Borgo San Pietro (nell'Otto-Novecento chiamato anche Quartiere di Trastevere) è la parte del centro storico di Vicenza sviluppatasi fin dall'epoca romana al di là del Bacchiglione lungo le antiche strade che uscivano a est della città, nell'area compresa tra il fiume e la cinta fortificata scaligera costruita nel XIV secolo.

Storia Origine dei nomi Borgo indica l'espansione della città al di fuori della cerchia delle muraVoce Borgo nel vocabolario Treccani; questo significato è stato appropriato per San Pietro fino al 1370, quando fu costruita dagli Scaligeri la seconda cerchia di mura, proprio per rinchiudere e proteggere il Borgo; da quel momento in poi, al di là della cinta muraria si sono formati nuovi borghi, come quelli di Santa Lucia, di Padova e di Casale. San Pietro divenne un quartiere della città. San Pietro, a partire dall'Alto Medioevo il nome indicò la prossimità con il monastero delle monache benedettine, che a quel tempo rappresentava il sito più importante della zona. Trastevere, il toponimo fu acquisito nel 1891, quando il nome della piazza principale, dal quale si dipartono tutte le contrade del Borgo, fu cambiato da piazza degli Angeli a quello di XX Settembre (la data della "breccia di Porta Pia"), per indicare che si trattava del quartiere più popolare della città, come il Trastevere lo era di Roma. Republica de san Zulian, il nome fu utilizzato all'inizio del Novecento per indicare l'autonomia del quartiere popolare che provvedeva, almeno in parte, al sostentamento dei ricoverati nell'Ospizio di San Giuliano (l'Istituto Salvi)..

Epoca antica Nel 148 a. C., quando i Romani costruirono la Via Postumia per collegare Genova con Aquileia, passando attraverso il villaggio di Vicenza - allora abitato dai Veneti, loro alleati - edificarono un ponte per attraversare il fiume Astico (che un millennio più tardi sarebbe stato sostituito dall'attuale Bacchiglione). Il ponte - che aveva un orientamento diverso dall'attuale - era a tre arcate di pietra, una quarta fu aggiunta nel 1570 su progetto del PalladioIl disegno è pubblicato ne I quattro libri dell'architettura, XV, 224, .

Al di là del ponte, staccandosi dalla Via Postumia che di dirigeva verso nord-est, iniziava anche un'altra strada romana che collegava Vicenza con Padova. È molto probabile che già a quel tempo, in epoca romana quindi, lungo queste due strade - poi chiamate contrà Santa Lucia e contrà della Fontana Coperta - si fossero sviluppati nuclei di abitazioni che in seguito formarono il borgo.

Medioevo Intorno al IX-X secolo fu costruita intorno alla ristretta area urbana la cinta di mura altomedievali, con la porta di San PietroI cui ultimi resti andarono perduti quando a fine Ottocento venne rifatto il ponte che consentiva il transito alle parti della città al di là del fiume e che dava loro il nome di Porsampiero, secondo la vecchia dizione e le descrizioni del CastelliniSilvestro Castellini, Storia della città di Vicenza... sino all'anno 1630, 1822; in quel periodo è certa la formazione del borgo articolato in contrade, che vengono citate nel Decreto edilizio vicentino del 1208..

Il borgo di San Vito e la contrada di Santa Lucia Lungo l'antica Via Postumia in quel periodo si formò il borgo di San Vito, il cui nome faceva riferimento all'omonima abbazia benedettina, eretta sul luogo in cui oggi si trova il Cimitero acattolico. Essendo al di fuori delle mura cittadine, la chiesa aveva il fonte battesimale e la cura d'anime su un ampio territorio, esteso fino alla pieve di Santa Maria di Bolzano Vicentino.

Nel 1206 l'abbazia fu assegnata ai Camaldolesi che nel 1314 acquistarono un edificio più vicino alla città e al suo posto costruirono un oratorio dedicato a santa Lucia.; questo portò un ulteriore sviluppo del borgo.

