Faenza romana (Faventia) indica la città romana sorta nell'area dell'attuale Faenza, in Romagna, a partire dal II secolo a.C.. L'insediamento si sviluppò lungo la via Emilia, presso il fiume Lamone, e raggiunse la sua massima espansione in età imperiale. Della città romana sono documentati l'impianto viario, il foro, edifici termali, abitazioni private e diversi ponti sul Lamone. Gli scavi archeologici hanno inoltre restituito numerosi elementi architettonici e decorativi e una consistente serie di pavimenti musivi, databili tra l'età repubblicana e la tarda antichità.

Toponimo Il nome romano della città era Faventia, da cui deriva l'attuale Faenza. Il toponimo è generalmente interpretato come un nome augurale di origine latina, riconducibile al verbo favēre («essere favorevole», «favorire»): la formazione Faventia rientrerebbe quindi nella serie di toponimi romani caratterizzati da un significato beneaugurante, analogamente a Placentia e Florentia. La forma Faventia è inoltre attestata nella tradizione storiografica e archeologica per indicare l'antico centro romano sorto lungo la via Emilia, sulla sinistra del Lamone, alla fine del II secolo a.C.

L'etimologia da favēre è dunque più propriamente linguistica e toponomastica, e non implica necessariamente che il nome sia stato attribuito alla città in riferimento a uno specifico episodio della storia romana. L'ipotesi secondo cui Faventia deriverebbe invece da un precedente etnico Faventini è stata proposta in sede di studi locali, ma resta non dimostrabile.

Storia L'origine di Faenza coincide con l'occupazione della sponda sinistra del fiume Lamone (importante crocevia tra la costa adriatica e l'entroterra tirrenico). Si sviluppa durante la colonizzazione dello stato romano attorno a quello che ora è il suo centro storico. Faventia (nome che significa "città favorevole", "città amica", poiché rimase sempre fedele ai Romani, anche quando sembrava sarebbero stati sconfitti dai cartaginesi guidati da Annibale) sorge sulla via Emilia, asso viario principale che nasce nel 187 a.C. e collega i principali centri romani della regione. Insieme alla nascita della città corrisponde la suddivisione centuriale della pianura. La città assume una posizione vantaggiosa, tra la valle del Lamone e la via Emilia, attorno alla quale la città si sviluppava rettangolarmente (dato dedotto dalla posizione delle più antiche domus).

Caratteri della città romana Non vi sono molte informazioni relative alla storia romana di Faenza. Si sa che all'inizio del primo secolo si iscrisse alla tribù Pollia, ma rimangono sconosciute informazioni di carattere amministrativo. Data la sua posizione nei pressi di Ravenna, ha certamente rappresentato uno dei punti di approvvigionamento militare. È stata teatro della battaglia dell'82 a.C. tra i soldati di Silla e quelli di Mario. La città ha ospitato alcuni funzionari di corte in epoca tardoromana, in concomitanza con la rivitalizzazione degli antichi centri promossa da Teodorico. La attività produttive principali erano le vigne locali e, come noto dal passo della Naturalis historia di Plinio, i lini.

Come la città attuale, anche quella antica aveva un luogo deputato ai commerci ed alla vita civile, ossia un Foro, di cui si sa poco perché l'area intorno all'attuale Piazza del Popolo (dove era sito) è stata soggetta nel tempo a profonde trasformazioni che hanno cancellato quasi ogni traccia. Ciò che rimane di tale Foro è una pavimentazione in grandi lastre di pietra, rinvenuta sotto l'ex albergo Corona (corso Saffi, dietro l'attuale palazzo del Podestà). Sotto il palazzo del Podestà fu inoltre rinvenuto un ipocausto, cioè un impianto di riscaldamento sotto pavimento, come si usava negli ambienti riscaldati delle terme romane. A partire dal IV secolo, l'area urbana posta ad oriente del Foro verso il fiume, prima poco edificata, assunse sempre maggiore importanza ed arrivò ad ospitare anche residenze lussuose, come dimostrano alcuni mosaici.

