Maracanazo. (; ) è il termine che si riferisce all'inattesa sconfitta subita il dal a opera dell', allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro.
Il risultato maturò nella gara decisiva del girone finale del Mondiale di calcio 1950, che assegnò alla Celeste il suo secondo titolo di campione del mondo.
Antefatti Il a Lussemburgo la FIFA affidò al Brasile l'organizzazione del quarto mondiale di calcio nel 1950. Il Paese sudamericano era candidato unico in quanto l'Europa, appena uscita dalla guerra, non aveva ancora le risorse logistiche per sostenere l'organizzazione di un torneo di tale portata.
In Brasile il calcio era già di gran lunga lo sport più popolare, e la sua Nazionale aveva conseguito tre trofei continentali (tutti vinti in casa e solo al termine di uno spareggio), ma non ancora un titolo mondiale.
Eliminata al primo turno sia in Uruguay nel 1930, sia in Italia nel 1934, la Seleção aveva raggiunto la semifinale ai Mondiali di Francia 1938. Prima di quest'ultima gara, in programma a Marsiglia contro l' di Pozzo, il Brasile era così convinto di vincere da avere già acquistato i biglietti aerei per Parigi con largo anticipo, e proprio in vista della finale il commissario tecnico Pimenta escluse dalla formazione titolare la stella Leônidas, allo scopo di risparmiarne le forze. La semifinale finì però con la vittoria per 2-1 dell'Italia (futura vincitrice del torneo) e con la grande delusione dei sudamericani..
Il Mondiale del 1950, nel quale la nazionale biancaAll'epoca la divisa brasiliana consisteva in un completo di casacca e calzoncini bianchi. avrebbe goduto del supporto del proprio pubblico, rappresentava allora agli occhi dei brasiliani la giusta occasione per aggiudicarsi il primo titolo di campione del mondo di calcio.
Le speranze brasiliane
La fiducia dei brasiliani si poggiava sia sul fattore campo che sull'elevato livello tecnico della nazionale: negli anni 1940, celebri calciatori come Barbosa, Friaça, Zizinho, Jair, Chico e Ademir erano entrati nel giro della Seleção, allenata dal 1945 dall'ex centrocampista del Flamengo Flávio Costa. Questi aveva costruito la nazionale brasiliana che aveva infine vinto l'edizione casalinga del Campeonato Sudamericano nel 1949, dopo ventisette anni dall'ultima affermazione. Nel torneo, disputato con la formula del girone all'italiana, il Brasile aveva vinto le prime sei partite consecutive, superando quasi sempre le avversarie con molti gol di scarto: all'esordio, i brasiliani avevano battuto l' con un roboante 9-1, e si erano poi ripetuti con la (10-1), il (2-1), la (5-0), il (7-1) e l' (5-1).
Al termine della penultima giornata, il Brasile si trovava primo in classifica con 12 punti, due in più del , contro il quale disputò la partita decisiva l'8 maggio 1949, al São Januário di Rio de Janeiro; uscì però sconfitto 2-1 e fu così obbligato a uno spareggio contro il Paraguay giocato l'11 maggio seguente, stavolta vinto con ampio scarto di reti (7-0). Quella fu l'ultima partita giocata dal Brasile nel 1949. L'anno seguente, la Seleção disputò una serie di tornei e di incontri amichevoli in preparazione della rassegna mondiale, alla quale era qualificata d'ufficio come rappresentativa del Paese organizzatore. Il 6 maggio 1950, a poco più di un mese e mezzo dall'avvio del torneo, essa affrontò l'Uruguay al Pacaembu di San Paolo nella Copa Rio Branco, e perse 4-3.
Nelle sei amichevoli che seguirono, il Brasile raccolse però cinque vittorie su sei, contro il Paraguay (2-0), l'Uruguay (3-2 e 1-0), la selezione del Rio Grande do Sul (6-4) e quella giovanile dello Stato di San Paolo (4-3), contro il 3-3 contro il Paraguay.
La Seleção pareva pronta per il Mondiale, che avrebbe intrapreso, in seguito al sorteggio tenutosi il 22 maggio 1950 a Rio de Janeiro, disputando un girone a quattro (Gruppo 1) contro il , la e la . Avrebbe inoltre giocato la partita inaugurale e gran parte delle restanti allo stadio Maracanã, un impianto calcistico costruito per l'occasione e, all'epoca, il più grande del mondo.
