Operazione Attain Document era il nome in codice di un'operazione intrapresa dalle forze aeree e navali della United States Navy tra il gennaio e il marzo 1986 nelle acque del golfo della Sirte al largo della Libia.

A seguito del sostegno del regime del colonnello Muʿammar Gheddafi a svariati attentati terroristici internazionali, l'amministrazione del presidente Ronald Reagan varò un'operazione di pressione militare inviando unità navali e aeree della United States Navy a condurre esercitazioni nella zona del golfo della Sirte, unilateralmente rivendicata dalla Libia come parte delle sue acque territoriali in violazione delle norme del diritto internazionale in materia. L'operazione si svolse in tre fasi distinte: nel corso della prima (26-30 gennaio) e della seconda fase (12-15 febbraio) le unità statunitensi operarono al limitare e poi all'interno della regione di informazioni di volo libica ma senza penetrare nel golfo della Sirte, operazioni che videro svariati incontri ravvicinati tra aerei statunitensi e libici ma senza che si arrivasse a scontri armati.

La terza fase dell'operazione, che vide l'ingresso degli aerei e delle navi statunitensi nelle acque del golfo della Sirte, degenerò invece in una vera e propria battaglia aeronavale tra il 24 e il 25 marzo: dopo che siti antiaerei libici avevano sparato missili ai danni dei velivoli statunitensi, questi risposero bombardando le postazioni radar sulla terraferma libica; unità della Marina militare libica tentarono di intervenire nello scontro, ma furono rapidamente intercettate e bombardate dai velivoli statunitensi riportando severe perdite.

L'operazione fu ritenuta un successo dagli statunitensi, ma portò come conseguenza a nuovi attentati terroristici orditi dai libici e quindi a nuove azioni di rappresaglia da parte degli Stati Uniti.

Antefatti Gheddafi e gli Stati Uniti Dopo la presa del potere da parte del capitano (poi autoproclamatosi colonnello) Muʿammar Gheddafi il 1º settembre 1969 e la deposizione del precedente regime del re Idris I, i rapporti tra Libia e Stati Uniti d'America degenerarono molto rapidamente. I punti d'attrito tra le due nazioni erano numerosi: il regime nazionalista di Gheddafi provvide a nazionalizzare l'industria petrolifera libica con grave danno economico per le compagnie occidentali da tempo attive nella regione.; l'alleanza diplomatico-militare stabilita da Idris con Stati Uniti e Regno Unito fu troncata, le basi militari statunitensi e britanniche presenti in Libia furono chiuse e Gheddafi si avvicinò di converso all'Unione Sovietica, con la quale fu sottoscritto, nel 1974, un patto di collaborazione che concedeva ai sovietici l'uso dei porti libici in cambio della cessione di materiali bellici moderni con cui ammodernare e potenziare le decrepite forze armate libiche. Gheddafi promosse un'aggressiva politica estera, inviando armi e truppe in appoggio del dittatore dell'Uganda Idi Amin Dada nel corso della guerra ugandese-tanzaniana e intervenendo militarmente nel confinante Ciad al fine di assoggettare la nazione e annettersi la regione di frontiera della striscia di Aozou, ritenuta ricca di giacimenti di uranio; anche altre nazioni africane dovettero sperimentare tentativi di sovversione interna appoggiati e finanziati dai libici..

Fiero avversario di qualsiasi accordo di pace tra Israele e le nazioni arabe, Gheddafi non esitò a scatenare nel luglio 1977 una breve guerra di confine con l'Egitto a causa della politica di pace aperta dal presidente egiziano Anwar al-Sadat nei confronti degli israeliani. Più importante ancora, la Libia divenne uno dei principali sostenitori del terrorismo palestinese, fornendo armi e finanziamenti e ospitando campi di addestramento per i militanti, aiuti estesi poi a molte altre formazioni terroristiche attive in tutto il mondo.; di conseguenza, nel 1979 il governo statunitense inserì la Libia nella lista degli "Stati sponsor" del terrorismo.