Sviluppo e crisi Per più di un secolo l'estensione di Faenza rimase immutata, ma nell'età augustea si assiste a ampliamenti e ristrutturazioni di edifici e anche nuove edificazioni. Le abitazioni si espandono nelle zone verso il Lamone e a sud. A partire dal II secolo d.C., presso l'antico cardine romano (area che prima non era interessata da insediamenti), si registrano nuove domus; questo ampliamento indica la saturazione dello spazio urbano e segna la massima espansione della città romana.

Nella prima parte del III secolo avvengono numerose risistemazioni e rinnovamenti di edifici, oltre che alla realizzazione di grandi mosaici (accanto a interventi di ristrutturazione). I nuovi interventi si concentrano nella zona fra foro romano e fiume Lamone. A differenza di altre città della regione, Faenza non assiste ad una involuzione, soprattutto dopo il IV secolo, grazie alla vicinanza con Ravenna, scelta nel 402 come capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Dal IV secolo però si registra una differenza tra le tipologie abitative: nella parte orientale della città vengono edificati nuovi grandi complessi, mentre la zona occidentale subisce una dequalificazione con il frazionamento delle vecchie domus e il riutilizzo delle aree per attività artigianali e scarichi di rifiuti.

Area forense Documentata è la presenza delle terme, delle quali i resti furono trovati nel 1971 durante dei lavori nei pressi del Palazzo del Podestà. L'edificio termale, per dimensioni e collocazione, può essere interpretato come impianto pubblico che delimitava a sud il foro romano. Il foro poteva essere delimitato o attraversato dal cardine massimo e dal decumano massimo. L'esistenze del foro romano è ipotizzata anche grazie al ritrovamento di una consistente pavimentazione realizzata in quadroni di arenaria, di varie dimensioni e prevalentemente rettangolari. Di tale complesso non sono mai stati scoperti possibili confini. Durante gli scavi nei pressi dell'ex Albergo Corona è rinvenuto un piano che rende ipotizzabile l'esistenza di un porticus o eventuali muri di confine, a sei metri di distanza dai primi elementi individuati del lastricato della piazza. In un'area nord del foro sono stati rinvenuti numerosi elementi lapidei architettonici e decorativi, che permettono di ipotizzare la presenza di importanti complessi pubblici come basilica e templi. Il foro non ha una datazione certa, ma potrebbe essere stato costruito nell'ambito della legge che ha regolato i municipi nell'Italia romana, promulgata da Giulio Cesare nel 45 a.C.

Elementi architettonici e decorativi rinvenuti presso Corso Garibaldi

Durante dei lavori di ristrutturazione di alcuni edifici di proprietà della Banca di Romagna, all'inizio di Corso Garibaldi, furono rinvenuti elementi decorativi di età romana a sette metri di profondità dal piano stradale attuale. Questi resti sono ora visibili nel locali della Banca, dove vi sono elementi decorativi lapidei e due frammenti di sculture, tra cui un frammento di dito di una grande statua e frammenti di statua maschile nuda, entrambi in marmo. Il frammento di dito appartiene alla seconda e terza falange (caratterizzata da una larga e corta unghia) ed è parte di una statua di dimensioni colossali, frequentissime nella rappresentazione di divinità e nelle statue ritratto di epoca imperiale. I frammenti della statua maschile nuda sono relativi a una porzione del torso, frammentato dalla cassa toracica, e la parte superiore delle gambe. Sempre nell'area di Corso Garibaldi è stata ritrovata una porzione di muro, larga più di un metro, appartenente all'età romana. Si ipotizza l'appartenenza del muro a un edificio teatrale, come muro radiale di sostegno delle gradinate, a causa dell'orientamento obliquo rispetto all'impianto viario romano e per le sue caratteristiche costruttive. Altri ritrovamenti nella zona sono compatibili con l'idea di collocare il teatro in questa zona. Alcune fonti storiche indicano che i teatri romani intercalavano gli spazi architettonici con elementi decorativi a carattere statuario.

