argento sui luoghi d'estrazione, e l'esportazione del metallo nei comuni rivali che ne erano privi, doveva obbligatoriamente essere portato a Bergamo per il conio. Il documento cita: «prestatione argenti» che i concessionari delle miniere avrebbero dovuto fare ai «dominis de moneta», i responsabili della zecca cittadina, confernarmandone la gestione privata. Ma solo pochi anni dopo con la nomina a vescovo di Giovanni Tornielli, le cose tornarono a complicarsi, tantoché l'atto che indica la vendita dei diritti per la miniera di Gromo dalla famiglia Rivola al vescovo Giovanni risale al 1213, e il vescovo minacciò di scomunica tutte le altre famiglie che non avessero adempiuto a questo obbligo, nominando nel 1229 giudice delle dispute minerarie con gli abitanti di Ardesio, il vescovo Guala di Brescia, che si dichiarerà nel 1235 a favore dell'episcopato, pur non riuscendo materialmente a ottenere i privilegi, risulta infatti che fossero diverse società private a gestire la miniera, tra queste la società “Ardizzone”.
La galena argentifera, estratta nelle miniere dell'alta val Seriana sarà la principale fornitura della zecca di Bergamo per il conio del pergaminus di cui rimane documentazione fino al 1302. Dall'anno seguente Bergamo venne governata da Alberto Scotti di Piacenza e con lui entrarono le nuove monete come il fiorino e lo zecchino..
Clima Gromo è situato in una vallata e possiede un fondovalle stretto e ripido. Il suo clima è continentale, con inverni freddi e moderatamente secchi ed estati relativamente calde e umide. In condizioni di cielo sereno, in inverno si ha la tipica inversione con minime tra -4 e -6; in estate invece da minime di 16-17° si può arrivare a massime intorno ai 25-26°. Spesso l'inverno dà luogo a precipitazioni nevose. Anche nel caso di temperature superiori ai 30-33°, il vento è quasi sempre presente e soffia moderato e secco.
Origini del nome
Il toponimo del paese deriva da una parola latina: Grumus difatti significa collina, altura. A suffragio di questa teoria ci sono altri esempi nella bergamasca, riferiti a luoghi posti in prossimità di colli o montagne: Grumello del Monte Gromlongo, frazione di Palazzago, e il colle o “collina” Gromo di Bergamo, che ha dato nome alla via Gromo diventata poi via san Cassiano e successivamente via Gaetano Donizetti.
Storia Origini e medioevo Damnatio ad metalla, così chiamò Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nel suo Naturalis historia i cristiani condannati dai romani a cavar metalli nelle miniere dell'alta Val SerianaIl libro L'Antica cattedrale di San Vincenzo Martire in Bergamo di Bruno Caccia, identifica in questi primi cristiani la nascita del cristianesimo nella bergamasca. Questo e alcune tracce in armi, cocci, testimoniano la presenza di abitanti sul territorio fin dall'epoca romana, nonché rifugio per i primi italici dalle invasioni barbariche.
Nel 774 il re dei Franchi, Carlo Magno, donò i territori dell'Alta Val Seriana al monastero di San Martino di Tours a Tours e a quello di Saint Denis De Paris. Successivamente nel 1026 l'Episcopato di Bergamo con il vescovo Ambrogio II se ne riappropriò in cambio di altri poderi, riservandosi il diritto sui ricavi della estrazione e lavorazione di argento e di ferro sicuramente presenti in valle, dando inizio a un periodo di gravi controversie tra il potere laico, rappresentato dal feudatario, e il potere ecclesiastico, rappresentato dal vescovo. L'atto fu rogato il 30 luglio 1026, alla presenza del vescovo di Bergamo e del prelato don Raginardo preposito della Canonica di S. Martino di Tours. Anche i primi documenti scritti in cui si attesta l'esistenza del borgo risalgono a quel periodo: compaiono per la prima volta le espressioni "vallis Ardexie seu Grumi" oppure "curia Ardesii er Grummi", proprio ad indicare Ardesio e Gromo, quelli che diventeranno i comuni rurali.