Nel 1370, l'erezione delle mura scaligere inglobò nella città la parte più popolosa e benestante di esso e la parte che ne rimase fuori da allora fu chiamata borgo di Santa Lucia., mentre la parte interna contrà de Santa Lùssia, o contrada di Santa Lucia.

La contrada di San Pietro

Prima del X secolo a poca distanza dalla sponda sinistra del fiume fu fondato il monastero benedettino di San Pietro, dapprima probabilmente maschile, poi femminileVi sono opinioni diverse sul momento in cui esso divenne un monastero femminile. Secondo il Mantese lo era già nella prima metà dell'XI secolo, secondo altri lo divenne qualche decennio dopo, . Durante l'Alto Medioevo esso ebbe una vita difficile, quasi certamente subì le scorrerie degli Ungari agli inizi del X secolo e forse fu distrutto; nel 977 un privilegium del vescovo Rodolfo lo definiva "quasi annientato e deserto di ogni culto monastico e divino ufficio". Dopo il Mille i vescovi assegnarono in feudo alle benedettine una notevole quantità di possedimenti, tutt'intorno al monastero ma anche altri in tutto il territorio vicentino.

Dal monastero dipendevano anche altre chiese, alcune all'interno del borgo San Pietro, come quella di San Vitale, prospiciente la piazza sulla quale si affacciava il monastero, sull'area in cui nell'Ottocento fu costruito l'Istituto Trento Doveva essere già scomparsa nel XVI secolo, perché non si vede nella Pianta Angelica del 1580; se ne vede però ancora il campanile nella pianta del Monticolo del 1611. Aristide Dani, in , e quella di Sant'Andrea, nei pressi della Corte dei RodaLe monache la fecero restaurare nel 1536; fu abbattuta durante il periodo napoleonico, ; .

La chiesa di Sant'Andrea è citata in documenti del 1129 e del 1166, mediante i quali la badessa di San Pietro investiva gente del posto di terreni e case nella zona vicino alla chiesa. Dal XIII al XV secolo fu sede parrocchiale, il che testimonia l'esistenza della contrada, officiata da un sacerdote secolare nominato dalla badessa del monastero.

Agli inizi del Quattrocento la chiesa risulta fosse abbandonata e cadente, anche perché si trovava in un'area spesso alluvionata dalle esondazioni del Bacchiglione..

Il borgo di Porta Padova

Situato lungo una delle due principali strade che uscivano dalla città attraverso la Porsanpiero, sicuramente il borgo era esistente nell'Alto Medioevo. Nel 1270 le benedettine di San Pietro affittarono un appezzamento di terreno per costruire "un ospitale per benefizio dei poveri", chiamato Chà di Dio, la cui chiesa, intitolata a san Giuliano l'ospitaliere, risulta esistente fin dal 1319, annessa all'ospitale per mendicanti e pellegrini che transitavano sulla strada tra Vicenza e Padova.

Quello di San Giuliano fu in quest'epoca uno tra i più importanti ospitali situati nei dintorni della città, tanto che nel 1295 alcuni privati cittadini si proposero di aiutarlo economicamente per essere partecipi dei frutti spirituali delle opere di pietà e carità.. Rimasto tuttavia fuori della cinta di mura fatta costruire dagli Scaligeri nel 1370., cessò di funzionare intorno alla metà del XV secolo.

La chiesa, comunque, continuò a essere officiata e anzi nello stesso periodo ebbe arredamenti e restauri. Diventata proprietà della municipalità cittadina, dopo il ritiro delle benedettine, fu associata alla chiesa di San Vincenzo e le fu attribuita la cura d'anime nel territorio circostante. Divenne tradizionale luogo di incontro tra la cittadinanza e i vescovi - quasi tutti veneziani nel XV secolo - nel giorno del loro ingresso nella diocesi vicentina..

Tutto questo fa pensare che anche dopo il 1370, nonostante la costruzione delle mura avesse ridotto a contrada la parte interna dell'abitato, la parte esterna del borgo sia rimasta in notevole comunicazione con la prima, favorita dal fatto che la porta, in periodo veneziano, aveva solo una funzione di barriera per la riscossione del dazio.