Sostenuti dal tifo di decine di migliaia di spettatori, i brasiliani vinsero agevolmente la gara d'esordio del 24 giugno superando al Maracanã il Messico per 4-0, con doppietta di Ademir e marcature di Jair e Baltazar. Il 28 giugno, la Seleção affrontò al Pacaembu di San Paolo la Svizzera, ma venne fermata a sorpresa sul 2-2, grazie alla doppietta dell'ala del Fatton, che replicò alle reti di Alfredo e Baltazar. Invero, l'opinione pubblica brasiliana mantenne la fiducia verso la propria nazionale, tuttavia costretta a battere la Jugoslavia (a punteggio pieno) nell'incontro decisivo del 1º luglio al Maracanã. Malgrado il notevole livello dei balcanici (vittoriosi per 3-0 sulla Svizzera e per 4-1 sul Messico), il Brasile si portò velocemente in vantaggio, dopo appena tre minuti, con Ademir, chiudendo poi la gara al 69' con Zizinho.
La vittoria del gruppo 1 qualificò i padroni di casa al turno conclusivo, la cui vittoria pareva già facilitata dall'eliminazione al primo turno delle altre due favorite, l' campione in carica (battuta dalla ) e l' (sconfitta contro ogni pronostico per 1-0 dagli e poi anche dalla ).
Il cammino dell'Uruguay Meno entusiasmante era stato il cammino dell'Uruguay negli anni '40. Dopo la vittoria nell'edizione del 1942 del Campeonato Sudamericano, la Celeste, tradizionale dominatrice del torneo continentale, aveva subito l'ascesa dell': grazie ai tre successi consecutivi nelle edizioni 1945, 1946 e 1947, i biancocelesti superarono per la prima volta l'Uruguay nel computo dei titoli (9 vittorie a 8).
Assai deludente fu, in particolare, la partecipazione al Campeonato Sudamericano de Football 1949: l'Uruguay non andò oltre il sesto posto sui nove partecipanti nella classifica finale e il magro risultato costò la panchina all'allenatore Óscar Marcenaro, che la Federazione rimpiazzò con il tecnico del Juan López Fontana.
Proprio sotto la guida di quest'ultimo, l'Uruguay avrebbe dovuto cimentarsi nelle qualificazioni al campionato mondiale di calcio 1950, ove era stato sorteggiato nel girone 8 con , e . Sennonché, il ritiro delle due selezioni andine consentì a uruguaiani e paraguaiani di qualificarsi senza disputare alcuna partita.
La Celeste tornò a giocare solo nel 1950, in una doppia sfida amichevole in programma il 7 e il 9 aprile a Santiago contro il : si impose per 5-1 nella prima gara, ma fu superata dai padroni di casa due giorni dopo per 1-2. Sul finire dello stesso mese, gli uomini di Fontana raggiunsero il Brasile, ove disputarono altre quattro partite: una contro il Paraguay (il 30 aprile, valida per la Copa Trompowski, nella quale furono battuti 2-3) e tre contro la Seleção (i citati 4-3, 2-3 e 0-1 nella Copa Rio Branco).
Il mediocre ruolino di marcia impediva alla Celeste di guadagnarsi i favori del pronostico per la vittoria del titolo mondiale. Ciononostante, Fontana poteva contare su una selezione di alto livello, trascinata dal leader e capitano Obdulio Varela e che includeva, fra gli altri, il portiere del Máspoli, il difensore Gambetta, i centrocampisti Schiaffino (per Gianni Brera, probabilmente il miglior regista di sempre) e Rodríguez Andrade (nipote del celebre José Leandro Andrade, campione nel 1930), nonché i prolifici attaccanti Ghiggia, Pérez e Míguez (miglior marcatore uruguaiano di sempre ai Mondiali con 8 gol).