Nel 1179 il vescovo Guala di Bergamo concesse l'uso dei beni dell'alta valle alle famiglie montane, previa l'oneroso pagamento di 200 lire, la comunità venne rappresentata da consoli, tra questi compare Cremonese de Cromo, anche se il territorio di Gromo è da considerarsi ancora parte della valle di Ardesio. Inizia però la formazione della vicinia di Gromo che nel XIII secolo risulta essere autonoma..
L'alta valle divenne area di possedimenti delle famiglie della civitas, Valbondione dai Colleoni, Valgoglio dai della Crotta, mentre Gromo dai Rivola, ma le concessioni vennero contestate dai vescovi che si susseguirono, fino al 1219 quando il vescovo Giovanni Tornielli minacciò di scomunica chi non avesse rimesso le proprietà alla chiesa di Bergamo., causando non poche controversie tra il comune urbano di Bergamo e l'episcopato che avrà a rappresentanza come delegato pontificio negli anni successivi, il vescovo Guala di Brescia.. La famiglia dei Rivola che aveva estratto argento dalle miniere per coniare monete nella prima zecca di Bergamo, cedette i territori al vescovo, è del 13 marzo 1214 un atto stilato nel palazzo vescovile dove Mazzocco di Rivola e Olcinio suo figlio vendono al vescovo Giovanni Tornielli anche il diritto sulla miniera d'argento.
Gromo divenne un comune autonomo come vicinia rurale nella prima parte del XIII secolo, venne infatti redatto il primo statuto il 30 marzo 1238Nel 1512 venne stilato un ulteriore statuto ora conservato presso la Biblioteca Angelo Mai, nel giardino della chiesa dei santi Giacomo e Vincenzo di Betuno di Gromo, da 12 contabili e 4 notai che lo affideranno al podestà Nantelmo da Crema.
La storia di Gromo è legata a quella del territorio bergamasco e dell'alta valle. Dopo la Pace di Costanza del 1183, la valle fu donata da Arnolfo conte d'Austria a Pantaleone Burgente, che promettendo il mantenimento dei privilegi ottenne il giuramento di fedeltà dei cittadini. Nel 1252 gli succedette il nipote conte Antonio Patavino che però concesse al genero Alessandro Ferrarense il governo sul territorio e che giurò di mantenere i diritti e privilegi. Mallevadore al Ferrarense fu Bono Buccelleni che ottenne per questo incarico il possesso della PreturaIl testo di Antonio Brasi del 1823 riporta la storia dell'alta valle, a cui è legata la storia di Gromo, ma questa parte non ha riscontro da altre fonti certe.
Con atto ufficiale del 12 febbraio 1267 Gromo conquistò la sua autonomia diventando borgo, mantenendo i diritti sulla vendita dei metalli, nonché l'esenzione di ogni tributo trasformando il suo stato di comunia vicinorum e universitates vicinorum in burgus. Napoleone della Torre, podestà di Milano e Bergamo, per ricompensare l'apporto di 200 uomini a sostegno della espugnazione del castello di Covo occupato da Buoso da DueraGli abitanti di Gromo con quelli di Gandellino e Valgoglio non ebbero incarichi militari, ma furono occupati nel ruolo di devastatori, dovevano aprire un varco nel castello per permettere l'accesso ai soldati, essi scavarono fossi e gallerie e nella primavera del 1267 crollò una torre e un lato del fabbricato permettendone l'espugnazione , concesse ufficialmente a Gromo il privilegio di essere nominato borgo di Bergamo, previo il pagamento di un riscatto, contabilizzato in 433 lire. Il documento, detto Instrumento del privilegio, è conservato e consultabile presso il museo sito nel palazzo Milesi, sede del municipio. Furono due le famiglie che si affermarono con il loro potere e i loro castelli: i Buccelleni, con il loro Castrum de Bucellenis, ed i Priacini, con il Castrum de Priacinis, dal XV secolo dal ramo dei Ginami della famiglia Zuchinali. Intorno a loro si sviluppò il paese con la costruzione delle fucine e il commercio delle armi.