Il borgo delle Roblandine (o di San Domenico) Il nome di questo borgo - e quindi la testimonianza della sua esistenza nel XIV secolo - come uno tra i burgorum Sancti Petri Civitatis Vincentie è citato nel "Testamento di Guglielmo Bolognini" del 1377Riportato nella Storia del monistero di Santo Francesco di Vicenza, 1789, p. 111 di Gaetano Girolamo Maccà.

Si trattava dell'abitato intorno al convento di San Domenico, fatto costruire intorno al 1264 dalle domenicane; completamente rifatti nel XV secolo e successivi., chiesa, chiostri ed edifici del convento sono attualmente sede del Conservatorio di musica "Arrigo Pedrollo".

La cinta muraria scaligera

Nel XII e XIII secolo la città si arricchì ed espanse; la sua parte orientale al di là del Bacchiglione, formata da diversi piccoli borghi (San Vito, Lisiera, Roblandine, Camisano e San Pietro, secondo le denominazioni attribuite dal CastelliniSilvestro Castellini, Storia della città di Vicenza ... sino all'anno 1630, che si richiama ad alcuni documenti dell'archivio del monastero di San Pietro) all'inizio del Trecento era già densamente abitata, sviluppatasi in contrade sorte lungo le cinque strade che si aprivano a raggiera dal ponte Porsampiero.

Secondo il Castellini, questo borgo complessivo era delimitato e protetto da un fossato almeno dal 1182, al quale dal 1344 gli Scaligeri - dopo la disfatta loro inferta dalla coalizione veneto-fiorentina - avevano aggiunto degli spalti, cioè un terrapieno che obbligava il passaggio soltanto attraverso cinque porte (o meglio cinque varchi) intervallate da “battifredi”, una sorta di torri lignee di vedetta, .

Questi varchi erano - partendo dalla prima contrada orientata verso nord e continuando in senso anti-orario - la porta del borgo di San Vito o di Santa Lucia che portava alla coltura di San Vito; quella del borgo di Lisiera; la porta delle Roblandine, alla fine dell'attuale contrà San Domenico; quella di Camisano o delle Torricelle o di Padova, che volgeva in direzione di Padova e infine la porta di CamarzoLo stesso toponimo del Campo Marzo, a indicare una zona ancora paludosa, posta vicino al monastero di San Pietro.

Per evitare un ulteriore rischio di disastrose devastazioni, avvenute in questo borgo durante le guerre con i padovani, intorno al 1370 Cansignorio della Scala, insospettito dalla discordia insorta tra i veneziani e Francesco di Carrara, così vicini al suo stato, fece maggiormente fortificare la città di Vicenza, e cinse le mura di tutto il borgo di San Pietro, che era solamente difeso da una gran fossa e da un terrapieno; e invece di una porta che era al ponte degli Angeli ne fece fare tre ...Così scrive il Castellini, , lasciando appunto solo tre porte - Santa Lucia, Padova e Camarzo - e facendo chiudere quelle delle Roblandine e di Lisiera. Un paio di secoli più tardi, nel 1560, le monache di San Pietro fecero chiudere anche la Porta di Camarzo..

La nuova cinta muraria iniziava a poche decine di metri dall'attuale ponte degli Angeli sulla riva sinistra del Bacchiglione, continuava sul lato esterno di contrà Torretti (il cui toponimo ricorda le piccole torri che scandivano il decorso delle mura.) e per contrà Mure Araceli, dove si apriva la Porta Santa Lucia. Di qui senza interrompersi proseguiva all'esterno delle contrà Mure Santa Lucia, Mure San Domenico e Mure Porta Padova. Nel punto in cui quest'ultima stradina - ora interrotta - sboccava in contrà Porta Padova, si ergeva l'omonima porta, della quale ora rimane un modesto rudere poco prima dell'incrocio con viale Margherita. Il muro è ancora discretamente conservato fino all'incrocio con contrà San Pietro, dove si ricollegava con il Bacchiglione - che, a quel tempo, formava un'ansa verso est, scorrendo praticamente parallelo all'attuale via Nazario Sauro - e si apriva la Porta di Camarzo. La lunghezza complessiva della cinta era di circa 1220 m.

Età moderna