Il golfo della Sirte Un altro punto critico di contesa riguardava le frontiere marittime della Libia. Il governo libico era da sempre molto suscettibile sulla questione, in ragione delle vaste risorse ittiche e petrolifere che si trovavano nelle acque del paese: il 21 settembre 1972 la corvetta della Marina Militare italiana Pietro De Cristofaro, impegnata in una missione di routine di vigilanza pesca nelle acque internazionali davanti a Tripoli, era stata mitragliata da un caccia libico con il ferimento di quattro membri dell'equipaggio, mentre il 21 marzo 1973 due caccia libici avevano attaccato un aereo da ricognizione statunitense RC-130 al largo della costa libica senza tuttavia riuscire ad abbatterlo. Per rendere più difficili ulteriori missioni di ricognizione aerea da parte degli Stati Uniti, nonché come rappresaglia per l'aiuto statunitense a Israele nel corso della guerra del Kippur, l'11 ottobre 1973 Gheddafi proclamò unilateralmente come parte delle acque territoriali della Libia l'intera area del golfo della Sirte a sud della linea rappresentata dal parallelo 32° e 30' nord (congiungente un punto poco a nord di Bengasi a est con il golfo di Misurata a ovest); benché motivata con non meglio precisati "diritti storici" della Libia, la decisione violava le norme del vigente diritto internazionale in materia di delimitazione delle acque territoriali e fu di conseguenza disconosciuta da quasi tutti i governi del mondo..

Il governo degli Stati Uniti aveva da tempo un atteggiamento molto rigido nei confronti degli Stati rivieraschi che tentavano di ostacolare il libero uso delle acque internazionali, e le unità della United States Navy erano frequentemente impegnate nelle cosiddette "missioni FON" (Freedom Of Navigation, "libertà di navigazione"), andando a transitare nei tratti di mare unilateralmente e illegalmente dichiarati come vietati per dimostrare l'infondatezza e la non acquiescenza a simili rivendicazioni. In tre distinte occasioni tra il 1973 e il 1979 unità della US Navy andarono a condurre manovre di esercitazione di routine nelle acque del golfo della Sirte unilateralmente rivendicate dai libici, anche se l'amministrazione Carter si oppose a piani più aggressivi proposti per sfidare la posizione del governo di Tripoli in ragione di un tentativo di riallacciare normali relazioni economiche con il paese. Questi tentativi si rivelarono infruttuosi e la situazione peggiorò: nel maggio 1980 le relazioni diplomatiche tra Libia e Stati Uniti furono interrotte, e un nuovo incidente si verificò il 16 settembre quando due caccia libici MiG-23 lanciarono missili all'indirizzo di un aereo da ricognizione statunitense RC-135 in volo sopra lo spazio aereo internazionale, senza tuttavia colpirlo e fuggendo davanti all'intervento di tre caccia F-14 Tomcat decollati da una portaerei della US Navy..

Le missioni FON nel golfo della Sirte conobbero un'intensificazione sotto la presidenza di Ronald Reagan., generando frequenti incontri ravvicinati tra aerei statunitensi e libici sopra le acque contese; il 19 agosto 1981 si arrivò allo scontro aperto quando due caccia libici Su-22 attaccarono altrettanti F-14 statunitensi sopra il golfo della Sirte: i caccia statunitensi schivarono i missili in arrivo e reagirono abbattendo entrambi i velivoli libici. Per diverso tempo non vi furono altre operazioni statunitensi nel golfo della Sirte, in ragione della maggiore attenzione riservata agli eventi della guerra civile in Libano più a est, ma le missioni FON nelle acque contese ripresero nel luglio 1984. La situazione peggiorò notevolmente nel 1985, quando si verificò un'ondata di attentati terroristici internazionali contro obiettivi "occidentali": tra i più significativi che coinvolsero cittadini statunitensi vi furono il dirottamento del volo TWA 847 il 14 giugno, il sequestro della nave passeggeri Achille Lauro tra il 7 e il 10 ottobre, il dirottamento del volo EgyptAir 648 il 23 novembre e gli attacchi agli aeroporti di Roma e Vienna il 27 dicembre. Le ultime due azioni furono attribuite al gruppo terroristico palestinese capitanato da Abu Nidal, un protetto di Gheddafi, spingendo l'amministrazione Reagan, che della lotta al terrorismo internazionale aveva fatto uno dei suoi capisaldi, a nuove e più aggressive azioni contro la Libia..