Ponti sul fiume Lamone

Nel settembre 2011 sono stati rinvenuti i resti del pilone rettangolare del ponte romano che attraversava il Lamone all'altezza della via Emilia. Il pilone è dotato di una punta frangiflutti rivolta verso il monte ed è costituito da cinque file di grandi blocchi di pietra legati fra loro da grappe di piombo. Il pilone era orientato perpendicolarmente rispetto alla corrente del fiume in epoca antica, più a sud della strada attuale.

Il ritrovamento, e i relativi studi effettuati per l'occasione, hanno reso possibile ipotizzare che il medievale ponte delle Torri è stato costruito quasi interamente con il materiale romano, conservando i basamenti e utilizzando gli stessi blocchi in pietra. Anche i piloni e le testate erano quelle originarie romane, come pure le cornici decorative alle estremità del ponte. Solamente le arcate risalgono alla costruzione del XIII secolo, con il riutilizzo però dei pietroni romani.

In epoca romana dovevano esistere almeno altri due ponti che attraversavano il fiume nei pressi della città: Ponte del Quadrone, situato leggermente più a nord della via Emilia, a tre arcate, costruito con grandi blocchi di pietra squadrati, che nei secoli successivi sono stati riutilizzati come materiale di costruzione per altri edifici cittadini; Ponte d'Arco, che consentiva invece l'attraversamento del fiume a monte della città collegandola con l'area collinare posta tra il Lamone ed il Marzeno, costruito in mattoni e calce.Gabriele Albonetti, Storia di Faenza. Dalla preistoria all'anno Duemila, Il Ponte Vecchio, Cesena 2018.

Mosaici romani faentini Con gli scavi effettuati fra l'inizio del XX secolo e tra il 1960 e 2000, sono stati riportati alla luce pavimenti in mosaico di particolare pregio di alcune domus private. Le pavimentazioni rinvenute nel sottosuolo di Faenza provengono dalle case più ricche, e sono in mosaico geometrico; i più antichi mosaici sono in bianco e nero con tessere colorate.

Nonostante la loro ricchezza e bellezza, non hanno avuto tutti fin da subito una collocazione che li rendesse visibili al pubblico; molti sono collocati nei depositi della Pinacoteca di Faenza mentre altri si trovano addirittura a Ravenna, presso il TAMO. Nel gennaio 2021 un'esposizione permanente dei mosaici e di altri reperti è stata allestita nei locali di Palazzo Mazzolani.

Da I secolo a.C. al I secolo d.C. - Mosaici della domus di Palazzo Pasolini

Negli anni 1990 gli scavi archeologici in via Severoli hanno permesso di ipotizzare una sequenza insediativa che comprende una prima fase di frequentazione dello spazio aperto fino a diventare una zona occupata da un'attività artigianale. La definitiva fisionomia della domus si ha intorno alla fine del I secolo d.C. con la fusione di due ambienti: una grande sala di rappresentanza e l'area esterna, fino a formare un nuovo ambiente pavimentato con mosaico bianco e nero.

Il mosaico più esteso si trova nella sala di rappresentanza: è un mosaico policromo geometrico con disegni a triangoli e , questa è larga 20 cm ed è decorata con una banda nera di cinque tessere, una tripla fila di tessere bianche, una banda nera di quattro tessere e una triplice fila di tessere rosse che delimita un tappeto composto da triangoli bianchi e neri. Nella sala è stato rinvenuto anche un mosaico policromo geometrico con parallelepipedi prospettici (composti da tessere rosse, rosa, bianche, nere e verdi-grigie), contornato da una cornice formata da una banda di quattro tessere bianche, una banda nera di cinque tessere e una linea semplice di tessere bianche e nere alternate. Infine nella sala di rappresentanza vi era anche un mosaico geometrico con disegno a cassettoni e clessidre con tessere bianche, nere, rosse, rosa e grigio.