Come già accaduto in occasione delle qualificazioni, anche al Mondiale la fortuna arrise all'Uruguay: sorteggiata nel girone eliminatorio con e (quest'ultima invitata dalla FIFA dopo la rinuncia di e ) e , pur qualificatesi sul campo, rinunciarono alla partecipazione alla fase finale del Mondiale. I turchi compirono tale scelta per motivi finanziari: . Gli scozzesi, invece, avevano dichiarato che avrebbero partecipato al Campionato mondiale solo se avessero vinto il Torneo Interbritannico 1950, ove tuttavia si piazzarono secondi, dietro all'., a seguito del ritiro dei transalpiniLa , pur eliminata durante le qualificazioni dalla , aveva inizialmente accettato l'invito della FIFA a partecipare alla fase finale, venendo inserita nell'urna in occasione del sorteggio tenutosi il 22 maggio 1950 a Rio de Janeiro. Se la Francia avesse partecipato, la partita contro l'Uruguay si sarebbe dovuta disputare il 25 giugno a Porto Alegre, dunque prima della sfida fra la Celeste e la Bolivia: . Poco dopo, però, la Francia scelse di rinunciare. la Celeste finì per disputare il primo turno in gara unica contro i modesti boliviani. Il 2 luglio, allo Stadio Raimundo Sampaio di Belo Horizonte, l'Uruguay vinse agevolmente 8-0 (con tripletta di Míguez, doppietta di Schiaffino e marcature di Vidal, Pérez e Ghiggia), guadagnando con appena una partita disputata la qualificazione al girone finale.
Raffronto dei risultati nel primo turno Note: In ogni risultato sottostante, il punteggio della finalista è menzionato per primo. TurnoAvversarioRisultatoFase a gironiAvversarioRisultato4-0Giornata 1 -2-2Giornata 28-02-0Giornata 3-1ª classificata del Gruppo 1 Squadra1.5321082 +62.4320173 +43.3311146−24.03003210−8Piazzamenti finali1ª classificata del Gruppo 4 Squadra1.2110080 +82.0100108−8–ritirata–squadra da definireritirata
Il girone finale Il campionato mondiale di calcio del 1950 fu l'unico in cui il titolo venne assegnato non con una finale in gara unica, bensì al termine di un girone all'italiana tra le nazionali che avevano vinto i quattro gruppi della prima fase. La prima classificata del girone finale si sarebbe aggiudicata la Coppa Rimet.
Al girone finale, oltre a Brasile e Uruguay, si qualificarono e , le suddette eliminatrici a sorpresa rispettivamente di Italia e Inghilterra.
Il 9 luglio, alle ore 15:00, andarono in scena le prime due partite.
Al Maracanã di Rio de Janeiro, il Brasile scese in campo contro la Svezia. Oltre spettatori trovarono posto sulle tribune del grande stadio, dando vita a un caldissimo tifo: la torcida fece uso di materiale pirotecnico, con petardi lanciati contro i calciatori svedesi (come lamentato, in una successiva intervista, da Nacka Skoglund). Il Brasile vinse 7-1, con quattro gol di Ademir, una doppietta di Chico e una rete di Maneca, mentre la Svezia, surclassata dal gioco sudamericano, riuscì a segnare un solo gol con Andersson e non entrò mai in partita.
In contemporanea, al Pacaembu di San Paolo, l'Uruguay affrontò la Spagna. Ghiggia portò in vantaggio la Celeste al 29', ma una rapida doppietta di Basora fra il 37' e il 39' condusse avanti gli iberici. Solo il gol di Varela al 73' seppe evitare alla sua nazionale la sconfitta, concludendo l'incontro sul 2-2.
Quattro giorni dopo, il 13 luglio sempre alle ore 15.00, si disputarono le gare della seconda giornata. Il Brasile scese nuovamente in campo al Maracanã, stavolta contro la Spagna. Di fronte a oltre spettatori, il copione si ripeté: un'autorete di Parra, una doppietta di Chico e un gol a testa di Jair, Zizinho e Ademir fissarono il punteggio sul 6-1 per il Brasile (la rete spagnola fu siglata da Igoa).
A San Paolo, l'Uruguay fu invece messo in seria difficoltà dalla Svezia: gli scandinavi passarono dopo appena 5 minuti con Palmér e, dopo il pareggio uruguaiano di Ghiggia al 39', tornarono rapidamente in vantaggio un minuto dopo grazie a Sundqvist. Tuttavia, la ripresa vide la rigorosa reazione della Celeste: fra il 77' e l'85', Míguez siglò le marcature che consentirono all'Uruguay di vincere la partita 3-2 e di continuare a sperare in vista dell'incontro decisivo con il Brasile.