Unitamente all'imposizione di sanzioni economiche ai danni di Tripoli, all'inizio del 1986 i vertici statunitensi progettarono una serie di aggressive manovre FON nelle acque della Sirte da parte delle navi e dei velivoli della United States Sixth Fleet dislocata nel Mar Mediterraneo; l'azione era anche una risposta alla minacciosa dichiarazione di Gheddafi del 1º gennaio 1986, secondo la quale il parallelo 32° e 30' nord era una "linea della morte" il cui attraversamento non autorizzato avrebbe scatenato un'immediata reazione militare da parte della Libia, in particolare dopo l'installazione lungo le coste libiche di nuovi sistemi radar e missili antiaerei SA-5 di fabbricazione sovietica. Sotto il nome in codice di "operazione Attain Document", l'azione concepita dagli strateghi statunitensi prevedeva una serie di manovre FON da parte delle navi e degli aerei dell'ammiraglio Frank Kelso, comandante della Sixth Fleet, da attuarsi in successione e con una progressiva penetrazione sempre più a fondo nel golfo della Sirte, fino a oltrepassare apertamente la "linea della morte" sancita da Gheddafi; le regole di ingaggio fissate per le unità coinvolte prevedevano di aprire il fuoco solo per autodifesa da atti ostili dei libici, ma in caso di attacchi di qualunque tipo durante l'ultima e più rischiosa fase delle missioni FON il comandante della flotta era autorizzato ad adottare un piano di contingenza (operazione Prairie Fire) che prevedeva attacchi di rappresaglia su aerei, navi e siti costieri libici che si fossero posti in posizione di minaccia verso le formazioni statunitensi..

L'operazione Attain Document I e II

La prima fase dell'operazione Attain Document ebbe inizio ufficialmente il 26 gennaio 1986. Le forze statunitensi erano rappresentate da due gruppi da battaglia di unità di superficie, uno al comando del retroammiraglio David E. Jeremiah e facente capo alla portaerei e l'altro sotto il retroammiraglio Jerry C. Breast e condotto dalla portaerei , riuniti nella "Task Force 60" sotto la direzione dello stesso ammiraglio Jeremiah. La tensione nell'area era molto alta: il 13 gennaio precedente un ricognitore EA-3B Skywarior della US Navy in volo sulle acque internazionali era stato intercettato ma non attaccato da due caccia MiG-25 libici, mentre il 24 gennaio Gheddafi aveva dichiarato lo stato di massima allerta per le forze armate libiche e inviato alcune unità navali leggere (a bordo di una delle quali era propagandisticamente salito lui stesso) a pattugliare il golfo della Sirte..

Il programma della prima fase dell'operazione (Attain Document I) prevedeva una serie di missioni lungo il limite esterno nell'ampia regione di informazioni di volo (Flight Information Region o FIR) proclamata da Tripoli davanti alle sue coste e considerata come una zona di difesa aerea avanzata dai libici, principalmente al fine di testare le reazioni dei caccia dell'Aeronautica militare libica e la loro capacità di difendere le acque nazionali a lunga distanza: la Saratoga e la Coral Sea si mantennero in navigazione nelle acque internazionali al di fuori della FIR libica, protette dall'alto da combat air patrol (CAP) di caccia F-14 Tomcat e F/A-18 Hornet che si alternavano costantemente sopra le unità della US Navy coordinate da aerei radar E-2C Hawkeye. Nel corso del primo giorno la risposta libica si concretizzò unicamente nell'invio di una coppia di caccia MiG-25: diretti da un E-2C, due F/A-18 della Coral Sea si portarono all'intercettamento e si misero in posizione di tiro dietro i caccia libici, che tuttavia si dimostrarono scarsamente propensi a ingaggiare manovre e si ritirarono dopo una decina di minuti...